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Ennio Tomai nel panorama napoletano del primo Novecento
Il saggio inquadra l'opera dello scultore Ennio Tomai (1893-1969) nel panorama della scuola napoletana del primo Novecent
Tomai, Ennio
Dettagliata biografia e profilo storico-critico dello scultore, disegnatore, illustratore, fotografo e cineasta Ennio Tomai (L'Aquila 1893 - Napoli 1969)
Tomai, Ennio
Scheda biografica sullo scultore, e illustratore Ennio Tomai
(L'Aquila 1893-Napoli 1969)parte del "Dizionario biografico degli artisti" pubblicato in appendice al secondo tomo del primo volume de "La Pittura in Italia. Il Novecento
From victims to survivors: narratives of self-help impact on women empowerment
From victims to survivors: narratives about self-help impact on
women’s empowerment. Francesca Esposito, ISPA-IU;
Manuela Tomai, Department of Dynamic and Clinical
Psychology, Sapienza University of Rome; Pedro Alexandre
Costa, UIPES, ISPA-IU
Intimate partner violence (IPV) is a conduct of coercion, physical
abuse, sexual abuse, threat and emotional abuse that takes place
in intimate relationships. IPV implies damages at physical,
psychological and existential levels, leading to a substantial
burden not only to the victim but also to society. In Italy, service
providers indicate that, with a spreading rate of 78%, IPV is the
most widespread form of violence that continues to affect women
throughout the country (DIRE, 2010). The continuum of violence
in intimate relationships is also reflected in the growing number
of victims of femicide perpetrated by partners, spouses or former
partners (UN, 2012). Despite the alarming data, IPV continues to
be socially underestimated in the context of a patriarchal society
where violence in intimate relationships is not always perceived
as a crime, and where the perception that State responses to the
problem are still not appropriate, still persists. This contribution
aims at presenting an on-going intervention experience in an antiviolence
service in the city of Rome (Italy). This intervention
started in January 2011, adopting a self-help strategy to promote
individual and collective empowerment of women survivors of
IPV. In this sense, self-help allowed women to rebuild their
social networks, to promote their access to community resources,
to develop relations able to provide them with various forms of
social support. Moreover, self-help made it possible for the
participants to turn their personal crisis into a social experience
contextualized in a wider socio-political and cultural dimension.
It also promoted the transition from individual narratives of
"victims" to a collective narrative of "survivors", that are active
protagonists of their own lives. Apart from the professional’s
reflection, space will be given in the contribution to the
survivors’ narratives on the self-help group experience and its
impact on their own lives
L'Idea del giardino del mondo di Tommaso Tomai: note linguistiche
Il contributo discute la presunta scientificità del testo mostrando come questa interpretazione sia legata alla consultazione di edizioni seicentesche che presentano vistose integrazioni rispetto alla princeps (1582) e collocando il testo di Tomai all'interno del complesso sistema dei generi della comunicazione scientifica del periodo; infine si mettono in luce le caratteristiche linguistiche dell'enciclopedia di Tomai
Sviluppare risorse del territorio nella gestione di patologie degenerative dell'anziano: la promozione dei gruppi di self-help per i caregiver
Biopsychosocial correlates of adjustment to cancer during chemotherapy. The key role of health-related quality of Llife
Background. Patients adjust to cancer in a continuous process that follows the course of the disease. Previous research has considered several illness-related variables and demographics, quality of life, personality, and social factors as predictors of adjustment to cancer, which can be maladaptive (e.g., helplessness-hopelessness and anxious preoccupation) or adaptive (e.g., fighting spirit). Aims. Assuming a biopsychosocial view, we test an empirical model in which disease stage, patient's age, and gender are viewed as the distal antecedents of positive and negative adjustment to cancer for chemotherapy patients. Health-related quality of life (HRQoL) has a key role, interposing between the distal antecedents and adaptational outcomes. Social support and positive thinking are also included in the model as related to adjustment. Methods. One-hundred-sixty-two consecutive cancer patients receiving adjuvant or standard chemotherapy participated in the study. Patients completed the Mini-Mental Adjustment to Cancer, the Brief-COPE, the Social Provision Scale, and the SF-12 Health Survey. Partial least squares structural equation modeling (PLS-SEM) was applied for model building and hypotheses testing. Results. We found a negative association between advanced stage and physical functioning, a strong positive link between physical functioning and mental health, and significant relations between mental health and helpless-hopelessness, anxious preoccupation, and cognitive avoidance. Social support and positive thinking were related to fighting spirit and fatalism. Cancer stage and female gender were indirectly associated with adaptational outcomes through HRQoL. The patient's age had no significant relationships in the model. Discussion. HRQoL (both physical and mental) is a key factor for preventing maladjustment in chemotherapy patients. Social support and positive thinking coping style fosters fighting spirit and fatalism on health outcomes. Two potential lines of action seem promising: preventing maladaptive and promoting adaptive adjustments working on patient's mental health individually and involving significant others in supportive care, respectivel
La Cimitarra del soldado musulmán
Al 1er número precedeixen dues cartes del soldat musulmà al Agá de JenízarosEl soldat musulmà és Amurat-Eski-Tomai, apareix el nom en els núm. 1 i 8 i les inicials en el nº 2Suplement al núm.
Il bambino nella testa e nel cuore. Il percorso adottivo
ESTRATTO: Adozione, una parola di origine latina che nella sua etimologia (ad optare) rimanda all’azione dello scegliere. Contestualizzando questo termine nell’ambito della costruzione di legami familiari, la domanda che sorge spontanea è: “chi sceglie chi?”.
Storicamente, l’atto della scelta si è configurato come una prerogativa dell’adulto, rappresentante istituzionale o potenziale genitore. Un processo adottivo così concepito rischia di far perdere di vista il destinatario dell’evento.
Il protagonismo dell’adulto è dettato dalla “preoccupazione dell’adulto” e dalla difficoltà di concepire il bambino quale interlocutore attivo e competente. La proposta teorica ed operativa delle autrici si fonda e ruota su questa radicata assunzione: che il bambino sia e possa essere un “partner attivo” nelle relazioni che lo implicano e che debba partecipare al “processo di scelta” che lo riguarda così da vicino.
I riferimenti teorici chiaramente rintracciabili nel testo sono la pedagogia montessoriana e la psicologia di comunità che, pur essendosi sviluppati in contesti storici, culturali, geografici e scientifici distanti, presentano numerosi punti in comune, perfettamente colti dalle autrici. Tra questi particolare rilievo hanno la concezione di individuo, considerato, indipendentemente dall’età, un soggetto attivo, culturalmente e socialmente situato; l’idea di ambiente, inteso come contesto che pone vincoli ma anche risorse e opportunità; la relazione tra individuo e contesto, concepita come fortemente interdipendente.
Fatte queste premesse, la logica dell’intervento che le autrici propongono non è restitutiva o riparatoria ma di sviluppo, il focus dell’azione è sulla costante ricerca del miglior rapporto possibile tra l’individuo e il suo specifico ambiente di vita, il ruolo dell’esperto diviene quello di osservare, favorire la conoscenza e l’espressione dei desiderata, puntare alla “costruzione” di contesti, fisici e relazionali, in grado di promuovere la crescita.
L’ascolto che passa attraverso l’osservazione attenta è indirizzato ad offrire la possibilità di costruire una nuova narrativa che sia frutto delle percezioni, rappresentazioni, bisogni e desideri di tutti i protagonisti: genitori adottivi, istituzioni, bambino, fratelli, famiglie d’origine. Come?
“Avere il bambino nella testa”, una meravigliosa affermazione, geniale per la sua semplicità e immediatezza, rende benissimo l’idea di come questa sia la chiave di volta dello sviluppo sano: sapersi e sentirsi pensati da un genitore “sufficientemente buono”.
Costruire la consapevolezza dell’essere pensati passa attraverso una miriade di gesti, scelte e comportamenti (quasi) naturali quando dettati e sostenuti dal legame che si sviluppa tra genitore e figlio e che sincronizza corpi e menti ed emozioni degli attori della relazione. Sincronizza non è una parola scelta a caso sta ad indicare quanto i più recenti studi testimoniano; i contatti corporei intimi e significativi generano nei neonati un'attività cerebrale ritmica specifica (theta, 4-6 Hz) nelle diverse aree corticali, la stessa attività che accompagna negli adulti gli stati di meditazione e di rilassamento profondo. Esperienze precoci positive sembrano costituire la base per una rappresentazione piacevole del sé corporeo.
Ma cosa succede quando queste esperienze non sono possibili e/o sostituite dal loro contrario? Come poter non solo sanare queste ferite ma offrire “esperienze in contesti di vita” che permettano al processo di crescita di riprendere il suo cammino? Come, cioè, costruire nel bambino la consapevolezza e la fiducia dell’”essere nella testa” di un adulto benevolo e nel genitore la capacità di “tenere nella testa” quello specifico piccolo individuo attivo, partecipativo e interagente?
L’esperienza riportata in questo volume testimonia l’importanza di sostenere un’ottica complessa, di saper spaziare dall’intervento sul singolo a quello sulla rete
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