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    Loreto e l'arte nell'epoca di Lotto e Tibaldi / Loreto and Art in the Age of Lotto and Tibaldi

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    Il saggio esamina la storia artistica della Santa Casa di Loreto, il santuario mariano più importante dell'età moderna, sorto intorno alla venerata reliquia della casa di Nazareth, trasportata miracolosamente dall'oriente. A partire dalla seconda metà del '400 sono documentabili interventi artistici di rilievo, affidati ad artisti attivi spesso a Roma per i pontefici, da Bramante a Sansovino, da Melozzo da Forlì e Luca Signorelli a Pellegrino Tibaldi e Lorenzo Lotto, i fratelli Lombardi e altri.The essay examines the artistic history of the Holy House of Loreto, the most important Marian shrine of the modern age, built around the venerated relic of the house of Nazareth, miraculously transported from the East. Starting in the second half of the 15th century, major artistic interventions are documented, entrusted to artists often active in Rome for the popes, from Bramante to Sansovino, from Melozzo da Forlì and Luca Signorelli to Pellegrino Tibaldi and Lorenzo Lotto, the Lombardi brothers and others

    Domenico Tibaldi e la pittura bolognese di fine Cinquecento

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    Sulla base dei documenti e delle testimonianze antiche viene ricostruita l'attività pittorica di Domenico Tibaldi, fratello di Pellegrino e meglio noto come archtietto e incisore. Viene altresì indagato il ruolo dell'artista nella Bologna di Paleotti, in relazione alla sua attività per la costituzione di un repertorio della pittura locale mediante la trascrizione incisoria

    Spazi centrali e centralizzanti nelle chiese di Domenico Tibaldi

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    Il saggio tratta di tre chiese bolognesi poco note attribuibili a Domenico Tibaldi e che arricchiscono questa figura, non ancora studiata a fondo, di architetto: San Procolo, di cui si rintracciano fonti e modelli; Santi Filippo e Giacomo, di cui si ricostruiscono le vicende con nuova documentazione; la Madonna del Soccorso, valutata nel contesto delle più avanzate ricerche nel campo della centralizzazione degli spazi.The essay consists of three little-known Bolognese churches attributed to Domenico Tibaldi and enrich this figure, not yet thoroughly studied, architect of St. Proculus, of which we can trace the sources and model

    Testimonianze di prassi polivocali nel «Codice di San Guido» (Acqui Terme, Archivio Vescovile, ms. F 21 cartella 3/4)

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    Il manoscritto Acqui Terme, Archivio Vescovile, ms. F 21 cartella 3/4, meglio noto come «Codice di san Guido», redatto presumibilmente nei primi decenni del XIV secolo, è codice compilato espressamente per l’uso della cattedrale di Acqui; al suo interno contiene tre testimonianze di pratiche polivocali, in due delle quali compare la doppia notazione nera e rossa. Queste mostrano la coesistenza di situazioni e tradizioni diverse, una sorta di sintesi di esperienze diverse nell’ambito del canto liturgico del XIV secolo articolate nei due livelli principali, quello della mera prassi esecutiva anche improvvisata e quello della composizione vera e propria. Nel primo caso abbiamo la semplice tecnica del suono tenuto, ovvero del bordone, che si somma ad una struttura melodica preesistente; a questi appartengono il Gloria (in cui la presenza del bordone è prescritto ad libitum da apposita rubrica) e la prima lettura della messa, con doppio bordone di quinta scritto per esteso. Nel secondo caso abbiamo una composizione polifonica vera e propria, del tutto in linea con i principi del repertorio polivocale liturgico del tardo Duecento e del primo Trecento. Si tratta di un Benedicamus a due voci posto al termine dei Vespri, tramandato anche nel codice 68 della Biblioteca Capitolare di Ivrea in una versione assai simile ma non identica; la rielaborazione acquense, più attenta al gioco delle consonanze e delle simmetrie strutturali, denuncia una sorta di cristallizzazione e codificazione di forma e stile evidente anche nella cosiddetta “polifonia semplice”, grazie anche alla scrittura intesa come parametro irrinunciabile

    Minima aquensia. Prassi polivocali e polifonia semplice nel Codice di San Guido

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    Commento di alcune composizioni in polifonia cosiddetta "semplice" tramandati nel codice di San Guido (Acqui Terme, Archivio Vescvile, cod. F 21), manoscritto del XIV secol

    Slope deformation, reservoir variation and meteorological data at the Khoko landslide, Enguri hydroelectric basin (Georgia), during 2016–2019

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    The Greater Caucasus mountain belt is characterized by deep valleys, steep slopes and frequent seismic activity, the combination of which results in major landslide hazard. Along the eastern side of the Enguri water reservoir lies the active Khoko landslide, whose head scarp zone affects the important Jvari–Khaishi–Mestia road, one of the few connections with the interior of the Greater Caucasus. Here, we present a database of measurement time series taken over a period of 4 years (2016–2019) that enables us to compare slope deformation with meteorological factors and human-induced perturbations owing to variations in the water level of the reservoir. The monitoring system we used is composed of two digital extensometers, placed within two artificial trenches excavated across the landslide head scarp. The stations are also equipped with internal and near-ground surface thermometers. The dataset is integrated by daily measurements of rainfall and lake level. The monitoring system – the first installed in Georgia – was set up in the framework of a NATO-funded project, aimed at assessing different types of geohazards affecting the Enguri artificial reservoir and the related hydroelectrical plant. Our results indicate that the Khoko landslide displacements appear to be mainly controlled by variations in hydraulic load, in turn induced by lake level oscillations. Rainfall variations might also have contributed, though this is not always evident for all the studied period. The full databases are freely available online at the following DOI: https://doi.org/10.20366/unimib/unidata/SI384-2.0 (Tibaldi et al., 2020).</p

    Device level modeling of intermediate band quantum dot solar cells

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    Among many material candidates for next-generation solar cells, quantum dots offer unique opportunities. Aiming to maximally harness their nanoscale bandgap engineering, in this work we outline a multiscale, multiphysics modeling approach for the device level simulation of quantum dot solar cells. Examples of experimental validation are discussed, emphasizing the potential of light trapping techniques towards the implementation of quantum dot based intermediate band solar cells
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