1,365,643 research outputs found
Prefazione
Il volume contiene la guida ai fondi dell'Archivio storico dell'Università di Cagliari, a seguito del riordino condotto da M. Rapetti e E. Todde, sotto la supervisione scientifica di C. tasca (responsabile scientifico)
L'ospedale in miniera. Fonti archivistiche e bibliografiche (1868-1908)
Historical sources produced by sanitary institutions, even during
the XIX century, are little studied. We lack both local and general researches on this
specific typology of source. This essay firstly gives account of the first results of a
preliminary survey on archival documentation produced by hospitals established in
19th century in several mining villages within the Sardinia region called Sulcis-
Iglesiente and nowdays held by IGEA SpA Company. Secondly, this paper focuses
on bibliographic sources, such as medical reports and the diaries of the so-called
‘travelers’, who visited Sardinia in the second half of the 19th century and that
provide us whit a large amount of details related to the many health care facilities
established in the new villages founded for exploiting Sardinian mines
State of the art of the environmental behaviour and removal techniques of the endocrine disruptor 3,4-dichloroaniline
In recent years, the presence of Endocrine Disrupting Chemicals (EDCs) in wastewater discharges from agricultural and industrial sources,[1] fresh- and estuarine-waters, as well as soils, has been reported in the literature.[2] Studies of adverse changes in wildlife, linked to environmental exposure to these substances, and the suggestion that humans could also be at similar risk of adverse health effects,[3–5] have raised concern for urgent action to understand and reduce such risks. 3,4-Dichloroaniline (3,4-DCA) has been recognized as an EDC, with regards to endocrine disruption data for both wildlife populations and human health.[5] 3,4-DCA is present in the environment as a product of the biodegradation of phenylurea and phenylcarbamate pesticides[6,7]; furthermore, it can be introduced from industrial and municipal wastewater that is insufficiently purified, or via accidental spills.[8–10] Increasing concentrations of 3,4-DCA in soil and water are the result of its high persistence and accumulation, as well as its low biodegradability.[11,12] Hence, remediation techniques require in-depth study, especially when considering the low removal achieved by traditional activated sludge treatments, and the generation of carcinogenic trihalomethanes as a consequence of the chlorine oxidation methods frequently used in drinking water plants.[13] Fe0/H2O2 systems, photodegradation using doped TiO2, and the use of dielectric barrier discharge reactors, seem to be the most promising techniques for the removal of 3,4-DCA from water
Gli ospedali minerari sardi negli Atti della Commissione Parpaglia: materiali per un censimento
Le tematiche relative alla storia delle miniere e delle zone minerarie costituiscono da anni argomenti nodali degli interessi di ricerca del Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell’Università di Cagliari, del Dottorato di ricerca in Storia, Beni culturali e Studi internazionali, che ad esso fa capo, e dei settori disciplinari che afferiscono al Dipartimento e sono state da anni oggetto, oltre che di molte dissertazioni di laurea o di tesi di dottorato, come è tradizione, di molti progetti di ricerca in varie aree scientifiche (archeologia, arte, antropologia, archivistica, storia), che hanno visto il Dipartimento collaborare con istituzioni di ricerca (e i suoi ricercatori) o centri, enti e istituzioni del territorio, pubblici e privati, interessando assegnisti, borsisti, dottorandi, studiosi, in una prospettiva di coinvolgimento di più figure e soggetti che operano nel campo della ricerca e della cultura. Alcuni dei contributi inseriti nel volume sono nati in questo contesto o sono frutto di studi ancora in corso, ma che hanno già dato primi importanti risultati. Documentano inoltre come la storia delle zone minerarie, che annovera a oggi una vastissima letteratura scientifica, accanto alla memorialistica, a studi rievocativi, a lavori di taglio divulgativo, costituisca ancora una materia centrale di ricerca e come gli interessi degli studiosi, oltre a riprendere, ampliare e approfondire i temi di storia politica ed economica, in alcuni momenti e per alcuni periodi prevalenti, mirino ora ad allargare le prospettive di analisi ad argomenti, in parte nuovi o di forte interesse negli ultimi anni; tra questi le condizioni di vita e di lavoro, la sicurezza dei lavoratori, la situazione sanitaria e assistenziale, l’attenzione per queste questioni e i provvedimenti presi in questi ambiti nei vari periodi, le problematiche relative al recupero, alla sistemazione e alla valorizzazione delle fonti, la memoria collettiva, l’aspetto, sempre più sentito come strettamente legato a quello della ricerca, della salvaguardia e dell’utilizzo del patrimonio materiale e di quello delle esperienze e del vissuto della popolazione ai fini di crescita culturale e sociale del territorioThis paper focuses on archival fonds produced by sanitary institutions, but with specific reference to the vaste documentation produced by the Parpaglia Comission. Through a detailed descriptive card per each hospital, this work gives a first archival census of the above mentioned documentation, that can be useful for further researches on this topic
Vincenzo Dessì Magnetti, segretario storico’ della Regia Università di Cagliari
Il saggio, che costituisce la Nota storica al volume, è incentrato sulla ricostruzione dei primi studi sull'università di Cagliari, ad opera del Segretario-Archivista Vincenzo Dessì Magnetti, fra il 1865 e il 1879, punto di partenza imprescindibile per quanti, a partire dalla fine dell''800 , hanno scritto a diverso titolo sulla storia dell'Ateneo cagliaritano
I documenti della miniera di Montevecchio e il contributo al dibattito scientifico sulla prevenzione delle malattie professionali
Il saggio, scritto a quattro mani, presenta i fondi documentari della importante miniera sarda di Montevecchio
Mare Internum e “Mediterraneo Rioplatense”
*
Autore/i
(separati con ; o ,)
TASCA C
*
Titolo
Mare Internum e “Mediterraneo Riplatense”
Lingue
ITALIANO
Descrizione
CURATELA DEL FOCUS Mare Internum e “Mediterraneo Riplatense”
Titolo del volume
AMMENTU, Bollettino Storico Archivistico e Consolare del Mediterraneo (ABSAC), n. 1, gennaio-dicembre 2011, pubblicato in www.centrostudisea.it/Ammentu/, pp. 155-226.
*
Anno
2011
Formato
Online
No Volume
1
Pagine
da 155 a 226 totale 72
ISBN
2240-7596
ISBN non valido. Non verrà visualizzato nella citazione.
DOI
Url
Abstract
Focus Mare Internum e “Mediterraneo Rioplatense” 1. L’Ordine militare di Santiago de la Spata e la Sardegna: Fonti documentarie e iconografiche (Cecilia Tasca) 2. I rapporti commerciali della famiglia Aymerich con Barcellona, Valenza e Maiorca tra ‘400 e ‘500 attraverso i documenti d’Archivio (Manuela Garau) 3. La difesa costiera del regno di Sardegna nel XVII secolo: il pattugliamento mobile (Valentina Cipollone) 4. Dal Mare Internum, ponte tra Oriente e Occidente e porto di partenza per l’America, a un altro mare: il “Mediterraneo rioplatense” (Martino Contu) 5. I fondi documentari sull’emigrazione italiana nel “Mediterraneo Rioplatense” custoditi in alcuni Archivi d’Italia, Argentina e Uruguay (Manuela Garau) Il Mediterraneo, con la sua storia millenaria, “antico crocevia, luogo centrale nella storia dell’umanità, ponte tra Oriente e Occidente”, è il filo conduttore dei cinque saggi che compongono il focus. Ciascun saggio propone nuovi interessanti aggiornamenti archivistici e storiografici. La Sardegna, con la sua invidiabile posizione al centro del Mare Nostrum, è oggetto privilegiato dei primi tre contributi, che ci portano indietro nel tempo quando, nel basso Medioevo, essa dovette confrontarsi ancora una volta con nuovi popoli, culture e istituzioni, mentre nobili casate si contendevano il possesso delle sue terre e dei suoi uomini. Espressione di questa fase furono i grandi lignaggi sardo-catalani, come l’antica famiglia Aymerich che, attraverso personaggi di grande spicco, fu partecipe del rinato interesse economico e culturale della Cagliari quattro-cinquecentesca. Qui vissero Pietro, suo figlio Salvatore e il figlio di quest’ultimo Salvatore II. Signori di Laconi, Villamar, Sanluri e Ploaghe, gli Aymerich assunsero un ruolo di primo piano nella vita sociale, economica e politica del Regnum Sardiniae, accentrando, via via, le maggiori cariche politiche, civili, militari e religiose (M. Garau). A riprova di ciò, Salvatore II, suo figlio Melchiorre e ben tre nipoti del ramo Castelvi-Aymerich, ottennero il cavalierato dell’ordine di Santiago de la Spata, ambìto riconoscimento raggiunto solamente da altri 46 blasonati isolani nell’arco di trecento anni (C.Tasca). Nello stesso periodo, gli scontri fra l’Impero turco e l’Impero spagnolo, caratterizzati da guerre navali e azioni piratesche, comportarono lo sviluppo di infrastrutture volte alla difesa ma anche all’attacco dei territori iberici. La Sardegna, con la sua cruciale posizione, fu inserita all’interno dei progetti di costruzione, ampliamento e ammodernamento delle opere di difesa fin dai primi decenni del XVI secolo, ma ebbe una propria squadra di galere solamente nel secolo successivo quando, al pericolo delle incursioni piratesche si aggiunse la minaccia francese che si concretizzò nel 1637 con l’invasione di Oristano da parte della flotta guidata dal conte d’Harcourt (V. Cipollone). Concetti più avanzati, che definiscono il Mediterraneo come “spazio-movimento dai confini non definiti, che può abbracciare realtà geografiche non bagnate dalle sue acque”, ci inducono, oggi, ad allargare i nostri orizzonti di ricerca. Da Mare Internum, antico ponte tra Oriente e Occidente e porto di partenza per le Americhe, esso diventa, perciò, un nuovo mare che si spinge fino alla sponda americana dell’Atlantico, in quella particolare area geografica compresa tra i fiumi Paraná e Uruguay e lungo le due sponde del Rio de la Plata, in territorio argentino e uruguaiano, dove migliaia e migliaia di emigrati italiani e spagnoli hanno dato vita, fra il XIX e il XX secolo, al “Mediterraneo rioplatense” (M. Contu). Perché la storia del Mediterraneo è anche la storia delle migrazioni dei suoi popoli, di milioni di persone che si sono spostate prima all’interno del Mare Nostrum e dopo, con la scoperta di Colombo, nel nuovo continente. Non va dimenticato che, tra Ottocento e Novecento, l’Italia fu il paese che più è stato modificato da tale mobilità, con 25 milioni di partenze tra il 1860 e il 1970, pari alla metà della popolazione italiana registrata nel 1960. Di questi 25 milioni, poco più di 14 emigrarono tra il 1876 e il 1915, e fra questi ben 7.600.000 ripopolarono le Americhe (M. Garau). ITALIANO
Parole chiave
MEDITERRANEO — ITALIANO
MEDITERRANEO RIOPLATENSE — ITALIANO
MARE INTERNUM — ITALIANO
Altre informazion
- …
