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COSTRUZIONE E VALIDAZIONE DI UN QUESTIONARIO SULLA SODDISFAZIONE LAVORATIVA DEGLI INSEGNANTI
Adattamento della Social Dominance Orientation Scale a soggetti in età evolutiva
IntroduzioneL’orientamento alla dominanza sociale si origina dalla constatazione che tutte le società umane sono basate su strutture gerarchiche e su rapporti di dominio e sottomissione.La letteratura esistente sullo sviluppo di questo fenomeno nei bambini è tuttora molto povera e limitata. In particolare, non esistono strumenti standardizzati per la rilevazione di tale atteggiamento, ma le uniche sperimentazioni effettuate in soggetti in età evolutiva hanno frequentemente utilizzato oggetti o immagini. Ciò potrebbe dipendere dal convincimento che gli adulti hanno più influenza sociale rispetto ai giovani, ai bambini e agli anziani (Sidanius, Pratto, 2004). La presente ricerca soddisfa un duplice obiettivo: da un lato, verificare l’adattabilità di uno strumento per adulti (SDO Scale) su una popolazione di soggetti in età evolutiva; dall’altro, rilevare se i livelli di dominanza sociale di una classe sono correlabili a quelli dei rispettivi insegnanti.MetodoLa prima fase della ricerca ha riguardato l’adattamento del contenuto degli item all’età target, attraverso due somministrazioni ad un gruppo di 40 bambini che ha consentito di rilevare ambiguità e difficoltà di comprensione. Nella seconda fase, la scala è stata somministrata a 557 bambini (M = 50%), con un’età media di 9 anni (d.s. 1,05), frequentanti otto scuole del territorio reggiano, ed ai relativi insegnanti (49).RisultatiL’analisi fattoriale (metodo ACP, rotazione Promax) conferma la struttura bifattoriale della versione per adulti (Di Stefano e Roccato, 2004): il fattore 1 si compone di 10 item (varianza spiegata 16,092%; α = ,6223) e il fattore 2 di 7 item (varianza spiegata 11,177%; α = ,6391).I principali risultati che emergono dall’analisi dei dati sono così riassumibili:•i punteggi alla dominanza sociale sono al di sotto della Me teorica sia nei bambini che negli insegnanti;•l’orientamento alla dominanza sociale sembra incrementare con l’aumentare dell’età;•sembra esserci relazione fra l’orentamento alla dominanza sociale degli insegnanti e quello degli alunni
To be on the TRAIL: training for leadership
The work represents the systematization of a model for analysis and training, aimed at the development of leadership and specific related skills: it is the result of the research and the organizational interventions run in several annual events of the so-called ‘Rotary Youth Leadership Award’. Rylas take place worldwide, but we have worked in the Mediterranean district: primary task of the training week is to involve young people in the search for innovative solutions that can promote their region. The training model, we proposed since 2001, is based on Leicester Conferences of residential training, with strong group analytic contamination and a systemic framework: it is built around a dual register, both cognitive and psychodynamic, alternating theoretical lectures and experiential group sessions. The theme that unites the five editions, in which the model was developed, is leadership being confronted with contexts and topics of current interest, such as globalization and ethics
Il pregiudizio che non c’è: adattamento a soggetti in età evolutiva delle scale di Pettigrew e Meertens
IntroduzioneIl pregiudizio è un fenomeno complesso da definire: è al contempo un costrutto individuale e un processo di gruppo (Brown, 1997); ha una componente manifesta e una latente (Pettigrew e Meertens, 1995); coincide con altre variabili quali stereotipi, autoritarismo e categorizzazione sociale. Gli studi sulla formazione del pregiudizio nei bambini non sono copiosi e sono accomunati dall’impiego di stimoli visivi raffiguranti le appartenenze etniche (Clark e Clark, 1947; Yee e Brown, 1988). La presente ricerca soddisfa un duplice obiettivo: da un lato, verificare l’adattabilità di uno strumento per adulti su una popolazione di soggetti in età evolutiva; dall’altro, rilevare se i livelli di pregiudizio di una classe sono correlabili a quelli dei rispettivi insegnanti. MetodoLa prima fase della ricerca ha riguardato l’adattamento del contenuto degli item all’età target, attraverso due somministrazioni ad un gruppo di 40 bambini che ha consentito di rilevare ambiguità e difficoltà di comprensione. Nella seconda fase, la scala è stata somministrata a 556 bambini (M = 50%), con un’età media di 9 anni (d.s. 1,05), frequentanti otto scuole del territorio reggiano, ed ai relativi insegnanti.RisultatiL’analisi fattoriale (metodo ACP, rotazione Varimax), effettuata separatamente per le due scale, conferma la struttura della versione per adulti (Manganelli Rattazzi e Volpato, 2001): nel caso del pregiudizio manifesto si evidenzia una struttura bifattoriale (varianza totale spiegata 35,542%); nel caso del pregiudizio latente, invece, la struttura emersa è trifattoriale (varianza totale spiegata 42,458%).I principali risultati che emergono dall’analisi dei dati sono così riassumibili:•i livelli di pregiudizio manifesto e latente sono al di sotto della Me teorica sia nei bambini che negli insegnanti;•i bambini che frequentano scuole a tempo pieno presentano punteggi biù bassi ad entrambe le scale;•non sembra esserci alcuna relazione fra i livelli di pregiudizio degli insegnanti e quelli degli alunni
Tempo supplementare: quando il futuro si gioca nel presente
IntroduzioneL’esperienza del tempo pieno, sin dalla sua istituzione negli anni ’70, ha dato un enorme contributo al rinnovamento della scuola italiana poiché ha consentito l’utilizzo di tecniche didattiche attive che, coinvolgendo il più possibile i bambini, privilegiano l’apprendimento collaborativo, contrastando così l’idea solitaria e passiva dell’apprendimento. Ancora oggi questa proposta di scuola si pone come elemento di tutela e di difesa di una progettualità formativa, imperniata sull’integrazione, sulla promozione culturale e sociale ma anche sul confronto e sulla diversità. La classe, infatti, è l’ambiente in cui si pratica la reciprocità culturale, in cui matura la consapevolezza di far parte di una comunità ancora più vasta; è l’esempio vivo in cui si può agire lo scambio, non solo in attesa del domani ma nel presente, assegnando compiti da svolgere, assumendo responsabilità, raggiungendo obiettivi comuni e condivisi (Bruner, 1977).La presente ricerca soddisfa un duplice obiettivo: da un lato, verificare se il senso e il significato del tempo pieno sono cambiati dopo trent’anni dalla sua attuazione; dall’altro, individuare il valore aggiunto, alla didattica e alle relazioni, derivante da questo tipo di esperienza.MetodoLa ricerca ha coinvolto venti insegnanti di tempo pieno cui è stata somministrata un’intervista strutturata (Zammuner, 1998) composta da domande orientate a ricostruire la storia del tempo pieno, conoscere l’attribuzione di senso da parte di chi lo vive, e scoprire, infine, quali siano le variabili educative e psicologiche che entrano in gioco in questa esperienza.Il testo delle interviste è stato analizzato tramite il T-Lab (Lancia, 2004), software che, integrando linguistica e statistica, consente l'estrazione, la comparazione e la mappatura dei contenuti presenti nel corpus. Dopo aver individuato le parole chiave, sono state effettuate due analisi: l’associazione di parole, per calcolare la frequenza con cui ogni termine si presenta nel corpus delle interviste (occorrenza) e il suo grado di associazione con altre parole salienti (co-occorrenze); il confronto fra parole, per verificare somiglianze e differenze fra coppie di parole.RisultatiPer ciò che concerne il primo obiettivo, gli insegnati denunciano un cambiamento nel senso e significato del tempo pieno ma con valenza differente: se, da una parte, si collocano coloro che avvertono un’involuzione del sistema scolastico, come rispecchiamento dell’andamento della società, dall’altra vi è chi ritiene che i genitori scelgano tale tipologia di scuola non più costretti dalle proprie esigenze di lavoro, come avveniva in passato, ma perché consapevoli della migliore offerta educativa.Rispetto al secondo obiettivo, emerge che il valore aggiunto del tempo pieno sia la possibilità di lavorare in gruppo grazie ai tempi più distesi, a differenza della scuola a modulo. Ciò influisce sia sulla didattica, poiché il contesto favorisce l’apprendimento degli allievi, sia sul piano relazionale in quanto le attività in e di gruppo attiverebbero la cooperazione, socializzazione, integrazione e lo sviluppo dell’identità sociale, ponendo gli alunni nella condizione di confrontarsi anche con bambini di diversa etnia. Ne deriva un atteggiamento più partecipe e interessato della famiglia alle dinamiche scolastiche, probabilmente perché il tempo “dilatato” favorisce le comunicazioni con gli insegnanti.Sul tempo pieno sono scarsi o nulli i contributi di ricerca in Italia, nonostante la valenza educativo/relazionale riconosciuta dalla sua attuazione ad oggi (l’integrazione che deriva dalle attività di gruppo è preventiva dell’emarginazione e del pregiudizio) e il dibattito attivato dalla proposta Moratti che vorrebbe abrogarlo
Introduzione ad Arte : Artworks, mimesis, agency
Il volume raccoglie alcune delle relazioni tenute all’interno del ciclo di seminari Antropologia dell’arte, organizzato nel 2019 dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Palermo e curato da Rosario Perricone.
Il seminario comprendeva diversi incontri durante i quali studiosi di diversi ambiti disciplinari hanno dibattuto su concetti, nozioni e oggetti che si pongono al crocevia tra le discipline dell’antropologia, della storia dell’arte, della semiotica, degli studi culturali, della visual culture, delineando talvolta fenomeni di ibridazione delle pratiche artistiche ed etnografiche e, talvolta, di dissolvenza delle une nelle altre. Il libro si arricchisce poi dei contributi di altri eminenti studiosi che ampliano l’orizzonte delle tematiche, delle esperienze e delle riflessioni restituendo al lettore l’ampiezza e complessità del dibattito attuale sull’antropologia dell’arte. Il volume è incentrato sulla interdisciplinarità e propone un nuovo metodo ibridato e complesso che non appartenga a nessuna delle discipline umanistiche classiche. Si cerca di rispondere a questo assunto teorico percorrendo la diverse vie che portano alla dissoluzione delle singole discipline attraverso lo “scontro” (nel senso etimologico di fusione) che produce nuove effusioni, nuove e diverse possibilità di nascita, e di rinascita, di nuovi ibridati paradigmi teorici.The volume collects some of the reports held within the anthropology of art seminar cycle, organized in 2019 by the Association for the Conservation of Popular Traditions in collaboration with the Academy of Fine Arts of Palermo and edited by Rosario Perricone.
The seminar included several meetings during which scholars from different disciplinary fields debated on concepts, notions and objects that stand at the crossroads between the disciplines of anthropology, art history, semiotics, cultural studies, visual culture, sometimes outlining phenomena of hybridization of artistic and ethnographic practices and, sometimes, of dissolving one into the other. The book is then enriched with the contributions of other eminent scholars who broaden the horizon of themes, experiences and reflections, restoring the breadth and complexity of the current debate on the anthropology of art to the reader. The volume focuses on interdisciplinarity and proposes a new hybridized and complex method that does not belong to any of the classical humanistic disciplines. We try to respond to this theoretical assumption by following the various paths that lead to the dissolution of the individual disciplines through the "clash" (in the etymological sense of fusion) that produces new effusions, new and different possibilities of birth, and rebirth, of new hybrids theoretical paradigms
Sul surrealismo "riflessivo" di Michel Leiris. Appunti dal Cahier Dakar-Djibouti (1931-33)
The Author reconstructs the intense ethnographic and cultural activity of Michel Leiris, his relationships with the French surrealist movement, his rich essay production that followed the extraordinary experience of the Dakar-Djibouti mission
La formazione come lavoro di comunità: un’esperienza di stage presso il servizio «Scuola in Ospedale»
Illusioni di un dialogo
All’interno di un quadro teorico di grande dinamismo, che vede la teoria dei sistemi (Bateson, 1972) integrarsi con i contributi lacaniani all’ermeneutica (Gallagher, 2002) e con il modello bioniano di analisi dei gruppi (Bion, 1961), la cornice epistemologica entro cui si inscrive la ricerca è quella della gruppoanalisi (Foulkes, 1990) e dell’analisi trasformazionale (Gutmann et al., 2005).Le considerazioni formulate dagli studiosi francesi, in particolare, sul dialogo come esito di un processo di rinuncia alle illusioni di immortalità, onnipotenza e onniscienza e di progressiva acquisizione di consapevolezza delle proprie mancanze, aprono ad un’interessante prospettiva di analisi del rapporto tra le religioni come tòpos privilegiato di un incontro con l’Altro. Centrali risultano, da un lato, il linguaggio quale veicolo delle rappresentazioni e dei contenuti inconsci del soggetto e, dall’altro, il graduale distacco dalle matrici illusorie originarie, quale compito evolutivo dell’individuo maturo. È attraverso un sofferto processo di disillusione che il soggetto transita da un ancoraggio ripetitivo identico alle culture religiose di appartenenza, per costruire una elaborazione autentica della propria fede, della propria esperienza religiosa (Napolitani, 1987). Questa capacità di fronteggiare le disillusioni apre all’Altro, al gemello diverso e non identico (Caviglia, 1990), al dialogo: è il superamento dell’onnipotenza di un Io autarchico e della negazione delle differenze tra Io e Non-Io (Girard, 1993).La ricerca ha permesso, inoltre, di evidenziare una importante dicotomia tra i temi della religione e quelli della società, di cui i tre leader sono solo parzialmente consapevoli. Si rileva, infatti, una relazione illusoria tra Stato e Religione, il cui rapporto sembra connotato da una mancanza di dialogo e una saturazione di contenuti, che è questione annosa ma quanto mai attuale come emerge dalle parole dei tre leader:“L’ideologia religiosa afferma che la religione è portatrice di pace; quando però si incardina in un contesto istituzionale, subisce la logica dell' istituzione stessa”; “Alla base della società civile vi è la questione dell'esistenza dell'altro, ma vi è anche una difficoltà ad accettare l'altro come interlocutore paritario”
LORIA, PITRÈ, VILLARI: IMPERTINENZE, RESISTENZE, CORRISPONDENZE
This work explores the contradictory relationship of intense scientific rivalry between Giuseppe Pitré and Lamberto Loria. To do this, the author analyzes the correspondence collections of the Historical Archives of the “Giuseppe Pitrè” Ethnographic Museum of Palermo and of the National Museum of Popular Arts and Traditions in Rome, crossing them with other sources already analyzed in previous studies
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