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    Osservazioni sulla presenza di Tiberio nei cosiddetti cicli statuari imperiali

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    Articolo sulla presenza di Tiberio nei principali cicli statuari giulio-claudi. La presenza di Tiberio è esaminata fase per fase (età augustea prima e dopo l'adozione, età tiberiana prima e dopo la morte di Germanico e Druso Minore, fortuna postuma). Sono esaminati i rapporti delle statue di Tiberio con quelle di Livia, Augusto, Druso Maggiore, Druso Minore, Germanico e Caligol

    Tiberio e la paideia degli Egiziani

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    Studio di alcuni intellettuali alla corte di Tiberio

    Gli eloquenti silenzi della letteratura. Alcune riflessioni su Ovidio e Tiberio

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    Questo contributo è incentrato sulla problematica relazione tra Ovidio e il ‘secondo principe’, Tiberio, la cui figura, come vari studiosi hanno già osservato, non compare nelle opere dell’esilio con la stessa frequenza di Augusto e Germanico, né tanto meno in contesti celebrativi. Nonostante le fonti storiche descrivano Tiberio come un valente generale, qualità che Ovidio non mette in discussione, il futuro imperatore non rappresentò mai un potenziale interlocutore del poeta e neppure il destinatario delle sue suppliche, rimanendo così sostanzialmente inaccessibile. In queste pagine considero alcune delle ragioni di tale rapporto fallito attraverso la discussione di alcune elegie dai Tristia e dalle Epistulae ex Ponto, anche alla luce dei ritratti che Svetonio e Tacito ci forniscono della vita e dell’ethos del successore di Augusto. È interessante osservare, per esempio, con quanta ostentazione Ovidio lodi l’ingenium di Germanico, ma al contrario non faccia mai riferimento all’attività letteraria di Tiberio, che pur ci è testimoniata da Svetonio: lo storico ne menziona lo stile oscuro e l’erudizione, oltre alla sua ossessiva passione per la mitologia. Questo aspetto si rivela particolarmente degno di nota, se si pensa all’Ibis, l’arduo e oscuro poema di maledizioni composto da Ovidio in esilio e costruito attorno a una fitta sequenza di episodi mitologici. Nell’”Appendice” all’articolo, provo a suggerire che, malgrado Tiberio non fosse entrato ‘ufficialmente’ nel corpus ovidiano dell’esilio come un possibile interlocutore, egli avrebbe potuto rappresentare il destinatario anonimo di un ‘dono’ poetico, un dono tanto oscuro e criptico quanto i suoi gusti letterari, vale a dire, appunto, l’Ibis. Tiberio come ‘lettore ideale’ non solo sarebbe stato verosimilmente in grado di decifrare le oscurità del poema, ma anche di riconoscerne il valore letterario

    Livia tra Augusto e Tiberio

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    Il contesto cultuale dell’iscrizione dedicata da Iulia Augusta e Tiberio al divus Augustus pater presumibilmente posta in prossimità del teatro di Marcello identifica la paternità di Augusto con il fondamento stesso del principato: la moglie-figlia adottiva è sacerdotessa del culto e il figlio adottivo e figlio naturale della precedente è l’Augusto che ne garantirà la continuazione. In questo “spazio epigrafico” comunicativo Iulia Augusta precede Tiberio in quanto sacerdos del divus Augustus; non c’è dubbio che la sequenza dei nomi dei protagonisti dipenda dal contesto di riferimento cultuale, ma, in ogni caso, la comunicazione del potere politico e istituzionale, esclusivamente maschile, è quella tradizionale basata sulla titolatura dell’imperatore. I rumores sulle ambizioni di potere di Livia e sui suoi contrasti con il figlio imperatore saranno oggetto dei pettegolezzi di autori posteriori, quando il principato sarà diventato una realtà irreversibile assieme alle sue derive assolutiste

    Tiberio lontano da Roma

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    L'imperatore Tiberio, primo successore di Augusto, trascorse quasi la metà del suo Principato lontano da Roma, e per ragioni che non erano inerenti né alle necessità militari, né a quelle autopromozionali; il contributo cerca anche di ripercorrere criticamente le cause che potrebbero essere state a monte dell'allontanamento volontario di Tiberio dall'Urbe nel 26 (un allontanamento volontario che, nel suo caso, non era il primo). La lunga assenza dell'imperatore comportò la ricontrattazione dei rapporti con il senato, la necessità dell'entrata in gioco di prassi e cambiamenti istituzionali per garantire la continuità del governo, e determinò il delinearsi di specificità inerenti alle figure dei principali collaboratori del princeps

    Tiberio costruttore per Augusto

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    Tiberio, durante il principato di Augusto, promuove i restauri di due importanti edifici del Foro romano, i templi dei Castori e della Concordia, che sono dei veri e proprio rifacimenti, con significative scelte architettoniche e ampio impiego di marmi. Tali interventi, la cui realizzazione ha tempi lunghi a causa del temporaneo esilio del committente a Rodi, sono legati al ruolo militare di Tiberio, alle vittorie ottenute, alla esaltazione del legame con il fratello Druso, già morto. Si propone di attribuire a Tiberio anche il rifacimento del tempio di Bellona presso il Circo Flaminio, sulla base di comunanze architettoniche e ideologiche

    Giuseppe Scarabelli e la Grotta del Re Tiberio. I rilievi cartografici

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    L’articolo tratta dei numerosi rilievi topografici effettuati da Giuseppe Scarabelli (1820-1905), talvolta in coppia con Giacomo Tassinari (1812-1900), presso la Grotta del Re Tiberio tra la metà e la fine del XIX secolo. Una revisione completa, in senso diacronico (1845-1898), dei vari elaborati grafici, a stampa e manoscritti, ha permesso di far risalire al 1845 il più precoce rilievo scarabelliano al riguardo (una pianta schematica, manoscritta, della cavità), quando invece tale primato era stato sinora attribuito a una cartografia del 1856. Si tratta verosimilmente del più antico rilievo di una grotta nei gessi italiani, nonché uno dei più antichi al mondo per tale categoria di ipogei. Risale poi al 1851 una sezione a stampa del Re Tiberio: probabilmente, la più antica rappresentazione grafica a stampa di una cavità naturale nei gessi italiani. Emerge inoltre come l’interesse iniziale del geologo imolese riguardo al Re Tiberio sia da ricondurre al tentativo di dimostrare la veridicità di una sua teoria giovanile circa l’esistenza di un antico lago a monte della Stretta di Rivola, e non in relazione alla paletnologia. Ulteriori considerazioni sono dedicate al metodo di lavoro scarabelliano (legame tra fotografia e rappresentazioni grafiche; utilizzo del sistema metrico decimale in epoca preunitaria)

    La Villa di Tiberio a Capri

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    Architettura e storia della villa di Tiberio a Capr

    Tiberio e il culto imperiale

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    Il dossier dei documenti epigrafici, arricchitosi negli ultimi anni grazie all’acquisizione di nuovi testi ad opera dell’autore stesso, offre motivo per sottoporre ad un nuovo ed approfondito esame una questione centrale del regno di questo imperatore: quella della posizione assunta da Tiberio in tema di culto imperiale, cui si accompagna quella dell’interpretazione da dare alle notizie, apparentemente ambigue, delle fonti. Riprendendo le fila di un lungo dibattito, si dimostra che il comportamento di Tiberio, che vediamo tradursi in decisioni pubbliche, si muove nella linea della coerenza e fedeltà ai dettami di Augusto, acconsentendo quindi che iniziative e cerimonie avessero luogo, purché indirizzate al Genius dell’imperatore e non direttamente alla sua persona. Piuttosto un attento esame della documentazione in nostro possesso mostra come essa si collochi pressoché interamente nei primissimi anni di regno: il che non significa che una pratica, come quella del culto imperiale, legata all’ideologia del potere, abbia potuto cessare; ma che, con lo scemare della popolarità dell’imperatore e man mano che gli atti del suo governo coloravano di tinte fosche il suo regno, si affievolì la partecipazione popolare e cessò la pubblicizzatone in forma epigrafica di atti che finivano per aver sapore di routine
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