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Introduzione
Muovendo dalla consapevolezza di fenomeni come la spettacolarizzazione della guerra e la manipolazione ideologica degli eventi bellici tramite la propaganda e i media, questo volume intende analizzare le modalità di rappresentazione dei conflitti nella contemporaneità, a partire dallo spartiacque della seconda guerra mondiale. Nelle sei sezioni in cui si articola il libro - "Memoria e trauma", "Storia e finzione", "La guerra in Iraq": il discorso mediatico e istituzionale", "Nazionalismi e identità", "Strategie e linguaggi della paura", "Propaganda e censura" - studiosi di varie provenienze geografiche e disciplinari si confrontano, secondo una prospettiva comparata, nel tentativo di indagare sui dibattiti del prsente e sulla memoria culturale del recente passato
Vite di Utopia
Il volume indaga i nessi fra la vita del pensatore utopico e le sue concezioni sociali e politiche
Dialectics between Labour and Rest in Morris’s Utopia: News from Nowhere (1890)
Morris’s News from Nowhere (1890) is investigated through a comparison between two conceptual polarities, namely rest and labour, which Morris strives to reconcile in order to construct his utopian project. These two words present a conceptual affinity with the equivalent Latin words “otium” and “negotium”. As a matter of fact, “otium” hides a double meaning, a positive and a negative one: it can be associated with leisure to be devoted to the cultivation of one’s own speculative inclinations; or, it can be connected with inertia and laziness. In English the Latin origin has been preserved in the adjective “otiose” and in the noun “otiosity”; however, while these Latinate terms are obsolete ones, the Old English “idleness” and “rest” are currently in use. The idea of “idleness” is opposed to work, it shuns labour and is counter-posed to it, as an alternative; the idea of “rest,” instead, implies a break from work and, consequently, it is strictly interrelated to it as a kind of re-creative inactivity which ensues from a productive activity. On the other hand, in the Latin language the term “negotium” is characterised by the following associations: a) work, activity, occupation; b) preoccupation; c) annoyance, difficulty, embarrassment; d) political activity, public function.
Morris regards labour as a dynamic activity and no longer as a toilsome service men must daily fulfil for their own support. His positive idea of labour, conceived as an activity which man must learn, gathers momentum through his revival of the “Arts and Crafts” modelled on medieval guilds of artisans. In this respect, the encounter between Henry Morsom and William Guest in News from Nowhere is emblematic
Introduction
Negli ultimi decenni gli studi utopici appaiono caratterizzati da una specializzazione verso precise aree culturali e dall’esigenza di una riconcettualizzazione dell’utopia in rapporto all’interpretazione che ne hanno dato i pensatori della seconda metà del Novecento. In particolare, sono numerosi gli studi dedicati all’evoluzione del genere in Gran Bretagna e nelle Americhe, e alle relazioni fra utopia, distopia e generi affini, quali la fantasy e la science fiction: tali studi rivelano un interesse profondo per le interazioni con diversi codici espressivi quali il cinema e le arti, e con forme di letteratura di consumo. La tendenza all’iperspecialismo degli studi utopici ha causato la diminuzione di ricerche di vasto respiro : un fenomeno paradossale, se si considera che sono entrati nel linguaggio comune concetti quali “visione planetaria” e “globalizzazione”, e che, per converso, imprese finalizzate alla sistematizzazione di una sapere sono viste con sospetto, perché ritenute mai esaustive e inevitabilmente esposte al rischio della semplificazione e dello schematismo.
Perché si è scelto di parlare di storia transnationale e non internazionale? Scegliere ‘INTERnationale’ avrebbe significato incentrare l’indagine sul rapporto “fra” le nazioni. ‘TRANSnationale’ invece mette a fuoco l’“oltre”, la possibilità di andare oltre alle singole identità nazionali e culturali per sviluppare comparazioni che intrecciano molteplici paesi e abbracciano i continenti nei quali la tradizione europea ha ritardato l’emergenza di una tradizione utopica aborigena, cioè le Americhe, l’Australia e la Nuova Zelanda, dove la massiccia immigrazione ha generato problemi di fusione e assimilazione fra i vari gruppi etnici.
Studiare l’utopia in una prospettiva transnazionale significa dunque riconsiderare concetti fondanti quali identità nazionale, comunità, appartenenza, memoria storica/memorie storiche, e soprattutto interrogarsi sulla crisi del concetto di stato/nazione e sul nesso fra utopia e globalismo/localismo. Il concetto di globalismo ha messo in discussione l’idea di utopia stessa, perché, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento molte utopie si sono presentate come modelli socio-politici universalmente applicabili e quindi esportabili. Parlare di ‘prospettiva globale’, intesa come sinonimo di ‘visone universale’ immobilizza l’utopia, perché presuppone un atteggiamento omogeneizzante ed omologante. L’utopia è intrinsecamente “situata”, nasce da una specifica situazione storica che si vuole criticare e dunque modificare; per questo essa si pone come un modello, perché parte dal presente per andare oltre. Studiare le diverse tradizioni utopiche occidentali diventa tanto più importante quanto più fortemente si avverte la necessità di contrapporre modelli alternativi a quello americano, presentato come libertario, più democratico e dunque più civilizzato, e di immaginare una ‘nuova’ Europa come un progetto utopico che tragga forza da un laboratorio di idee.
Durante il Novecento il concetto di utopia come paradigma è stato sottoposto ad una profonda revisione. Marc Bloch e Walter Benjamin hanno dimostrato che utopia e utopismo non possono essere disgiunti. Se l’utopia rischia di rimanere al di fuori del tempo storico, l’utopismo tenta di superarne i limiti perché recupera la storia attraverso la memoria. Comprendere che fra passato e presente c’è discontinuità, non linearità, consente di assumere un atteggiamento critico verso ciò che è stato e ciò che è, e di acquisire una capacità attiva nei confronti del futuro. In questo senso l’utopismo non è regressivo, consolatorio o nostalgico, ma possiede una forza critica propulsiva.
Le ultime decadi del Novecento e i primi anni del Duemila, segnati dalla crisi delle ideologie comuniste e da guerre nazionalistiche, hanno obbligato gli studiosi a interrogarsi sulla frattura fra ciò che è e ciò che potrebbe/dovrebbe essere e sulla possibilità dell’utopia di rinnovarsi attraverso la storia
Introduzione
Sintesi dei problemi affrontati nei 25 contributi compresi nel volume, Atti di un Convegno tenuto a Bologna nell'ottobre del 2006
Conflitti: strategie di rappresentazione della guerra nella cultura contemporanea
Muovendo dalla consapevolezza di fenomeni come la spettacolarizzazione della guerra e la manipolazione ideologica degli eventi bellici tramite la propaganda e i media, questo volume intende analizzare le modalità di rappresentazione dei conflitti nella contemporaneità, a partire dallo spartiacque della seconda guerra mondiale. Nelle sei sezioni in cui si articola il libro - "Memoria e trauma", "Storia e finzione", "La guerra in Iraq": il discorso mediatico e istituzionale", "Nazionalismi e identità", "Strategie e linguaggi della paura", "Propaganda e censura" - studiosi di varie provenienze geografiche e disciplinari si confrontano, secondo una prospettiva comparata, nel tentativo di indagare sui dibattiti del prsente e sulla memoria culturale del recente passato
Palazzo Vassé Pietramellara
E' la prima monografia dedicata a Palazzo Vassé Pietramellara, ricca "domus" bolognese di un'antica famiglia di origini francesi che tra il XV e il XVIII secolo vede crescere ininterrottamente il suo prestigio sociale ed economico nella città felsinea. Il palazzo è specchio dei mutamenti di gusto dei suoi proprietari, che in questi secoli intrecciano stretti rapporti con lo Studio bolognese e con la Curia romana. Il volume lega così la storia della famiglia alle singole imprese decorative che si susseguono nel tempo, dagli importanti cicli decorativi tardomanieristi di Giovan Battista Cremonini alle trasformazioni seicentesche di Gian Giacomo Monti, Gabriele Brunelli, il Pianoro e il Mengazzino che avvengono dopo il conseguimento della dignità senatoria, fino al progetto di rifacimento della facciata del palazzo da parte di Angelo Venturoli con la collaborazione di Giacomo De Maria, rimasta incompiuta a causa del declino della famiglia all'aprirsi dell'Ottocento. Il volume è arricchito dai contributi specialistici di V. Fortunati, S. Biancani, M. Parlatore Melega e F. Bònoli, che ha dedicato un intervento alla meridiana di Geminiano Montanari, preziosa testimonianza degli sviluppi raggiunti dalla scienza astronomica a Bologna nel XVII secolo
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