305,627 research outputs found

    Materiali orientalizzanti e arcaici di provenienza locale nel Museo Civico "Raffaele Marrocco" di Piedimonte Matese (Caserta)

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    I lavori di allestimento della sezione archeologica "Gens fortissima Italiae. I Sanniti nel territorio di Piedimonte Matese" del Museo Civico "Raffaele Marrocco" di Piedimonte Matese, curata da G. Tagliamonte, con la collaborazione di L. Rendina, hanno fornito lo spunto per riesaminare ed esporre una serie di materiali decontestualizzati che documentano la cultura materiale del territorio piedimontese tra protostoria e V sec. a.C

    EtruSchifano. Mario Schifano a Villa Giulia: un ritorno/Mario Schifano: visioni etrusche

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    Mostra, curata da Gianluca Tagliamonte e Maria Paola Guidobaldi, sul tema del rapporto che l'artista Mario Schifano ebbe con l'arte etrusco-italic

    G. Tagliamonte, Il santuario del Monte San Nicola a Pietravairano (CE)

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    Indagini di scavo condotte dallo scrivente a partire dall’anno 2002 hanno messo in luce i resti di un monumentale complesso santuariale ubicato sull’altura del Monte San Nicola, presso Pietravairano (CE). Si tratta di uno scenografico impianto riferibile a età tardo-repubblicana (fine II – inizi I sec. a.C.), incentrato su un tempio a tre celle e un sottostante teatro, posti in asse. Lo studio evidenzia i principali risultati delle campagne di scavo condotte sul Monte San Nicola, evidenziando la possibile genesi del modello architettonico del cd. Roman Theater-Temple

    Santuari e luoghi di culto preromani nell’Italia medio-adriatica

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    La relazione intende delineare alcuni aspetti per così dire “tipologico-strutturali” connessi al ruolo e allo spazio che santuari e luoghi di culto ebbero nell’Italia medio-adriatica in età preromana (I millennio a.C.). Tale ambito territoriale in età storica esso fu sede di popolazioni che la tradizione antica,o quanto meno un autorevole filone della stessa, per lo più riconnetteva a origine sabina (Piceni, èthne cd. sabellici, Sanniti). In esso, l’organizzazione del popolamento fu prevalentemente legata ad una situazione di accentuato frazionamento degli insediamenti

    Tra Campania e Sicilia

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    Il fenomeno del mercenariato campano in Sicilia tra V e III sec. a.C. viene esaminato in rapporto alle dinamiche interne ai sistemi sociali e ai contesti comunitari da cui provengono i mercenari. Vengono inoltre prese in considerazioni le attestazioni di sepolture di cavallo nella Campania preroman

    Itinerari via terra tra il mondo “tirrenico” e l’Italia meridionale

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    La relazione intende documentare la rete di contatti culturali e scambi commerciali che unì in età preromana, specie tra VII e IV sec. a.C., i centri dell’Etruria tirrenica e, soprattutto, della Campania etruschizzata alle popolazioni indigene e ai coloni greci dell’Italia meridionale , evidenziando gli itinerari terrestri attraverso i quali tali contatti e scambi si attuarono. A rivelare questi ultimi è soprattutto il rinvenimento in contesti italici e italioti del Meridione di oggetti riferibili ad alcune classi di materiali almeno in una certa misura ascrivibili a sicura o probabile fabbricazione etrusca (etrusca, etrusco-campana, etrusco-padana) o per lo meno ritenute tali (in special modo, bucchero, vasellame bronzeo, oreficerie), che vengono pertanto ad assumere il valore di veri e propri indicatori archeologici (“fossili-guida”) delle relazioni intercorse tra il mondo etrusco e quello dell’Italia meridional

    Contatti e interconnaisance nell’Italia centro-meridionale appenninica di età preromana. I contesti bellici

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    Il contributo mira ad analizzare il possibile ruolo avuto dalla guerra nei processi di contatto e di conoscenza reciproca attuatisi in età preromana fra le varie popolazioni insediate nelle aree appenniniche dell’Italia centro-meridionale. Più in particolare, esso si propone di esaminare un aspetto specifico di tale problematica: quello della distinguibilità e riconoscibilità degli schieramenti militari in contesti bellici. La domanda che ci si pone è se e attraverso quali mezzi le formazioni militari o i combattenti appartenenti ai diversi gruppi o schieramenti romani, etruschi e italici fossero identificabili e riconoscibili agli occhi dei propri avversari e commilitoni. Per dare risposta a tale quesito, in questa sede ci si limita a prendere in considerazione soltanto le non molte indicazioni che le fonti letterarie greche e latine forniscono al riguardo, nell’ambito della narrazione pertinente alle vicende belliche di età regia e repubblicana. Si rinvia, invece, ad altra occasione il tentativo di valutare l’eventuale contributo che la documentazione archeologica può offrire a tale proposito. L’analisi delle testimonianze letterarie induce a ritenere che in ambiente romano (quanto meno in quello di età tardo-repubblicana) a) la possibilità di individuare e identificare il nemico in contesti bellici fosse affidata a un insieme di fattori di genere diverso (lingua, abbigliamento, armamento, tattica); b) l’armamento (il genus armorum) adottato dagli schieramenti etruschi e italici contrapposti ai Romani avesse una certa valenza distintiva e un certo grado di riconoscibilità in senso etnico e/o comunitario, soprattutto se inteso nel suo complesso piuttosto che in rapporto alle singole armi

    L’iscrizione Vetter 96 e i Calavii capuani

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    L'archeologia e la documentazione epigrafica italica (osca) forniscono nuovi dati sulla importante gens capuana dei Calavi
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