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Childfree: un argomento intrigante all'attenzione dei media
New topics do not have easy access into the news system. The news should not in fact propose something completely new, but something in line with the dominant and shared valued of any given society. And this is why four decades had go by before it could be freely said on Italian newspapers that some couples who do not have childen are actually chilfree: they just did not want any. A second aspect concerns respect for these couples’ wishes, but also for the need society has to have children and, indeed, for those couples who desperately want to have children. It is interesting to none that, especially in weekly publications, this topic has been dealt with through the real “cases” of people who have revealed their life experiences and that the information given is generally part of the scientific divulgation section, which informs but is not quite accurate enough
LA LINGUA COME ELEMENTO DI INCLUSIONE E DI ESCLUSIONE (Sprache als Element der Inklusion und Exklusion), Processi di inclusione ed esclusione: identità ed emarginazione/Prozesse der Inklusion und Ecklusion:Identitaet und Ausgrenzung
Il linguaggio è un'attività creatrice che va equiparata alle altre attività come l'arte e la scienza ed è intersoggettivo in quanto l'uomo vive in un mondo linguistico che egli stesso crea. La capacità di vedere il mondo mediante un sistema simbolico di tipo vocale, fa della lingua un sistema adatto alla comunicazione, talmente adatto, da costituire il più forte sistema di socializzazione, ovvero di condivisione, della realtà. La linguisticità dell'accadere della comprensione che si gioca tra gli uomini, segnala un limite insormontabile: la lingua non raggiunge mai l'ultimo, l'insuperabile segreto della personalità individuale. Con la lingua si esprime l'identificazione soggettiva dei membri del gruppo e l'esclusione dei gruppi che si identificano con gli "altri". La lingua, dunque, è uno dei segnali di "delimitazione" e può essere considerata il primo elemento su cui un gruppo cerca di costituirsi come "autonomo". Il ruolo essenziale del linguaggio, nella differenziazione del comportamento sociale, è stato riconosciuto quando gli studiosi hanno iniziato ad occuparsi della struttura sociale che determina il comportamento linguistico: la lingua diventa un prodotto dell'attività umana e la stessa comprensione dei fatti linguistici richiede la conoscenza delle sue funzioni sociali. E' quindi importante tenere presenti non solo le funzioni linguistiche e socio-linguistiche della lingua, ma anche le sue funzioni extralinguistiche: la lingua può essere vista, ad esempio, come simbolo di appartenenza a un gruppo o come indicatore di prestigio. La modernità stessa è elemento di inclusione e di esclusione, di familiarità e di estraneazione in quanto produce dislocazione e spostamento, provocando un'esperienza ambivalente, piuttosto che una semplice scomparsa della comunità e quindi dell'identità
Nuove tecnologie per l'arte: la Computer art
There are several studies on experimental psychology which analyze the aesthetic evaluation of forms such as crystals and the Penrose parquets. The application of Fourier series and integrals to digitalized images gains a new meaning with the discovery of the role of spatial frequencies in psychological behaviour linked to visual perception.
As with cameras and cine-cameras, one can obtain works that of undoubted pleasantness also with electronic microscopes and computers. Some products which are considered artistic and others coming from some scientific subjects which utilize fractals, Penrose parquets, electronic microscope and painting obtained by light diffusion were chosen as products of instruments that are the results of advanced technologies.
Research aimed at proving the hypothesis that technological practices with different functions and applications lead to aesthetic results that it is the elements that mark the difference between the artistic and the aesthetic is still underway. These terms are difficult to quantify and this is the reason why in the present study the semantic differential has been used. The technique allows the analysis of affective meaning; hence the global significance of the stimuli in question
I simboli come segnali di identità collettiva
A symbol constitutes the first step of knowledge and the first proof of the objectivity; the symbol offers a firm point in the continual mutation of the conscience content.
When persons are co-present they tend to behave as if they participate to a social occasion which is an event of wider reach, bound to limits of space and time, made easier by an established equipment. The formality and the rituality are tools suitable for periodically recreate the social cohesion endangered by inevitable confrontations and conflicts between groups and individuals. They are powerful ideological tools
which has the goal of presenting the individuals a determined picture of the society in which they live. Symbols lead us to believe that shared values are strong, so much that they call forth a mood that favors cohesion and acceptation: without the ritual there is no form of social organization
Comunicazione e società:validità del modello a tre livelli di Giorgio Braga
Lo studio della comunicazione ha senso se si considerano due o più comunicanti, il messaggio, la sua formazione e l'interpretazione. Per questo Braga ha sempre utilizzato e considerato importanti per lo studio della comunicazione altre discipline che intervengono a chiarire i singoli elementi della struttura comunicativa. I processi comunicativi con il loro impatto e la loro influenza sulla società, hanno posto la comunicazione stessa tra i fattori che portano verso la modernità. I tipi di società sono caratterizzati, infatti, dalla presenza o dall'assenza di uno o più dei tre livelli o di alcuni di essi. La possibilità di comunicare deriva dalla capacità del soggetto di agire, per questo si rende necessario individuare nell'azione l'oggetto specifico del sistema sociale. L'interazione tra i sistemi personali dei comunicanti con i sistemi sociali in cui si svolgono le comunicazioni richiede prospettive di analisi diversificate. Braga, con l'analisi delle strutture comunicative ha avuto il merito di non confondere, di non volere a tutti i costi "disciplinare", ma con la sua tipologia ha proposto una possibilità di analisi e un orientamento che offrono molti vantaggi nell'avanzamento degli studi delle comunicazioni
Il sistema delle comunicazioni. Un approccio sociologico
Si tratta di un manuale di sociologia della comunicazione in cui si analizzano i tre livelli della comunicazione: primo livello ovvero della comunicazione interpersonale, il secondo livello della comunicazione culturale e il terzo livello della comunicazione di massa. Tali livelli interagendo tra loro costituiscono il sistema delle comunicazioni. Nessun livello è più importante dell’altro, anche se la comunicazione interpersonale ovvero faccia a faccia è ritenuta, a ragione, la forma più umana di comunicazione che si situa alla base di ogni rapporto comunicativo. L’ampliamento delle possibilità comunicative avviene però a livello della comunicazione culturale che permette alla comunicazione umana di superare le categorie di spazio e di tempo: la cultura e la scienza, formando la memoria sociale, portano verso la comunicazione di massa che, a sua volta, ritorna ai due livelli precedenti, spinta dall’interfaccia delle tecnologie di ultima generazione in cui il fruitore interagisce sincronicamente con il mezzo. Le capacità euristiche di tale modello, messo a punto da Giorgio Braga, sono riscontrabili nell’applicazione allo studio delle comunicazioni ‘complesse’ quali quella familiare, aziendale, terapeutica, scolastica e scientifica che concludono il volume
150 anni di unità: l’identificazione nazionale dei giovani italiani
Per un popolo antico come quello italiano centocinquant’anni di unità politica non sono molti. Abbiamo certamente una storia unitaria che travalica decine di secoli: quando pensiamo alla nostra storia includiamo l’antica Roma, le invasioni barbariche, l’età dei comuni, il Rinascimento e tutto quanto ha portato le popolazioni che hanno abitato la Penisola a considerare l’unità politica poco importante rispetto al “sentirsi” italiani. Fin dal tempo di Roma tali abitanti hanno avuto la coscienza di abitare in Italia e di possedere lo status di “italiani” riconosciuto anche dai conquistatori . La novità dell’Italia unita sta nell’aggiungere, alla coscienza culturale di “essere italiani”, anche quella politica e nazionale. Si può dire che alla fine del XX secolo tale coscienza è stata condivisa da tutte le classi sociali.
E’ la storia che indica le cause della situazione italiana. “Nel contesto lasciato dal passaggio degli invasori (V secolo d.C.) mantennero la loro sede nella città di Roma e nel territorio della penisola due grandi tradizioni culturali che, diffondendosi nel continente caratterizzarono in larga parte non solo la storia d’Italia, ma anche quella di tutte le nazioni europee che si formarono nei secoli successivi: quella religiosa, impersonata da vescovo di Roma e quella costituita dalla cultura classica greco-latina, conservata e preservata dalla distruzione grazie all’opera delle istituzioni monastiche”.
Gli italiani, in generale, sembrano avere una buona autostima come singoli, ma bassa come collettività. Pensare per dicotomie è una caratteristica delle scienze sociali e talvolta nella tradizione sociologica è successo che alcune dicotomie concettuali (comunità-società; particolarismo-universalismo) si siano trasformate da strumenti euristici, adatti per conoscere tratti salienti di fenomeni e processi sociali concreti, in forme a priori dell’esperienza sociale, aggiungendo all’uso descrittivo anche quello valutativo.
La percezione della realtà della situazione italiana già a partire da Machiavelli fino a Mosca ha indagato prevalentemente lo stato più della società. L’ordine sociale è visto come “una derivazione, o come l’area in cui gli individui e i gruppi lottano per il dominio e per il potere statale. La nozione di uomo sociale è estranea a questa tradizione”. Normalmente si definiscono gli altri in base ad aspettative di comportamento, a etichette o stereotipi che portano a generalizzazioni anche false, ma non neutre, perché condizionando la nostra conoscenza della realtà condizionano i nostri comportamenti. Secondo Cipriani non esiste un’unica cultura, un’unica identità ma piuttosto una identità “frattalica” molto frastagliata con una successione irregolare di solchi ed aree, che non indeboliscono il tessuto socio culturale, anzi, paradossalmente ne aumenta la capacità di resistenza. Sembra che l’italiano realizzi un’“appartenenza liquida”, in linea con i tratti della postmodernità: “L’individuo e la libertà sono regolati in maniera talmente universale, da essere sganciati dalle strutture della nazione e dalle regole sociali”.
Mi piace finire con una frase di Stendhal che è molto attuale: “Il suo stato politico non è affatto da invidiare, però è dal complesso della sua civiltà cha abbiamo visto nascere grandi artisti (...). I difetti stessi di quegli strani governi, sotto ai quali soffre l’Italia, servono alle belle arti (...) lasciano libero l’individuo. Il governo aborrito e disprezzato da tempi memorabili non è alla testa di nessuna opinione, di nessuna influenza; è di traverso alla società, ma non è il punto centrale della società”
Cosa significa femminilità e mascolinità?
L’abito può essere visto come un “meccanismo di difesa preventiva”, ma esso è anche il “guscio della socialità”, è la pelle sociale che permette a ciascun individuo di mostrarsi, ma anche di nascondersi. Essere “femminili” significa mettere in rilievo determinate parti del corpo indossando determinati abiti. Essere mascolini, d’altro canto, significa mettere in evidenza la prestanza fisica. Tali concetti sono indagati attraverso il racconto fatto da studenti universitari nella descrizione del loro abbigliamento
La superstizione nei giovani
Il disincanto del mondo, la scomparsa della dimensione religiosa socialmente condivisa, la razionalizzazione della società, la cosiddetta mentalità affettiva ha creato un vuoto nell’immaginario della “gente comune che vive, soffre, muore e vuole saperne il motivo”. La capacità umana di dotare di senso il vissuto e le proprie azioni, comprende anche le azioni che hanno il carattere di “agire affettivo” mosso da affetti o emozioni e prescinde da valutazioni di tipo razionale. Potrebbe, inoltre, appartenere ad un agire tradizionale quando l’individuo agisce secondo abitudini acquisite in cui le azioni sono guidate da modelli che si trasmettono nel tempo. Questi due tipi di agire, anche se sono non razionali sono dotati di senso. Tale senso deriva dal fatto che i valori (e le credenze) sono creazioni e non eventi del reale.
Allo scopo di verificare se l’attuale società si è liberata dalle “catene” della superstizione è stata realizzata un’indagine sui giovani basata su un questionario che prende spunto da Jahoda (1972) e somministrato a 214 studenti universitari di Padova. Dai risultati emerge che la superstizione, quindi, lontano dall’essere strana e anormale come spesso si ritiene è di fatto legata intimamente a un fondamentale modo di pensiero dell’uomo, ai suoi sentimenti, alla sua risposta generale nei confronti dell’ambiente. Sembra inoltre che superstizione e scaramanzia siano frutto di comportamenti adattivi tramandati geneticamente perché convenienti dal punto di vista evolutivo. La superstizione è, infatti, una strategia utile per la sopravvivenza della specie umana. L’intelligenza è, quindi, sempre pronta a cercare di spiegare e di comprendere anche ciò che è insolito, sorprendente e incomprensibile. “Lo scetticismo richiede la capacità di inibire l'applicazione del principio di ricerca del significato alle coincidenze casuali appare innaturale dal punto di vista biologico. In una cultura scientificamente avanzata, i collegamenti fra eventi (coincidenze, superstizioni, esperienze paranormali) hanno bisogno di essere messi alla prova, controllati, riprodotti, prima di poter essere considerati come non dovuti al puro caso. Se contasse solo la nostra eredità genetica saremmo tutti superstiziosi, credenti nella magia e in ogni forma di paranormale (così come accade nelle società primitive): è la nostra (acquisita) mentalità scientifica che ci permette di non esserlo, contrastando, per fortuna, le nostre inclinazioni naturali”. Paradossalmente la nostra società “lungi dal distruggere i miti li ha modificati ed ha, essa stessa, creato nuovi miti eppure “se un'epoca è entrata in guerra contro i miti, questa è la nostra” (Bastide, 1977)
Siamo tutti stranieri
Le migrazioni hanno alimentato le civiltà per secoli mettendo gli uomini in condizione di abbandonare antiche tradizioni e pregiudizi, di manifestare la propria individualità, di fondersi e amalgamarsi in nuove culture. Ogni grande civiltà è stata prodotta dal mescolarsi di culture diverse. Lo straniero è un uomo diviso tra due culture, dà alla vita collettiva una nuova dinamicità. Oggi gli stranieri sono indefiniti e mutevoli come la loro identità. Tuttavia, tagliare e restringere la loro libertà non aggiunge nulla alla libertà di chi è già libero: al contrario, sottrae a molti altri la possibilità di sentirsi liberi. Ciò dovrebbe farci pensare, quando rifiutiamo lo straniero perché porta scompiglio nella nostra routine quotidiana. Nel mondo d0oggi siamo tutti viaggiatori e attraversiamo la nostra vita alla ricerca di noi stessi sentendoci a nostra volta estranei tra estranei.
Se il mondo postmoderno è capace di generare Libertà e Differenza, nella loro accezione positiva, lo stesso non si può dire per la Solidarietà che viene dimenticata. Senza solidarietà, però, nessuna libertà è sicura mentre le differenze e il tipo di politica dell’identità che tendono a generare conducono, spesso, all’interiorizzazione dell’oppressione. La presenza dello straniero è ambivalente: può portare al riconoscimento della sua diversità culturale, ma anche alla sua dignità di uomo; può nel contempo rafforzare la coesione interna del gruppo che si riconosce con maggior forza nella propria identità e continuità, quanto più prende le distanze e precisa la propria diversità dallo straniero
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