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Frammento con iscrizione greca, in C. Caruso – G. Tozzi, Iscrizioni dipinte su intonaco
Edizione di un’epigrafe greca dipinta a lettere bianche su un lacerto di intonaco a fondo nero appartenente alla collezione Gorga. Il frammento, recante nella parte superiore tracce di una scena figurata e sei righe di scrittura limitatamente superstiti, con andamento metrico (forse dattilico), apparteneva probabilmente al rivestimento parietale di una dimora signorile, in cui le pareti erano decorate da immagini dipinte corredate da epigrammi in lingua greca. Non è nota né la provenienza né la datazione del pezzo, ma il confronto con gli altri esemplari della collezione e la tipologia del lacerto inducono a proporre che esso provenga dall’Italia centrale o centro-meridionale, forse Roma o l’area vesuviana, e che si possa datare tra il I a.C. e il I d.C
Le prime manifestazioni del culto di Augusto nell’Oriente greco. Il caso di Kalindoia
A partire da Augusto la figura dell’imperatore incarna, sia nella prassi politica che in quella religiosa, la centralità del dominio romano. Con le vittorie di Azio e di Alessandria, Ottaviano aveva sconfitto in Antonio e Cleopatra non solo l’ultimo dei nemici interni, ma anche l’ultimo re ellenistico: la dimensione straordinaria del nuovo potere, di fatto concentrata nelle mani di un solo uomo, fu subito percepita come tale dagli stessi contemporanei, non solo nei territori soggetti a Roma, ma addirittura oltre i confini del mondo mediterraneo. In generale colpisce la prontezza con cui le comunità provinciali reagirono alle nuove istanze dettate dall’avvento del principato, creando con esso, già all’indomani della battaglia di Azio, connessioni e legami simbolici. Rispetto all’alto numero di attestazioni letterarie, epigrafiche ed anche numismatiche, sono di molto inferiori i casi archeologici che possono documentare concretamente l’avvio del culto imperiale attraverso l’installazione di spazi appositamente destinati dalle singole comunità locali ad accogliere e celebrare l’imperatore. Tra i contesti precocemente interessati dalla celebrazione di Ottaviano, ovvero nella fase dopo Azio (2 settembre del 31 a.C.) e prima di ricevere il titolo di Augusto (16 gennaio del 27 a.C.). Su questo sfondo particolarmente rarefatto nella sostanza archeologica dei primi edifici adibiti al culto dell’imperatore, certamente il Sebasteion di Kalindoia, città situata nei territori interni della penisola calcidese, rappresenta uno dei contesti maggiormente esemplificativi per la straordinaria e fortunata compresenza di dati archeologici ottimamente conservati e di una ricca documentazione epigrafica. Come emerge chiaramente anche dalla dettagliata analisi di Giulia Tozzi, le numerose evergesie messe in scena a Kalindoia, tra 1 a.C. e 1 d.C., da Apollonio, figlio di Apollonio, nelle funzioni «di sacerdote volontario di Zeus e di Roma e Augusto figlio del divo Cesare», sembrano presupporre l’esistenza di spazi deputati alla riunione di gruppi ristretti ed elitari nell’ambito delle grandi celebrazioni pubbliche delle feste in onore delle divinità locali e del princeps. La documentazione archeologica analizzata offre utili indizi per comprendere appieno questi spazi e le modalità del culto imperiale nella sua fase iniziale
Kalindoia e le prime attestazioni epigrafiche del culto imperiale nell’Oriente greco, in M. Galli – G. Tozzi, Le prime manifestazioni del culto del princeps nell’Oriente greco: il caso di Kalindoia
Iscrizioni greche, in C. Caruso – G. Tozzi, Iscrizioni latine e greche
Schede epigrafiche, con edizione del testo e commento, delle iscrizioni in lingua greca conservate nel museo delle Case Romane del Celio e nei magazzini ad esso annessi. Si tratta di un piccolo gruppo di epigrafi funerarie, per lo più mutile, una delle quali cristiana. I pezzi sono tutti databili nella tarda età imperiale, eccezion fatta per una copia moderna di una dedica in lingua greca giudaica attualmente conservata nel Museo Nazionale di Napoli
Damiana Baldassarra, Dal Saronico all’Adriatico: iscrizioni greche su ceramica del Museo Archeologico Nazionale di Adria. Edizioni ETS (Diabaseis, 4), Pisa 2013, pp. XV-366
Un nuovo epigramma greco da Roma
This is the editio princeps of a sepulchral Greek epigram carved on an altar that was discovered in 2011 by the Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in the area of the so-called Villa dei Sette Bassi, where it was re-used in the Early Middle Ages; in all likelihood it had originally been erected in the adjacent Via Latina. The epigram consists of six hexameters and was written in memory of a little girl, Pompeiana, who tells the reader about her brief experience of life. The layout and language of the epigram are very elegant and betray the hand of a skilled poet, whose signature is perhaps to be read at the beginning of the inscription
Assemblee politiche e spazio teatrale ad Atene
L’uso del teatro per riunioni politiche è documentato ad Atene dall’età classica al periodo romano. Già alla fine del V secolo il teatro di Dioniso Eleutereo o quello del Pireo diventano talvolta luoghi di assemblea e sempre più spesso sono destinati a tale scopo in epoca ellenistica, al punto da sostituire definitivamente l’ekklesiasterion della Pnice. L’analisi delle fonti letterarie ed epigrafiche e la revisione dei dati archeologici, alla luce delle indagini e delle speculazioni più recenti, consentono di far luce sulle ragioni e sulle modalità di tale fenomeno e di comprenderne lo sviluppo nel tempo
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