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    Il valore dell'impresa nella prospettiva dell'acquirente. Profili strategici, economici e contabili delle aggregazioni aziendali

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    Il volume affronta la complessa problematica inerente alla valutazione e al reporting del capitale aziendale in ipotesi di trasferimento, accogliendo le più evolute impostazioni teorico-pratiche in tema di business combination. In particolare, è privilegiato l’angolo visuale del soggetto acquirente, di guisa che – date le specifiche logiche e strategie d’uso di questi – possa individuarsi un valore o un range di valori attendibilmente assegnabile all’entità acquisenda. A tal fine, dopo aver introdotto il fondamentale concetto di capitale economico di impresa (stand alone value), sono approfondite le “leve” del valore – “sinergie” e “opportunità” – caratterizzanti la configurazione tecnica denominata capitale strategico / potenziale. Pertanto, nel primo capitolo si tratteggiano i profili strategici delle aggregazioni, nell’obiettivo di evidenziare l’impatto delle ‘strategie di sviluppo per linea esterna’ su vantaggio competitivo, creazione di valore e performance. Nel secondo e terzo capitolo si passano in rassegna le più accreditate metodologie di determinazione del capitale di impresa, focalizzando l’attenzione sul processo di stima del “valore di acquisizione” in funzione dei flussi di risultato economico-finanziari attesi dall’acquirente. Venendo ad medias res, ci si concentra – nel quarto e quinto capitolo – sulle primarie categorie di sinergie interaziendali e di opportunità incrementali derivabili dall’integrazione delle imprese coinvolte nell’operazione aggregativa; quindi vi si associano le più cònsone tecniche di valutazione (in buona sostanza, procedimenti innovativi basati su flussi differenziali di risultato o su opzioni reali), dando enfasi, di volta in volta, ai relativi pregi e difetti. Nel sesto capitolo si mettono a sistema le grandezze strategiche investigate con le centrali nozioni di avviamento e di prezzo dell’impresa. Soprattutto, è analizzato il trattamento contabile iniziale e successivo da riservare al costo di una business combination nel bilancio dell’acquirente, sia in conformità agli attuali IAS/IFRS che in ottemperanza alle novellate regole nazionali, civilistiche e professionali. Queste ultime sono lette alla luce della riforma del diritto societario del 2003 (D.Lgs. 6/03, come emendato dal D.Lgs. n. 310/04) e dell’OIC 1, oltre che delle norme volte all’applicazione dei nuovi standard internazionali nel nostro Paese (Legge Comunitaria 2003 e D.Lgs. 38/05). Considerazioni di sintesi chiudono il lavoro, cui si riagganciano talune riflessioni a latere su significato, portata e coerenza delle ‘convenzioni’ di fair value nell’informativa di bilancio del purchaser

    Ai confini del terminal value. Complessità, incertezza e sfocature estimative nelle valutazioni d’azienda in chiave fuzzy

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    Le aziende si inseriscono in un sistema ambientale complesso e dinamico vieppiù caratterizzato dalla preminenza di fattori intangibili e dall’interscambio continuo di informazioni. Alcune aziende più di altre sviluppano le proprie attività di produzione economica in contesti contraddistinti da forti elementi di incertezza che ne condizionano in parte la capacità di creare valore. Ciò, nondimeno, finisce con il complicare gli stessi processi di misurazione del valore economico d’azienda tentati da studiosi, tecnici e professionisti, rendendone in qualche caso pressoché insicure le risultanze finali. Tanto premesso, questo lavoro concentra l’attenzione sulla stima del valore terminale o residuo d’impresa (terminal value), notoriamente reputato una delle maggiori zone d’ombra della valutazione aziendale. A tal uopo si propone una rivisitazione del classico metodo indiretto basato sull’attualizzazione dei flussi economico-finanziari avvalendosi di un peculiare approccio fondato sul principio della misurazione economica sfocata (fuzzy approach to valuation). Le teorie fuzzy, qui compendiate solo negli aspetti salienti, sembrano ancora non aver raggiunto una sistemazione scientifica ‘definitiva’. In quest’ottica, lo scopo del lavoro è contribuire a fare luce su taluni aspetti critici valutativi nel convincimento che non sempre sia utile “ridurre” – tanto nei calcoli quanto nella comunicazione dei risultati di stima ottenuti – il terminal value ad ‘una ed una sola misura’; de facto limitandosi a dare informazione circa quest’ultima in una situazione, potrebbe dirsi, di evitabile opacità estimativa. Il terminal value – soprattutto laddove si ravvisino le condizioni per cui esso appaia suscettibile di assumere al contempo un ventaglio di vari, plausibili valori – sembra insomma efficacemente descrivibile piuttosto che con un unico, esclusivo, numero crisp “chiuso” (come è nella prassi più ricorrente in coerenza con la logica convenzionale standard) mediante un fuzzy number “aperto” (ovverosia rispondente ad una teoria delle possibilità, e cioè ad una logica “approssimata”, “sfumata”, a più valori). L’atteggiamento valutativo fuzzy si dimostra pertanto antiriduzionistico o estensionale per definizione; esso si prefigge di decodificare, semplificandoli, i poliedrici aspetti della realtà e le molteplici sfaccettature con cui questa può presentarsi di fronte al sistema aziendale che genera valore. Tale impostazione pone l’accento non solo sui profili di ‘vaghezza’ e ‘ambiguità’ genericamente intrinseci ai processi cognitivi umani svolti in contesti dominati da complessità e incertezza, ma anche su quelli specificamente riscontrabili (o attesi) nella fase di individuazione/misurazione dei più ragionevoli value driver derivabili dalla varia determinazione, o previsione, di singoli componenti futuri negativi (outflow) o positivi (inflow) di risultato, effetti ambientali (fattori di mercato, di prezzo, innovazione, tecnologia, fiscalità, ...), tassi di crescita g, correzioni per fattori di rischiosità, livello di indebitamento, “sconti” e/o “premi”, saggi di inflazione attesa, altri aggiustamenti. L’esigenza è quindi quella di garantire una maggiore trasparenza estimativa e adattare, ove opportuno, l’architettura del pensiero approssimato al momento della valutazione economica onde presidiare le variabili aziendali più qualitative, altresì rilevanti a livello di misurazione della performance, e soprattutto superare talune difficoltà che si incontrano nel tradurre sul piano economico espressioni linguistiche flessibili / sfumate (si pensi ad es. se è previsto un premio per il rischio “all’incirca pari” o “intorno” al x%). L’approccio in discorso, in definitiva, si sforza di spiegare il valore aziendale – nello specifico il valore finale o terminale – esplodendolo nelle sue possibili traiettorie virtualmente simultanee; discernendo quelle più verosimili da quelle meno attendibili, ma pur sempre possibili (dunque ‘parzialmente vere’). In un certo qual modo è sottesa una configurazione economica di valore aziendale per così dire “liquido”, dai contorni fluidi (perché non individuabili con nitidezza) e “permeabili” (le classi di valori sottese non sembrano in realtà racchiuse in comparti stagno). In questo contesto possono pertanto risultare utili metriche di tipo sfocato in grado di rappresentare, quanto meno ai fini conoscitivi, che cosa accade “sull’orlo” delle fasce di valori - c.d. forchette - più credibili. Si precisa che lo scritto non solo fornisce esemplificazioni numeriche ma riserva anche riflessioni critiche agli aspetti metodologici trattati, enfatizzandone punti di forza e debolezze

    Sui bilanci delle compagnie assicurative. Alcune considerazioni ed evidenze

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    (Financial Reporting for Insurance Companies: Overview, Criticisms, Evidence) It is well known that accounting practices for insurance operations / contracts have been diverse, and have often differed from practices in other sectors. The present article deals with the main aspects related to the functioning and the financial reporting of insurance companies that operate in Italy, particularly shedding light to the existence of a double accounting regime due to a kind of ‘double track’ that sees local accounting principles on the one hand, vs the quite different requirements of Ias / Ifrs architecture (compulsory for quoted insurance companies and for all consolidated accounts) on the other hand. Such condition / situation appears able to create a sort of “mismatch” between assets and liabilities estimates, possible “shadow accountings”, and a lower level of comparability. At this regard, an insurance company can determine accounting mismatches arising when insurance contract liabilities and the assets that back them are measured on different bases and, furthermore, is permitted to change its accounting policies so that a recognised but unrealised gain or loss on assets affects the measurement of the insurance liabilities. That said, the articles is chiefly voted to show some empirical evidences about Italian quoted insurance companies, where FTA (their First Time Adoption of Ias / Ifrs) is considered as a crucial “event case” expected to produce actual accounting differences (tested by the Wilcoxon Z statistics: in particular we found statistically significant differences in their income and equity-capital in terms of p-values). Therefrom, it seems undoubtedly useful to draw attention – at last – to the future of insurance companies and of their accounting and financial reporting problems, and to solicit business administrators to take into consideration the potential impact of both the “principle-based” Phase II of Ifrs 4 (still in the form of ED) and the “rules-based” Solvency II proposals

    Informativa societaria e audit degli eventi successivi alla data del bilancio. Alcune considerazioni critiche

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    The article points out firstly the accounting and financial reporting principles for events occurred/known after the reporting period, giving a comparison between Italian and international rules. After that, it examines the auditing activities and responsibilities that concern the events occurring between the date of the financial statements and the date of the auditor’s report, and facts that become known to the auditor after the date of the auditor’s report. This study therefore refers to the Ital- ian Civil Code and CNDC-CNR / OIC documents in relation to the national ac- counting/reporting dimension; while to the Italian auditing standard n. 560 for what concerns the national auditing principle ambit. On the other hand, it refers to IAS 10 and then to ISA 560. The approach followed is comparative and intends to put in evidence the main problems and criticisms about the « adjusting » and « non adjusting » events after the reporting period (or « subsequent events »). At last, attention is paid to the questions inherent to the application of the new art. 154-ter TUF (Internet issuance) for quoted companies and, moreover, to the Ital- ian legislative decree n. 39/2010 (which adopts the directive 2006/43/EC and re- quires a specific ISAs’ endorsement in future) to the extent they interfere with the above mentioned aspects. Among the auditing problems, there are: a) the definition of the date of approval of financial statements; b) the date that the auditor’s report and audited financial statements are made available (« issued ») to third parties; c) the consideration of facts which become known before or after the date the finan- cial statements are issued

    The Role and the Ambit of Corporate Governance and Risk Control Frames

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    The following brief notes deal with the two principal corporate governance frames/models (once considered core norms, key concepts and regulative principles for business administration, management, control), as observed in the major countries: (i) the Anglo-Saxon/American system, that is “market based” and “shareholder-oriented” and (ii) the Latin-German-Japanese paradigm, that is “credit based” and “stakeholders-oriented”. The specific attempt of this study is to highlight the best international theories and practices about modern corporate governance processes, drawing attention to their role and ambit, and, on the other hand, to the need of suitable risk control mechanisms. In particular, it is possible to ascertain the new role played by the risk-variable in businesses, previously considered within internal control scheme, then as a tool of a wider management philosophy (enterprise risk governance). A “sound” corporate governance system is a fundamental premise to the achievement of general objectives as (1) economic-financial returns, (2) going concern condition (or firm’s survival), (3) growth
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