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    Estasi addomesticate. La vertigine nell‟epoca della sua produzione tecnicizzata

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    Il contributo intende indagare i rapporti tra vertigine e sua tecnicizzazione in ambito bellico, attraverso gli scritti licenziati da Caillois nel cuore della guerra civile europea novecentesca

    Civiltà della vertigine. A partire da Roger Caillois

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    In occasione della pubblicazione integrale della traduzione italiana di "La vertigine della guerra" di Roger Caillois (casa di marrani, 2014, ed.or.: Bellone ou le pente de la guerre), la rivista Kasparhauser propone un'indagine attorno al concetto di vertigine, declinata da Caillois nei diversi ambiti dell'immaginario e del simbolico. Il numero monografico presenta i seguenti contributi: Introduzione; Roger Caillois, Cortesie per la vertigine; Clara Mogno, La logica della guerra e l‟enigma dello Stato. Alcune note sulla guerra in Pierre Clastres; Marco Tabacchini, Estasi addomesticate. La vertigine nell‟epoca della sua produzione tecnicizzata; Roger Caillois, Suggestioni della guerra; Marco Baldino, Darsi alla macchia: nuovo potere, nuova sovranità; Davide Caliaro, La vertigine, l‟erotismo. Brevi appunti sull‟impersonale; Roger Caillois, Conseguenze del nichilismo; Jacopo Valli, Una prassi della vertigine; Giuseppe Crivella, Per una sintassi della vertigine. La pieuvre di Caillois

    MARRANISMO E RIVOLTA. IL GESTO POLITICO IN QUESTIONE NELL'OPERA DI FURIO JESI

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    Il nodo problematico attorno al quale si struttura il presente lavoro è quello costituito dallo statuto teoretico del gesto nell'opera di Furio Jesi. Nella pluralità e ricchezza semantica che caratterizza un simile concetto, si è deciso di proporne una lettura che ne privilegi l'inaggirabile dimensione politico-filosofica, reperita sia nell'indagine dei gesti più genuinamente insurrezionali fino ai gesti più propriamente poetici, passando attraverso le opere di traduzione, di narrazione o di scrittura. Il presente lavoro tenta, in ogni caso, di affrontare tale nodo in una specifica maniera: qui la dimensione politica del gesto è interpretata secondo la tensione esistente tra marranismo e rivolta. La questione che anima l'intero tentativo può essere così espressa: può un gesto sfuggire dalla stessa tradizione da cui pur proviene? O in altri termini: cosa significa pensare radicalmente l'intensità politica di un gesto da un punto di vista filosofico? Nel tentativo di rispondere a simili quesiti, la tesi propone altresì un approccio critico al legame esistente tra mitologia e letteratura, in accordo con la prospettiva teoretica adottata da Jesi. Qui la dialettica tra mitologia e letteratura segue quella tra il potere della tradizione e della trasmissione - così come è esplicitato dall'ininterrotto flusso della produzione di mitologia - e il potere destituente di gesti linguistici. A fronte di ciò, si tratterà allora di analizzarne le implicazioni politiche, sviluppate lungo i cinque capitoli di una ricerca che tenta di evidenziare alcuni, cruciali nodi teoretici delle opere di Jesi.The philosophical task of the present work consists in the inquiry, in the works of Furio Jesi, of the theoretical foundations of the concept of gesture. This notion, extremely rich in meanings and nuances, can be referred to several issues: from the insurrectional gesture up to the specific poetical gesture, passing through the acts of translation, storytelling and writing. Nevertheless this work tries to develop it in a specific way: the political dimension of the gesture is here interpreted as implying the relationship between marranism and revolt. The question that sustains this work can be summarized in this way: can a gesture escape the tradition it comes from? That is to say: what does it mean to radically think the political intensity of a gesture from a philosophical point of view? The thesis provides a critical presentation of the link between mythology and literature, according to the theoretical perspective adopted by Jesi. The dialectic between mythology and literature follows the one between power of tradition and transmission – as shown in the uninterrupted flow of production of mythology – and a destituent power of linguistic gestures. The work tries to analyze those political consequences, developing its task around five chapters, through which it tries to bring into light and underline crucial theoretical knots of Jesi's works

    Geomitologia della Grecia. La dittatura dei colonnelli nel prisma di Furio Jesi

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    Il saggio intende offrire una lettura dei testi di Furio Jesi dedicati alla dittatura dei colonnelli greci, ricorrendo alle medesime categorie mitologico-politiche altrove utilizzate dallo stesso Jesi

    Le astuzie del Leviatano

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    La questione dello Stato, in tal senso, si è dimostrata essere un passaggio obbligato per penetrare nei territori di quella che Marshall Sahlins chiamava, meno provocatoriamente di quanto possa sembrare, la pensée bourgeoise, come se proprio da una tale figura dovesse derivare la garanzia e la legittimità della società contemporanea. [...

    Sull'arte di abitare il tempo della crisi

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    Cosa accade allora quando la crisi, lungi dal costituire un momento parossistico o risolutivo, tende a confondersi con la stessa cifra del vivente? Quando più nulla permette di distinguerne l'apice dal normale svolgimento della quotidianità

    Roger Caillois - Conseguenze del nichilismo

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    Il testo di Caillois qui tradotto presenta una riflessione attorno all'opera di H. Rauschning "La rivoluzione del nichilismo" (1939)

    Recensione a E. Stimilli, Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo

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    Sostenuta dal montaggio di materiali eterogenei raccolti dai diversi campi della teologia e della storia, della filosofia politica e della scienza economica, la ricerca di Stimilli è attraversata da una tensione anacronistica, la sola in grado di insinuarsi nelle “dinamiche in atto nei modi capitalistici di produzione del nostro tempo, che hanno fatto dell’indebitamento delle singole vite la condizione del loro stesso dominio”

    Recensione a P. Perulli, Il dio Contratto. Origine e istituzione della società contemporanea

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    Figure primordiali della scena umana, contratto e comunità affondano la propria radice comune nell’opacità dell’immemoriale. Tuttavia, se la seconda pare ormai una forma vuota e come esausta, il contratto è al contrario divenuto una delle istituzioni fondamentali del capitalismo contemporaneo, finzione o strumento giuridico contraddistinto da una flessibilità e una pervasività sconosciute alla legge: dinanzi all’obbedienza da questa estorta mediante l’imposizione, il contratto richiede credito e fiducia seducendo con la promessa

    Largo agli eventi canaglia

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    Pubblicato il 14 aprile 2006 sul quotidiano «Libération», all'indomani della fine di una contestazione che aveva impegnato il governo francese fin dai primi giorni di febbraio, l'articolo di Jean Baudrillard adotta le pieghe della cronaca giornalistica solo per proseguire quanto già esposto in scritti come Carnaval et cannibal (2004) o nel successivo Le mal ventriloque (2006). In ciascuno di questi, l'attenzione concessa al dettaglio visibile di un fatto, sia questo quanto di più attuale o locale si possa considerare, dischiude la possibilità di cogliervi l'intensità propria di un evento inconciliabile con la struttura egemonica in cui esso, suo malgrado, si inserisce
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