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    La libertà associativa tra modernità e tradizione. L’approccio eclettico di Ghino Valenti

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    L’articolo si sofferma sul contributo di Ghino Valenti alla questione del fenomeno associativo. L’organizzazione collettiva è un elemento di disturbo sia per la forma di mercato capitalista, sia per la cultura giuridica liberale, che guarda con sospetto i “corpi intermedi” tra Stato e individuo. Valenti difende la comunanza, che definisce un’associazione cooperativa perfetta, vale a dire una antica, e moderna, forma collettiva di proprietà alla quale partecipano tutti i cittadini che hanno un rapporto materiale con i beni. Un tema particolarmente caro a Valenti è la cooperazione in agricoltura, perché l’associazione cooperativa «promossa dai danneggiati» della distribuzione, svolge una funzione antimonopolistica, redistributiva e anticapitalista. La cooperazione, al pari della proprietà collettiva, ha un ruolo vitale per la sostenibilità del libero mercato nell'interesse di un generale incivilimento della società. Le teorie di Valenti potrebbero risultare anacronistiche, se valutate alla luce degli orientamenti in voga nel suo tempo, in realtà il suo è un contributo progressista e di interessante attualità. Valenti, nel solco dell’insegnamento di Gian Domenico Romagnosi, adotta un approccio ‘eclettico’, un metodo di osservazione empirica dei fatti che poi ordina con tecnica e scienza, combina la dimensione giuridica con quella economica e recepisce l’idea del ruolo di incivilimento del diritto e dell’economia

    The protection of general interests of host States in the application of the fair and equitable treatment standard

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    Introduction The fair and equitable treatment (FET) standard, provided for by most investment treaties, has been a sort of ‘sleeping beauty’ for many years; quite recently ‘kissed awake’, it has nowadays become a leading character within the context of foreign investor–State arbitration. Although it has been inserted in bilateral investment treaties (BITs) since the beginning, the FET standard seems to have been discovered only recently by investors complaining about an alleged violation of the applicable treaty by the host contracting State. The reason for this interest in the standard may paradoxically coincide with the reason why it has been so neglected in the past, that is, its inherent ambiguity. Being inherently vague and ambiguous, it seems that initially foreign investors neglected it as a basis for their claims. The more claimants became confident with arbitral proceedings to settle their disputes with the host country, the more they showed an attitude to explore all the opportunities granted by the applicable treaty, clauses providing for FET included. A ‘debate’ about the scope of the standard has therefore evolved at different levels: arbitral tribunals applying the standard in their decisions gave rise to a (not always consistent) case-law; scholars supporting or criticizing such decisions advanced their own understanding; and States took position on the issue in their negotiating practice. Such a process has had the effect of contributing to the progressive definition of the standard

    Prefazione [a Longobardi: un passato declinato al futuro]

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    Sintesi sull'Italia considerando, oltre alle relazioni, anche l'edito e le ricerche pregresse e in corso

    Dopo la fine delle ville: le campagne dal VI al IX secolo

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    Contenuti: G. P. BROGIOLO, Risultati e prospettive della ricerca archeologica sulle campagne altomedievali italiane; A. AUGENTI, G. DE BRASI, M. FICARA, N. MANCASSOLA, L'Italia senza corti? L'insediamento rurale in Romagna tra VI e IX secolo; S. GELICHI, M. LIMBRENTI, C. NEGRELLI, La transizione dall'Antichità al Medioevo nel territorio dell'antica Regio VIII; F. SAGGIORO, Insediamenti, proprietà ed economie nei territori di pianura tra Adda eAdige (VII-IX secolo); R. TIONE, Tarda Antichità eAlto Medioevo nel Tortonese: primi risultati di una ricerca in corso; F. BULGARELLI, A. FRONDONI, G. MURIALDO, Dinamiche insediative nella Liguria di ponente tra Tardoantico e Altomedioevo; E. VACCARO, Il popolamento rurale tra fine Ve inizi X nella Maremma Grossetana: indagini di superficie tra la valle dell'Alma e la valle dell'Osa; M. VALENTI, La formazione dell'insediamento altomedievale in Toscana. Dallo spessore dei numeri alla costruzione dei modelli; G. VOLPE, Villaggi e insediamento sparso in Italia meridionale fra Tardoantico e Altomedioevo: alcune note; T. LEWIT, Bones in the bathhouse: re-evaluating the notion of "squatter occupation" in 5th-7th century villas; A. CHAVARRlA ARNAU, Dopo la fine delle ville: le campagne ispaniche in epoca visigota (VI- VIII secolo);L. SCHNEIDER, Dynamiques spatiales et transformations de l'habitat en Languedoc méditerranéen durant le haut moyen age (VI-IX s.); C. HANUSSE, Ehabitat rural du ve au xe siècle en Normandie; H. HAMEROW, Anglo-Saxon settlements in a post-Roman landscape; V. LORÉ, Rapporti economici e sociali nelle campagne fra VI e IX secolo: i temi storiografici; J. JARNUT, Dove abitavano le aristocrazie longobarde?; R. FRANCOVICH, C. WICKHAM, Conclusioni

    Journey into Fragility: A polyphonic journey to the fragility of the planet /Journey into Fragility: un viaggio polifonico nella fragilità del pianeta

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    Partetendo da alcune riflessioni sul saggio di Nicolas Bourriaud " Esthétique relationelle" (1998), il saggio presenta il progetto Journey into Fragility dell'artista Maria Rebecca Ballestra come un compiuto esempio d'opera d'arte partecipata e relazionale

    Celebrazioni rituali, comportamenti sociali e disordini affettivi: la percezione delle stagioni nelle arti visive del XX secolo e della contemporaneità

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    Prendendo spunto dal film "Primavera, estate, autunno, inverno ... e ancora primavera" del regista coreano Kim Ki-duk il saggio propone un percorso attraverso alcune opere di artisti della contemporaneità, realizzate tra il secondo dopoguerra e i nostri giorni, ispirate a temi connessi al ciclo delle stagioni, ai cambiamenti climatici e agli effetti del tempo atmosferico sulla vita sociale e sulla personalità degli individui

    d.verse. Primo Festival Internazionale del Teatro per le Diverse Abilità

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    Nell’ambito delle manifestazioni per Genova 2004 Capitale Europea della Cultura, si è svolto a Genova, fra il 4 ottobre e il 26 novembre 2004, "d.verse. Primo Festival Internazionale del Teatro per le Diverse Abilità" organizzato dal Centro Studi per l’integrazione lavorativa dei disabili della ASL 3 “Genovese” in collaborazione con l’associazione culturale “la Milonga” e il Laboratorio Teatrale Integrato Tuttinscena, con il sostegno della Provincia di Genova e della Regione Liguria, il patrocinio dell'Università degli Studi di Genova, e la collaborazione di otto teatri genovesi. Responsabile: Maria Paola Ferrigno; Progettazione artistica: Cristina Valenti; Coordinamento artistico: Sandro Baldacci. In conclusione, il convegno "D.verse Abilità e Teatro", occasione che ha consentito a studiosi, attori, registi e scrittori di interrogarsi sulle nuove frontiere del teatro come strumento di integrazione e sul peculiare apporto che artisti “diversamente abili” possono dare alla rappresentazione artistica. Il cartellone ha ospitato alcune fra le più importanti compagnie di teatro integrato, e di compagnie composte da attori disabili, che operano in Italia e in Europa. Il Festival si è aperto con il musical “l’Anima Buona del Pianeta Sezuan” del Laboratorio Tuttinscena: trenta ragazzi, di cui una buona parte portatori di handicap, provenienti da dieci scuole genovesi, per la regia di M. Pirovano e M. Bonomi. A seguire: “Microphobia” e “The Human Suite”, due coreografie della CandoCo Dance Company di Londra, una compagnia di danza contemporanea formata da danzatori disabili e normodotati, leader nella formazione e nell’educazione alla danza integrata; “La Sirena di Rodari” del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli di Roma, per la regia di R. Gandini: tredici “ex” del laboratorio in uno spettacolo che ha dato vita alla prima Compagnia Italiana Integrata di Teatro Ragazzi; “Esopo Opera Rock”, musical per la regia di S. Baldacci, frutto di un laboratorio integrato che ha coinvolto i centri diurni della Città di Imperia, il DAMS di Genova e operatori socio sanitari; “No Exit”, regia di A. Viganò, della compagnia francese Oiseau Mouche, finanziata dallo stato e composta da attori professionisti portatori di handicap; “Ritratti” di Lenz Rifrazioni di Parma per la regia di M.F. Maestri: cinque ritratti del mito occidentale resi con eccezionale forza rappresentativa delle attrici diversamente abili ; “Filottete H” di Maccabeteatro per la regia di E. Toma: ispirato a Sofocle, lo spettacolo, con attori portatori di handicap, tratteggia la difficoltà di accettare l’idea di non essere perfetti. A conclusione del ciclo di rappresentazioni, il convegno dal titolo "D.verse Abilità e Teatro". Interventi di E. Buonaccorsi (Università di Genova ), M.P. Ferrigno (Centro Studi della ASL 3 “Genovese”), G. Oliva (Università Cattolica di Milano), C. Valenti (Università di Bologna), A. Celestini (attore e regista), R. Frati (Teatro dell’Oppresso di Parigi), T. Scarpa (scrittore), D. Segre (regista). In chiusura: “A proposito di sentimenti”, mediometraggio di D. Segre. Il Festival si è concluso con la performance “Emplacement Reservé”, che Rui Frati ha rappresentato con i suoi attori e con il coinvolgimento diretto del pubblico presente. Le disavventure di una madre “speciale” a causa delle circostanze che coinvolgono sua figlia disabile. Un modo dinamico e vitale affinché il dibattito e l’atto teatrale siano un unico corpo

    Expression and function of the endocannabinoid system in glial cells.

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    In the last few years the role and significance of the glia in CNS function and pathology have been drastically reassessed. Glial cells physiology appears very different in healthy versus pathological brain and the recent identification of cannabinoid receptors and their endogenous ligands in glia has triggered a number of studies exploring the role of (endo)cannabinoid system in glia functionality and disease. (Endo)cannabinoids exert their effects in these cells directly affecting some important peculiar functions of the glia and actively promoting biochemical signals ending in a pro-survival fate for these cells. By contrast, (endo)cannabinoids induce a selective death in glia-derived tumor cells. Of special physiological and therapeutic relevance is the reported ability of glial cells during neuropathological conditions to release an increased amount of endocannabinoids and to overexpress cannabinoid receptors. This evidence has suggested that the endocannabinoids production by glial cells may constitute an endogenous defense mechanism preventing the propagation of neuroinflammation and cell damage. The present paper will review the evidence supporting the regulatory role of (endo)cannabinoids in glia function, holding in consideration their therapeutic potential as neuroprotective and/or anticancer agents
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