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Educazione tra Oriente e Occidente
Il dōjō, che è un luogo tipico di specifici contesti educativo-formativi della secolare tradizione giapponese, presenta diverse somiglianze con la realtà pedagogica del laboratorio didattico, un concetto, più che un luogo fisico, da intendersi secondo i più attuali paradigmi pedagogici (cfr., in proposito, Travaglini, 2009). Esso permette la formazione di competenze; rappresenta il luogo in cui si segue la “via”, vale a dire un percorso integrale di apprendimento formativo caratterizzato da molti valori esistenziali che richiedono, per tradizione secolare, anche la pratica della meditazione quale strumento di autocoscienza
La scrittura di Pasolini: liriche passioni educative
La scrittura di Pier Paolo Pasolini (sia materiale sia letteraria) ci fa intendere quanto egli fosse intuitivo e anticipatore, in qualche modo avanguardista rispetto a una educazione culturale dell’inclusione che all’epoca in cui egli visse era ancora in gran parte sopita
Per una pedagogia dell’aikidō
Il volume s’interroga sulla possibilità di creare un arricchente scambio interdisciplinare tra l’aikidō, una disciplina “marziale” contemporanea nata in Giappone come evoluzione delle antiche arti di combattimento dei samurai, e alcune attuali linee pedagogiche. Il confronto prende in considerazione, soprattutto, l’enorme potenziale educativo sotteso a questa disciplina e la sua potenziale trasversalità a qualsiasi struttura socio–antropologica
Le dinamiche relazionali a scuola
Il confine relazionale è, in generale, un importante caposaldo concettuale e operativo dei diversi assetti professionali della vita sociale, ma la qualità relazionale e il conseguente limite debitamente costruito nelle dinamiche dei rapporti umani hanno una sostanziale pregnanza, in particolare, quando l’ambito istituzionale è quello scolastico. Questo è più che mai vero se la scuola è stimata non solo come il luogo e il tempo fisico per trasmettere conoscenze, ma anche come uno spazio-tempo psicologico in cui la relazione si ponga a fondamento dei reali potenziali formativi del processo di insegnamento-apprendimento
Introduzione
Con la lettura del volume "I processi formativi dell'aikidō", toccando un tema quale l’aikidō ci si imbatte inevitabilmente (e criticamente) nell’impossibilità di rimanere inerti dinanzi a una fondamentale problematica pedagogica concernente il rapporto (fisico, concreto, più che – solo – metafisico) tra educazione, sviluppo dei potenziali e loro formazione, perché così facendo non solo si dà voce a una diversa proposta culturale, per tradizione più intrinsecamente svincolata da certi dualismi, ma si ravvivano più che mai anche le convinzioni critiche di certi attuali orientamenti pedagogici, tesi a contrastare con forza le idee di un’educazione tutta formale, che “formalizza” (in senso idealistico) anche la dimensione scolastica. Il corpo e la mente non sono né possono più essere tenuti distinti, né culturalmente né pedagogicamente; il corpo si fa motivo ed espressione di educazione, mezzo e fine educativo, unitamente a elementi che sono al contempo anche di matrice cognitiva
Le odierne criticità della "pedagogia bianca"
Si ipotizza, in questa sede, che l’ambito formativo tradizionale della scuola, cui da generazioni siamo abituati, possa attingere alcune sue linee–guida da un pensiero e un fare educativi ancorati a vecchie idee, molte delle quali, per quanto si pensi che siano superate, in realtà incidono ancora molto profondamente, spesso in modo “subdolo”, sotterraneo, nella formazione dei bambini e ragazzi, rischiando di inibirne le notevoli, quanto innate potenzialità autorealizzative e creative
Ricercare e costruire il sapere
Visto che le conoscenze, una volta apprese, diventano quasi subito inadeguate, è importante abituare gli studenti a gestire autonomamente la qualità della loro formazione, adeguandola a una realtà in continua trasformazione, anche se per farlo è necessario che imparino a valutare e controllare tutti i passaggi regolatori dell’intero processo, mostrando di possedere una reale competenza metacognitiva. La disponibilità ad apprendere rappresenta un nodo centrale che non interessa più il solo percorso scolastico: questa disponibilità cognitiva è sempre più necessaria, auspicando da più parti che diventi una sorta di “seconda natura” (come la chiama Gardner) in grado di accompagnare il soggetto per tutto il corso della vita. Il modello della ricerca–azione offre una considerevole libertà nelle scelte da compiersi circa l’approccio metodologico ritenuto più idoneo per un dato ambiente fisico e relazionale o una specifica situazione problematica
Dal neoidealismo alla svolta cognitiva
L’intervallarsi di brani antologici con una serie mirata di saggi critici ricostruisce l’itinerario storico-evolutivo della pedagogia urbinate per un arco di tempo che dall’ultimo dopoguerra alla fine del secolo scorso si è fatto testimone di un avvicendarsi di accadimenti scientifici particolarmente rappresentativi del processo emancipativo del discorso pedagogico. Questa articolata ricostruzione riporta fatti scientifici ricchi di elementi complessi e originali che, in modo del tutto proprio, hanno interagito in maniera sapiente e costruttiva con i più ampi movimenti nazionali e internazionali delle scienze educative, rappresentando nel complesso un ciclo storico fondamentale per la svolta cognitiva di fine millennio e una particolare spinta propulsiva per l’avvento della pedagogia contemporanea
Sguardi pedagogici sul rapporto tra bisogno e motivazione
I più attuali orientamenti pedagogici invitano a importare negli ambienti socioeducativi l’idea–guida secondo cui i processi di apprendimento non sono sinceramente funzionali senza una profonda e autonoma spinta motivazionale, di cui non si deve trascurare la pregnanza del fondamento biologico
Teoria e prassi peritale dell'anonimografia
Il saggio cerca sinteticamente di mettere in luce i possibili processi di formazione di accadimenti mentali tipici di chi offende l’altro mediante l’illecito, prima ancora che legale, psicorelazionale (o sociale) dell’anonimografia: l’azione anonimografa va infatti a toccare la sfera intercomunicazionale, i rapporti tra le persone e quindi un particolare processo, probabilmente disturbato, di comunicazione interpersonale
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