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    Memoria rerum e memoria verborum nel Fedro di Platone (228 d 1-4)

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    La distinzione tra memoria rerum e memoria verborum, illustrata dalla Rhetorica ad Herennium e da Quintiliano è già operante nelle scuole di retorica in Grecia nel V/IV secolo a.C

    Kakou` kovrakoß kako;n wj/ovn Tisia, Corace e l’‘argomento del corvo

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    Korax non è il maestro di Tisia, ma la denominazione di un particolare tipo di argomento trattato nel suo manuale di retorica

    Enthousiasmòs: possessione rituale e teoria della comunicazione poetica in Platone

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    Lo Ione di Platone come testimonianza sullo spettacolo rapsodico e come fondamento della teoria platonica degli effetti della poesia sul pubblico

    Retorica Filosofia Letteratura

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    Introduzione. Il logismòs di Gorgia. Due redazioni dell’Encomio di Elena di Gorgia? La scrittura dei dialoghi platonici e la tradizione della filosofia. La metafora della paternità letteraria e la ‘morte’ dell’autore. L’Epistula ad Alexandrum premessa alla Retorica di Anassimene di Lampsaco. Indice dei luoghi citati. Indice delle cose e delle parole notevoli. Indice dei nomi

    La scuola nella ‘terza fase’

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    Discussione sullo stato attuale e sulle prospettive dell’insegnmento nella scuola italiana

    PRESENTE, FUTURO, PASSATO: IL SAPERE DEL MANTIS E IL SAPERE DELL’AEDO (HES. THEOG. 38; IL. 1, 70)

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    In Hes. Theog. 38 le Muse cantano tav tΔ ejovnta tav tΔ ejççovmena prov tΔ ejovnta e al v. 32 esse ispirano al poeta tav tΔ ejççovmena prov tΔ ejovnta. L'espressione viene messa in relazione con Il. 1, 70, dove il sapere dell'indovino Calcante viene definito negli stessi termini. Secondo un'opinione diffusa l'uso della stessa formula in Omero e in Esiodo alluderebbe al fatto che aedo e indovino attingono a una conoscenza universale condivisa e testimonierebbe una fase culturale antichissima nella quale le due funzioni non erano distinte. In realtà la formula, che in Omero si riferisce alla conoscenza degli eventi passati, presenti e futuri da parte del mantis, viene impiegata da Esiodo per designare la conoscenza della realtà eterna degli dei e del mondo che le Muse gli trasmettono. Autori di età successive hanno impiegato la medesima formula adattandola a differenti contesti argomentativi
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