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Spectral slope variability of BL Lacertae objects in the optical band
Light curves of eight BL Lac objects in the BVRI bands have been analyzed. All of the objects tend to be bluer when brighter. However, spectral slope changes differ quantitatively from those of a sample of QSOs analyzed in a previous paper by Trevese & Vagnetti and appear to be consistent with a different nature of the optical continuum. A simple model representing the variability of a synchrotron component can explain the spectral changes. Constraints on a possible thermal accretion disk component contributing to the optical luminosity are discussed
The evolutionary unified scheme. I. Quasars and radio galaxies in the viewing angle-redshift plane
We present a study of the distribution of quasars and radio galaxies in the viewing-angle-redshift plane in the framework of the evolutionary unified scheme (Vagnetti, Giallongo, and Cavaliere 1991). Results are presented for some illustrative cases, including a distribution of the Lorentz factors and appropriate luminosity functions for quasars and their host galaxies. A cosmologically increasing [Gamma] is found, in agreement with the previous paper. It is argued that the appearance of sources as quasars or radio galaxies can depend on the viewing angle and on the redshift, due to the balance between the beamed component and the luminosity of the host galaxy. Within the assumptions of our evolutionary unified scheme, we find that low-Gamma objects can be observed as quasars mainly at z greater than or similar to 0.3, while a substantial fraction of the low-z radio galaxies could consist of quasar remnants
Figura in blu (Al caffè)
Criticato per l’eccessiva prossimità del suo stile a quello di Casorati (Ghiglione 1953), Gianni Vagnetti accolse con entusiasmo l’invito del rettore Ambrosino a partecipare all’Esposizione Nazionale di pittura italiana contemporanea intessendo con lo stesso Ambrosino una fitta corrispondenza volta a precisare i dettagli della manifestazione e a fornire suggerimenti utili per il corso di critica d’arte organizzato a margine dell’evento (Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 4 agosto 1953; Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 29 settembre 1953; Lettera di Rodolfo Ambrosino a Gianni Vagnetti, Archivio dell’Università di Trieste, 30 settembre 1953; Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 12 ottobre 1953). Tali contatti proseguirono anche a mostra conclusa sia per le richieste dell’artista di ricevere gli articoli ad essa inerenti comparsi sulla stampa giuliana e nazionale, sia per reclamare la restituzione del dipinto (Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 28 dicembre 1953; Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 22 gennaio 1954). Preoccupato di non riavere l’opera in tempo per la sua partecipazione a nuova esposizione (Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 5 febbraio 1954), Vagnetti rischiò di far scoppiare un piccolo incidente diplomatico dovuto alla lentezza delle comunicazioni con il rettore ma che si risolse felicemente con la proposta di acquisto del dipinto da parte dell’Università per la cifra di centomila lire (Lettera di Rodolfo Ambrosino a Gianni Vagnetti, Archivio dell’Università di Trieste, 6 febbraio 1954). Soddisfatto alla notizia della visibilità che l’Esposizione aveva ricevuto sui quotidiani e periodici del tempo, l’artista accolse di buon grado la proposta di Ambrosino, felice di entrare nel novero dei pittori scelti per impreziosire gli ambienti dell’Ateneo giuliano (Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 12 febbraio 1954). Esposta alla retrospettiva che nel 1958 interessò le città di Firenze, Milano e Roma, l’opera rappresenta una spigolosa e assorta figura di donna seduta a un tavolino su cui sono posate, sopra una tovaglietta bianca, una caraffa e una tazzina. Il mento sostenuto dalle mani intrecciate, il gomito destro puntato sul ripiano del tavolo, la protagonista indossa una camicia blu e una gonna candida dalle balze geometriche che le permettono di spiccare con sicura evidenza dal fondo di difficile decifrazione. Lasciato parzialmente indistinto, questo è infatti in parte occupato da quella che potrebbe sembrare la parete di mattoni di un locale pubblico – come suggerisce il titolo dell’opera – o di un’abitazione di modeste condizioni. Se l’ambientazione della scena e il suo significato possono lasciare adito a interpretazioni (si può infatti trattare di una borghese seduta in un caffè cittadino per una semplice pausa dagli impegni quotidiani o di una donna pressata da un sentimento di solitudine e ansia esistenziale), ciò che invece balza sicuro agli occhi senza tema di smentite è il fatto che il dipinto possa essere assunto a modello della nuova fase che attraversa la pittura di Vagnetti negli anni Cinquanta. Come rileva Luigi Cavallo, autore di un’accurata biografia dell’artista, il pittore «rimettendo in discussione gli elementi strutturali e compositivi, riesamina la forma tenendo presente i suggerimenti plastici e i risultati stilistici del postcubismo» (Cavallo, 1975, p. 87) senza giungere a effetti di astrattismo ma approdando a una diversa e più complessa organizzazione spaziale. Non è solo il postcubismo, tuttavia, a caratterizzare questa stagione stilistica né a determinare in modo esclusivo l’opera in esame: se Figura in blu evoca immediatamente gli esordi di Picasso e la malinconica rassegnazione di cui erano ammantati i personaggi dei suoi primi lavori, la parte del titolo che recita Al caffè richiama i soggetti trattati dall’impressionismo ma qui svolti dando voce al senso di solitudine che Vagnetti sembra individuare come caratteristica tipica dell’essere femminile svolgendo questo tema in una serie di dipinti affini a quello in esame tra cui Figura in grigio e L’absinthe (Gianni Vagnetti. Opere dal 1921 al 1956, catalogo della mostra di Anghiari a cura di C. Marsan, Firenze, Arnaud Editore, 1958, pp. 74-75). Avviato al disegno dal padre Italo, a sua volta scultore, Gianni Vagnetti frequentò la Scuola Libera del Nudo di Firenze vincendo nel 1918 il concorso Stibbert con l’opera Dopo il bagno (acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Lima). Inizialmente influenzato dallo stile postmacchiaiolo di Ciani e Spadini, si volge lentamente a una pittura di maggiore intimismo su cui pesa la frequentazione di Felice Carena (professore dell’Accademia fiorentina di Belle Arti dal 1924) e la vicinanza agli ideali di Novecento che nel 1927, proprio nello studio di Vagnetti, vede la nascita del suo ramo toscano. Fondatore assieme ad Andreotti, Romanelli, Maraini e Bacci del Sindacato Italiano di Belle Arti (1925), nel 1929 realizzò il ritratto dal vero di Mussolini destinato al Viminale ed esposto invece nella sala del direttorio del partito a Roma. Presente alle Biennali di Venezia, alle Quadriennali di Roma e alle principali mostre del Novecento in Italia e all’estero, a metà degli anni Trenta iniziò a dedicarsi alla scenografia diventando presto collaboratore del Maggio musicale. Docente di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze, si dedicò al cartellone pubblicitario, alla decorazione di ceramiche e a progetti di arredamento. Morì per emorragia cerebrale il 19 marzo 1956.Criticato per l’eccessiva prossimità del suo stile a quello di Casorati (Ghiglione 1953), Gianni Vagnetti accolse con entusiasmo l’invito del rettore Ambrosino a partecipare all’Esposizione Nazionale di pittura italiana contemporanea intessendo con lo stesso Ambrosino una fitta corrispondenza volta a precisare i dettagli della manifestazione e a fornire suggerimenti utili per il corso di critica d’arte organizzato a margine dell’evento (Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 4 agosto 1953; Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 29 settembre 1953; Lettera di Rodolfo Ambrosino a Gianni Vagnetti, Archivio dell’Università di Trieste, 30 settembre 1953; Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 12 ottobre 1953). Tali contatti proseguirono anche a mostra conclusa sia per le richieste dell’artista di ricevere gli articoli ad essa inerenti comparsi sulla stampa giuliana e nazionale, sia per reclamare la restituzione del dipinto (Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 28 dicembre 1953; Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 22 gennaio 1954). Preoccupato di non riavere l’opera in tempo per la sua partecipazione a nuova esposizione (Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 5 febbraio 1954), Vagnetti rischiò di far scoppiare un piccolo incidente diplomatico dovuto alla lentezza delle comunicazioni con il rettore ma che si risolse felicemente con la proposta di acquisto del dipinto da parte dell’Università per la cifra di centomila lire (Lettera di Rodolfo Ambrosino a Gianni Vagnetti, Archivio dell’Università di Trieste, 6 febbraio 1954). Soddisfatto alla notizia della visibilità che l’Esposizione aveva ricevuto sui quotidiani e periodici del tempo, l’artista accolse di buon grado la proposta di Ambrosino, felice di entrare nel novero dei pittori scelti per impreziosire gli ambienti dell’Ateneo giuliano (Lettera di Gianni Vagnetti al Rettore Ambrosino, Archivio dell’Università di Trieste, 12 febbraio 1954). Esposta alla retrospettiva che nel 1958 interessò le città di Firenze, Milano e Roma, l’opera rappresenta una spigolosa e assorta figura di donna seduta a un tavolino su cui sono posate, sopra una tovaglietta bianca, una caraffa e una tazzina. Il mento sostenuto dalle mani intrecciate, il gomito destro puntato sul ripiano del tavolo, la protagonista indossa una camicia blu e una gonna candida dalle balze geometriche che le permettono di spiccare con sicura evidenza dal fondo di difficile decifrazione. Lasciato parzialmente indistinto, questo è infatti in parte occupato da quella che potrebbe sembrare la parete di mattoni di un locale pubblico – come suggerisce il titolo dell’opera – o di un’abitazione di modeste condizioni. Se l’ambientazione della scena e il suo significato possono lasciare adito a interpretazioni (si può infatti trattare di una borghese seduta in un caffè cittadino per una semplice pausa dagli impegni quotidiani o di una donna pressata da un sentimento di solitudine e ansia esistenziale), ciò che invece balza sicuro agli occhi senza tema di smentite è il fatto che il dipinto possa essere assunto a modello della nuova fase che attraversa la pittura di Vagnetti negli anni Cinquanta. Come rileva Luigi Cavallo, autore di un’accurata biografia dell’artista, il pittore «rimettendo in discussione gli elementi strutturali e compositivi, riesamina la forma tenendo presente i suggerimenti plastici e i risultati stilistici del postcubismo» (Cavallo, 1975, p. 87) senza giungere a effetti di astrattismo ma approdando a una diversa e più complessa organizzazione spaziale. Non è solo il postcubismo, tuttavia, a caratterizzare questa stagione stilistica né a determinare in modo esclusivo l’opera in esame: se Figura in blu evoca immediatamente gli esordi di Picasso e la malinconica rassegnazione di cui erano ammantati i personaggi dei suoi primi lavori, la parte del titolo che recita Al caffè richiama i soggetti trattati dall’impressionismo ma qui svolti dando voce al senso di solitudine che Vagnetti sembra individuare come caratteristica tipica dell’essere femminile svolgendo questo tema in una serie di dipinti affini a quello in esame tra cui Figura in grigio e L’absinthe (Gianni Vagnetti. Opere dal 1921 al 1956, catalogo della mostra di Anghiari a cura di C. Marsan, Firenze, Arnaud Editore, 1958, pp. 74-75). Avviato al disegno dal padre Italo, a sua volta scultore, Gianni Vagnetti frequentò la Scuola Libera del Nudo di Firenze vincendo nel 1918 il concorso Stibbert con l’opera Dopo il bagno (acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Lima). Inizialmente influenzato dallo stile postmacchiaiolo di Ciani e Spadini, si volge lentamente a una pittura di maggiore intimismo su cui pesa la frequentazione di Felice Carena (professore dell’Accademia fiorentina di Belle Arti dal 1924) e la vicinanza agli ideali di Novecento che nel 1927, proprio nello studio di Vagnetti, vede la nascita del suo ramo toscano. Fondatore assieme ad Andreotti, Romanelli, Maraini e Bacci del Sindacato Italiano di Belle Arti (1925), nel 1929 realizzò il ritratto dal vero di Mussolini destinato al Viminale ed esposto invece nella sala del direttorio del partito a Roma. Presente alle Biennali di Venezia, alle Quadriennali di Roma e alle principali mostre del Novecento in Italia e all’estero, a metà degli anni Trenta iniziò a dedicarsi alla scenografia diventando presto collaboratore del Maggio musicale. Docente di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze, si dedicò al cartellone pubblicitario, alla decorazione di ceramiche e a progetti di arredamento. Morì per emorragia cerebrale il 19 marzo 1956.Olio su telaFirmato in alto a destra “Vagnetti” sul verso: cartellino di partecipazione alla retrospettiva di Vagnetti del 1958Edificio Centrale, Rettorat
Italian commemorative medal for the 400th anniversary of Michelangelo's birth, 1875
This medal was scanned and uploaded to DLynx by Bonnie Whitehouse '18 and Rachel Rotter '18 in the Visual Resources Center during the 2016-2017 school year.General Description: This medal was issued in 1875 for the celebrations marking the 400th anniversary of Michelangelo's birth. Two other medals also relate to this event: the memorial medal by Luigi Gori, and a commemorative medal of Ubaldino Peruzzi (mayor of Florence) credited to Vagnetti and Giambattista Tassara. This medal exists in at least two versions and probably a third (gold). The most common version is bronze and the other is silver plate over a base metal, probably zinc. The present medal is the silvered version and another example is found in the Museo di Torino (Medagliere 1503).Obverse Description: The obverse bears the right side profile portrait of Michelangelo encircled by the inscirption "MICHELANGELO BUONARROTI," along with an inscription of "GIOV-VAGNETTI-FEEE-IN-FIRENZE" on the bottom.Reverse Description: The reverse bears a winged figure sitting on a rock, with the inscription "NEL IV CENTENARIO IN FIRENZE 1875" (In Fourth Century Florence 1875), in a landscape setting. The surround features the inscription "L'MI SEPPI LEVAR PER L'AERE A VOLO" (I knew the lead for flight in the air).Historical Context:Artist Biography: Vagnetti was born in 1840, the son of a medalist (Francesco Vagnetti) and later fathered another medalist, Italo Vagnetti (1864-1933).Bibliography
Ensemble spectral variability study of Active Galactic Nuclei from the XMM-Newton serendipitous source catalogue
The variability of the X-Ray spectra of active galactic nuclei (AGN) usually includes a change of the spectral slope. This has been investigated for a small sample of local AGNs by Sobolewska and Papadakis [1], who found that slope variations are well correlated with flux variations, and that the spectra are typically steeper in the bright phase (softer when brighter behaviour). Not much information is available for the spectral variability of high-luminosity AGNs and quasars. In order to investigate this phenomenon, we use data from the XMM-Newton Serendipitous Source Catalogue, Data Release 5, which contains X- Ray observations for a large number of active galactic nuclei in a wide luminosity and redshift range, for several different epochs. This allows to perform an ensemble analysis of the spectral variability for a large sample of quasars. We quantify the spectral variability through the spectral variability parameter β, defined by Trevese and Vagnetti [2] as the ratio between the change in spectral slope and the corresponding logarithmic flux variation. We find that the spectral variability of quasars has a softer when brighter behaviour, similarly to local AGNs
Ensemble spectral variability study of Active Galactic Nuclei from the XMM-Newton serendipitous source catalogue
The variability of the X-Ray spectra of active galactic nuclei (AGN) usually includes a change of the spectral slope. This has been investigated for a small sample of local AGNs by Sobolewska and Papadakis [1], who found that slope variations are well correlated with flux variations, and that the spectra are typically steeper in the bright phase (softer when brighter behaviour). Not much information is available for the spectral variability of high-luminosity AGNs and quasars. In order to investigate this phenomenon, we use data from the XMM-Newton Serendipitous Source Catalogue, Data Release 5, which contains X- Ray observations for a large number of active galactic nuclei in a wide luminosity and redshift range, for several different epochs. This allows to perform an ensemble analysis of the spectral variability for a large sample of quasars. We quantify the spectral variability through the spectral variability parameter β, defined by Trevese and Vagnetti [2] as the ratio between the change in spectral slope and the corresponding logarithmic flux variation. We find that the spectral variability of quasars has a softer when brighter behaviour, similarly to local AGNs
X-ray spectral variability of Active Galactic Nuclei from XMM-Newton data
The X-ray spectral variability of Active Galactic Nuclei typically follows a “softer when brighter” trend, which is believed to be originated mainly from the superposition of different spectral components, varying independently from each other, although some intrinsic variations of the continuum are also possible. We analyzed the MEXSAS sample, made up by more than 7800 observations from 2700 quasars from the fifth release of the XMM-Newton Serendipitous Source Catalogue (3XMM-SSC), cross-matched with two quasar catalogues, SDSS-DR7Q and SDSS-DR12Q. We developed a technique that is able to compute estimates of the photon index from approximate spectral fits, using the fluxes in the catalogue. Following Trevese & Vagnetti (2002), we quantify the spectral variability using β = −∆Γ/∆ log F. We find an ensemble softer when brighter trend, extending therefore this result to quasars, and the same result is found for eight single sources extracted from the catalogue, plus one (PG 1114+445) discarded because of the presence of a prominent warm absorber, although with different extent. To investigate the reason for this range of different values of beta, we investigated a sample of X-ray
bright sources taken from the samples of Sobolewska & Papadakis (2009), plus M81, for which it is possible to obtain accurate photon indices. We compute both the accurate and approximate photon indices and we confront β obtained with both methods. Finally, we studied the spectra of 13 observations of PG 1114+445, finding multiple absorbers, one possibly being a highly ionized, ultra-fast outflow, with velocity of about 15% of the speed of light, which is observable in four
observations
Luigi Vagnetti (ed.): 2000 anni di Vitruvio. Luigi Vagnetti: Prospettiva
The review, here reprinted in a full text version, discusses two books by Luigi Vagnetti published in 1978 and 1979. The first book, 2000 anni di Vitruvio, constitutes a complete bibliography of editions of Vitruvius’ treatise on architecture, with commentary and analysis. The second book, Prospettiva, is also a bibliographical work, listing and discussing perspective treatises and studies of perspective. The review considers the tradition of illustrations to editions of Vitruvius’ text and the relationship between perspective and architecture
Premio Luigi Vagnetti
Nel 1989 le viene assegnato il Premio Luigi Vagnetti, patrocinato dall'Unione Italiana per il Disegno (U.I.D) e dall'Istituto di Rappresentazione Architettonica della Facoltà di Architettura dell'Università di Genova, per la tesi di Laurea dal titolo "Analisi storica del portale Vignolesco degli Orti Farnesiani e riqualificazione dello spazio dell'attuale ingresso al Foro" con la seguente motivazione: "...per l'approfondimento dell'indagine storica, per l'illustrazione del metodo e per l'accuratezza e l'efficacia del disegno"
Quasar spectral slope variability in the optical band
We performed a new analysis of B and R light curves of a sample of PG quasars. We confirm the variability-redshift correlation and its explanation in terms of spectral variability, coupled with the increase of rest-frame observing frequency for quasars at high redshift. The analysis of the instantaneous spectral slope for the whole quasar samples indicates both an inter-QSO and an intra-QSO alpha-luminosity correlation. Numerical simulations show that the latter correlation cannot be entirely due to the addition of the host galaxy emission to a nuclear spectrum of variable luminosity but constant shape, implying a spectral variability of the nuclear component. Changes of accretion rate are also insufficient to explain the amount of spectral variation, while hot spots possibly caused by local disk instabilities can explain the observations
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