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    Immigrazione e sanità : i servizi sanitari per gli immigrati irregolari in Lombardia

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    La normativa italiana è estremamente innovativa e tutelante per quanto concerne la protezione della salute degli immigrati sia regolari che irregolari. Tuttavia tale normativa non viene recepita e applicata in modo uniforme sul territorio, Il rafforzamento del livello meso in termini di autonomia e competenze ha, infatti, favorito una differenziazione gestionale ed organizzativa dei servizi sanitari regionali. Con riferimento all'offerta di servizi per gli stranieri irregolari il caso lombardo, qui analizzato, evidenzia quanto l’autonomia regionale possa sfociare in un coinvolgimento diretto solo marginale, mentre l'erogazione delle prestazioni viene affidata al privato sociale. Attraverso la ricostruzione delle principali tappe normative e attraverso l'analisi di due associazioni che offrono servizi e prestazioni sanitarie agli stranieri irregolari verranno messi in luce i traguardi più significativi in materia di tutela della salute per questo gruppo sociale e al contempo i tratti distintivi del modello lombardo

    La salute

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    Il presente capitolo, proprio in considerazione dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di COVID-19, si è concentrato dapprima sulle implicazioni di natura giuridica (su scala nazionale, europea e mondiale), soprattutto dal punto di vista delle linee guida adottate dagli attori internazionali per contrastare il contagio del coronavirus. Secondariamente, proprio in riferimento alla diffusione della patologia, sebbene il quadro sia in costante aggiornamento e in mutamento, si sono analizzati i dati disponibili circa i contagi tra la popolazione di nazionalità straniera in Italia distinta per alcune cittadinanze. Poiché l’opinione pubblica è sempre molto sensibile in relazione ai comportamenti, atteggiamenti, nonché alle condizioni di salute dei migranti, abbiamo sintetizzato le azioni e reazioni di alcuni attori della società civile che si sono attivati per evitare che si diffondesse un nesso causale ingiustificato tra migranti e contagio da COVID-19. In effetti, in tempi di coronavirus, istintivamente a una parte consistente della società è sorta la domanda: gli immigrati col COVID-19 saranno essi stessi un ulteriore potenziale virus che si diffonde senza che si possa limitare il contagio? Da un lato, rispetto alla diffusione della malattia in gran parte dei paesi di origine (Africa su tutti) insufficienti sono le evidenze empiriche e le informazioni circa il contagio (anche se sembrerebbe che fino ad oggi i casi siano molto meno rispetto ai paesi occidentali); dall’altro, soprattutto per coloro che sono presenti (in maniera più o meno regolare) nei paesi occidentali, in considerazione di una loro minor visibilità sociale e politica e di una presenza “nascosta”, molti interrogativi, spesso non corroborati da verifiche empiriche, si sono creati in problemi di salute, sebbene – a fronte di una maggior precarietà dal punto di vista delle condizioni di vita – rientrino nella categoria delle persone fragili. Un’altra domanda riguarda invece la tenuta del nostro Servizio sanitario nazionale (SSN) di fronte a una domanda di salute anomala rispetto ai bisogni sanitari frequenti della popolazione, vale a dire la “rispondenza” dell’intero apparato socio-sanitario di fronte al COVID-19. Il presente capitolo ha quindi richiamato l’attenzione su due principali questioni: la maggior o minore predisposizione al contagio degli immigrati (divisi per etnia, età e status giuridico) e la possibilità di contagio tra la propria comunità di appartenenza e il resto della popolazione

    Le sfide per il sistema sanitario

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    La questione del diritto alla salute della popolazione immigrata, regolare e irregolare, e delle politiche sanitarie a essa rivolte, si inserisce nel più ampio quadro evolutivo dei sistemi di sicurezza sociale, i quali sono sottoposti a riforme e ricalibrature continue, tali da indurre un ripensamento delle forme tradizionali di accesso universalistico alle diverse prestazioni sanitarie. Alla luce di tali mutamenti, si deve cercare di comprendere quali sono le nuove sfide alla cittadinanza sanitaria, soprattutto in un contesto economico-sociale completamente nuovo rispetto al passato e che impone una revisione degli strumenti allocativi e distributivi di risorse scarse. In questo senso, parlare di salute e welfare in riferimento alla popolazione immigrata significa fare riferimento a una serie di criticità: - la sfida dell’immigrazione ai welfare state europei, l’emergere di possibili nuovi modelli di solidarietà e di inclusione sociale, l’evoluzione della cittadinanza e dei diritti sociali, il tutto in un quadro di governance multilivello; - le diverse concezioni di salute e di malattia in contesti globali, nonché il mutamento della domanda e offerta dei servizi, in particolare quelli socio-sanitari rivolti alla persona; - il monitoraggio delle condizioni di salute degli immigrati, attraverso l’analisi comparativa di alcuni indicatori; la condizione di salute delle donne immigrate, soprattutto nella sfera riproduttiva (area materno-infantile); l’analisi dettagliata di alcune patologie come le malattie infettive (tubercolosi, HIV, malattie sessualmente trasmesse ecc.), le malattie psichiatriche, i tumori, i traumi (da lavoro, in ambiente domestico, da violenza altrui, da autolesionismo, da incidenti stradali)

    La salute

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    Scopo di questo capitolo del Rapporto è delineare un quadro generale sullo stato di salute degli stranieri in Italia. In particolare, si è adottato un approccio diacronico che analizza e confronta i dati su un periodo che va, in alcuni casi, dal 2018 al 2022 e, in altri, dal 2016 al 2023. L’analisi, inoltre, ha permesso di confrontare non solo gli stranieri secondo il loro continente di origine – e, in alcuni casi, laddove è possibile, alcune nazionalità selezionate – ma anche gli stranieri e gli italiani. I dati considerati provengono dai database statistici dell’ISTAT e del Ministero della Salute sulle condizioni di salute (a partire dagli stili di vita), le ospedalizzazioni e la maternità, i tre ambiti oggetto del nostro approfondimento. Nella seconda parte del capitolo si illustrano le principali criticità emerse nel rapporto immigrazione e salute nel corso del tempo, per poi suggerire qualche proposta in termini di policy al fine di rendere il diritto alla salute pienamente soddisfatto nell’ambito di una società che tenda auspicabilmente a una effettiva integrazione

    La salute

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    Il presente capitolo si pone l’obiettivo di analizzare i rapporti tra immigrazione e salute tenendo presente l’evoluzione del Servizio sanitario nazionale (Ssn) e i tentativi di riforma della sanità italiana in un contesto che dà priorità alla razionalizzazione delle risorse e al ripensamento organizzativo dei servizi socio-sanitari ai cittadini. Successivamente, in termini comparativi, si affrontano le principali problematiche relative all’accesso e all’utilizzo dei servizi sanitari da parte degli immigrati, anche in relazione al loro status giuridico. Circa la situazione italiana, si sottolinea il rapporto, spesso di tensione, tra governo centrale e dimensione regionale. Il terzo paragrafo si sofferma sullo stato di salute e la percezione di benessere della popolazione immigrata in Italia, in relazione alle condizioni di salute, al sistema di accesso ai servizi e ai principali stili di vita, cercando al contempo di fare emergere, laddove possibile, un sintetico confronto tra immigrati provenienti da Paesi a forte pressione migratoria (Pfpm), Paesi a sviluppo avanzato (Psa) e italiani

    The Health of Migrants

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    This chapter focuses on the relationship between migration and health at a time when the Italian National Healthcare System (NHS) is undergoing a transformation and policy-makers are trying to streamline resources and re-think how healthcare services are organised and provided to citizens. Through a comparative analysis, the chapter touches upon issues related to access and use of healthcare services by immigrants, also in consideration of their legal status and touches upon the relationship between the central governments and regional authorities, which is often tense. The final part of the chapter focuses on the actual and perceived health condition of migrants in Italy, on their habits and on the system through which migrants access health services. To this end, a comparison is madebetween migrants from Countries with a Strong Migratory Pressure (CSMP), migrants from Industrialised Countries (IC) and Italian-born citizens

    La salute

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    La prima parte del capitolo esamina proprio la salute degli immigrati, prendendo in considerazione le diverse tipologie di ricovero che danno un quadro epidemiologico dell’utenza cui prestiamo attenzione in questa sede, dove emergono non poche differenze territoriali. Nel paragrafo successivo (2) ci soffermiamo invece su alcune criticità relative al Covid-19 per quanto riguarda la popolazione immigrata: anche in questo caso, c’è un divario consistente nell’accesso ai test diagnostici tra gli stranieri e gli italiani. I risultati evidenziano che tra gli stranieri l’accesso al test diagnostico è stato minore rispetto agli italiani, nonostante un livello di contagio dichiarato più basso. Di contro, emergono criticità intorno alla questione del long Covid e problematiche di varia natura legate al tema, tanto controverso anche nel dibattito pubblico italiano, della vaccinazione. Infine, nel terzo paragrafo analizziamo il profilo sanitario degli ucraini alla luce della protezione temporanea concessa nell’UE, dove tutte le problematiche che abbiamo riscontrato nelle popolazioni immigrate già presenti nel nostro paese sono in parte ampliate dall’emergenza che inevitabilmente comporta conseguenze rilevanti sullo stato di benessere psico-fisico

    La salute

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    Il diritto alla salute è uno dei principali pilastri (insieme all’istruzione, alla previdenza, alla casa e al lavoro) dei sistemi di sicurezza sociale su cui i Paesi europei a tradizione democratica , pur con modelli sanitari diversi l’uno dall’altro, rivendicano una copertura universalistica per i membri della comunità politica. A partire dalla pandemia di COVID, di soli tre anni fa, è in atto una revisione dei servizi sanitari nazionali. L’offerta sanitaria, specie in Italia, sta suscitando una insicurezza da parte della domanda di salute nei confronti sia della medicina di base (il rapporto fiduciario tra medico e paziente è sempre più caratterizzato da una impersonalità e “distanza” non sempre giustificabili nella relazione) sia della medicina ospedaliera (basti pensare alle liste d’attesa e alle diverse problematiche che si riscontrano nei pronto soccorso degli ospedali). La lettura e l’interpretazione del fenomeno migratorio vanno condotte alla luce dell’evoluzione dei sistemi di welfare in generale e del welfare sanitario in particolare. Ormai è necessaria una visione del “bene salute” più ampia, non solo di natura specialistica, che consideri sempre più comportamenti e atteggiamenti quotidiani, stili di vita, fenomeni globali come il cambiamento climatico, le nuove modalità di lavoro, i disagi di natura psichica e mentale ecc. All’interno di una cornice sempre più complessa del quadro socio-sanitario, il presente capitolo del Rapporto, prende in considerazione: i dati europei sulla salute degli stranieri con comparazioni tra Paesi e gruppi di età e cittadinanza diversa (comunitari vs non comunitari vs nazionali); le iniziative delle istituzioni europee per garantire la salute mentale dei migranti e il prosieguo del sostegno sanitario ai rifugiati ucraini titolari di protezione temporanea; i dati italiani sulla salute dei migranti (ospedalizzazioni, gravidanza e parto, malattie croniche e disabilità); lo sviluppo di policy in Italia, in particolare il decreto Cutro e il suo impatto sulla salute dei migranti

    Quale relazione tra le dimensioni indagate?

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    Scopo del capitolo è analizzare il policy network, per verificare la capacità di proporre soluzioni concrete alle domande sanitarie rivolte dagli immigrati, nonché la capacità di uscire da una logica di frammentazione degli interventi sul territorio regionale e nazionale. Ci si è interrogati sulla relazione che intercorre tra politics e policy, ovvero sul rapporto tra le specificità delle governance regionali e la produzione di politiche sanitarie rivolte agli immigrati. La domanda cardine dell’indagine è se la seconda variabile, le politiche socio-sanitarie, sono dipendenti dalla prima, ovvero dalle dinamiche di politics: si tratta quindi di valutare quanto le decisioni politiche dei governi regionali si riflettano sulla formulazione (ed erogazione) dei servizi. Altro scopo della ricerca è finalizzato a valutare le forme decisionali delle governance regionali e collocarle lungo un continuum rispetto alla vicinanza/lontananza dai due modelli di go-vernance “ideali”, top-down e bottom-up

    La salute

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    In questo capitolo, dapprima si propone una ricognizione delle più recenti novità in ambito normativo e di gestione sui temi della salute dei migranti. A tal fine, si analizzano le possibili ricadute del decreto Minniti sul piano della salute (in virtù della situazione attuale, maggiore attenzione è proprio dedicata ai richiedenti asilo). Inoltre, si prendono in considerazione gli effetti sugli immigrati dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), alla luce della loro revisione avvenuta all’inizio del 2017; la nuova legge sui Minori stranieri non accompagnati (Legge Zampa) e, da ultimo, le linee di indirizzo per il ricono-scimento precoce e la presa in carico di migranti vittime di violenza intenzio-nale e di torture. Successivamente, come nei rapporti precedenti, il capitolo si sofferma sulle condizioni di salute della popolazione straniera e l’utilizzo da parte degli stranieri dei servizi sanitari. Circa le patologie, si prende in consi-derazione, sia pur molto sinteticamente, l’andamento relativo alla tubercolosi e all’interruzione volontaria di gravidanza. Infine, tenendo conto dei richie-denti e titolari di protezione internazionale, ci si sofferma sia sul sistema di accoglienza in Italia sia sulle proposte per garantire una migliore tutela della salute ai migranti da parte del Comitato Regionale Europa del World Health Organization
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