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La sentenza Costituzionale n. 59/2017: ancora sul riparto di competenza Stato-Regioni in materia di canoni idroelettrici
Verso la smart city: sviluppo economico e rigenerazione urbana
La “rigenerazione urbana” stimola ormai da qualche tempo il dibattito dottrinale, anche a causa del moltiplicarsi delle iniziative legislative in materia. Tuttavia, nonostante i variegati fini che la stessa dovrebbe mirare a conseguire, l’analisi del tema rimane tuttora ancorata ad una logica meramente urbanistico-edilizia, risultando ancor poco esaminato il legame che sussiste tra rigenerazione e sviluppo economico.
Partendo dalla ricostruzione della nozione di “rigenerazione urbana”, il presente contributo mira anzitutto a dimostrare come, fin dalle origini, la dimensione socio-economica rappresenti un connotato essenziale della rigenerazione, caratterizzandola rispetto ai più tradizionali interventi di riqualificazione. Da un lato, la rilettura della letteratura urbanistica anglosassone dei primi anni Ottanta permette di evidenziare come alcuni dei più recenti approdi della dottrina fossero in realtà presenti in nuce quali elementi qualificanti già nei primi interventi di rigenerazione. Dall’altro, gli strumenti di programmazione finanziaria sottopongono l’erogazione degli incentivi al conseguimento di obiettivi che sono tipici della c.d. smart city, per cui la stessa costituisce modello di riferimento e fine ultimo delle politiche di rigenerazione.
Sulla base di tali presupposti, dopo aver meglio definito i connotati propri della rigenerazione e gli strumenti giuridici tipicamente utilizzati per il conseguimento dei suoi fini, il lavoro mira ad indagare il possibile contributo offerto dalle tecnologie digitali. In particolare, oggetto precipuo dell’indagine è la possibilità, insita nelle nuove tecnologie, di innovare gli strumenti giuridici di rigenerazione, anche in un’ottica di effettiva compartecipazione dei cittadini allo sviluppo economico locale
Può la tecnologia regolare? Blockchain e «scambio tra pari» di energia rinnovabile
This paper aims to explore how emerging digital technologies, in the form of Blockchain, could affect market regulation, impacting the need of public intervention, with a special focus on the electricity market. In particular, peer to peer electricity trading through Blockchain will be analyzed to demonstrate that this technology does not necessarily embody a “Battle for Supremacy between the Code of Law and Code as Law” as supported by the prevailing literature. Indeed, smart contract could also represent an “entry point” for the regulator (e.g. by ensuring fairness and quick interventions in case of market distortion), thus becoming a new instrument of public and private granular and almost real-time control of energy transactions. Starting from this assumption, it will be argued that Blockchain could also represent a new form of coordination between market and public policy
L’evoluzione dei pubblici poteri nella supervisione bancaria post-crisi
Il presente lavoro si propone di operare un’analisi sistematica e dogmatica sul piano giuridico delle azioni di vigilanza concretamente intraprese negli ultimi anni. Tale indagine pare dimostrare come l’odierna evoluzione dei pubblici poteri di supervisione bancaria alla luce dei principi di precauzione e prevenzione rappresenti un’innovazione radicale, capace di recidere nettamente il legame con il paradigma neoliberale che ha connotato l’attività regolamentare pre-crisi. Se la dottrina e la letteratura economica dominanti descrivono tale evoluzione come una mera innovazione incrementale – al più un aggiustamento in chiave ordoliberale o addirittura una continuazione del neoliberalismo –, l’indagine qui condotta propone una lettura opposta. Attraverso l’analisi di alcune tra le più significative e recenti azioni di vigilanza, si dimostra come il principio di prevenzione abbia progressivamente esteso la propria influenza su un ampio ventaglio di competenze regolamentari, mentre il principio di precauzione richiede un profondo e urgente ripensamento dei poteri attribuiti alle Autorità di vigilanza. Si perviene così alla conclusione che tale evoluzione, lungi dall’essere un semplice affinamento del modello preesistente, costituisca una trasformazione radicale nell’architettura giuridica e istituzionale della supervisione bancaria
R. Rajan, The Third Pillar: How Markets and the State Leave the Community Behind, Penguin Press, 2019, p. 464, trad. it. a cura di Matteo Vegetti, Il terzo pilastro. La comunità dimenticata da Stato e mercati, Egea, 2019, p. 531
La recensione mira ad offrire una rilettura critica del volume “The Third Pillar: How Markets and the State Leave the Community Behind” di Rajan. Si tratta di un volume che, pur muovendo da un’analisi di matrice economica,
racchiude numerosi richiami filosofici, sociologici e antropologici, offrendo notevoli spunti di riflessione anche in materia di regolazione dei mercati
La torsione “accentratrice” della vigilanza antiriciclaggio: verso un nuovo paradigma
L’attuale crisi, determinata dalla pandemia di Covid-19, sembra aver comportato anche una «crisi» dei paradigmi: nuove riforme, attualmente oggetto di discussione a livello europeo, appaiono infatti mosse dalla necessità di abbandonare i modelli preesistenti, alla spasmodica ricerca di nuovi riferimenti. È in questo contesto che si inserisce il Piano di azione recentemente presentato dalla Commissione europea al fine realizzare una vigilanza unica a livello europeo per il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Sulle basi dall’ormai assodata inadeguatezza di un sistema di vigilanza nazionale fondato sulla concorrenza tra ordinamenti, si propone dunque una nuova torsione “accentratrice” della vigilanza anche in materia di antiriciclaggio, traendo spunto da quanto recentemente avvenuto nel contesto normativo che ha portato alla creazione del c.d. Single Supervisory Mechanism.
Partendo da tale presupposto, il fine del presente contributo è quello di comprendere se tale meccanismo possa fungere effettivamente da «paradigma» della nuova vigilanza unica europea in materia antiriciclaggio o se, addirittura, quest’ultima possa imporre un ulteriore avanzamento del processo di integrazione amministrativa europea
La valuta digitale della Banca Centrale tra funzione monetaria e tutela del risparmio
The rise of cryptocurrencies in the form of Bitcoin and, more recently, Stablecoins, threaten to alter that role of Central Banks, inspiring them to reflect about the merits of issuing Central Bank Digital Currencies (CBDC) accessible to the broad public. In such a context, this paper aims to investigate how the issuance of Central Bank Digital Currencies (CBDC) can affect the traditional functions of the European Central Bank. First of all, after briefly recalling some recent declinations of the principle of full reserve banking, whose effects seem to be realized by the adoption of CBDC, a legal framework of the proposals aimed at introducing this form of currency at European level will be offered. In particular, questions will be raised about the effective competence of the ECB to introduce such a radical form of innovation, aimed at profoundly affecting not only the exercise of its powers but also the same functions traditionally reserved for commercial banks. Then, the paper will dwell upon the risks involved in the implementation of CBDC, concluding that the adoption of such currencies would go beyond the powers attributed to the Central Bank by the European Treaties, aimed at guaranteeing price stability and the correct functioning of the market
Corte cost., sent. n. 251 del 2016 in materia di società a partecipazione pubblica e servizi pubblici locali di interesse economico generale
Artificial Intelligence in Italian Public Administration. Challenges, case studies and regulatory perspectives
In Italy, the employment of AI for decision-making in the context of administrative procedures is increasingly common, being based on the claimed gains in efficiency and neutrality. Local and central public administrations use AI to streamline not only their services to citizens, but also their supervisory activity, eg, in the detection of money
laundering or in their controls against tax evasion. However, to date, the use of AI by Public Administrations in Italy is only recognised at the level of policy strategies or, at most, in highly delimited regulatory interventions, while a specific regulatory framework is still missing. Moreover, although robotic decision-making has repeatedly been the subject of administrative case law, conflicting interpretations have taken place over the past few years. Starting from these assumptions, the paper aims at analysing the most relevant experiences of AI implementation by Italian Public Administrations, in order to highlight the main legal issues related to them and test their impact on the fundamental
principles of administrative action. This analysis is intended to put forward some reflections on the prospects of regulating the application of AI in Public Administrations, especially for decision-making
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