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Oltre l'"essenzialismo": significati e limiti nel discorso femminista della differenza
Il contributo si focalizza su una delle due correnti principali che, pur a rischio di una certa semplificazione, è possibile individuare nel pensiero femminista: la corrente della differnza, definita dai suoi detrattori, "essenzialista". Vengono così messe a fuoco tematizzazioni proposte da alcune voci di autrici francesi e italiane intorno ai due poli universale-particolare. In questo modo, si mostra che la tradizione francese della differenza esprime, nel suo complesso, una visione più articolata dell'universale, colto sia nel suo carattere oppressivo sia nella sua valenza potenzialmente emancipatoria
The end. Finali alternativi, storie incompiute e riaperture
Le serie TV sviluppano finali su vari livelli (puntata/episodio, stagione, serie) e sono soggette a diverse tipologie di riapertura della narrazione: revival, spin off, reboot. Esigenze di produzione e richieste da parte del pubblico influenzano la struttura delle narrazioni seriali audiovisive
Il capitalismo e il suo soggetto. Nascita, grandezza e declino dell'homo oeconomicus
Fin dagli esordi, la sociologia si è interrogata sulla soggettività che accompagnava il diffondersi del capitalismo. Se l’idealtipo weberiano del calvinista impegnato nell’ascesi mondana rappresenta il punto di arrivo più noto di tale indagine, la prima parte del contributo si concentra sull’apporto riconducibile a un classico contemporaneo di Weber: Vilfredo Pareto. Anche quest’ultimo ha infatti orientato sviluppi successivi delle scienze sociali, mettendo a punto un concetto di homo oeconomicus inteso come soggetto astratto e portatore di una razionalità esclusivamente calcolatoria.
Successivamente, la seconda parte mostra come l’originaria formulazione paretiana abbia conosciuto un’espansione ed estremizzazione tale per cui lo stesso homo oeconomicus, cessando di essere finzione teorica, diventa elemento cardine di una complessiva visione antropologica e, insieme, modello per ogni comportamento che voglia essere autenticamente umano.
Come è noto, l’esito è stata quella concettualizzazione di un soggetto iper-utilitarista che ha lungo esercitato una sostanziale egemonia anche rispetto a porzioni significative della sociologia più influente e accreditata. Tuttavia, oggetto dell’ultima parte del contributo è mostrare come la nuova riflessività degli ultimi decenni abbia comportato sia una larga messa in discussione della visione liberista della natura umana sia una crisi, che appare difficilmente reversibile, dello stesso canone di homo oeconomicus
Bourdieu e il sapere: violenza simbolica o progresso dell'universale?
Il contributo mette a tema la concezione bourdieusiana del sapere formalizzato e razionalizzante che viene costruito e trasmesso negli universi scolastici e universitari. In tale contesto, particolare attenzione viene dedicata a evidenziare la prossimità di Bourdieu a Durkheim sia per quanto riguarda la consapevolezza dell'esistenza di disuguaglianze e gerarchie sociali sia per quanto riguarda l'origine e la natura totalmente sociali delle categorie del pensiero
Tempo e temporalità in Pierre Bourdieu
L'articolo mette a tema le elaborazioni bourdieusiane su tempo e temporalità dapprima rileggendo le opere di Bourdieu sull'Algeria e, successivamente, focalizzandosi sull'habitus in quanto dispositivo che lega i piani temporali, sul nesso tra senso del tempo e violenza simbolica e, da ultimo, sul legame tra il tempo stesso e lo spazio sociale.
Infine, contrastando la tesi di un Bourdieu rigidamente determinista, le conclusioni sottolineano come le nozioni bourdieusiane di tempo e temporalità siano da mettere in relazione con un'accezione di causalità che non è per nulla meccanicistica
La dipendenza dalle storie
È possibile tracciare una linea di continuità fra letteratura e narrazioni audiovisive perché assolvono alle stesse funzioni e rispondono al desiderio umano di raccontare e ascoltare storie
Il capitalismo e il suo soggetto. Nascita, grandezza e declino dell'homo oeconomicus
Fin dagli esordi, la sociologia si è interrogata sulla soggettività che accompagnava il diffondersi del capitalismo. Se l’idealtipo weberiano del calvinista impegnato nell’ascesi mondana rappresenta il punto di arrivo più noto di tale indagine, la prima parte del contributo si concentra sull’apporto riconducibile a un classico contemporaneo di Weber: Vilfredo Pareto. Anche quest’ultimo ha infatti orientato sviluppi successivi delle scienze sociali, mettendo a punto un concetto di homo oeconomicus inteso come soggetto astratto e portatore di una razionalità esclusivamente calcolatoria.
Successivamente, la seconda parte mostra come l’originaria formulazione paretiana abbia conosciuto un’espansione ed estremizzazione tale per cui lo stesso homo oeconomicus, cessando di essere finzione teorica, diventa elemento cardine di una complessiva visione antropologica e, insieme, modello per ogni comportamento che voglia essere autenticamente umano.
Come è noto, l’esito è stata quella concettualizzazione di un soggetto iper-utilitarista che ha lungo esercitato una sostanziale egemonia anche rispetto a porzioni significative della sociologia più influente e accreditata. Tuttavia, oggetto dell’ultima parte del contributo è mostrare come la nuova riflessività degli ultimi decenni abbia comportato sia una larga messa in discussione della visione liberista della natura umana sia una crisi, che appare difficilmente reversibile, dello stesso canone di homo oeconomicus
Tra polis e oikia. Considerazioni sul "sesso debole" a partire dalla quarantena
Il contributo si interroga sulle ragioni di quella che appare una scarsa incisività nelle risposte e contro-narrazioni femminili riferibili all'evento pandemico e all'emergenza sanitaria. In tale prospettiva, l'indagine si rivolge a ritroso sui modi in cui voci storiche del femminismo italiano hanno messo a tema il binomio dentro/ fuori (oikia/polis) come fondamento politico dell’esclusione femminile dallo spazio pubblico e della gerarchizzazione dei generi.
In conclusione, viene avanzata l'ipotesi che la radicalità del rifiuto a lungo apposto all’uguaglianza e alla parità da parte del pensiero della differenza italiano abbia sedimentato una memoria culturale che non agevola nel porre la questione della partecipazione sociale femminile né in condizioni ordinarie né, tanto meno, in situazioni emergenziali
"Come aquila vola". Vilfredo Pareto, Machiavelli e i machiavellismi
Il contributo prende in analisi le diverse fasi del confronto con le opere machiavelliane condotto da Pareto nell’arco di circa venti anni. Si mostra così come Machiavelli, presentato da principio soprattutto come irriverente autore della Mandragola, divenga con il Trattato di sociologia generale lo scienziato sociale che «come aquila vola sulla moltitudine degli storici etici» e il predecessore autorevole per tesi e snodi teorici fondamentali nel pensiero paretiano. La rilettura degli scritti posteriori al Trattato mostra poi due ulteriori esiti di questa appropriazione del Fiorentino: da un lato, un realismo politico che, contrastando gli ideali di pace e democrazia proclamati dalle potenze vittoriose nella guerra mondiale, sa mostrarsi comunque attento a una futura limitazione del conflitto tra nazioni, dall’altro, con l’ascesa del fascismo, la declinazione del principio oligarchico a sostegno di un Mussolini identificato come possibile incarnazione del Principe nuovo.
Successivamente, l’attenzione si sposta sulle voci più significative del dibattito novecentesco intorno alla presenza di Machiavelli nel pensiero paretiano. Sono in tal modo individuate due opposte posizioni: la sostanziale liquidazione di Pareto come teorico di un totalitarismo spietato che si vorrebbe già espresso in nuce nel Principe e nei Discorsi e la lettura, oggi largamente prevalente, di chi invece ascrive il sociologo a un machiavellismo fatto matrice del liberalismo occidentale. Se il primo punto di vista trovava spiegazione principalmente nell’opposizione politica e ideologica ai fascismi, il secondo non rende conto dell’insistenza con cui l’autore del Trattato ha ribadito il proprio elitismo e, per di più, sottintende l’antistorico ritratto di un Machiavelli che anticiperebbe le concezioni di libertà e di democrazia così come sono oggi comunemente intese.The first section of the contribution analyzes the different phases of the twenty years long confrontation of Pareto with Machiavelli's works. It shows that Machiavelli, at the beginning presented above all as the irreverent author of the "Mandragola", in the "Treatise on General Sociology" appears as the social scientist who «like eagle flies over the multitude of ethical historians» and the authoritative predecessor for theses and theoretical articulations that are fundamental in Paretian thought. Then, through the rereading of the writings following the "Treatise", the contribution highlights two further outcomes of the Paretian appropriation of Machiavelli: on the one hand, a vision inspired by political realism, which stands against the ideals of peace and democracy proclaimed by the victorious powers in the World War, though attentive to future limitations of the conflicts between nations, on the other hand, after the rise of Italian fascism, on the other hand, with the rise of fascism, the declination of the oligarchic principle in support of Mussolini (identified as a possible incarnation of the new Prince).
The final section is focused on the most significant opinions in the twentieth-century debate on the presence of Machiavelli in Paretian thought. Two opposing positions are thus identified: 1. the substantial liquidation of Pareto as a theorist of a ruthless totalitarianism that would already be expressed in nuce in the "Prince" and in the "Discourses"; 2. the now largely prevalent reading which ascribes Pareto to a Machiavellism which is conceived as a fundamental aspect of the Western liberalism. While the first point of view ban be explained mainly by the political and ideological opposition to fascism, the second one does not take into account the insistence with which the author of the "Treatise" reaffirmed his elitism and, moreover, implies the anti-historical portrait of Machiavelli as a thinker who would anticipate the concepts of freedom and democracy as they are commonly understood in our times
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