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I depositi musteriani di Riparo Tagliente: un contributo archeozoologico per la diagnosi delle aree di attività.
Il presente lavoro espone i dati ottenuti dallo studio dei reperti faunistici, provenienti dal livello 37 di Riparo Tagliente (60-30 ka per i livelli dal 39 al 31), già oggetto di studi archeozoologici (THUN HOHENSTEIN, 2001). In
particolar modo l'analisi concerne alcuni risultati acquisiti di recente da un nuovo punto di vista: l'utilizzo dei rimontaggi ossei come metodologia per
comprendere la connessione tra le aree di attività all'interno del sito
Riparo Tagliente (Stallavena di Grezzana, VR)
Il Riparo Tagliente è ubicato alla base del Monte Tregnago, sul versante sinistro della Valpantena, ad una altitudine di circa 226 m sul livello del mare (fig. 1). Scoperto nel 1958 da Francesco Tagliente, il sito fu indagato tra il 1962 e il 1964, dal Museo Civico di Storia Naturale di Verona e dal 1967 ad oggi dall'Università di Ferrara
Riparo Tagliente (Stallavena di Grezzana, VR)
Scoperto nel 1958, il Riparo Tagliente è localizzato a
226m s.l.m., lungo il versante sinistro della Valpantena. Le indagini
condotte tra il 1962 e il 1964 dal Museo Civico di Storia Naturale di
Verona e a partire dal 1967 dall’Università di Ferrara hanno messo
in luce depositi musteriani, aurignaziani ed epigravettiani. La posizione
favorevole del sito, all’incrocio fra diversi contesti ambientali,
e la sua ubicazione lungo il corridoio della Valpantena, che dà accesso
all’altopiano dei Lessini e alle Alpi interne, hanno certamente
favorito l’intensa e lunga occupazione del riparo da parte dei gruppi
umani lungo un ampio arco cronologico, esteso dal Paleolitico medio
alla fine del Paleolitico superiore, coincidente con la fase terminale
dell’ultima glaciazione. Studi interdisciplinari consentono di definire
la successione dei cambiamenti climatici, lo sfruttamento delle risorse
animali e le attività svolte nel riparo dai cacciatori-raccoglitoripescatori
paleolitici nel tempo
Grotta della Ghiacciaia (Fumane in Valpolicella, VR)
Grotta della Ghiacciaia, at 250 m asl, is located nearby the Fumane Valley. This cave is situated in an area particularly rich in lithic resources, which is considered one of the probable reasons for its occupation. Preliminary investigations conducted between 1979-1980 uncovered a deposit consisting of 3 pedo-stratigraphic macro-units. Macro-unit 1 was sterile, whereas human occupations in macro-units 2 and 3 are generally related to the Middle Paleolithic, with a typical Mousterian lithic industry.
As a result of the 2021 excavations, it was possible to investigate macro-unit 3: six stratigraphic units were identified, three of which brought to light numerous artefacts. Layer 36 is characterized by a dark soil, compact structure, and an abundance of archaeological materials, especially flint stone tools. These latter were found in heaps mostly on top of the unit. Due to recent excavations, it has also been possible to examine the superficial cemented breaches, which have been preserved within an extremely restricted area. Given the laminar nature of the lithic findings, it has been suggested a sporadic human occupation of the site during the Upper Paleolithic
COLLEGIUM ANTROPOLOGICUM
In this volume the results of the research program “Evolution of the Human peopling in Italy:paleobiology, behaviour and substistence strategies” financed by the MIUR (Ministry of Education, Universities and Research) and coordinated by Prof. F. Facchini were published
Unexplained gonad alterations in whitefish (Coregonus spp.) from Lake Thun, Switzerland: levels of persistent organic pollutants in different morphs
Since 2000, a surprisingly high number of macroscopical gonad alterations has been reported in whitefish (Coregonus spp.) from Lake Thun, Switzerland. This unique phenomenon is still unexplained and has received much public attention. As one possible trigger for these effects, the presence of persistent, bioaccumulative and toxic compounds acting as endocrine disruptors in the lake has been discussed. In this study, concentrations of selected persistent organic pollutants were examined in two morphs of whitefish from Lake Thun and their link to the observed abnormalities was investigated. Analyzed compound classes included polychlorinated biphenyls, polychlorinated dibenzo-p-dioxins and dibenzofurans, polychlorinated naphthalenes, polybrominated diphenyl ethers and hexabromocyclododecanes. The target substances were identified in all samples and concentrations of the analyzed compounds were highly correlated among each other. These correlations show that the analyzed substances have the same distribution pattern throughout the lake and that uptake, accumulation and elimination processes are similar. Significant differences in contaminant levels within the samples existed between the two analyzed morphs of whitefish, most likely due to different age, food patterns and growth rate. No difference in contaminant levels was observed between fish with abnormal gonads and fish with normal gonads, suggesting no causal link between the investigated lipophilic organohalogen compounds present in fish and the observed gonad abnormalities in whitefish from Lake Thun. A comparison to existing data shows that concentrations in Lake Thun whitefish are at the lower bound of contaminant levels in whitefish from Swiss lakes or from European waters
Mondeval de Sora (San Vito di Cadore, BL).
Mondeval de Sora (Dolomiti bellunesi, 2150m s.l.m.) è
uno dei principali siti archeologici con evidenze riferibili al Mesolitico
dell’arco alpino meridionale e, più in generale, della Penisola. Due
diversi versanti di un masso erratico (settori I e III) hanno rivelato la
presenza di sequenze stratigrafiche complesse (scavi 1987-2000) che
attestano un’occupazione durante epoche diverse, a partire dall’inizio
dell’Olocene fino al Medioevo. Entrambi i settori hanno restituito
livelli del Mesolitico antico (Sauveterriano) ricchi di industrie litiche,
resti carboniosi e fauna. Dal settore I provengono anche strutture
d’abitato. I livelli di frequentazione del Mesolitico recente appaiono
disturbati dalle frequentazioni successive. Tuttavia, è stata rinvenuta
una sepoltura castelnoviana in ottimo stato di conservazione, attribuibile
ad un individuo maschile adulto, deposto in una fossa, ricoperto
da grandi pietre e accompagnato da un ricco corredo di oltre
60 oggetti
Mondeval de Sora (San Vito di Cadore, BL)
Il sito di Mondeval de Sora (VF1), nel cuore delle Dolomiti bellunesi, rappresenta uno dei principali depositi archeologici con evidenze riferibili al Mesolitico dell’arco alpino meridionale e, più in generale, della Penisola italiana
Resti di fauna dai pozzetti neolitici di Gazzo Veronese (VR) - loc. Scolo Gelmina: risultati preliminari dell’analisi tafonomia.
Il sito neolitico di Gazzo Veronese in località Scolo Gelmina (VR) è stato oggetto di uno scavo archeologico da parte della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto nel 1997. Sono state identificate 26 strutture negative e 2 tombe ad incinerazione. Attraverso l’analisi del materiale ceramico in esse contenuto, è stato possibile riferire 24 pozzetti al Neolitico recente, ed in particolare ad una fase arcaica della terza facies della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata (VBQ III). L’analisi tassonomica e tafonomica preliminare dei resti faunistici provenienti da tali strutture ha permesso di ipotizzare l’economia del sito. I taxa più rappresentati sono Bos taurus, Sus scrofa, Capra vel Ovis. Le tracce antropiche sono state riscontrate su un numero limitato di resti (6,6%) ma sono presenti sulla quasi totalità delle porzioni anatomiche. Esse attestano le varie fasi del trattamento della carcassa animale, suggerendo che la macellazione sia avvenuta all’interno del sito nella zona circostante i pozzetti
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