1,721,021 research outputs found
Ratio models of perceptual transparencies for stimuli with three surfaces.
A surface is transparent if it is possible to see other objects behind it (Koffka 1935). There are two kinds of transparency: the transparency that is visible on stimuli composed by four surfaces and the transparency that is visible on stimuli composed by three surfaces. The perception of the degree of transparency of a surface depends on the chromatic differences between stimulus surfaces (Kanizsa 1980, Metelli 1970, 1974, 1985). In this experiment the validity of some models predicting the degree of transparency was tested in stimuli composed by three surfaces with different lightnesses. These models are mathematically expressed as a ratio between the lightness differences. The predicted degrees of transparency were compared tho the observed degrees fo transparency obtained by participants' judgments. Experimental findings show that in stimuli with three surfaces the degree of transparency of a figure is the result of the comparison of the lightness difference between the surfaces of the transparent figure with the greatest lightness difference between the surfaces of the stimulus
A ratio model of perceived transparency for stimuli with no contour intersections
The perception of the degree of transparency of a surface depends on the chromatic differences between stimulus areas. This experiment was designed to test the hypothesis that the degree of transparency of a transparent surface M seen on another surface N and on a background L depends on the comparison between lightness contrasts. M, N, and L were concentric and their contours did not intersect. The luminances of M, N, and L were m, n, and l, respectively. There were three stimuli for each luminance order: (i) m < n < l, (ii) n < m < l, and (iii) n < l < m. Eighteen observers participated in the experiment. They rated the lightness contrasts between M and N (CMN), L and M (CLM), and L and N (CLN), and the degrees of transparency of M, T, using integers from 0 (no contrast or opacity) to 100 (black vs white or perfect transparency). The results confirm that the ratio between CMN and the sum of CMN and CLM, which expresses an integration of these perceived contrasts, gives valid predictions of T for stimuli with orders (i) and (ii). For stimuli with order (iii), the rated degrees of transparency differ from the predicted ones, and this is probably due to the observers' tendency to base their ratings of T more on CMN rather than on CLM
Perceived contrast and contextual effects
The perceived contrast between two surfaces with different luminances is affected by all the perceptual attributes of the stimulus (Helson and Rohles, 1959 American Journal of Psychology 72 530 - 538). In the experiment, I used three pairs of chips, with different luminance contrasts. There were four series of stimuli. In series I and II adjacent or separate chips, respectively, were presented on a homogeneous background with three different luminances; in series III and IV, adjacent or separate chips, respectively, were presented on a bipartite background. Series III and IV were presented once with constant luminance of both parts of background for all the pairs of chips, and once with varying luminance of left part of the background. Participants rated the degree of contrast using integers from 0 (absence of constrast) to 100 (black vs white). Separate ANOVAs for each series showed that the perceived contrast was affected by background luminance only in stimuli of series II. Stimuli of series III produced a transparent figure seen on a bipartite background. An overall ANOVA for series I and III showed that transparency reduced the perceived contrast between the chips. For stimuli of series II and IV, the perceived contrast was reduced. This result agrees with Diamond's (1955, Journal of Experimental Psychology 50 144 - 152) findings that contrast effect decreases as distance increases
L'autoproduzione di "libri di testo" collaborativi digitali: tecnologie, comunità di pratica e leadership
Nel primo capitolo vengono descritte e contestualizzate le iniziali domande di ricerca relative alla produzione di libri di testo digitali collaborativi; viene descritto l’ambiente in cui nascono tali domande e il possibile scenario di sviluppo.
Il percorso di ricerca prospettato viene quindi immerso in un cammino molto più ampio, non solo personale; vengono evidenziate la necessità e le potenzialità di un lavoro di ricerca-azione condotto a livello regionale e che veda il sistema scolastico non come mondo autoreferenziale, ma come aggregatore di tutti gli stakeholder del territorio.
Il secondo capitolo analizza la forma che il libro di testo potrà assumere nei prossimi decenni, allontanandosi gradualmente dal manuale cartaceo per approdare a supporti didattici sempre più fluidi, interattivi e capaci di innescare negli studenti veri momenti di produzione di competenze.
Vengono esaminate alcune sperimentazioni in atto sia in Italia che nel resto del mondo; dai vari successi e fallimenti, dalle similitudine con la nostra situazione alle notevoli differenze, si cerca di capire quale possa essere la migliore forma da dare al libro digitale.
Una lunga trattazione è riservata alla legislazione italiana sul tema che in questi anni ha conosciuto una frenetica attività: dalla totale assenza alle prime indicazioni del 2008, dall’innovazione della legge 104/13 alle attese per le Linee Guida sull’autoproduzione dei materiali didattici digitali.
Il capitolo si conclude con la proposta di un modello di libro digitale denominato “collaborative book” (c-book) che si basa proprio su di una costruzione collaborativa dei materiali associata ad un sistema di validazione sociale.
La sostenibilità dell’innovazione didattica è al centro del terzo capitolo: una sperimentazione risulta infatti essere di poco valore se non può essere esportata in altri situazione e se non sia ipotizzabile il suo successo o fallimento in base alle condizioni di contorno.
In una prima parte vengono elencate le dimensioni della sostenibilità e per ciascuna i possibili indicatori; si passa dalla sostenibilità tecnologica a quella organizzativa, proseguendo con la non meno importante sostenibilità economica e chiudendo con l’aspetto più importante, la sostenibilità didattico-pedagogica.
Viene quindi descritto il processo di produzione pensato per il collaborative book anche in funzione dell’attuale situazione scolastica italiana; consapevole delle due contrapposte necessità di fornire un insieme di competenze comuni agli studenti e di curare l’individualizzazione dei personali percorsi di apprendimento, si propone un sistema continuo circolare di produzione, uso e verifica dei materiali digitali didattici.
Nel quarto ed ultimo capitolo viene illustrata quella che è risultata la premessa per poter anche solo immaginare l’adozione di supporti didattici digitali all’interno delle nostre classi: la comunità di pratica dei docenti.
Viene descritto come solo una comunità dotata della sufficiente massa critica sia in grado di affrontare le sfide che l’innovazione delle pratiche scolastiche impongono: dalla necessità di variegate e complesse competenze alla possibilità di stringere rapporti con enti esterni alla scuola, dal superamento dell’insegnante innovatore isolato alla strutturazione stabile delle proposte.
Viene infine toccato un argomento molto importante e che sarà sicuramento uno degli oggetti di studio più approfonditi nei prossimi anni: la leadership all’interno di una ambiente complesso come quello della scuola dell’autonomia.
Una parte dedicata alle conclusioni chiude infine la tesi: vengono riassunti i temi trattati, la strada seguita e i primi, deboli risultati ottenuti; viene soprattutto indicata il percorso di ricerca successivo con le possibili sfide che ci attendono
Nord contro Sud: una battaglia a colpi di quoziente intellettuale
C'è differenza tra il Q.I. di chi vive al Nord e quello di chi vive al Sud in Italia? Secondo Richard Lynn, docente di psicologia all'Università dell'Ulster a Coleraine nell'Irlanda del Nord, la risposta è indubbiamente sì. Nel 2009 Lynn pubblica uno studio sulla prestigiosa rivista Intelligence dal titolo "Le differenze nel QI tra Nord e Sud Italia predicono differenze nel reddito, nell'istruzione, nella mortalità infantile, nella statura e nella alfabetizzazione" La teoria di Lynn è che il meridione è meno sviluppato perché le persone sono meno intelligenti. Più si va al Sud, più il QI scende e, in maniera direttamente proporzionale, scendono anche la qualità della vita, la capacità di educare in modo sano i figli, l'istru-zione ed il reddito pro capite, creando così un circolo vizioso. Tuttavia gli autori di questo articolo dimostrano che nell'articolo di Lynn sono presenti lacune e inesattezze che non consentono di dichiarare, secondo i criteri scientifici che impongono completezza dei dati, validità delle misure e corretta impostazione epistemologica delle argomentazioni, che la tesi di Lynn sia di fatto, confermata dal punto di vista della scienza
Psicologia sperimentale. Metodi di ricerca.
Da specifico ambito di indagine, la psicologia sperimentale è divenuta oggi lo strumento di lavoro indispensabile per chiunque effettui ricerche in ogni campo della psicologia. Come impostare il progetto di ricerca, come formulare le ipotesi, come interpretare statisticamente i risultati, infine come esporli efficacemente in un articolo o in un report: in questo manuale per la prima volta la nuova concezione della psicologia sperimentale-intesa come integrazione tra espistemologia, metodologia della ricerca e metodo statistico- trova la sua più completa e approfondita esemplificazione. Nella prima parte del volume si discute lo statuto scientifico della psicologia e si presentano le principali questioni riguardanti il percorso metodologico necessario a progettare un esperimento; la descrizione del disegno sperimentale-con le relative formulazioni statistiche-occupa i cinque capitoli centrali del volume; infine, l'autore ritorna ad affrontare le questioni poste dal conseguimento di un risultato empirico: predittività, generalizzazione, inferenze. Passo dopo passo, lo studente (ma anche il ricercatore) è guidato ad individuare correttamente i presupposti teorici dell'esperimento, le sue finalità, la metodologia da seguire, con il sussidio di puntuali analisi dei casi, di riassunti e di discussioni critiche capitolo per capitolo. Le sei edizioni dell'opera negli Stati Uniti, dove è ormai considerato un classico, ne testimoniano l'indiscutibile efficacia, sia dal punto di vista didattico, sia da quello operativo
Differences in lightness in achromatic transparency
It is presently unresolved whether lightness or differences in lightness are appropriate independent variables for models of perceived achromatic transparency. This experiment shows the differences in lightness rather than lightnesses affected the rated transparency and that local changes in difference in lightness altered the rated transparency locally. These results indicate that models of the perceived degree of transparency should be separately formulated for the different parts of a transparent surface and for the whole transparent surface. Two new models of the combined effecs of lightness differences on the perceived transparency are proposed
L'algoritmo della psicoterapia
Questo testo è il risultato di un progetto ambizioso: incrociare un’ampia gamma di prospettive diverse intorno al tema dei fondamenti epistemologici della psicologia clinica e della psicoterapia. L’obiettivo era portare un contributo alla discussione intorno a quelle “domande fondamentali” che da sempre agitano il cuore della psicologia clinica così come di ogni psicologo clinico e psicoterapeuta che abbia sviluppato un minimo di coscienza epistemologica. Del resto ormai più di un secolo fa Karl Jaspers (1913, p. 818), nel gettare le fondamenta della sua “Psicopatologia Generale”, scriveva: “L’esclusione della filosofia è funesta per la psichiatria. In primo luogo: per colui che non è chiaramente consapevole di una filosofia questa si introduce senza che egli se ne accorga nel suo pensiero e nel suo linguaggio scientifico e lo rende poco chiaro sia scientificamente che filosoficamente. In secondo luogo: dato che specialmente nella psicopatologia il sapere scientifico non è di tipo uniforme si devono distinguere i modi del sapere, i metodi, il significato del valore delle affermazioni e i criteri dell’esame, e ciò richiede una logica filosofica”. Quanto scriveva Jaspers per la psicopatologia vale certamente anche per una psicologia clinica che, stretta fra incudine e martello, fra scienze nomotetiche alla ricerca di leggi generali e scienze idiografiche rivolte all’analisi del singolo caso, corre il rischio di non acquisire una propria identità, o di venire frammentata da una scissione che la porta a muoversi lungo paradigmi opposti e inconciliabili. Ma poiché ogni limite è anche un passaggio che ha due versanti, Giano, signore dei passaggi, nel mentre separa costituisce anche il luogo dell’incontro, di una possibile mediazione fra aspetti diversi
No frequency effects when judging contrasts
In literature, experimental findings showed that absolute judgments are affected by contextual
effects. In our experiment we tested if judgments of differences, in particular, judgments of
brightness contrasts between two chips are affected by the skewing of frequency distributions
of stimulus presentations. We asked participants to rate the degree of contrast by using two
methods: the category rating method and the adjustment method. Experimental results show
that frequency effects do not affect contrast judgments and that there is no difference between
the subjective scales obtained with the two methods, except for the “regression effect”.
Therefore, judgments of differences, contrarily to absolute judgments, are not affected by
contextual effects
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