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    L’inventario dei beni di Ippolito Scarsella da Ferrara, “Paolo de’ ferraresi”

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    si tratta della pubblicazione inedita dell'inventario dei beni del pittore Ippolito Scarsella, morto a Ferrara nel 162

    La collezione Calcagnini d’Este. Una famiglia e le sue raccolte tra Ferrara e Roma

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    Una lunga storia familiare, l’appartenenza a una splendida corte rinascimentale e la condivisione delle sue vicende dinastiche, l’apertura verso nuovi scenari nel corso del Sei e Settecento sono gli ingredienti principali di questo volume che ripercorre la storia collezionistica della famiglia Calcagnini d’Este. Seguendo le vicende dei membri più illustri del casato ferrarese, si dischiuderanno i pesanti portoni di antiche dimore padane, rivelando il gusto di una classe nobiliare che ancora, durante l’amministrazione legatizia della città, mostra affinità artistiche e intellettuali con i duchi ormai a Modena. È durante il XVIII secolo, grazie all’elezione cardinalizia di Carlo Leopoldo e dei suoi rapporti con la famiglia de Carolis, che si rafforzano gli impulsi culturali provenienti dalla Capitale a rinsaldare un forte e antico legame fra i due centri, viatico di uomini, opere d’arte, idee. Nel 1747, fra gli oltre cinquecento dipinti raccolti nel palazzo ferrarese di Teofilo Calcagnini, punto di approdo di una trama collezionistica secolare, quadri di Dosso, Scarsellino e Guercino si allineano a tele di Rocca, Passeri e Masucci prima delle definitiva, inevitabile dispersione

    Mercanti mantovani di passaggio e “il parere del Sig. Giusti” per il Duca di Modena

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    il contributo analizza un episodio, attestato da inedite fonti documentarie, relativo al mercato di opere d'arte a Ferrara alla metà del XVII secolo. Le carte analizzate contribuiscono altresì a chiarire i contorni, finora poco chiari, del passaggio del pittore Giusto Suttermans in città

    Fra tenebrismo veneto e naturalismo ferrarese, la collezione Bozza 'letta' da Giacomo Parolini

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    si tratta della valutazione settecentesca, da parte di un pittore ferrarese, di una collezione che, formatasi a Venezia a partire dal Cinquecento, alla fine del secolo successivo viene trasferita a Ferrara dove si arricchisce di opere della scuola local

    Francesco I e Mario Calcagnini d'Este: scambi epistolari e Spostamenti d'opere fra Ferrara e Roma

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    Nel contributo si ripercorrono alcuni episodi chiave nella storia della formazione della quadreria di Francesco I d'Este a Modena. In particolare, attraverso documenti inediti, si mette in luce l'importanza del ruolo svolto dal marchese Mario Calcagnini d'Este nel reperire preziose opere d'arte richieste dal proprio Signore

    La collezione di Ascanio Pio di Savoia fra Ferrara e Roma

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    E' la pubblicazione, con il commento, di fonti inedite relative alla collezione del nobile Ascanio Pio di Savoia che costituì a Ferrara la propria quadreria anche grazie a dipinti giunti da Rom

    Nobili dame ed opere pie: alcuni casi di committenza nella Ferrara legatizia

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    Benchè gli studi fino ad oggi si siano concentrati sul periodo di fulgore estense, recenti indagini stanno restituendo un panorama assai vivace del Seicento ferrarese Allo stesso modo, mentre le donne di corte hanno goduto di grande attenzione da parte della critica il mondo femminile del XVII secolo rimane quasi completamente ignorato. Con questo contributo si intende presentare i primi esiti di una ricerca agli inizi ma che ha già evidenziato alcune figure importanti sia per la committenza artistica nelle chiese della città sia per una vivace attività assistenziale. Barbara Gonzaga dei conti di Novellara, vedova di Teofilo Calcagnini d’Este, la contessa Felice Sassatelli, la marchesa Virginia Turchi Bevilacqua sono soltanto alcune delle dame più attive e devote della Ferrara post-ducale dove, fin dai primissimi anni del secolo, si assiste alla massiccia introduzione di confraternite e luoghi pii cui il patriziato locale, ma anche la ricca borghesia, offre il terreno fertile per un duraturo insediamento. Lo spirito riformato che animò le donne ferraresi, fra loro in relazione, le spinse a sovvenzionare l’edificazione di nuove chiese e monasteri, a rivestire il ruolo di committenti nell’assegnare ai maggiori artisti locali le opere per le cappelle votive ma anche a devolvere, sempre più spesso, parte delle loro collezioni private alle varie istituzioni religiose. Il contesto sociale in cui agirono si rivela tuttavia complesso e difficile lasciando loro, spesso, soltanto piccoli spazi d’azione
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