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    Riflessi del surrealismo nel lavoro critico di Raffaele Carrieri : forme, tempi, contesti

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    L’intervento intende sondare l’esistenza di un dialogo con il surrealismo nel percorso critico di Raffaele Carrieri, dalla seminale stagione degli anni Trenta agli anni del secondo Dopoguerra, che lo vedono impegnato nel sostegno di artisti operanti all’insegna del “fantastico”. Il contributo di Carrieri verrà indagato alla luce della rete di relazioni, delle sollecitazioni e dei contesti in cui l’autore si trova a lavorare, tra scarti e mutamenti di prospettiva. Fonti principali della ricerca saranno le sue collaborazioni alle riviste, con particolare attenzione alle forme della produzione critica, all’importanza data all’uso e alla manipolazione delle immagini. A questo proposito, una specifica indagine sarà riservata a Fantasia degli Italiani, volume cruciale pubblicato per le edizioni “Domus” nel 1939, sorta di laboratorio dell’immaginario carrieriano

    Mario De Micheli e Feltrinelli: congiunture critico-editoriali

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    Tra il 1958 e il 2000, Mario De Micheli cura per le edizioni Feltrinelli una dozzina di titoli, in stretto dialogo con la sua attività di critico per riviste e giornali, di curatore di mostre, di studioso e docente, tra militanza e istanze di sistemazione storiografica. Libri come Le avanguardie artistiche del Novecento, pubblicato nel 1966 e ancora oggi in catalogo, tra riedizioni e ristampe, lo decretano tra gli autori di punta nell’ambito della saggistica d’arte Feltrinelli. Attraverso lo studio di materiali d’archivio e fonti a stampa, il contributo indagherà tale sodalizio, in un’ottica di reciproca influenza, interrogando, oltre al ruolo del critico nel progetto culturale in divenire della casa editrice, forma e contesto delle sue opere e relativa fortuna, con particolare attenzione al lavoro intorno agli Scritti di Picasso, 1964

    Dall’Archivio Bompiani : pagine illustrate nell’editoria d’arte dei primi anni Quaranta

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    Tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta nel panorama dell’editoria d’arte italiana emersero nuovi orientamenti, specchio del decisivo impulso conosciuto dalle tecnologie di riproduzione e di stampa fotomeccanica delle immagini e, al contempo, di una moderna sensibilità visiva. Promotore di innovative strategie editoriali fondate sul valore della qualità tipografica della pagina illustrata, Valentino Bompiani risulta avere un ruolo chiave in queste vicende. Attraverso il vaglio e l’analisi di materiali d’archivio inediti, l’intervento intende mettere a fuoco il contributo dell’editore e dei suoi collaboratori nella definizione di un nuovo modo di comunicare l’arte – dall’episodio di «Civiltà. Rivista Bimestrale della Esposizione Universale di Roma», alla pionieristica collana di monografie Apologie dei capolavori dell’arte italiana riprodotti nelle misure originali – aprendo la strada a problemi che avrebbero connotato il profilo dell’industria editoriale del Dopoguerra

    Conservare, riprodurre, accrescere. L’arte contemporanea nelle immagini del catalogo UNESCO

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    Negli anni del Dopoguerra, sotto la spinta utopica della democratizzazione dell’arte, l’Unesco promosse lo sperimentale progetto di un archivio di fotoriproduzioni a colori dei capolavori dell’arte mondiale. Un museo ideale, di facsimile realizzati con le più avanzate tecnologie di riproduzione e di stampa, le cui istanze, tra dinamiche culturali, politico-diplomatiche, produttive, non nascondevano l’urgenza di documentare un patrimonio collettivo che si era visto drammaticamente minacciato durante il conflitto. Avviato nel 1947, con il contributo di una vasta rete di attori internazionali, il piano vide l’uscita due anni più tardi del primo catalogo dedicato all’arte contemporanea, Catalogue of colour reproductions of painting from 1860 to 1949, presto accompagnato da occasioni espositive, come la celebre Travelling Print Exhibition. From Impressionism till today presentata nello stesso 1949 a Parigi a cura di René Huyghe, e da una serie di iniziative editoriali diversificate. Prendeva così corpo, non senza contraddizioni, un sistema teso a codificare e diffondere un canone della modernità inteso come esemplare e universale, in un momento da considerarsi cruciale nel processo di storicizzazione della cultura artistica contemporanea. Discutendo una pluralità di fonti a stampa e d’archivio, perlopiù inedite, l'intervento tratterà questi problemi evidenziandone emergenze e nodi storiografici in una prospettiva d’indagine che agli strumenti della storia dell’arte e della critica affiancherà l’attenzione agli aspetti tecnici della riproduzione d’arte, decisivi non solo in rapporto alla materialità delle immagini ma altresì alla definizione di forme e strategie della divulgazione, per allargarsi a interrogare questioni al confine con ambiti disciplinari diversi, come la storia dell’editoria, la storia sociale e del gusto. Nel solco di questo approccio metodologico, le scelte intraprese dall’Unesco saranno esplorate sullo sfondo della complessa rete di esperienze e modelli in cui si inseriva il progetto – tra anni '30 e '50 del ’900 – aprendo così una specifica riflessione intorno al tema della periodizzazione

    Le edizioni d'arte: un laboratorio per Corrente

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    L’intervento intende mettere a fuoco il contributo di Corrente nella definizione di un’editoria d’arte consacrata alla cultura figurativa contemporanea sullo sfondo dell’impulso conosciuto dal settore all’avvio del decennio 1940. In una prospettiva estranea alla ricostruzione monografica di una «vicenda editoriale», sarà discussa la molteplicità di relazioni, istanze e orientamenti che anima la discontinua identità delle pubblicazioni promosse, dalla collana “Corrente Arte” ai “Quaderni del disegno contemporaneo”, sino a considerare la collaborazione a iniziative coeve, quali i “Grandi ritorni” Bompiani, in una progettualità allargata che, alla prova del sistema delle arti, rivela la crucialità delle pratiche editoriali nella cultura del movimento

    Collane, strenne, plaquettes: Vanni Scheiwiller editore d'arte

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    L'intervento intende suggerire alcune tracce per una storia di Vanni Scheiwiller editore d'arte all'interno della storia più grande di Vanni editore. A partire dall'analisi del catalogo editoriale e dei documenti d'archivio conservati al Centro APICE, il contributo esplorerà le molteplici incursioni nell'ampio e diversificato orizzonte del libro d'arte, in una costante tensione alla sperimentazione, all'ibridazione di forme, generi, modelli, mettendo a fuoco inclinazioni e scelte dell'editore sullo sfondo dei coevi orientamenti di settore

    Forme nuove : Vicende di ibridazioni artistiche nel Dopoguerra: Italia e Brasile

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    Il secondo Dopoguerra vide emergere il Brasile sullo sfondo delle rinnovate geografie artistiche globali. Consacrata da un crescente numero di iniziative editoriali ed espositive, a partire da Brazil builds (New York, MoMA, 1943), l’architettura moderna ebbe un ruolo trainante in questo processo, diventando un modello imprescindibile – quanto controverso – anche nell’Italia della Ricostruzione. Parallelamente, le ricerche figurative conobbero una fase di impulso trovando nuove istituzioni pronte ad accoglierle, in aperto dialogo con lo scenario europeo e statunitense. È il caso della Biennal o del Museo de Arte di São Paulo, quest’ultimo fondato nel 1947 grazie al contributo di un italiano, il giornalista e mercante d’arte Pietro Maria Bardi. Concepito in un’ottica sperimentale, il progetto del MASP innestava all’attenzione per la realtà dei Tropici le esperienze della modernità maturate in Europa, nel solco della reciproca contaminazione di forme e linguaggi, incarnando un punto di riferimento per l’emigrazione artistica nel Paese. Intorno al museo transitò una colonia creativa di pittori e architetti italiani di passaggio oltreoceano, per i quali le espressioni della cultura brasiliana divennero fonte essenziale di ispirazione e di confronto. Il contatto con le nascenti estetiche urbane e concretiste, con la natura, con le testimonianze materiali popolari e native schiuse percorsi inaspettati che incisero profondamente nel loro operato. L’intervento metterà a fuoco la trama di scambi tra i due Paesi esplorandone l’impatto su figure, aspetti e momenti della cultura artistica e progettuale italiana del Dopoguerra. A una prospettiva orizzontale sarà privilegiata un’analisi condotta su singole emergenze e casi studio, aderente alle opere, tesa a interrogare, nello specifico, fonti e modelli alla base della loro elaborazione

    1946! : perché Pietro Maria Bardi decide di lasciare l’Italia e partire per il Brasile?

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    La ricerca condotta sulle fonti d’archivio ha permesso di mettere a fuoco il contesto della partenza del giornalista e mercante d'arte Pietro Maria Bardi (La Spezia, 1900 – São Paulo, 1999) per il Brasile, dove trascorse la seconda parte della sua vita alla direzione del Museu de Arte de São Paulo

    Feltrinelli, l’arte contemporanea in catalogo: librerie e progetti editoriali 1959-1969,

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    Il contributo intende interrogare la presenza dell’arte contemporanea nel catalogo editoriale Feltrinelli, in dialogo con l’attività delle librerie. Sarà affrontato il tema dell’oggetto a stampa negli spazi commerciali ed espositivi, il rapporto – tutt’altro che lineare – tra proposta libraria, pubblicazioni e mostre, si discuteranno le scelte, mettendo a fuoco orientamenti, prassi editoriali e reti di relazione, nonché forma, contesto e ricezione dei libri attraverso una serie di casi studio, con particolare attenzione all’anno 1964 e all’ininterrotta fortuna di Pablo Picasso
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