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    Dilemmi, mediazioni e pratiche nel lavoro dell'accoglienza rivolta a rifugiati e richiedenti asilo

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    Il numero prende le mosse dalla stringente necessità, emersa da parte di chi si trova a diverso titolo coinvolto nei contesti operativi dell’accoglienza – ricercatori, operatori sociali, educatori, assistenti sociali, psicologi, mediatori, operatori legali, coordinatori di progetti, ecc. –, di innescare una riflessione sulle progettualità e sulle pratiche di lavoro che prendono forma nel campo controverso e contraddittorio dell'asilo. Ponendosi in dialogo con il recente dibattito sulle migrazioni forzate, il numero si propone di portare in primo piano la complessità e varietà delle esperienze sociali e lavorative, per ora solo parzialmente esplorate, di chi si trova coinvolto nei campi operativi dell’accoglienza. A partire da una prospettiva interdisciplinare, i contributi cercano in particolare di stimolare una riflessione critica sulla costruzione di nuove professionalità nell’ambito delle migrazioni forzate. Da un lato, il numero si pone dunque l’obiettivo di mettere a fuoco alcuni dei principali dilemmi e interrogativi che animano questi mondi professionali non solo interpellando le esperienze empiriche di ricercatori, ma anche stimolando la riflessività professionale di coloro che sono operativamente coinvolti. Dall’altro lato, si propone di mettere a confronto le soluzioni, le negoziazioni e le strategie contestuali che il personale sta elaborando, non senza una certa dose di improvvisazione, nei campi «ordinari» e straordinari dell’accoglienza

    Incontrare le migrazioni : spunti per l’accoglienza e inclusione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati

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    Questo volume emerge da un contributo corale di alcuni membri del comitato scientifico e di altri docenti del Master Educatore nell’accoglienza e inclusione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati presso l’Università di Bologna. A partire da un approccio interdisciplinare, il testo fornisce strumenti conoscitivi agli operatori dei servizi per migranti e dell’accoglienza, proponendo un percorso che si articola attraverso tre aree: storico-politicoistituzionale, socio-antropologica e psicopedagogica. Muovendo da un approccio storico verso l’entroterra delle migrazioni, con un’attenzione particolare all’Africa, lo sguardo si sposta sul contesto di immigrazione, sull’evoluzione della presenza straniera e sulle trasformazioni normative delle politiche migratorie e di asilo in Europa ed in Italia in particolare. A partire da un inquadramento delle politiche di welfare e delle sue trasformazioni, il testo offre poi strumenti critici nell’analisi del complesso ruolo dell’operatore, fornendo approfondimenti sulla dimensione di genere nell’accoglienza e sulle sperimentazioni di convivenza. Uno spazio viene successivamente dedicato alle competenze pedagogiche dell’educatore nell’accoglienza in termini progettuali e relazionali, alle questioni dell’interculturalità all’interno della cittadinanza globale e alle strategie della mediazione interculturale. Il percorso si conclude con un’analisi dell’esperienza del privato sociale nel Sistema Accoglienza e con una serie di conversazioni che interpellano le esperienze operative di diversi professionisti (operatori, formatori, supervisori). Senza pretesa di esaustività, i molteplici vertici di osservazione proposti cercano dunque di fornire ai lettori alcuni “spunti” di riflessione sui processi migratori e sulle caratteristiche delle pratiche di accoglienza e inclusione

    Dilemmi, mediazioni e opportunità nel lavoro di accoglienza rivolto a rifugiati e richiedenti asilo: un’introduzione

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    Gli arrivi sempre più consistenti di imbarcazioni “cariche di corpi umani in fuga” (Pinelli 2011) nelle coste meridionali italiane ha sollevato nel nostro paese interrogativi profondi e suggerito nuovi terreni di indagine ai ricercatori delle scienze sociali. L’insoddisfazione verso le letture prevalenti nel discorso pubblico, in parte relative alle politiche di gestione delle migrazioni e alle misure di controllo dei confini, sembra infatti avere stimolato nel panorama nazionale la produzione di un fiorente corpus di studi e ricerche sulle migrazioni forzate. Mentre alcune riflessioni si sono focalizzate sulla violenza e drammaticità che plasma le esperienze e traiettorie di rifugiati e richiedenti asilo (Pinelli 2011; Pinelli, Ciabarri 2016), altri studi hanno contribuito a portare alla luce le dimensioni opache e contradditorie delle politiche di accoglienza in specifici contesti locali (Sorgoni 2011), facendo emergere nelle rappresentazioni degli operatori aspetti relativi alle pratiche educative e di inserimento sociale (Catarci 2011). Su questo versante, l’analisi dei processi e delle procedure burocratiche che un arcipelago composito di attori istituzionali e professionali si è trovato improvvisamente a gestire ha rivelato, per esempio, uno scarto marcato fra le richieste astratte di neutralità e le implicazioni personali che gli operatori sperimentano quotidianamente di fronte a storie drammatiche e difficili da decifrare; ha evidenziato le dinamiche di esclusione, spersonalizzazione e controllo che si celano nella traduzione concreta dei processi di istituzionalizzazione delle procedure previste dal sistema dell’asilo; e ancora, ha mostrato un netto contrasto fra le domande di efficienza nella rigida applicazione delle procedure e le pratiche discrezionali che si sviluppano nelle interazioni quotidiane fra personale dell’accoglienza e i richiedenti protezione internazionale. La necessità di discutere gli elementi di eterogeneità all’interno delle diverse esperienze (Zoletto 2012) sembra imporsi così nei contesti organizzativi e nelle pratiche di chi opera per promuovere percorsi di progettazione, autonomia e inclusione sociale. Nel tentativo di fornire un contributo a tale dibattito, ci si propone di portare in primo piano la complessità e varietà delle esperienze sociali e lavorative, per ora solo parzialmente esplorate, di chi si trova ad operare in un campo altamente controverso e conflittuale. A partire da una prospettiva interdisciplinare, ricercatori, professionisti, educatori e operatori, con occhio analitico e riflessivo, si propongano di mettere a fuoco i dilemmi e le tensioni, ma anche i margini di manovra, le strategie e negoziazioni che il personale dell’accoglienza sta elaborando e praticando in molteplici setting di lavoro. Dal punto di vista applicativo si rende necessaria un’approfondita riflessione che possa consentire, tanto ai ricercatori e agli studiosi quanto ai soggetti che quotidianamente operano nei contesti interculturali, di addentrarsi nella comprensione del fenomeno in una direzione che tenga strettamente congiunte la prospettiva teorica e quella pratica (Bertolini, 1988)

    Formazione e comunicazione nei campi dell'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo

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    La sezione monografica prosegue la riflessione che, nel precedente numero di maggio, si era focalizzata sui dilemmi e le potenzialità nel lavoro di accoglienza rivolto a rifugiati e richiedenti asilo, dirottando lo sguardo sulle criticità e potenzialità della comunicazione e formazione dei professionisti impegnati a diverso titolo in questo ambito di intervent

    Conversazione con Angela Biscaldi

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    Intervista a Angela Biscaldi sull'applicazione dell'antropologia culturale e sociale in ambito socio-educativ

    Antropologia ed etnografia per i servizi socio-educativi

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    Questo agile volume desidera avvicinare i futuri professionisti dei contesti socio-educativi alla prospettiva antropologica e all’approccio etnografico grazie a un dialogo costante fra selezionati spunti teorici ed esemplificazioni tratte da esplorazioni empiriche condotte dentro e fuori i servizi. Ancorando la discussione ai contesti quotidiani di educatori e operatori, propone di incoraggiare una consapevolezza critica sul modo di pensare le identità e le differenze e sulle ricadute concrete che scorciatoie etnocentriche o rassicuranti visioni essenzialiste sulle culture, sulle etnie e sulle religioni possono produrre quando si traducono in processi di lavoro, scelte etiche, decisioni operative, soluzioni organizzative, itinerari di presa in carico che impattano sulle esistenze, a volte già vulnerabili, dei cittadini che accedono ai servizi. In quest’ottica, il testo insiste sul contributo che l’antropologia culturale e sociale può offrire nell’analisi delle dimensioni culturali delle organizzazioni dei servizi, nei modi di interpretare e agire le politiche in rapporto a specifici contesti lavorativi e nella comprensione delle pratiche istituzionali e forme simboliche che tendono a naturalizzare precisi modi di pensare e agire, di classificare la realtà e categorizzare i soggetti. Viene dunque sollecitato un approccio relazionale, processuale e contestuale ai mondi dei servizi, dove si incrociano non solo gerarchie e categorizzazioni istituzionali, ma anche attori capaci di capitalizzare apprendimenti e di riappropriarsi di diversificate risorse ed esperienze che attraversano i confini (simbolici, emotivi, nazionali) per navigare realtà sempre più ambivalenti e contraddittorie

    Le politiche del riconoscimento nelle società multiculturali. Prospettive antropologiche

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    .Il capitolo si propone di mettere in luce le specificità del contributo antropologico nell’analisi delle politiche del riconoscimento nelle società multiculturali. Riprendendo alcune prospettive nell’attuale dibattito, cercheremo di evidenziare come gli studi antropologici abbiano contribuito a problematizzare le astrazioni normative dominanti nelle teorie sociali e nel discorso pubblico, stimolando gli etnografi ad esplorare le pratiche effettive del riconoscimento e a gettare luce su un complesso di categorizzazioni relative alle ‘differenze” che tendono a normalizzare processi di esclusione nelle società multiculturali. In quest’ottica, forniamo nella seconda parte qualche esemplificazione etnografica per mostrare come la sensibilità euristica e problematizzante dell’antropologia possa declinarsi nell’analisi critica delle politiche del riconoscimento delle differenze. Assumendo il multiculturalismo come ambito di esplorazione empirica piuttosto che come categoria astratta e precostituita, volgeremo lo sguardo verso i dilemmi e le ambivalenze che possono entrare in gioco nella comprensione e gestione della diversità culturale, a livello dei servizi e delle istituzioni locali, per poi fare emergere le contraddizioni che i figli di migranti, impegnati nella costruzione quotidiana delle loro multiple appartenenze, sperimentano di fronte a concezioni rigide e formali di cittadinanz

    Conversazione con Massimo Tommasoli

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    Continua il confronto con i colleghi sulle diverse esperienze di applicazione del sapere antropologico. Partendo dal presupposto che non esista un modello di antropologia preconfezionato e astratto, ci interessa esplorare le molteplici modalità con cui il sapere antropologico viene applicato e tradotto in diversificati contesti e ambiti di intervento, dialogando con professionisti che hanno una formazione antropologica e lavorano nello spazio pubblico. In questa sede focalizzeremo l’attenzione sulla democrazia e la cooperazione internazionale
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