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"L'occasione fa il libro". Vicende dell'editoria a Napoli nella prima metà del Cinquecento
Carlo V nelle delizie aragonesi di Poggio Reale. Un'“accademia” poetica di nobili napoletani in un raro opuscolo a stampa del 1536
Vittoria Colonna, Rime in morte di Francesco Ferrante d'Avalos marchese di Pescara, edizione del ms. XIII.G.43 della Biblioteca Nazionale di Napoli
“Mayr, Sigismund”, in Dizionario biografico degli italiani
Attività napoletana tipografo tedesco primo quarto XVI secol
Fabio o Mario Galeota? Sull’identità di un rimatore napoletano del XVI secolo
Tra le Rime di diversi eccellenti autori edita del 1553 (Venezia, Giolito) fu stampata una raccolta di 58 componimenti di metro vario, distinta in due parti, sotto il nome di Fabio Galeota, già presente l'anno precedente con 53 componimenti nelle Rime di diversi illustri signori napoletani. Di fronte all'assoluto silenzio delle fonti coeve, l'identità del poeta non è mai stata revocata in dubbio, sebbene fosse l'unico petrarchista meridionale a rimanere privo di un plausibile (e documentabile) tracciato biografico. Tuttavia da una lettura delle sue rime si rilevano non pochi elementi che autorizzano ad attribuirne la reale paternità a Mario Galeota, letterato amico di Garcilaso de la Vega (che gli indirizza dei versi) e tecnico di fortificazioni militari, nonché tra i più fedeli seguaci di Juan de Valdés e trascrittore degli scritti di lui, che restò implicato, a partire dal 1548, in varie inchieste, sfociate poi in processi e condanne del Santo Ufficio e che, proprio per l'inasprirsi della censura, si nascose dietro uno scambio onomatico (Mario/Fabio) ora finalmente svelato
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