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CARTA GEOMORFOLOGICA DEL GOLFO D'ARZACHENA. Scala 1:25.000
Allegato all'articolo: De Muro S., Ulzega A. (1985) – “IL GOLFO DI ARZACHENA NELLA SARDEGNA SETTENTRIONALE. RICERCHE DI GEOMORFOLOGIA COSTIERA E SOTTOMARINA” Boll. Soc. Geol. It. 104 (1985), pp. 551-560
Carta Geologica d'Italia F° 411 "Santa Teresa" in scala 1:50.000
Piattaforma continentale
La piattaforma continentale sarda relativa al Foglio geologico n°428 considerato, si estende per circa 10mn verso mare con una debole pendenza fino al bordo (-110m/120m). Quest’ultimo si presenta frastagliato in quanto caratterizzato dalla presenza di una serie di testate (in arretramento) di canyon (Canyon Caprera, Canyon Cervo, Canyon Mortorio) che incidono la sottostante scarpata (Scarpata Gallurese; Ulzega, 1988). (Fig.A)
La piattaforma continentale, definita da Ulzega (1988) come Pianu Gaddurese, si divide in: piattaforma interna o prossimale, molto articolata e complessa ed in piattaforma esterna o distale, che comprende l’intero settore nord-orientale del Foglio. La suddivisione risulta necessaria in quanto si esplicano differenti modalità della dinamica marina che condizionano in modo determinante i processi evolutivi sia delle coste che dei fondali.
La parte interna dell’unità fisiografica considerata, si estende dalla linea di riva alla batimetrica –50m e comprende tutti i fondali prossimali in cui si trovano le isole maggiori e minori, gli scogli e le secche. In quest’area di mare avviene la sedimentazione terrigena degli apporti terrestri e la dispersione dei sedimenti ad opera delle correnti di fondo, soprattutto in relazione all’elevata dinamica delle masse d’acqua mobilizzate lungo i canali tra le isole dalle mareggiate dei quadranti settentrionali. (Fig.B)
La porzione esterna della grande unità, si estende dalla batimetrica –50m sino alla massima profondità di circa –90m che si raggiunge all’estremità nord-orientale del Foglio; non si raggiunge pertanto il bordo della piattaforma continentale.
L’area di piattaforma esterna è caratterizzata da debole sedimentazione a bassa energia su una morfologia estremamente regolare.
Nel paesaggio sommerso della grande unità fisiografica (interna, esterna),si rilevano delle depressioni, dall’interpretazione (variazione dello spessore del corpo sedimentario) dei profili sismici (SubBottonProfiler), attualmente colmate da sedimenti olocenici, localizzate principalmente in corrispondenza delle grandi insenature (Golfo di Cugnana, Golfo di Marinella, Golfo del Pevero), la cui genesi di natura tettonica, sviluppandosi secondo le principali linee di faglia (direzione NNE-SSW) che caratterizzano l’area. Il loro modellamento è da imputarsi alle fasi glacio-eustatiche che caratterizzano l’ultima era geologica (Quaternario), durante soprattutto la forte fase regressiva wurmiana (stage 4,3,2); in questo momento, infatti si verificano processi erosivi da parte sia degli agenti esogeni sia dei corsi d’acqua, determinando un paesaggio ben diverso dall’attuale, con la formazione di sistemi cordone litorale-laguna durante la progressiva regressione marina (massimo regressivo –110/120m) a cui è seguita la trasgressione versiliana che rimaneggia e rimodella le morfologie presistenti. (Fig.C)
Questa situazione è testimoniata dall’andanento delle principali linee di drenaggio sommerse che terminano in corrispondenza delle testate dei canyon precedentemente citati.
Ulteriori testimonianze morfologiche ben conservate, si accordano a quanto detto, legate alle fasi regressive e trasgressive quaternarie: si definiscono morfologie litorali (cordoni litorali fossili, beach-rock), soprattutto relative all’ultimo sollevamento tardo-pleistocenico ed olocenico del livello del mare.
Si tratta in particolare di depositi di spiaggia cementati, in facies di beach-rock, localizzati a varie profondità: sono significativi i livelli a –70m, a –50m ed a quote via via superiori fino alle ultime beach-rock presenti in prossimità spiagge sia della Corsica che della Sardegna, che testimoniano l’ultimo sollevamento del livello del mare olocenico corrispondenza dell’optimum climatico.
In questo discorso non si esclude una componente tettonica polifasica (NNE-SSW ; NNW-SSE) che abbia predisposto il substrato per il modellamento finale sopra citato; infatti si rilevano le evidenze di faglie sepolte con direzione NNE-SSW che caratterizzano il settore sud-orientale del Foglio.
Il margine continentale presenta i caratteri tipici della Sardegna nord orientale è caratterizzato da un sistema deposizionale sottomarino controllato dalla tettonica distensiva pliocenica e suddiviso in bacini marginali.
La scarpata è incisa da un reticolo di valli sottomarine e numerosi canali tributari; il ciglio si trova alla profondità media di circa –125 m. per risalire a quote inferiori in corrispondenza dell’arretramento per erosione regressiva delle testate dei canyons (Ulzega et alii, 1986). In scarpata superiore sono riconoscibili le tracce di scivolamenti gravitativi e flussi torbiditici non canalizzati che danno luogo ad accumuli di base di pendio. (Fig.C)
Da punto di vista strutturale risulta rispettare l’andamento della situazione, la presenza di un corpo roccioso calcareo in prossimità di Capo Figari, che risulta interessato da una faglia con le stesse caratteristiche sopra esposte (dir.NNW-SSE) risultando concordi con i pincipali lineamenti tettonici che caratterizzano il Monte Tuttavista facente parte del complesso carbonatico mesozoico del Golfo di Orosei, ma esattamente a circa 90° rispetto ai lineamenti strutturali che definiscono l’Isola di Tavolara (Mesozoico)
Geomorphological researches on the strait of Bonifacio: the inner Sardinian continental shelf westwards Capo Testa
The inner continental shelf, and the submerged shore of the west Sardinian part of the straits of Bonifacio have been studied from the geomorphological point of view .
Particularly the submerged morphologies up to a water-depth of at least fifty metres between Capo Testa and Punta di li Francesi, are examined on the basis of ecographical surveys and underwater geomorphological exploration.
The following morphologies have been located: abrasion platforms, erosion surfaces, paleocliffs and pebble deposits at different depths .
The examined area shows a geomorphological evolution of littoral environment due to eustatic changes in the Quaternary
Carta Geologica d'Italia F° 428 Arzachena
Inquadramento del margine continentale
Il margine continentale della Sardegna meridionale è caratterizzato da un sistema deposizionale sottomarino controllato dalla tettonica distensiva pliocenica e suddiviso in diversi bacini marginali (Wezel et alii, 1981), dove pervengono i contributi sedimentari dei vari segmenti di piattaforma continentale (Lecca et alii, 1998). La scarpata è incisa da un reticolo di valli sottomarine e numerosi canali tributari; il ciglio si trova alla profondità media di circa –125 m. per risalire a quote inferiori in corrispondenza dell’arretramento per erosione regressiva delle testate dei canyons (Ulzega et alii, 1986) mentre nella zona distale delle valli sottomarine si estendono corpi sedimentari a conoide batiale, al raccordo con la piana batiale sardo-algerina (Auzende et alii, 1974). In scarpata superiore sono riconoscibili le tracce di scivolamenti gravitativi e flussi torbiditici non canalizzati che danno luogo ad accumuli di base di pendio. L’assetto morfo-strutturale del margine è articolato da valli e sea-mounts isolati; sotto il profilo evolutivo sono distinguibili due stili differenti: sulla cima del monte sotto-marino di Su Banghittu si è conservata una piattaforma residuale, annegata da sedimentazione quasi essenzialmente carbonatico-bioclastica a seguito del suo isolamento dal sistema terrigeno (Lecca et alii, 1998) mentre i pendii dei rilievi strutturali (Monte Ichnusa, Su Banghittu e Horst del Sarrabus) vengono ricoperti da un drappo emipelagico e da torbiditi distali fini (Bouma et alii 1985). L’area di depocentro del bacino profondo è interessata da una sedimentazione in prevalenza torbiditica alternata a depositi emipelagici che evidenzia con l’aggradazione uno spesso complesso di channel-levee (Lecca et alii, 1998). In particolare il bacino di Cagliari costituisce la parte più interna del sistema sedimentario dell’intero margine, delimitato e controllato dai blocchi tettonici del margine continentale della Sardegna meridionale, in particolare dai movimenti dei blocchi sottomarini del Monte Ichnusa e di Su Banghittu (Fanucci et alii, 1976). Tali bacini marginali, chiudono a sud il Rift oligo-miocenico (Cherchi & Montadert, 1982), della Sardegna meridionale, riattivato durante il Pliocene-Quaternario da movimenti estensionali da correlare con l’apertura del Tirreno meridionale (Cherchi et alii, 1978)
Carta geologica d'Italia F° 557 Cagliari in scala 1:50.000
Inquadramento del margine continentale
Il margine continentale della Sardegna meridionale è caratterizzato da un sistema deposizionale sottomarino controllato dalla tettonica distensiva pliocenica e suddiviso in diversi bacini marginali (Wezel et alii, 1981), dove pervengono i contributi sedimentari dei vari segmenti di piattaforma continentale (Lecca et alii, 1998). La scarpata è incisa da un reticolo di valli sottomarine e numerosi canali tributari; il ciglio si trova alla profondità media di circa –125 m. per risalire a quote inferiori in corrispondenza dell’arretramento per erosione regressiva delle testate dei canyons (Ulzega et alii, 1986) mentre nella zona distale delle valli sottomarine si estendono corpi sedimentari a conoide batiale, al raccordo con la piana batiale sardo-algerina (Auzende et alii, 1974). In scarpata superiore sono riconoscibili le tracce di scivolamenti gravitativi e flussi torbiditici non canalizzati che danno luogo ad accumuli di base di pendio. L’assetto morfo-strutturale del margine è articolato da valli e sea-mounts isolati; sotto il profilo evolutivo sono distinguibili due stili differenti: sulla cima del monte sotto-marino di Su Banghittu si è conservata una piattaforma residuale, annegata da sedimentazione quasi essenzialmente carbonatico-bioclastica a seguito del suo isolamento dal sistema terrigeno (Lecca et alii, 1998) mentre i pendii dei rilievi strutturali (Monte Ichnusa, Su Banghittu e Horst del Sarrabus) vengono ricoperti da un drappo emipelagico e da torbiditi distali fini (Bouma et alii 1985). L’area di depocentro del bacino profondo è interessata da una sedimentazione in prevalenza torbiditica alternata a depositi emipelagici che evidenzia con l’aggradazione uno spesso complesso di channel-levee (Lecca et alii, 1998). In particolare il bacino di Cagliari costituisce la parte più interna del sistema sedimentario dell’intero margine, delimitato e controllato dai blocchi tettonici del margine continentale della Sardegna meridionale, in particolare dai movimenti dei blocchi sottomarini del Monte Ichnusa e di Su Banghittu (Fanucci et alii, 1976). Tali bacini marginali, chiudono a sud il Rift oligo-miocenico (Cherchi & Montadert, 1982), della Sardegna meridionale, riattivato durante il Pliocene-Quaternario da movimenti estensionali da correlare con l’apertura del Tirreno meridionale (Cherchi et alii, 1978)
Il golfo di Arzachena nella Sardegna settentrionale. Ricerche di geomorfologia costiera e sottomarina
The coast and sea bottom of the Gulf of Arzachena were studied from the geomorphological point of view. Echographical surveys and under-water samplings were carried out at sea.
Different morphologies connected both to hot-wet climates (inselberg, residual surfaces at different levels,
paleosoils) and to cold climates with consequent emersion of the present continental shelf, are evident on the coast.
On the internal shelf , the Ria of Arzachena presents typical characteristics of fluvial valleys.
Various sea-levels, represented by abrasion platforms and beach-rocks, are referred to the Tyrrhenian and Versilian transgressions
Nouvelles observations sur la morphologie et la structure de la plate-forme continentale de la Sardaigne occidentale.
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