1,721,074 research outputs found

    EARLY DIAGNOSIS OF NEONATAL HERPES SIMPLEX VIRUS INFECTION BY GUTHRIE CARDS EXAMINATION

    No full text
    Neonatal herpes simplex virus (HSV) infection acquired at deliver), is characterised by high morbidity and mortality. Prompt therapy with acyclovir improves the prognosis in terms of both mortality and psychomotor development. Based on our experience acquired in the use of Guthrie cards to diagnose congenital cytomegalovirus infection (Barbi et al. 1996) and on the observation that HSV spread occurs by the haematic route in neonates we thought it interesting to test retrospectively the Guthrie cards of three babies in which a disseminated HSV infection in the first two weeks oflife had been suspected. Two of the babies were dead before a vira) diagnosis was available, the third had started the acyclovir treatment 14 days alter the onset of the disease. HSV-1 and HSV-2 DNA were sought in the blood eluted from the cards by nested PCR. HSV-2 but not HSV- I DNA was amplified from the cards which had been collected from two babies before the e day of life and in her 1621 day, at the beginning of the disease, from the third. Although these results concem only three cases and need confirmation from our ongoing study, they could be important. Testing Guthrie cards for HSV DNA represents a non invasive, rapid and widely available method that could be centralised in specialised structures. Its application would allow the prompt institution of antiviral treatment in neonates with suspected HSV infection thus contributing to the success of the treatment

    L'INFEZIONE CONGENITA DA CYTOMEGALOVIRUS (CMV) NELLA REGIONE LOMBARDIA

    No full text
    II Cytomegalocirus (CMV) è l'agente virale più comune di infezione congenita nell'uomo. La frequenza di tale evento varia dallo 0.2 al 2.2 % dei nati vivi in popolazioni diverse. Un quinto circa degli infetti presenta alla nascita o sviluppa nel corso della prima infanzia danni di varia natura, in particolare a carico del SNC (sordità neurosensoriale e ritardi di sviluppo psicomotorio) che comportano la necessità di interventi per l'assistenza, la correzione dei danni e la riabilitazione. Allo scopo di accertare il peso dell'infezione congenita da CMV nella popolazione lombarda è stato condotto uno studio prospettico policentrico che ha coinvolto 11 Neonatologie della Regione Lombardia. Nel corso del primo anno sono stati esaminati tutti i neonati che presentassero sintomatologie attribuibili ad infezione cytomegalica nonché tutti i nati di due periodi-campione per ciascun centro, successivamente lo studio é proseguito con il follow-up clinico e virologico dei bambini congenitamente infetti. Di ciascun neonato sono stati esaminati tamponi salivari, raccolti entro la prima settimana di vita, per l'evidenziazione di CMV mediante prove di isolamento in coltura cellulare. Dei neonati positivi sono stati esaminati anche campioni di sangue eparinato e di urine in occasione di tutti i controlli clinici. Lo studio, svolto complessivamente su 1442 dei nati (19633) presso i centri coinvolti nei 12 mesi in cui si è effettuato l'arruolamento, ha evidenziato una prevalenza dell'infezione congenita dello 0.47% e della malattia citomegalica dello 0 025%. Il 17% degli infetti, corrispondente alla metà dei bambini sintomatici alla nascita, ha sviluppato sequele nel corso del primo anno di vita. 1 dati ottenuti,rapportati al numero medio annuale di nati vivi nella popolazione lombarda, indicano che mediamente ogni anno nascono nella nostra Regione circa 350 bambini con infezione congenita da CMV, una trentina dei quali sintomatici alla nascita e che ci si può attendere che 60 degli infetti presentino danni entro il primo anno di vita. In mancanza, per il momento, di dati relativi ad un follow-up superiore all'anno per tutti i neonati infetti non è possibile quantificare il rischio di danni che compaiano successivamente, in particolare nei bambini asintomatici alla nascita. Il proseguimento del monitoraggio clinico e viroloeico consentirà la definizione del peso dell'infezione congenita da CMV nell'eziologia di quadri neurologici e in particolare di ipocusia neurosensoriale nella nostra popolazione

    ACQUISIZIONE DELL'INFEZIONE DA CYTOMEGALOVIRUS IN NEONATI TRASFUSI NELLE PRIME SETTIMANE DI VITA

    No full text
    La trasfusione di sangue nel neonato, in particolare in quello pretermine e di basso peso (sga), costituisce una procedura a rischio per la trasmissione dell'infezione da CMV. A tale infezione è legata una considerevole morbosità, soprattutto in nati da madre CMV-sieronegativa trasfusi con sangue da donatore positivo Le misure di controllo proposte (deplezione dei globuli bianchi, selezione di donatori sieronégativi, impiego M un solo donatore per bambino) non sono applicate, per motivi diversi, in tutte le situazioni in cui è richiesta la somministrazione di sangue o di frazioni ematiche a neonati critici. Nel corso degli anni 1994, 1995 e dei primi due mesi del 1996 sono stati esaminati per l'accertamento di laboratorio di infezione da CMV 27 bambini (età media 4 mesi; range 25 giorni- 8 mesi) trasfusi nelle prime settimane di vita Ventitre di essi sono risultati affetti da infezione citomegalica, in 14 casi accompagnata da sintomi prevalentemente a carico del fegato (epatomegalia, ittero). In 2 casi su 12 si è potuto escludere, analizzando le Guthrie card raccolte alla nascita, che l'infezione evidenziata fosse da ascrivere alla trasfusione, in quanto questi bambini risultavano congenitamente infetti. Nonostante i dati presentati appaiano frammentari e relativi ad una piccola casistica essi indicano che la possibilità di acquisire in epoca neonatale un'infezione da CMV con le trasfusioni è ancora lungi dall'essere totalmente prevenuta

    IMPIEGO DELLE GUTHRIE CARD PER LA DIAGNOSI DI INFEZIONE CONGENITA DA CMV

    No full text
    La diagnosi di infezione da cytomegalovirus in neonati di età di 14 settimane con sintomatologia attribuibile ad infezione da CMV non consente di definire se l'infezione accertata sia stata acquisita in utero o in epoca peri/postnatale. Il nostro gruppo di studio ha recentemente messo a punto una tecnica che permette di diagnosticare le infezioni congenite da CMV rilevando la presenza del DNA virale nel sangue neonatale che viene routinariamente raccolto nei primi 7 giorni di vita ed essiccato (DBS) su cartoncino (Guthrie card) per la diagnosi precoce delle malattie genetiche e metaboliche. (Barbi et al., l996)• Allo scopo di valutare l'applicazione del test su cartoncino alla definizione della natura di infezioni citomegaliche accertate in neonati sintomatici di età >1 mese, sono stati saggiati i DBS di 26 neonati nell'ambito dell'attività diagnostica nel periodo Gennaio 1994- Febbraio 1996. Il DNA estratto a caldo dai DBS è stato sottoposto a PCR per l'amplificazione di 2 regioni del genoma di CMV (geni 1E1 e gp58),I prodotti della PCR sono stati evidenziati mediante elettroforesi in gel di agarosio contenente bromuro di etidio. La dimostrazione della natura congenita dell'infezione citomegalica è stata ottenuta in 5 neonati (età 26gg-238gg), 4 sintomatici e I asintomatico; due dei neonati erano stati trasfusi nei primi giorni di vita. La possibilità di accertare la natura dell'infezione, tramite la tecnica indicata, può consentire di: a) instaurare un programma di monitoraggio clinico per la rilevazione precoce delle sequele nei casi di infezione congenita; b) definire il molo dell'esposizione a procedura a rischio (es. trasfusioni) nei casi di infezione post-natale; c) migliorare la conoscenza della storia naturale dell'infezione da CMV

    Congenital cytomegalovirus infection in a northern Italian region

    No full text
    Knowledge of the prevalence of congenital cytomegalovirus infection is necessary to evaluate the need for prevention. We performed a multicentre one-year study involving 11 neonatology divisions to ascertain the prevalence in Lombardy. Cytomegalovirus was isolated by culturing saliva samples from all babies born (n = 1268) of two 15-day sample periods and from 185 neonates with suspected congenital CMV based on clinical and laboratory findings and the history. The overall prevalence of congenital infection was 0.47% (6/1268) in the sample period group and 5% (9/185) in the second group. Clinical monitoring revealed sequelae in two of three children with symptomatic infection and no asymptomatic child at age two years. In a subgroup of 205 babies including 14 of the infected infants we also evaluated a test to detect cytomegalovirus DNA in the Guthrie cards obtained in neonatal screening for genetic and metabolic disorders. The test's sensitivity was 100% and specificity 98.5%, encouraging its use for early identification of infected neonates and for large epidemiological studies

    Poliomielite ed immigrazione

    No full text
    La campagna mondiale di eradicazione della polio lanciata dall’OMS nel 1988 prevede per ogni Stato la realizzazione ed il mantenimento di buone condizioni igienico-sanitarie, elevate coperture vaccinali e di attività di sorveglianza delle Paralisi Flaccide Acute (PFA) e sorveglianza ambientale. Ad oggi, l’obiettivo dell’eradicazione non è ancora stato raggiunto sebbene l’incidenza della polio sia diminuita del 99%, solo tre Paesi siano endemici (Nigeria, Pakistan e Afghanistan) e, nel 2015, poliovirus selvaggio di tipo 2 (WPV2) sia stato dichiarato eradicato. Fintanto che esisteranno paesi endemici per polio, la re-introduzione del virus in popolazioni polio-free rimarrà possibile come già dimostrato. In Tagikistan -Regione Europea OMS polio-free dal 2002- un’ampia epidemia (560 casi) di PFA da infezione con WPV1 è stata registrata nel 2010; indagini di filogenesi hanno indicato che il ceppo virale responsabile provenisse dall’India tramite movimenti migratori. Nel 2013, epidemie di polio causate da reintroduzione di WPV1 sono state registrate in Somalia e Kenya dove la trasmissione del virus era assente da decenni. In Israele, nello stesso anno, WPV1 è stato ritrovato in campioni di liquami in assenza di casi clinici mentre nel 2013-2016 un’ampia circolazione virale è stata registrata in numerosi paesi considerati non-endemici tra cui Siria, Iraq, Madagascar, Somalia, Etiopia, Camerun, Guinea Equatoriale, Laos ed Ucraina. Tutte le epidemie registrate in questi ultimi anni sono risultato di importazione mediata da flussi migratori, commercio, viaggi internazionali da Paesi endemici verso Paesi in cui l’instabilità politica, conflitti, povertà ed inadeguate condizioni igienico-sanitarie portano alla diminuzione delle coperture vaccinali e dell’efficienza dei sistemi di sorveglianza. Sebbene l’Italia abbia registrato l’ultimo caso autoctono di polio nel 1982 e da importazione nel 1988, reintroduzioni rimangono possibili in considerazione della situazione geopolitica mondiale e del flusso immigratorio che sta investendo l’Europa intera. In accordo con il ‘31° meeting of the European Regional Certification Commission for poliomyelitis eradication (RCC), 2017’ nella Regione Europea OMS non vi è stata alcuna introduzione e trasmissione di polio durante il 2016. Ciononostante la Bosnia-Erzegovina, la Romania e l’Ucraina sono considerati Paesi ad alto rischio di trasmissione virale a causa di misure preventive non ottimali ed è stata espressa preoccupazione per il numero di Paesi, compresa l’Italia, dove la copertura vaccinale è in declino e la qualità delle sorveglianze non raggiunge gli standard. Mai come in questa ultima fase del progetto di eradicazione ed in considerazione del contesto mondiale è importante sia mantenere adeguati livelli di immunizzazione che efficienti sistemi di sorveglianza per individuare e rispondere prontamente ad eventuali reintroduzioni; contestualmente è necessario che la trasmissione di polio cessi nei paesi ancora endemici

    Environmental surveillance of re-emerging poliovirus (PV) amid the international spread of wild-PV

    No full text
    Background. In May 2014, the World Health Organization (WHO) declared the international spread of wild poliovirus (PV) a Public Health Emergency of International Concern (PHEIC) due to PV reintroduction in three major epidemiologic zones do to the populations move: in central Asia (from Pakistan to Afghanistan), in the Middle East (from Syria to Iraq) and in central Africa (from Cameroon to Equatorial-Guinea). Although there aren’t Temporary Recommendations in polio-free States, an increase in surveillance for PV are encouraged to detect any virus importation. While Acute Flaccid Paralysis (AFP) surveillance remains the gold-standard, Environmental Surveillance (ES) is a powerfully tool to detect PV in the absence of clinical cases, as recently shown in Israel. This activity had been set-up in Milan, Northern-Italy, as well as in other six Italian city, since 2006. Methods. From January 2014 to march 2015, 84 wastewater sample were collected bimonthly at the intel of 3 wastewater treatment plants located in the city of Milan and serving a population between 100,000 and 300,000 inhabitants. ES was conducted according to WHO guidelines (WHO/V&B/03.03). As such, after the virus concentration by two-phase separation, PV and non-polio Enterovirus (NPEV) were isolated in RD and L20b cell lines for the detection of Enterovirus and PV, respectively. Result. ES achieved the WHO performance indicator in the study period. According to the virological results none PV was isolated during ES but an high rate of NPEV was detected (57/84; 67.8%) without seasonal trend. Conclusion. ES has a great impact in routine monitoring of PV circulation, especially in polio-free countries, as previously assessed. In Milan, none PV was detected in the study period, supported the Italian epidemiological data. An improvement in the ES should be able to cover an higher rate of Italian population and detect rapidly eventual PV reintroduction. Main message. Because ES is a powerfully tool to detect PV in the absence of polio cases, this activity needs to be both encourage and improve in Italy as a routinely approach in PV eradication program

    In vitro activity of acetylsalicylic acid on replication of varicella-zoster virus

    No full text
    Topical application of a mixture of acetylsalicylic acid (ASA) and diethyl ether is effective in the treatment of acute herpes zoster and postherpetic neuralgia. To study whether the other-than-analgesic effects of that treatment could be due to an antiviral activity of ASA the effects of the drug on the replication of varicella zoster virus (VZV) were assessed by the fluorescent focus assay on MRC5 and Vero cells. ASA caused a marked reduction in the spread of infection in MRC5 monolayers while in growing Vero cells the effective dose proved toxic. ASA concentrations (5-10 mM) which were effective in vitro against VZV are higher than the plasma concentrations attained in the standard treatment of chronic inflammatory states, but are consistent with the skin concentration attained by topical application of ASA/diethyl ether mixture. These data support similar findings relating the antiviral activity of acetylsalicylic acid to influenza virus, CMV, and HIV
    corecore