1,721,017 research outputs found
Su Greuze e Rousseau. Politica delle élite, romanzo e committenza d'arte nella tarda età dei Lumi
Cosa racconta per davvero un quadro celebre come l'Accordée de village di Jean-Baptiste Greuze? Fraintesa ad effetto di un canone interpretativo formatosi nel corso dell'Ottocento e ancor oggi in auge, l'opera dell'artista «ideale» di Diderot avrebbe propugnato in arte i valori della rivoluzione culturale illuminista, utilizzando le armi del «sentimento» e dell'empatia filantropica. Indagate col metodo storico, quelle opere si riveleranno essere invece le depositarie di un progetto autoritario di ricomposizione del mondo feudale promosso su istanza della clientela diretta Greuze – le élite del ceto e del censo – e contenente una rilettura in chiave conservatrice dei romanzi di Rousseau, in particolare della Nouvelle Héloïse.
Impiegando i metodi d'indagine della storia culturale, questa ricerca intende aggiungere un tassello alla ricostruzione del ruolo della pittura di genere, del teatro e della letteratura d'intrattenimento nella guerra culturale che accompagnò il tramonto dell'antico regime politico
Pensare prima di scrivere. La battaglia critica sul "Fils naturel" di Diderot e la questione della "sentence"
The introduction of Diderot’s first drama, Le Fils naturel, unleashed a furious counter-offensive from playwrights and from influential sectors of journalistic criticism (Fréron, Palissot, Collé), who were fighting the theories closed in the armour of standards and of the "good" rule of playwriting. The heated debate that aroused, allows us to bring back to light the underlying terms of a first, bewildered reaction to the Enlightenment critique on the principle of Autorité dans les discours et dans les écrits. Far from being a merely "aesthetic" matter, the theme that emerged in the first volume of the Encyclopédie re-connected to the problem of employment at all levels of the highest authority, fitting into a wider cultural battle aimed at affecting, through the arts of entertainment, the authoritarian logic of the old political and social regime. Diderot’s suggestion lends itself to highlight the entrance in the theater of the écriture philosophique logics and the final write-down of the writing procedures from the âge de l'éloquence, highlighting the "political" and criticizing aspects of the origins of our literary modernity
Arte e politica nella cultura dei Lumi. Diderot, Rousseau e la critica dell'antico regime artistico
Nella Parigi di metà Settecento gli enciclopedisti lanciarono una campagna per una radicale ridefinizione della dimensione pubblica di tutte le arti «di immaginazione». Prima la musica – con la querelle des bouffons – e poi il teatro; subito dopo i romanzi. Ultimo, arrivò il turno delle arti visive. Il loro intento era mettere a nudo la correlazione tra i pregiudizi e le gerarchie del sistema politico e sociale del loro tempo e quelle che d’Alembert chiama le «superstizioni letterarie».
Il volume ricostruisce il ruolo di Diderot e di Rousseau in una disputa che fu prima di tutto politica, e solo in seconda istanza artistica, teatrale, letteraria. E questo benché ruotasse interamente sulla pittura, la musica, il dramma, il romanzo
Non fu Arrigo
Annuncio - nell'ambito del Convegno internazionale: «Ecco il mondo»: Arrigo Boito, il futuro
nel passato e il passato nel futuro. Per il Centenario della morte e per il Centocinquantenario del Mefistofele
a cura di Maria Ida Biggi, Emanuele d’Angelo, Michele Girardi
Venezia Fondazione Giorgio Cini, 13–15.11 201
Maçonnerie et culture de la répresentation au XVIIIe siècle: musique et mécénat musical.
La politica della rappresentazione. Comunicazione sociale e consumo culturale nella Francia di antico regime (1669-1781). Nuova edizione ampliata.
rec. ad A. LILTI, Le monde des salons. Sociabilité et mondanité à Paris au XVIIIe siècle, Paris, Fayard, 2005, 568 pp.
Minacciare con le immagini. Tintoretto: gli affreschi scomparsi della «Casa Barbariga» e la svolta ideologica del patriziato veneziano
Gli scritti letterarii, i dipinti, le statue, i palazzi, le sinfonie, le opere liriche sono documenti storici, in cui si riflettono non solo la creatività dell’autore, ma anche i contesti sociali e culturali, con le loro molteplici tensioni e contraddizioni, da cui esse traggono significato e che al tempo stesso contribuiscono a illuminare.
Lo studio qui presentato è volto a ricostruire e capire un ciclo pittorico ormai irrimediabilmente consumato dal tempo, ridotto a una muta larva su una vecchia foto, a esili ombre graffite sulla facciata della veneziana «Casa» dei Barbarigo di San Trovaso, incapace ormai di restituire una pur minima traccia degli squillanti colori dei quali l’aveva ornata, a metà Cinquecento, il genio di Iacopo Tintoretto. Ombre tuttavia sufficienti per avviare una raccolta di indizi e poi di prove sul loro contenuto figurativo, per ricostruirne la struttura e l’iconografia, per coglierne il significato iconologico, per dare ad esse un senso nel quadro delle esigenze di autorappresentazione e delle ambizioni del committente, per contesualizzarle nelle profonde dislocazioni politiche, economiche e sociali verificatesi nella storia della Serenissima negli anni centrali del secolo, con il progressivo abbandono dello «Stato da Mar» e il dirottarsi degli investimenti nelle grandi proprietà fondiarie di Terraferma.
Un gioco di pazienza che servirà a riportare alla luce i perduti affreschi di palazzo Barbarigo: non certo nella loro dimensione estetica e visiva, perduta ormai per sempre, ma nei messaggi ideologici che ad essi erano stati affidati; non per quello che erano, insomma, ma per quello che volevano essere. Un documento per capire non tanto l’unicità dell’estro di Tintoretto quanto la storia di Venezia
Genesi, forme, circolazione e metamorfosi delle poesie per musica nella corte estense. Tra Tasso e Guarini: lo strano destino di "Tirsi morir volea"
- …
