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Dialogo fra Valerio Palmieri e Daniela De Angelis, Pomezia, 19 marzo 2013
Catalogo della mostra monografica "Taccuini di Valerio Palmieri. Nulla dies sine linea", dedicata alla produzione grafica su taccuino di Valerio Palmieri negli anni 1999-2013.Catalog of the exhibition "taccuini di Valerio Palmieri. Nulla dies sine linea" dedicated to the graphic production on notebook by Valerio Palmieri in the years 1999-2013
L'astuzia del bricoleur
Catalogo della mostra omonima allestita al MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo) da Valerio Palmieri e Alessandro Anselmi nel periodo 13/03/2003 - 16/05/2003.
Il testo "l'astuzia del bricoleur" analizza il lavoro progettuale di Anselmi dagli anni della militanza nel gruppo GRAU, sino ai primi anni Duemila.
Palmieri cura anche la stesura dei testi di tutte le schede illustrative dei progetti e la selezione dell'apparato iconografico.
Paesaggi della città convessa. Lo spazio aperto della modernità tra natura e abitare
Questa ricerca si occupa dello spazio aperto della città convessa, vale a dire quella particolare condizione della modernità caratterizzata da un piano libero sul quale gli oggetti architettonici si collocano autonomamente. La domanda da cui prende le mosse è se davvero il pensiero urbano del Novecento sia l’esito di un implacabile desiderio di tabula rasa, o se piuttosto gli architetti di questa fase cerchino il proprio contesto di riferimento in un rinnovato rapporto con la natura, ricodificando i modelli insediativi fin nella loro texture costitutiva. Con un ribaltamento del punto di vista, che metta al centro dell’attenzione lo “spazio tra le cose” piuttosto che le cose stesse, si vedrà come il “progetto della natura”, lungi dall’avere funzione riempitiva di un campo isotropo e indeterminato sia, al contrario, una componente fondamentale della costruzione urbana, in grado di orientare e condizionare la forma della nuova città-territorio.
Attraverso alcune realizzazioni significative – il QT8 di Piero Bottoni, Decima di Luigi Moretti, la Cité des Courtillères di Émile Aillaud e Lafayette Park, progetto americano di Mies, Hilberseimer e Caldwell – si tenterà di comprendere come la città possa essere progettata a partire da un’idea molto forte di spazio aperto, il quale già negli anni Cinquanta è informato di acquisizioni teoriche mature e strumenti operativi capaci di guidare, a monte, il progetto della città. Alcune categorie critiche sono messe a sistema per portare alla luce un’inaspettata costellazione di figure spaziali ricorrenti. L’obiettivo è tracciare delle linee di senso che, dallo spazio aperto della modernità, conducono fino alle più recenti acquisizioni sul progetto di paesaggio. In effetti, se si guarda alle posture contemporanee del “fare paesaggio”, si possono osservare non pochi punti di contatto
Verità dell'architettura e finzione letteraria. Renato Nicolini, Mario De Renzi, Le Corbusier, Roma e gli altri
Il saggio analizza la figura di Renato Nicolini in relazione al suo lavoro storico critico sull'architettura moderna degli anni Trenta. Con approfondimenti sul lavoro di Mario De Renzi.The essay analyzes the figure of Renato Nicolini in relation to his critical and historical work on modern architecture of the 1930s. With in-depth informations on the work of Mario De Renzi, a master of italian architecture of XXth century
Un romanzo d'architettura del 1934 a Roma. I diari e il trattato di Redenzio R.A.M.I. (Mario De Renzi)
Un diario "apocrifo" dell'architetto Mario De Renzi, maestro dell'architettura del '900 italiano nei giorni della visita di Le Corbusier a Roma, nel giugno 1934.An "apocryphal" diary of the architect Mario De Renzi, master of Italian architecture of the 20th century on the days of Le Corbusier's visit to Rome, in June 1934
Alessandro Anselmi. Intuizioni sulla forma architettonica
È il 1992 quando Kenneth Frampton cita nella sua terza edizione di Storia
dell’architettura moderna, uno dei testi più letti al mondo, il municipio
di Rèze-les-Nantes di Alessandro Anselmi. Il capitolo in oggetto
riguarda quelle che il critico inglese chiama reflective practices, ovvero le
“buone pratiche” di architettura diffuse nei diversi continenti.
Le reflective practices, frutto di rapporti illuminati, sono l’espressione di
personali ricerche architettoniche in accordo a precisi ideali della committenza.
Tra alcuni dei nomi più significativi del contemporaneo, come
Holl, Maki, Siza, Ando e Moneo, Frampton inserisce quello di Alessandro
Anselmi; maestro indiscusso dell’architettura italiana degli ultimi
trenta anni.
Membro di spicco e fondatore del GRAU (Gruppo Romano Architetti
Urbanisti), Anselmi intraprende la sua ricerca personale a partire dalla
Biennale del 1980: è l’epilogo del GRAU e l’inizio del percorso autonomo.
Alessandro Anselmi, talentuoso progettista e disegnatore, è anche un architetto
impegnato culturalmente sia nel mondo accademico, sia in quello
dell’editoria. Redattore di “Controspazio” tra il 1974 e il 1981, docente
dallo stesso anno, e membro del comitato scientifico “Area” dal 2000,
Anselmi scrive oltre cinquanta saggi dopo l’esperienza con il GRAU. La
scrittura, attività costante e parallela alla professione, costituisce un apparato
altrettanto importante dell’opera completa.
Se la critica fino a oggi si è occupata dell’Anselmi architetto, rimane ancora
inesplorata la componente della scrittura. Le monografie e i saggi
editi trattano infatti l’opera anselmiana affrontando specifici temi come
il rapporto architettura-archeologia, la manipolazione spaziale per superfici
e piani, la dimensione paesaggistica dei progetti, il ruolo del disegno
nel processo creativo, il valore del “vuoto”, ma anche la militanza
e l’ideologia politica. Attualmente non esiste ancora né una antologia di
testi commentata né un volume esaustivo delle architetture progettate e
costruite dal 1980 al 2013 (anno della sua morte).
Anselmi non ha mai avuto la pretesa di sistematizzare le sue riflessioni
teoriche. Le relazioni progettuali e i testi editi per pubblicazioni accademiche,
o di altro genere, appaiono infatti come un insieme di intuizioni
sparse.
La ricerca progettuale di Anselmi e il suo lavoro “teorico”, interessano
quello che egli stesso reputa il problema centrale della disciplina: la forma
architettonica. È proprio attorno a questa tematica che si sviluppa la
narrazione in oggetto.
Anselmi, ponendo la forma al centro delle questioni teorico-progettuali,
ha ribadito la collocazione dell’architettura all’interno del mondo e dei
meccanismi delle arti figurative. L’intuizione sulla forma architettonica,
in riferimento alla definizione di Arte di Enzo Paci, è dunque l’espressione
che sintetizza al meglio il procedere “artistico” di Anselmi architetto
e scrittore.
Il tentativo della ricerca è dunque quello di ordinare le intuizioni scritte
attorno al problema della forma architettonica, utilizzando queste come
apparato critico per rileggere le intuizioni progettuali
Connessioni abitative contemporanee a Montefiascone
Analisi critica del complesso di tre case unifamiliari realizzate a Montefiascone dagli architetti Valerio Palmieri e Valentino Anselmi
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