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La filosofia della storia di Schelling
The ‘big certainties’ were destroyed during Schelling’s life. This destruction was causedby the development of the critic philosophy (also
‘anti-philosophy’ for Feuerbach) on one hand and of the consequent and complementary critic empiricism on the other. That led to the failure of sciences in the comprehension of the status of ‘facts’. Since the philosophy was no more able to guarantee the truth neither by the Absolute nor by the ‘fact itself’, the narrative history replaced the speculative one. That was also the time of the passage from the philosophy of history to the historiography, from the philosophy of religion to the history of religion, from the philosophy of art to the history of art. Since the Weltalter, but above all with his Philosophie der Mythologie, Schelling was one of the proponents of this passage. The ‘historicity’ was in fact a very important issue of his thought. He was a great analytic philosopher of the historicity of the whole existence
I problemi del criticismo. Il saggio di Jacobi e Köppen nei Beyträge di Reinhold
Mentioning three authors in the title of this paper leads us first to clarify their relation and to understand the reasons of Jacobi’s and Köppen’s participation to Reinhold’s Beyträge. After a brief historical overview, we’ll place the essay Über das Unternehmen des Kritizismus in the long confrontation of Jacobi with Kant and eventually we’ll discuss the structure and the content of Jacobi’s text, giving attention to the peculiarities of the author’s analysis that, if decontextualized, can result strongly biased
Convinzione naturale e convinzione speculativa, fede e sapere, vita e filosofia: l'intervento di Reinhold nell'Atheismusstreit
1799 is the year of the “atheism dispute” on Fichte’s philosophy. In this dispute Karl Leonhard Reinhold took part with his open letter Sendschreiben an J. C. Lavater und J. G. Fichte über den Glauben an Gott, a text that has to be read with the other of the same
year Ueber die Paradoxien der neuesten Philosophie. The main topic of these works is the relation between life and philosophy, and consequently between faith and knowledge, which represents a question that has led Reinhold’s thought through his entire production. In this essay I will discuss Reinhold’s solution of a ‘middle point of view’ (Zwischenstandpunkt) between Fichte’s speculation and the philosophy of Jacobi by means of the concepts of Überzeugung (conviction) and freedom, to show whether and how Reinhold found an “harmonic agreement” between the moral convictions of the common sense and the philosophical theories. Meanwhile, I will draw attention to the continuity of Reinhold’s thought by demonstrating that the conceptual cornerstone of the works about Fichte’s atheism are intimately related to Reinhold’s conversion to Bardili’s realis
Friedrich Heinrich Jacobi, David Hume über den Glauben oder Idealismus und Realismus – Jacobi an Fichte (1799), a cura di Oliver Koch, Meiner Hamburg 2019
Recensione del volume (Meiner, 2019) a cura di Oliver Koch che comprende il David Hume (1787( e il Sendschreiben an Fichte (1799) di Friedrich Heinrich Jacobi
Martin Bondeli, SIlvan Imhof (ed.), Reinhold and Fichte in Confrontation. A tale of mutual Appreciation and Criticism, De Gruyter, Berlin/Boston 2020
Recensione del volume collettaneo "Reinhold and Fichte in Confrontation" pubblicato come quarto numero della Collana "Reinholdiana" (De Gruyter
Carmelo Alessio Meli, Kant e la possibilità dell’etica. Lettura critico-sistematica dei Primi principi metafisici della dottrina della virtù, Mimesis, Milano 2016
Recensione a Carmelo Alessio Meli, Kant e la possibilità dell’etica. Lettura critico-sistematica dei Primi principi metafisici della dottrina della virtù, Mimesis, Milano 201
Das Ich auf dem Weg zur neuen Mythologie. Die ästhetische Anschauung als Objektivierungsursprung im System des transzendentalen Idealismus Schellings
Lo scopo del presente articolo è la comprensione del ruolo dell’intuizione estetica nella filosofia di Schelling; in particolare l’attenzione è focalizzata sugli ultimi due paragrafi dell’opera del 1800 System des transzendentalen Idealismus. Il nucleo d’interesse è, più nello specifico, la relazione tra l’intuizione artistica e la soggettività, l’Io, cioè l’origine della filosofia trascendentale. Il contributo dell’arte è necessario per Schelling nella misura in cui lo scopo del filosofo è quello di rendere la propria scienza perfetta, dato che solo durante la produzione artistica viene meno l’opposizione tra attività consapevole e attività inconsapevole. Attraverso un breve confronto con alcuni passi della kantiana Kritik der Urteilskraft, l’oggettività raggiunta da Schelling sarà considerata come la tappa finale – decisiva – verso la nuova mitologia, cioè verso la realizzazione della speranza filosofica del superamento della contraddizione tra libertà e necessità
Una ricerca in divenire. Nuove prospettive su Schelling
In un saggio del 1976 intitolato Le retour de Schelling, Tilliette scriveva: «è un fatto veramente notevole che nessun importante pensatore della nostra epoca abbia ignorato Schelling: Heidegger, Jaspers, Gabriel Marcel, Berdiaeff, Bloch, Merleau-Ponty... tutti hanno subito l’attrazione di Schelling. [...] Odo Marquard, in un articolo tanto ingegnoso quanto malizioso, vede in lui il “contemporaneo in incognito”. La famosa plasticità del filosofo, quella plasticità di cui Marx si prendeva gioco in una celebre invettiva, ha contribuito al caso. Ma non è affatto soccombere a un miraggio retrospettivo attribuirgli la paternità di discipline fiorenti come la psicologia del profondo, l’esegesi dei testi filosofici, la filosofia della religione, l’interpretazione dei miti, l’ermeneutica».
Che la plasticità della filosofia di Schelling sia alla base del fascino che il suo pensiero ha esercitato sui contemporanei e sulle filosofie successive è un fatto, ma come tutti i fatti merita di essere chiarito e compreso. Infatti, se per un verso, è proprio grazie a questa plasticità che la riflessione schellinghiana ha precorso alcuni motivi che avrebbero trovato soltanto nel Novecento un articolato sviluppo; per un altro verso, questa stessa plasticità è all’origine delle immagini più stereotipate del filosofo di Leonberg, accusato, a seconda delle differenti temperie culturali, di aver incarnato posizioni reazionarie, mistiche o, più genericamente, romantiche. Accuse che hanno trovato il loro punto di approdo nella critica, secondo cui il sistema schellinghiano non avrebbe avuto uno sviluppo continuo e coerente, ma sarebbe stato caratterizzato da bruschi cambi di rotta, che, solo con molte difficoltà, possono essere assunti come differenti declinazioni di un percorso teorico univoco
Principio e fine del sapere. Fichte e il realismo razionale di Reinhold (1799-1805)
La presente ricerca propone un dialogo (diretto e indiretto) tra le dottrine di Fichte e Reinhold a partire dal 1799 fino al 1805, intervallo di tempo in cui si assiste alla definitiva interruzione dei rapporti filosofici e personali tra i due, con lo scopo di mettere in evidenza come il realismo razionale di Reinhold continui a giocare un ruolo importante nella rielabolazione fichtiana della dottrina della scienza (in particolare in WL 1804-II e WL 1805). Il fil rouge della ricerca è l'analisi delle due dottrine in relazione al principio del sapere filosofico e alla delimitazione insieme teoretica e pratica della conoscenza, delimitazione che ho deciso di designare con il termine fine nella sua duplice denotazione di limite e scopo.
La tesi si divide in due parti. La prima parte è storica e prende le mosse dall’Atheismusstreit del 1799 (capitolo primo): Forberg e Fichte, a seguito della pubblicazione di due saggi sull’ottavo numero del «Philosophisches Journal» (1798) furono accusati di ateismo e Fichte fu allontanato dalla cattedra jenese che occupava dal 1794. L’Atheismusstreit per Reinhold, che due anni prima aveva accolto quasi senza riserve la fichtiana dottrina della scienza, costituisce l’occasione per rimettere in questione il punto di vista trascendentale. Reinhold, in linea con le critiche mosse a Fichte da Jacobi nel "Sendschreiben an Fichte" – a cui è dedicato un paragrafo – negli scritti con i quali interviene nella disputa sull’ateismo ("Ueber die Paradoxien der neusten Philosophie" e "Sendschreiben an J. K. Lavater und J. G. Fichte über den Glauben an Gott") orienta la sua ricerca verso quella che la critica ha rinominato "Zwischenposition", una posizione di mezzo, per l’appunto, tra la speculazione par excellence à la Fichte e la particolare “Unphilosophie” jacobiana.
Il 1799 è anche l’anno della prima apparizione alla fiera di San Michele dell’opera di Bardili, il "Grundriss der ersten Logik", che verrà poi pubblicata nell’anno successivo. Questo scritto rappresenta la “causa scatenante” dell’ufficiale divorzio filosofico tra Reinhold e Fichte. L’aperta polemica tra i due infatti scaturì dalle differenti interpretazioni della proposta bardiliana di una nuova logica-ontologia che fosse oggettiva e che avesse come principio razionale la legge d’identità fra pensiero ed essere.La trattazione del "Grundriss" di Bardili è funzionale alla messa in rilievo dei nuclei concettuali ripresi nello sviluppo, per nulla pedissequo e acritico, del realismo da Reinhold nei sei quaderni dei "Beyträge zur leichtern Übersicht des Zustandes der Philosophie beym Anfange des 19. Jahrhunderts". L’adesione reinholdiana al realismo è accompagnata da un atteggiamento fortemente critico nei confronti della filosofia trascendentale, considerata una filosofia del tutto astratta e metodologicamente fallace perché elaborata a partire dalla soggettività del filosofo, una Philodoxie, una filosofia dell’apparenza (Scheinlehre), alla quale Reinhold contrappone una Erscheinungslehre, una dottrina della manifestazione di Dio che prevede lo studio della realtà a partire dall’applicazione (Anwendung) del pensiero originario (il bardiliano Denken als Denken che Reinhold identifica con l’Urwahres, vero originario).
La seconda parte della tesi è di natura teoretico-pratica e costituisce il cuore dell’indagine: in essa vengono evidenziati i concetti fondamentali della filosofia di Fichte a partire dal 1800 fino al 1805, attraverso una specifica metodologia di indagine che, con Fichte e oltre Fichte, ho chiamato “storico-genetica”. Tale metodologia viene resa esplicita in un paragrafo di snodo tra prima e seconda parte (trait d’union – istruttoria sulla metodologia d’indagine) e viene attuata con lo scopo di rintracciare gli elementi del realismo razionale – nella prima parte accennati e nella seconda ripresi e, ove necessario, ulteriormente approfonditi – che hanno avuto una decisiva influenza sulla riflessione fichtiana negli anni in questione. In breve, i nodi concettuali alla base della prima philosophia fichtiana vengono intrecciati con quelli del realismo razionale di Reinhold, creando, ove possibile, un dialogo diretto e, ove non esplicito, un confronto indiretto.
Nel primo capitolo (sul principio del sapere) viene istituito un confronto tra l’Urwahres di Reinhold e l’assoluto di Fichte e tra idealismo e realismo, prendendo in considerazione le critiche fichtiane verso la filosofia di Reinhold e Bardili e quella di Schelling. Nel secondo capitolo di questa parte (sulla fine del sapere) viene analizzata la natura fenomenologica che assume il sapere in entrambe le prospettive, attraverso l'approfondimento della Bildlehre fichtiana e dell'"analisi" filosofica del realismo reinholdiano. Lo scopo è chiarire che, con strumenti e metodologie differenti, le prospettive di Reinhold e Fichte non ammettono la possibilità di “racchiudere” l’essere originario in un mero concetto.
L’ultimo capitolo (sul fine del sapere) si concentra sul primato del carattere pratico della filosofia. Qui viene approfondito il rapporto tra filosofia e vita, al fine di chiarire qual è il ruolo del “filosofo di mestiere” (Reinhold) o Wissenchaftslehrer (Fichte) nel suo tentativo di rispondere alle domande della coscienza comune. In questa cornice viene affrontato il tema della fede (Glaube) all’interno della conoscenza filosofica, questione che attraversa il lavoro sin dall’inizio. Viene inoltre chiarito il significato della libertà intesa come libertà reale, pratica, e quindi non pienamente oggettivabile nel sapere in cui diventa un concetto astratto, “impersonale”. Confrontando le riflessioni che Reinhold espone nei "Beyträge" con il Sollen della dottrina trascendentale, viene infine messo in luce come per entrambi gli autori lo scopo della filosofia si identifichi con un agire libero.
Con il supporto della letteratura critica disponibile, viene all’occorrenza volto lo sguardo a momenti precedenti e/o successivi agli anni di riferimento della ricerca, con l’intento di evidenziare la continuità delle riflessioni filosofiche di entrambi gli autori, nonostante la presenza di alcune variazioni terminologiche e la possibilità di rintracciare “fasi” all’interno del loro pensiero
Rozpor ako východisko, láska ako smer u Simone Weilovej (Contradiction as base, Love as direction in writings of Simone Weil)
Article is explaining contradiction and love, Simone Weil‘s essential terms of hermeneutics of human Being. It introduces close relation of these terms with her understanding of God as well as with her overall concept of religion. Author also mentions Simone Weil‘s inspirations with philosophical and spiritual concepts of the East
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