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Microvolumi appesi. Ristrutturazione ed ampliamento di una casa di riposo a Seregno, Milano Brianza
Progetto di ricerca architettonica redatto in occasione di concorso internazionale di cui è risultato vincitore del primo premio. Pubblicazione inserita all'interno del libro: G. Troccoli, HOUSING. Il progetto contemporaneo della residenza, Edizioni Kappa, Roma 201
Residenze speciali ecosostenibili in un parco urbano a Seregno, Milano
Progetto pubblicato all'interno dell'articolo di G. Troccoli "L'abitazione sociale. Nuovi spazi architettonici e urbani", In: ARCHITETTURA & AMBIENTE N° 15/2008. Rivista quadrimestrale Dip. CAVEA, Università La Sapienza, Rom
Progetto per dieci alloggi di edilizia residenziale pubblica a Seregno, Milano Brianza
Progetto di ricerca architettonica redatto in occasione di concorso internazionale "Europan VI" di cui è risultato vincitore del primo premio. Pubblicazione inserita all'interno del libro: G. Troccoli, HOUSING. Il progetto contemporaneo della residenza, Edizioni Kappa, Roma 201
Estudio de líneas espectrales usadas en espectroscopía analítica
Fil: Troccoli, Osvaldo Enrique. Universidad de Buenos Aires. Facultad de Ciencias Exactas y Naturales; Argentina
Estudio de líneas espectrales usadas en espectroscopía analítica
Fil: Troccoli, Osvaldo Enrique. Universidad de Buenos Aires. Facultad de Ciencias Exactas y Naturales; Argentina
The ambivalence of autonomy: skills, trust, tactics, and status on a construction site in Belize
This article focuses on the autonomy of construction workers informally employed in Belize City, Belize, as emerging from the labor processes and material conditions that characterize construction work in this ethnographic setting. I argue that the notion of ambivalence can be fruitfully applied in order to understand how autonomy acts in contradictory ways in reproducing the relationships amongst workers, and between them and their contractors. In a context characterized by personal relationships, minimized managerial control, and flexible employment, the article employs an ethnography of the workplace which focuses on the role of trust, status and tactics used by builders to their own advantage, in order to show the relevance of their autonomy for how they meaningfully engage with their work, with each other and their employers. The article asks how workers differentially positioned within the skills-based hierarchy of the workplace act ambivalently, simultaneously reinforcing and negating their unequal place within it while striving to make their conditions less precarious
The village in the city: urban experiences through accounts of rural life in Belize
While conducting fieldwork in Belize City, Belize, I heard many comments and anecdotes about the villages that city dwellers or their parents came from. I initially took these glimpses of the rural as a somewhat nostalgic yet interesting feature of the everyday city conversations that provided me with some ideas about Belizean village life (of which I had little or no experi-ence). However, I came to realise that in talking of the rural, my interlocutors were in fact saying much about their own lives in the city
The Global Rise of Diabetes Seen from Belize: Review of the book: Traveling with sugar: chronicles of a global epidemic. By Amy Moran Thomas
"Ei, Mann, was erzählst du da? Du bist verknallt in mich?" Theatertraining und Fremdsprachendidaktik: über die Aneignung von Verben mit Präpositivergänzung beim Theaterspielen
Nel mio lavoro di ricerca mi sono dedicata alla didattica del tedesco come lingua straniera, concentrandomi in particolare sulla struttura grammaticale dei cosiddetti Verben mit Präpositivergänzungen, tramite l’uso della metodologia teatrale.
Questa scelta è partita dalla convinzione, sostenuta anche dalle recenti scoperte neurolinguistiche e dagli studi di acquisizione e didattica (v. capitoli 1, 2, 3 e 4), che si impara una lingua al meglio usandola attivamente in contesti e situazioni, con il coinvolgimento totale del discente. In un lavoro teatrale quindi, dove il corpo, la voce, le intenzioni, le emozioni, gli spazi, le relazioni, le parole e anche i silenzi acquistano forza e significato tangibile, la lingua viene veramente sperimentata, vissuta, fatta propria e legata ad una esperienza positiva e stimolante. I laboratori annuali su cui ho basato la mia ricerca sono stati due: uno al liceo linguistico “Cairoli” di Pavia e uno all’Università di Pavia. Gli studenti erano di livello B1 e il lavoro è stato svolto interamente in tedesco (vedi capitoli 5, 6 e 7). Tutti gli esercizi fondanti del laboratorio, nonché gli spettacoli finali, erano ricchi delle strutture grammaticali d’interesse, che venivano ripetute e variate in diversi contesti e situazioni, con modalità differenti, coinvolgenti e anche giocose (vedi capitolo 7), senza che venisse però mai esplicitato ai partecipanti questo focus di lavoro.
Il beneficio acquisitivo dell’uso del teatro legato alla lingua straniera è stato sottolineato da diverse esperienze e personalità del campo, soprattutto in ambito inglese e tedesco (vedi capitolo 4), ma raramente ci sono dei dati che ancor di più sostengano tali vantaggi. Il mio lavoro ha perciò provato a dare una iniziale e parziale risposta a ciò, svolgendo quindi dei test prima e dopo il laboratorio di teatro (vedi capitolo 8 e appendice), raccogliendo in questo modo dati da analizzare e da cui poter trarre qualche conclusione di un iniziale studio scientifico riguardante questa metodologia. I test sono stati: reaction time (ovvero un grammaticality judgement test, con Verben mit Präpositivergänzungen ed elementi distrattori), il test di competenza linguistica austriaco (l’ÖSD, comprendente le parti di produzione e comprensione scritta e di comprensione orale), un’intervista (con lo scopo di verificare l’uso delle strutture in questione, tramite la descrizione di immagini) e un questionario di valutazione (dapprima sulla propria competenza linguistica e poi in riferimento al lavoro svolto nel laboratorio, alle sue varie parti e ai suoi effetti). I risultati sono stati poi analizzati dettagliatamente (vedi capitoli 9 e 10).
La conclusione di questo lavoro è sicuramente positiva: il gruppo di teatro ha dimostrato una più corretta e più duratura applicazione delle strutture in questione, nonché un uso più consistente e una velocità di risposta maggiori delle stesse, rispetto al gruppo parallelo (vedi capitolo 9). Questi risultati corrispondono anche a quelli ottenuti dalle ricerche analoghe, interne allo stesso progetto universitario teatrale-linguistico seguito dalla Prof.ssa Mazza. Ciò porta alla conferma di una decisiva e diversa qualità didattica di un lavoro di questo tipo, che ad ogni modo è solo agli inizi, benché promettenti, e richiede ulteriori approfondimenti
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