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Antonio Balestra e Pietro Antonio Rotari
Partendo dai risultati della mostra monografica su Antonio Balestra (1666-1740) tenuta nel 2016-2017 a Verona e curata dallo stesso autore, l'articolo porta nuovi contributi alla conoscenza del più importante pittore veronese della prima metà del secolo attraverso opere inedite e rileggendo dipinti già noti in un contesto più ampio, fatto di relazioni, influenze e di stimoli culturali diversi. Le nuove acquisizioni, infatti, consentono di mettere meglio a fuoco non solo gli scambi di Balestra con l'ambiente veneziano (Amigoni, Rosalba Carriera, Ricci), ma anche il recupero della tradizione pittorica emiliana (Correggio e Cignani). Lo sguardo si allarga poi ad abbracciare l'organizzazione del lavoro della bottega, in seno alla quale emerge la personalità di Pietro Antonio Rotari (1707-1762) - che sarà il più internazionale dei pittori veronesi - qui analizzata nei suoi rapporti con i maestri (lo stesso Balestra, ma anche il romano Maratti e il napoletano Solimena) e nell'ambito, per certi versi ancora da sondare compiutamente, della produzione grafica
Nobiltà e Decoro. Antonio Balestra per l'amico Giovanni Bellati
Il contributo prende l'abbrivio dalla recente acquisizione - da parte del Museo Diocesano Belluno Feltre - di due tele ovali del veronese Antonio Balestra (1666-1740), parte di un più ampio ciclo di dipinti che originariamente decorava l'oratorio di villa Bellati in località "Le Case" di Vignui, frazione di Feltre. Partendo dalla testimonianza autobiografica inviata dal pittore all'erudito perugino Lione Pascoli e sulla scorta di alcune foto storiche rese note da Giuseppe Pavanello nel 1999, è stato possibile rintracciare la quasi totalità dei dipinti, tutti transitati sul mercato antiquario, tranne una "Visitazione" di Sebastiano Ricci che, insieme a una "Presentazione di Gesù al tempio" di Antonio Zanchi, completava la serie. Il testo dà conto anche di una ricerca d'archivio particolarmente fruttuosa sul committente, Giovanni Bellati, appartenente a una famiglia di Cavalieri degli ordini di San Giovanni e dei Santi Maurizio e Lazzaro, e inserita in una ben precisa rete di relazioni e conoscenze - prima fra tutte quella con gli Zenobio - che possono spiegare anche i contatti di natura artistica
Antonio Bonacina, Accademia di nudo maschile
La scheda correda un'accademia di nudo maschile esposta alla mostra "Tiepolo. Venezia, Milano, l'Europa", allestita alle Gallerie d'Italia (sede di Milano) dal 30 ottobre 2020 al 21 marzo 2021: il disegno si conserva al Gabinetto Disegni e Stampe del Museo di Castelvecchio a Verona e appartiene ad un gruppo di accademie virili per le quali è stata ipotizzata credibilmente una comune provenienza dalla locale accademia di pittura, dove sarebbero state proposte come materiale di studio per gli allievi. Il foglio è una delle rarissime prove note del veneziano Antonio Bonacina, più conosciuto come cesellatore. Le fonti contemporanee (Anton Maria Zanetti, 1771) ne affiancano il nome a quello del valsoldese Paolo Pagani (1655-1716), documentato a Venezia tra il 1667 e il 1690: ancoraggi cronologici che, insieme alla conduzione disegnativa ancora impregnata di un certo naturalismo seicentesco, suggeriscono di datare anche il foglio di Bonacina al nono decennio del XVII secolo
Louis Dorigny, Accademia di nudo maschile
Il testo accompagna un'accademia di nudo maschile esposta alla mostra "Tiepolo. Venezia, Milano, l'Europa", allestita alle Gallerie d'Italia (sede di Milano) dal 30 ottobre 2020 al 21 marzo 2021: il disegno, a matita rossa, si conserva nel Gabinetto Disegni e Stampe del Museo di Castelvecchio a Verona (inv. 13090 2B 558), dove è entrato nel 1911 con una lontana provenienza dall'Accademia di pittura locale. Il foglio - che squaderna un nudo possente, molto caratterizzato anche sotto il profilo psicologico - sembra mostrare il superamento dell'osservazione del dato naturale attraverso un filtro intellettuale che, complice una linea marcata, dà l'avvio a una sorta di geometrizzazione delle forme. Tali caratteri suggeriscono una datazione al nono-decimo decenni del Seicento, posteriore quindi a una seconda accademia di Castelvecchio (inv. 13089) e al nudo in collezione privata veneziana (reso noto da Bernard Aikema nel 1983), maggiormente legati alla scoperta del naturalismo di artisti come Carl Loth
Antonio Balestra, Accademia di nudo maschile
La scheda accompagna un'accademia di nudo maschile esposta alla mostra "Tiepolo. Venezia, Milano, l'Europa", allestita alle Gallerie d'Italia, sede di Milano, dal 30 ottobre 2020 al 21 marzo 2021: il foglio, eseguito a carboncino, si conserva dal 1911 nelle collezioni civiche del Museo di Castelvecchio a Verona (inv. 12641 2B 121) e fa parte di un nucleo di disegni provenienti dalla locale Accademia di Pittura. D'altro canto esso è espressione di una pratica fondante il linguaggio dell'autore, campione di un classicismo cresciuto alla scuola di Antonio Bellucci prima e di Carlo Maratti poi. A fronte degli esisti stilistici, per i quali si sono evocate suggestioni correggesche negli effetti di morbidezza ottenuti con il carboncino, rimangono ancora ampi margini di dubbio circa la sua possibile datazione. Se in passato gli studiosi hanno legato il disegno alla fase giovanile dell'artista, agli anni 1691-1694, in questa occasione si avanza cautamente la proposta di ricondurlo a una fase più matura di sperimentazione di effetti luministici che interessano anche il volto fortemente scorciato, con il mento, la radice del naso e l'arcata sopracciliare in piena luce, come nel Cristo deposto nella pala di Sant'agata a Brescia
Giambattista Tiepolo, Eliodoro e il sacerdote Onia
Il testo accompagna il dipinto raffigurante Eliodoro e il sacerdote Onia esposto alla mostra delle Gallerie d'Italia, sede di Milano (30 ottobre 2020-21 marzo 2021): l'opera, originariamente nella chiesa di San Sebastiano a Verona, si conserva ora al Museo di Castelvecchio di quella città (inv. 4109 1B 666). Il confronto fra la testimonianza delle fonti e l'inedito materiale archivistico di Castelvecchio, scandagliato in questa occasione, ha premesso di mettere a fuoco alcuni punti fermi: l'originaria collocazione sulla controfacciata della chiesa, sopra la porta minore a sinistra dell'ingresso; l'inserimento nelle vicende preparatorie della mostra tiepolesca tenuta a Venezia nel maggio 1896, dalla quale il dipinto fu escluso per dubbi di autografia; il trasferimento al museo e la sostituzione con una copia di Gaetano Pasetti, andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale. Considerati gli esisti stilistici - che sembrano presupporre l'esperienza di Palazzo Sandi e che trovano utili punti di confronto con il Giudizio di Salomone di Udine, aprendo la strada alla densità di costruzione delle tele Dolfin - gli autori della scheda propendono per una datazione al 1726-1728 circa
Il Settecento in pittura
Il contributo ripercorre le vicende pittoriche che hanno interessato la basilica di Santa Giustina a Padova durante il Settecento: il XVIII secolo non può competere, quanto a numero di interventi, con gli apporti del secolo precedente, che hanno determinato il volto attuale degli spazi basilicali con la quasi totalità delle pale che ancor oggi si trovano sugli altari. Tuttavia il Settecento si apre con una duplice impresa del rinnovatore della pittura veneta ed europea, Sebastiano Ricci: gli affreschi sulla volta della cappella del Santissimo Sacramento e la pala raffigurante San Gregorio Magno che invoca la Vergine per liberare Roma dalla peste, due opere che per scelte cromatiche e libertà di conduzione pittorica aprono una nuova stagione. Il testo ha permesso di aggiornare anche la paternità degli affreschi nel "pozzo dei martiri", che solo in tempi assai recenti è stata correttamente ricondotta al poco noto pittore bavarese Giorgio Telliè. Attenzione è stata dedicata anche alle opere giunte in Santa Giustina nel corso del tempo da altri edifici: la Conversione di San Paolo dalla chiesa carmelitana delle Terese, una pala di Domenico Zorzi dai Carmelitani Scalzi, e soprattutto due enormi tele di Antonio Balestra, volute dal cardinale Giorgio Corner nel 1718 e qui giunte dopo la demolizione ottocentesca della chiesa della Misericordia in Prato della Valle
Giambattista Tiepolo Fresco Painter, in Tiepolo in Milan. The Lost Frescoes of Palazzo Archinto, catalogo della mostra (New York, The Frick Collection, 16 aprile-14 luglio 2019)
Il saggio ripercorre in maniera dettagliata l'attività di Giambattista Tiepolo quale frescante, a partire dall'intervento nella chiesa parrocchiale di Biadene, con l'assunzione della Vergine (1716), fino alla Gloria di Santa Teresa (ca 1730) nella chiesa degli Scalzi a Venezia, passando attraverso altre tappe fondamentali come i cicli per villa Baglioni a Massanzago (1719-1720), per il palazzo patriarcale di Udine (ca 1723-1728) e per palazzo Sandi a Venezia (1724-1725). La disamina è stata condotta quale premessa indispensabile per inquadrare i cinque soffitti affrescati da Tiepolo in palazzo Archinto a Milano nel 1730-1731: prima, eclatante affermazione del pittore fuori dai confini della Serenissima. A tale serie di opere, distrutte nell'agosto del 1943, sono dedicati la mostra e il relativo catalogo che riuniscono per la prima volta tutte le testimonianze - pittoriche, grafiche, documentarie, fotografiche - con lo scopo di ricostruire non solo quanto è andato perduto, ma soprattutto il fervidissimo contesto culturale in cui quel ciclo ha preso vita. L'autore è anche co-curatore del catalogo
Affreschi nei palazzi di Padova. Il Sei e Settecento
Il volume raccoglie per la prima volta i risultati di una ricerca sistematica sugli affreschi del Sei e Settecento nei palazzi di Padova. Sono stati analizzati 31 cicli pittorici ad affresco che coprono il periodo dal Barocco al Neoclassicismo. I testi monografici dedicati ai singoli edifici sono preceduti da tre saggi trasversali che inquadrano gli episodi in un orizzonte più ampio di riferimento (committenza, questioni di gusto, tipologie decorative....). Parte integrante è costituita dall'importante corredo iconografico di oltre 470 immagini. Il libro è stato promosso dalla Associazione "La Torlonga onlus" nell'ambito del bando “Culturalmente innovare con l’arte e la cultura” 2016 finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e ha visto come attore principale il Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Padova. Quest'ultimo ha messo a disposizione le competenze da lungo tempo affinate in questo specifico ambito di studi e il proprio archivio fotografico, sia quello storico, sia quello derivato da più recenti campagne, finanziate anche da un Progetto di Rilevante Interesse Nazionale, bando 2010-2011
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