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    L'azienda theme park. Evoluzione e principali problematiche di gestione

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    I profondi cambiamenti sociali, culturali ed economici, che hanno investito le nazioni occidentali essenzialmente a partire dai primi anni del XX secolo, hanno alimentato un fervido interesse nei confronti di quella che, globalmente, potremmo definire l’industria dell’intrattenimento. La categoria delle aziende theme parks rappresenta una componente basilare del sopra menzionato comparto, caratterizzata da una crescente domanda da parte della collettività e, in conseguenza di ciò, da un vivido interesse della classe imprenditoriale ad investire in essa consistenti risorse finanziarie. Nella prima parte del presente contributo viene approntata una dettagliata analisi del processo evolutivo che, progressivamente nel corso dei secoli, ha condotto alla formazione di questa singolare tipologia di azienda. Il proposito dell’autore è stato quello di mettere in evidenza alcune tappe cruciali: la comparsa degli European Pleasure Gardens, il successo delle Universal Expositions, l’affermazione delle aziende amusement parks, per giungere, infine, a delineare una configurazione “più evoluta”, quella appunto degli attuali parchi divertimento a tema. Nelle parti successive sono state analizzate, invece, le peculiarità economico-aziendali dei “parchi a tema”, avendo cura di fare emergere i principali fattori che ne determinano il successo: la scelta del “tema” chiamato a contraddistinguere il parco, i fattori di localizzazione, l’ambiente (micro e macro) di riferimento, il design e la configurazione architettonica. Il presente lavoro, pertanto, si pone il principale obiettivo di mettere in evidenza, analizzandone le cause e le criticità, le principali problematiche che il management di un parco divertimenti a tema deve necessariamente affrontare per condurre la propria iniziativa imprenditoriale verso punte di soddisfacente economicità

    L'azienda casinò. Problematiche gestionali e di bilancio (monografia referata)

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    La propensione a «tentare la sorte» è sempre stata una caratteristica insopprimibile della natura umana. Il gioco d’azzardo viene considerato un fenomeno sociale ineliminabile e la sua proibizione ha spesso contribuito ad incrementare la proliferazione di analoghe attività gestite illegalmente. La forte espansione che il settore del gioco d’azzardo (ad esempio lotterie, scommesse sportive, slot machines, bingo, lotto, card room, blackjack, keno) ha conseguito negli ultimi decenni non è stata esente da pesanti critiche. Nonostante le molteplici ricerche svolte in merito, gli effetti socio-economici producibili da tale attività sono ancora molto controversi e spesso contrastanti, complici sia le motivazioni (ed i pregiudizi) di natura etica, morale e religiosa sia i forti interessi economici che ruotano attorno a tale business. La struttura del gioco d’azzardo può indurre a sostenere che lo stesso sia un’attività improduttiva, in quanto le vincite di una parte coincidono con le perdite della controparte (gioco a somma zero): il gioco potrebbe apparire un’attività che ridistribuisce il denaro (dai perdenti ai vincitori) distruggendo ricchezza (in termini di energie e tempo dei giocatori e di chi fornisce il servizio). Tale impostazione, però, viene fortemente criticata: il gioco d’azzardo appartiene al settore del «divertimento», pertanto il consumatore (in questo caso il giocatore) è disposto a spendere (perdere) del denaro per ottenere in cambio un determinato servizio, cioè la possibilità di «divertirsi». Tra le varie modalità con le quali possono essere offerti i giochi d’azzardo, le case da gioco rappresentano, sicuramente, la modalità più caratteristica e complessa. Possiamo osservare, soprattutto nei paesi caratterizzati da un maggiore grado di liberalizzazione delle case da gioco, come il management debba avvalersi sempre di più di figure professionali operanti in differenti campi (dal calcolo probabilistico alla psicologia) e come sia essenziale, quindi, il contributo di dipendenti con competenze altamente qualificate. Nei paesi caratterizzati da un maggior grado di competizione, istituti per la formazione professionale nonché enti universitari investono ingenti risorse nella ricerca e nella creazione di percorsi formativi per figure manageriali specializzate nella gestione del gioco, rendendo molto interessanti le opportunità di carriera all’interno di tale settore. Una forma di istruzione che ha contribuito anche a sensibilizzare le case da gioco verso una sorta di «responsabilità sociale», in grado di «ripulire» l’immagine dei casinò che in passato è sempre stata associata a gestioni reputate molto spregiudicate. Pertanto, l’obiettivo principale del presente lavoro è quello di dare un contributo allo studio degli aspetti economico- aziendali che coinvolgono la gestione, molto peculiare e complessa, dei casinò. In particolare, la ricerca analizza l’intera attività svolta dalle case da gioco in relazione alle quattro operazioni basilari della gestione aziendale - finanziamento, investimento, trasformazione e vendita - e focalizza l’attenzione su aspetti di natura strategico-gestionale nonché sugli indicatori di performance tipici delle case da gioco. Inoltre, a completamento dell’analisi, la monografia si pone come ulteriore obiettivo quello di approfondire la delicata questione delle rilevazioni contabili e delle problematiche di bilancio, che in questa tipologia di azienda assumono dei connotati del tutto particolari. Pertanto, la presente ricerca, analizzando i caratteri di aziendalità dell’organizzazione casinò vista nel suo insieme, tenta di fornire, allo stato dell’arte, un utile contributo sia accademico che, per certi versi, operativo. La gestione di una casa da gioco, infatti, non può essere lasciata all’intuito del personale più esperto, ma in modo attento, oculato e razionale deve essere guidata dai modelli, dalle logiche e dalle metodologie tipiche dell’economia aziendale; soltanto in questo modo possono essere superate le difficoltà organizzative e gestionali senza lasciare al «caso» il conseguimento di risultati economici positivi, consentendo quindi di guadagnare col gioco d’azzardo senza giocare d’azzardo. Per la redazione del presente lavoro, che è stato impostato seguendo una metodologia induttiva-deduttiva, si è dovuto ricorrere, in modo consistente, alla letteratura straniera in materia, data la pressoché totale assenza, nel panorama degli studi economico-aziendali italiani, di ricerche specifiche in tale ambito. Inoltre si è reso necessario procedere, per un ulteriore approfondimento, ad analisi empiriche effettuando dei riscontri operativi «sul campo». Tali indagini hanno permesso sia di verificare quanto i concreti comportamenti manageriali ed operativi, tenuti all’interno dei casinò, si possano discostare dai modelli teorizzati dalla dottrina straniera, sia di esplorare molti aspetti, soprattutto inerenti le peculiarità della rilevazione e del bilancio, non completamente indagati e descritti dalla letteratura

    Il conguaglio in denaro e la plusvalenza da conferimento: le operazioni tra la data di redazione della perizia e la data dell’atto di conferimento

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    In the process of transfer of company ownership, the expert is responsible to detail the assets transferred, the criteria used for their evaluation and to certify that the economic value of the company matches the one used to determine the capital of the company and any eventual share premium. The process of transfer of company ownership does not entail any cash payment, the “price” of the transaction is paid with shares of the transferee. The act of transfer substantiates the change of possession of the company ownership, including the transfer of any risk pending on the company's assets. It represents a watershed in the respective competence of the transferor and the transferee for any possible increase or decrease in value of the company's assets. During the period between the compilation of the expert's report and the actual transfer, the company continues to function regularly and to interact with external actors, therefore the situation assessed by the expert may change, even radically, both from a quantitative (for example, the transfer of credits not included in the expert's report) and qualitative (for example, the increase in value due to the fluctuation of the market of assets included in the expert's report) view point. The paper indicates methods to deal with the operations occurring in the period of transition in order to avoid that incorrect accounting practices accidentally affect one of the party to the transaction. The research highlights issues often underestimated by the mainstream academia as relative to operational details of minor relevance. On the contrary, these issues can significantly affect the operation of transfer of company ownership

    Le politiche di bilancio. Motivazioni e riflessi economico-aziendali

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    Negli ultimi anni, la serie di repentini tracolli finanziari di aziende caratterizzate da una situazione apparentemente solida, ha messo ancora una volta sotto giudizio l’effettiva validità ed utilità del bilancio d’esercizio. Nonostante la normativa dettata dalle disposizioni di legge, i principi contabili e le regole prescritte dalle discipline economico-aziendali provino ad assottigliare l’inevitabile distacco tra realtà aziendale e dato contabile, molti Autori, soprattutto anglosassoni, cadono nella tentazione di considerare il risultato di esercizio una «supposizione» o, utilizzando il loro termine, «an opinion». Viene sottovalutato l’aspetto economico, ponendo eccessiva enfasi sui mezzi liquidi, fino ad affermare addirittura: «cash is king». In altri termini, poiché la scelta fra più criteri di valutazione e di contabilizzazione dei fatti di gestione, viene considerata ininfluente ai fini della determinazione del valore del capitale economico, si è arrivati a coniare l’espressione «accounting is irrelevant». Ciononostante, dalla semplice constatazione che le manipolazioni contabili creano delle false aspettative negli operatori economici, si deduce che al bilancio continua ad essere riconosciuta, nonostante le diffidenze ed i fondati sospetti del caso, funzione di primaria importanza nell’ambito dell’informativa esterna d’azienda: viene soddisfatto, in parte, il bisogno di conoscenze degli operatori economici «esterni». In effetti, attorno a tale strumento informativo gravitano molteplici interessi facenti capo a diverse categorie di soggetti, i quali hanno un differente grado di conoscenza della realtà aziendale dovuto al differente rapporto con cui sono legati alla società stessa: amministratori, soci di minoranza, soci di maggioranza, dipendenti, risparmiatori, investitori istituzionali, clienti, fornitori, lo stato, ecc.. Una situazione che, di fatto, si presenta in modo più o meno marcato in ogni realtà economica, e che può condurre, a seconda delle esigenze da soddisfare, alla redazione di bilanci differenti. Tale circostanza fa della creative accounting una problematica di costante attualità, nonché una tematica molto dibattuta in dottrina sulla quale non si ha una unanime convergenza di vedute. Infatti, è doveroso sottolineare come la discrezionalità non sempre sia in contrasto con l’informativa di bilancio: una maggiore discrezionalità potrebbe migliorarne la capacità segnaletica, il contenuto e indirizzarne opportunamente gli obiettivi verso punti di massima trasparenza. Data la portata e l’ampiezza delle problematiche inerenti le politiche di bilancio, la presente ricerca è concentrata su alcune peculiari sfaccettature del tema investigato, alle quali la dottrina non sempre ha dedicato lo stesso grado di approfondimento riservato ad altri aspetti più tradizionali. L’analisi proposta in questa sede si struttura in quattro capitoli, i cui tratti essenziali sono di seguito sintetizzati. Nel primo capitolo, di carattere introduttivo, viene delineato il concetto di discrezionalità nel processo di redazione del bilancio d’esercizio, nonché l’evoluzione storica dei margini di manovra con cui gli amministratori possono influenzare la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria del complesso produttivo. Vengono analizzate, inoltre, le varie sfaccettature della funzione svolta dalla discrezionalità, in particolare come la stessa possa essere vista sia come strumento utile per adattare al meglio gli schemi di bilancio alla realtà aziendale, sia come «potere» utilizzabile strumentalmente dagli amministratori per porre in essere delle politiche di bilancio: in altri termini, viene esaminato quanto la discrezionalità possa essere modificata dalla disciplina normativa, senza intaccare la significatività del bilancio. È stato approfondito il ruolo degli stakeholder, soggetti in grado, ognuno con differente intensità, di influenzare, direttamente o indirettamente, sia l’andamento della gestione, cioè l’andamento economico-finanziario di tutte le operazioni aziendali nel loro insieme, sia la rilevazione contabile delle stesse, nonché la loro rappresentazione in bilancio. Viene, inoltre, sottolineata la necessità di coordinare sinergicamente le politiche di bilancio, evitando che i terzi reagiscano in modo tale da produrre degli effetti collaterali in grado di influenzare negativamente gli obiettivi perseguiti dall’organismo aziendale. Un paragrafo è stato dedicato agli effetti prodotti dall’asimmetria informativa nel meccanismo di equilibrio delle forze che ruotano attorno al processo di redazione del bilancio. Il secondo capitolo si focalizza sulle varie concezioni di politiche di bilancio: non esiste, infatti, una definizione universalmente accettata in grado di cogliere tutti i molteplici e variegati aspetti del fenomeno in oggetto. Vengono, quindi, analizzate le varie concezioni sia in senso stretto, basate sulle valutazioni di fine periodo, sia in senso più ampio, attuate cioè attraverso operazioni ad hoc, con la conseguente alterazione dei valori di bilancio. Si tenta di delineare un quadro organico circa i tratti distintivi delle politiche di bilancio, proponendo alcune classificazioni, dai confini non sempre ben delineati, basate sul tipo di conseguenze prodotto: politiche assolute e relative, palesi e occulte, lecite ed illecite, temporanee e definitive. Indipendentemente dal tipo di classificazione utilizzata, dalla definizione adottata e dalla terminologia impiegata, si cerca di analizzare le grandezze logiche coinvolte, nonché gli effetti e contro-effetti, originati dalle strategie di bilancio messe in atto dall’organo amministrativo. Infine, viene descritta una peculiare politica di bilancio, denominata paradosso della data di chiusura, che permette, allorquando si verifichino determinate condizioni, di scegliere una fra le differenti possibili rappresentazioni della realtà aziendale, senza dover ricorrere ad alcuna alterazione delle poste contabili. Nel terzo capitolo si pone l’attenzione sulle varie parti in cui è possibile scomporre, idealmente, il patrimonio netto, in altri termini vengono descritte le riserve palesi, i fondi nonché i fenomeni della riserva occulta e dell’annacquamento di capitale. Argomenti che sono resi ancora più complessi dalla miriade di denominazioni differenti coniate, dagli operatori del settore, per indicare «poste del passivo » aventi la medesima natura: proliferazioni di termini, spesso, generate strumentalmente per permettere, in una sorta di contabilità creativa, di rendere meno chiare, e quindi occultare, le motivazioni che possono spingere alla creazione delle stesse. Vengono trattati gli effetti inevitabili (risultati intermedi), cioè le dirette ed automatiche conseguenze delle politiche di bilancio; conseguenze che permettono, eventualmente, di raggiungere - a seconda del contesto di riferimento – uno o più scopi potenziali (risultati finali). Ogni singola politica di bilancio, quindi, può essere messa in atto per raggiungere innumerevoli scopi potenziali (personali o aziendali) che non possono essere esaurientemente elencati e determinati in modo univoco (alcuni dei quali persino in contrasto tra loro) poiché, nello specifico, i contesti aziendali in cui le politiche stesse vengono attuate sono complessi e variabili. Scopi che, talvolta, potrebbero essere raggiunti anche tramite operazioni il cui legame con le politiche di bilancio è meno inteso. Un paragrafo approfondisce le problematiche di natura contabile derivanti dalla variazione del potere di acquisto della moneta: effetti che possono assumere direzioni ed intensità variabili a seconda del contesto di riferimento e della situazione economico-finanziaria e patrimoniale che caratterizza ogni singola azienda. In particolare, vengono analizzate le conseguenze generate sulla capacità informativa del bilancio, nonché alcuni aspetti della nozione di riserva occulta e di annacquamento di capitale in situazioni caratterizzate da instabilità monetaria. Il quarto capitolo pone in risalto gli effetti immediati (che implicano un’uscita di mezzi finanziari) e non immediati (che implicano solo riflessi contabili) derivanti dall’utilizzo di riserve palesi. In particolare l’indagine è stata incentrata sulla problematica dell’utilizzo delle riserve occulte, aspetto solitamente trattato dalla dottrina in modo marginale o in via incidentale. Operazione, tutt’altro che priva di effetti sulla gestione aziendale, in grado di coinvolgere delle grandezze logiche che, come è facile attendersi, differiscono in modo significativo dalle grandezze coinvolte nel caso di utilizzo di riserve palesi: è un processo più complesso (che può implicare la fase dell’evidenziazione e/o dell’impiego), che può verificarsi in modo automatico e spesso può sfuggire al controllo dell’organo amministrativo, in quanto la relativa dinamica dipende dalla natura della «fonte contabile», cioè dell’elemento attivo sottovalutato o dell’elemento passivo sopravalutato. In altri termini, l’organo amministrativo può controllare la costituzione delle riserve occulte, ma non altrettanto agevolmente può manovrarne il loro utilizzo. Una parte significativa dell’ultimo capitolo è stata dedicata alla possibilità di concepire l’avviamento come riserva occulta (o potenziale): il problema di delineare dei confini nitidi tra i due concetti non ha mai avuto una soluzione univoca da parte della dottrina economico-aziendale. Inoltre, viene analizzata la possibilità tramite le politiche di bilancio di incidere, direttamente o indirettamente, sia sulla parte reale che su quella fittizia dell’avviamento: due aspetti, concettualmente ben distinti, ma appartenenti al medesimo fenomeno

    An overview of Italian Gaming: The State of the Industry (refereed paper)

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    In recent years, the field of gambling in Italy has registered significant growth and Italians have demonstrated high propensity to play. The purpose of this article is to analyze the dynamics of such growth, in particular of the sectors that have developed more than others, and the effect of State policies and regulations on decisions taken by economic operators. From our research, it emerges that the gambling sector has been affected by a complex and contradictory State normative policy. Despite the fact that the Italian legal system allows only four casinos to operate, contradictory State polices throughout the years have determined a significant expansion of the offer of games but also resulted in a disparity of treatment of different sectors of the gaming industry

    Le peculiarità gestionali dei casinò

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    Il lavoro si pone come obiettivo principale quello di fornire, allo stato dell’arte, un utile contributo sia accademico che, per certi versi, operativo all’analisi economico-aziendale dei principali aspetti, spesso problematici e peculiari, che caratterizzano l’attività produttiva di un casinò. Tra tutte le modalità con le quali possono essere offerti i giochi d’azzardo (si pensi, ad esempio, alle lotterie nazionali, alle lotterie istantanee al lotto, alle sale bingo, alle video lottery, ecc...) le case da gioco rappresentano, sicuramente, la modalità più caratteristica e complessa. La gestione e l’organizzazione di una casa da gioco deve essere guidata dai modelli, dalle logiche e dalle metodologie tipiche dell’economia aziendale e non può essere lasciata (soltanto) all’intuito del personale più esperto; tutte le difficoltà organizzative e gestionali devono essere analizzate con competenza e razionalità, in modo tale da non lasciare al «caso» il conseguimento di risultati economici positivi. E’ evidente infatti come il management debba avvalersi sempre di più di figure professionali operanti in differenti campi (dal calcolo probabilistico alla psicologia) e come sia essenziale, quindi, il contributo di dipendenti con competenze altamente qualificate. Sebbene negli ultimi anni l’Italia sia stata caratterizzata da una fortissima apertura e, conseguente, espansione del settore del gioco d’azzardo, non vi è stata un’analoga apertura (normativa) nei confronti di nuovi casinò; come è noto, attualmente su tutto il territorio nazionale esistono soltanto le quattro «storiche» case da gioco di Campione d’Italia, Saint-Vincet, Sanremo e Venezia. Ne deriva che (sebbene molti aspetti che caratterizzano i casinò possano ritrovarsi anche nelle altre modalità di fruizione/somministrazione del gioco d’azzardo presenti in Italia) tale situazione non ha contribuito a sviluppare adeguatamente, nel panorama degli studi economico-aziendali italiani, ricerche specifiche in tale ambito
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