1,721,007 research outputs found

    Fossil mantle-sediments interface recognized in the Western Alps metaophiolites : a key to unravel the accretion mechanism of the Jurassic Tethys ocean

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    ABSTRACT In the southern Aosta Valley (Italian Northwestern Alps), meta-ophiolites are mainly composed of serpentinized mantle-derived peridotites intruded by gabbros and rodingitic dykes, well exposed in the Mount Avic area, and of smaller amounts of mafic rocks and metatrondhjemite. This rock assemblage recalls the "slow-spreading" lithosphere created at modern mid-ocean ridges. Meta-ophiolites show a dominant early Alpine subduction-related metamorphic imprint under eclogite/blueschist facies conditions, variously retogressed under greenschists facies conditions. In the high Champorcher Valley (SW of Mount Avic) serpentinites are directly covered by a serpentinite mélange followed by flysch-like calcschists with detrital ophiolitic interbeds. Despite the pervasive Alpine tectonic deformation and metamorphic recrystallization through subduction-related stretching and boudinage and collision-related folding, the mélange internal fabric still retains records of a block-in-matrix structure, well consistent with mass-transport processes related to an active oceanic tectonic setting in which mantle rocks were progressively and continuously exhumed by faulting. The products of mass-transport processes and faulting are unconformably sealed by flysch-type calcschists embedding cm-sized clasts of actinolite/tremolite-schists interpreted as detrital ophiolitic material. The serpentinite mélange is interpreted as syn-extensional sedimentary rocks produced at the mantle-sediments interface on the Jurassic Tethys ocean floor and subsequently overprinted by subduction zone tectonics

    Il vino più alto d'Europa": l'influenza della geologia e del clima nella coltura della vite in Valle d'Aosta

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    «The highest wine of Europe»: influence of geology and climate on grape growing in the Aosta valley. Climate, quaternary dynamics, vine cultivars and wine production contribute to define three different physiographic zones in the Aosta Valley. The Zone A (fig. 2), a NW-SE trending valley at the foot of the Mt. Bianco, is characteried by cold humid climate, with relatively short summer (fig. 3). fluvial and gravitational dynamics. The «Blanc de Morgex et de La Salle» wine from «Prié Blanc» grapes as well as the «Enfer d’Arvier» from «Petiti Rouge» grapes are here produced. Prié Blanc vines are cultivated on the better exposed (SW) alluvial and detrital fans where soil is characterized by cm-sized skeleton of schists and carbonate debris (figs. 4a, 4b e 5a). Petit Rouge vines are cultivated on a big landslide of late glacial age. The soil is characterized by chaotic m- to decameter-sized blocks with sandy matrix (figs. 4c and 5b). The Zone B is characterized by dry climate, Pleistocenic glacial and gravitative deposits. The Torrette and Chambave wines from «Petit Rouge» grapes, and the «Nus» from «Vien de Nus» grapes are obtained. Vines are cultivated on Pleistocenic tillites (figs. 4d and 5c). The Zone C is characterized by temperate humid climate, eluvial and gravitative dynamics. The «Arnad-Monjovet» and «Donnas» wines are here produced from Nebbiolo grapes. The vines are cultivated on steep terraced slope with eluvial deposits, thin humus-rich soil wich skeleton is characterized by cm-sized macaschists

    Simposio «Geologia e Vino», Atti del 32° Congresso IGC Firenze, Italia, 20-28 agosto 2004. Prefazione - Preface.

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    Il Simposio «Geologia e Vino» – sessione tematica «Terroir: la connessione fra la geologia e il vino» tenuto durante il 32° Congresso Geologico Internazionale nel 2004, organizzato da Augusto Biancotti, Maria Bianca Cita e Laurence D. Meinert e sponsorizzato dalla International Association of Geomorphology, ha costituito la prima sessione scientifica internazionale svolta in Italia che ha dimostrato il contributo che le Scienze della Terra possono dare al mondo del vino. Il suo successo scientifico (36 lavori presentati come comunicazioni orali e posters, una affollata e allegra sessione di assaggio e una riuscitissima escursione post-congresso attraverso l’Italia centrale) ha fatto molto colpo sui media italiani e internazionali che hanno divulgato i lavori sia a livello locale che nazionale. Diversi articoli sui quotidiani e servizi radiofonici e televisivi hanno informato il pubblico sui dettagli dell’evento. Questa è stata una dimostrazione tangibile dell’interesse che i produttori e i consumatori hanno per gli studi ambientali sulle «terre da vino». Il vino è un prodotto di qualità che induce il consumatore a pensare – è un bene voluttuario e, al tempo stesso, un’eredità culturale. È stato dimostrato che circa due terzi del successo di un grande vino possono essere attribuiti a «valori non materiali» che il vino trasmette al consumatore. I valori non materiali sono la fiducia del consumatore nel produttore e nel distributore, la conoscenza della tradizione, della competenza e della passione che animano il coltivatore, la memoria di un’immagine di vigneti nel loro ambiente naturale, trasmesso da un sorso di vino. Sotto questa luce, la grande variabilità degli ambienti dove si pratica la viticoltura, anziché essere vista soltanto come un vincolo per la produzione di un tipo di vino facilmente riconoscibile nel mondo intero, oppure come un ostacolo per l’applicazione di un’agricoltura industrializzata, deve essere considerata come un’opportunità per incrementare la peculiarità di un territorio. Infatti, le singolarità degli elementi legati alla terra e la loro influenza sul prodotto e sulla sua qualità, quando siano conosciuti e gestiti in modo appropriato, rendono «esclusiva » una caratteristica dell’area vitata. Questo produce nel consumatore la consapevolezza che ciò che egli beve è il frutto di uno specifico «terroir», un’unica, esclusiva combinazione di caratteri fisici naturali e di abilità umane. Questa consapevolezza aggiunge un valore non materiale al vino e favorisce il riconoscimento pubblico della «vocazione» di un dato territorio. Le esperienze positive di gestione del territorio applicate alla viticoltura hanno attirato l’attenzione su altri prodotti speciali come l’olio di oliva, frutta, verdura, tartufi e foraggio per la produzione di latte e formaggio. In una prospettiva allargata, lo scienziato che si occupa di Scienze della Terra può giocare un ruolo importante nel sintonizzare il vino ed altri sistemi di prodotti agricoli di qualità verso una migliore sostenibilità economica, ambientale e paesaggistica. Vi sono numerosi esempi di attività svolte da geologi, da soli o in cooperazione con altri specialisti: essi trattano elaborazioni climatiche, rilievi geologici, geomorfologici, pedologici e mappature tematiche a diverse scale, possibilmente con valutazione e zonazione del territorio. Consigliano ai coltivatori, prima di iniziare le piantagioni, sui rischi geomorfologici, la scelta dei campi da mettere sotto coltura, l’intensità del livellamento e rimodellamento dei pendii, la costruzione di sistemi di drenaggio, l’impatto sulla bellezza, sui valori culturali e tradizionali del paesaggio. L’archeologia considera le vie storiche e culturali del commercio, l’uso del vino nelle civiltà precedenti alla nostra (Egiziana, Ebraica, Greca, Romana e Asiatica). La presente pubblicazione raccoglie 22 lavori, scelti tra quelli presentati alla Sessione «Geologia e Vini» del 32° IGC, e un breve rapporto sull’escursione post-Congresso guidata da Roberto Colacicchi. Uno dei principali punti di forza del settore scientifico che si interessa della geologia del vino è il carattere inter- e multidisciplinare degli studi; perciò non è stato facile raggruppare i lavori presentati e sottoposti a revisione critica da parte degli esperti. In ogni caso, allo scopo di aiutare il lettore a comprendere il punto focale dei lavori e di indicargli una traccia da seguire in questo volume, per fare un lungo viaggio fra i diversi vigneti, l’arte di fare il vino e il controllo delle piantagioni, gli articoli sono stati attribuiti ai seguenti temi, secondo la scala della ricerca e le discipline interessate: i) Geomorfologia e geologia generale di alcune tipiche regioni viticole; ii) Geologia specifica di territori vitati; iii) Terroirs e zonazione vitivinicola; iv) Erosione del suolo e conservazione dei vigneti; v) Climatologia e viticoltura; vi) Geochimica dei suoli; vii) Altri prodotti di qualità. Gli studi raggruppati nel primo tema trattano dell’influenza della geologia e della geomorfologia nell’assetto di alcune tipiche regioni viticole dell’Argentina, di alcune parti delle Alpi (Valchiavenna e anfiteatro morenico del Garda) e dell’Appennino (aree di produzione del Verdicchio nella Regione Marche). L’influenza specifica della geologia sui vigneti è trattata per la Franconia (Germania), i terroirs dei vini di Bordeaux e Cognac (Francia), Val d’Isarco, Valtellina e Val d’Aosta (nord Italia) e Cinque Terre (aree costiere della Liguria Orientale). Esperienze di zonazione territoriale basate sulla natura dei suoli e sul clima, oltre che su fattori geologici e geomorfologici, rappresentano l’argomento dei lavori sull’area di produzione del Franciacorta (Lombardia), del Soave (Veneto), dei vini Sangiovese in Provincia di Siena (Toscana) e dell’Aglianico del Vulture (Basilicata). I quattro lavori della sezione successiva illustrano fenomeni di erosione del suolo e di problemi di conservazione, che sono spesso provocati dalla coltivazione dei vigneti, in Borgogna (Francia), nell’area di produzione del Nebbiolo (Piemonte), in Toscana e nelle Marche. Un rapporto fra clima e vino è considerato significativo per due terroirs delle Alpi italiane: la Val di Susa, in Piemonte, e la media Val d’Adige, in Trentino. Due lavori che trattano l’uno la geochimica dei suoli nell’isola vulcanica di Pantelleria (Sicilia) e i rapporti tra geologia, geomorfologia, pedologia e produzione di tartufi chiudono la schiera dei lavori scientifici. I membri del comitato editoriale sentono l’obbligo di ringraziare sentitamente per il prezioso aiuto di revisione critica dei manoscritti le seguenti persone (elencate in ordine alfabetico): Paolo Bazzoffi (Firenze), Severino Belloni (Milano), Riccardo Bersezio (Milano), Augusto Biancotti (Torino), Federico Cazorzi (Udine), Sergio Chiesa (Bergamo), Roberto Colacicchi (Perugia), Mauro Cremaschi (Milano), Mario Fregoni (Piacenza), Walter Freudenberger (München, Germany), Donn S. Gorsline (Los Angeles, USA), Silvana Martin (Como), Claudia Meisina (Pavia), Mario Panizza (Modena), Giuliano Rodolfi (Firenze), K.J., Sabel (Wiebaden, Germany), Attilio Scienza (Milano), Fiorenzo Ugolini (Firenze), Mario Vanossi (Pavia), Giorgio Zanzucchi (Parma). Ringraziano inoltre tutte le Istituzioni, gli Organismi e le Associazioni che gentilmente hanno acconsentito la pubblicazione delle illustrazioni nei vari articoli e che hanno fornito informazioni sui vari vigneti e sulle tradizioni. Ringraziano infine nel modo più vivo la Società Geologica Italiana e in modo particolare il suo Presidente Umberto Crescenti per avere prontamente accolto la richiesta di pubblicare in un numero speciale della ultracentenaria gloriosa rivista «Bollettino della Società Geologica Italiana» i risultati del Simposio, nonché il nuovo Presidente Forese Carlo Wezel per aver portato avanti l’iniziativa fino alla sua conclusione nel 2006. Dedichiamo questo volume ad Augusto Biancotti, che – a causa della grave malattia di cui soffriva – non potè partecipare al Congresso di Firenze nell’agosto 2004 e che morì nel settembre 2005, dopo averci presentato un manoscritto e averne rivisti criticamente altri due. Ringraziamo il prof. Roberto Malaroda – già presidente della Società Geologica Italiana e «mentore» di Augusto Biancotti – per avere scritto di lui
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