219 research outputs found

    La comprensione della dialettica fra biologia (individuale) e relazionalità (sociale) richiede una spiegazione su più livelli

    No full text
    L'intervento commenta l'articolo bersaglio di Emiliani a Mazzara ("Dalla naturalizzazione delle scienze umane alla naturalità dell'ovvio. Le ragioni sociali per le quali la mente non è il cervello") volto a difendere una prospettiva antiriduazionistica rispetto alle neuroscienze. Marraffa e Meini ritengono che nel perseguire la loro denuncia delle aberrazioni neuromaniache gli autori sottovalutino tanto la «buona» neuroscienza che la psicologia scientifica, per approdare infine nei lidi di una sociologia fenomenologica, la quale, così come viene riproposta nell'articolo-target, è indistinguibile da una forma di costruzionismo relativistico

    Come è profondo il cuore. Riflessioni incrociate su musica, e emozioni e psicoterapia

    No full text
    Dopo una parte teorica che chiamerà in causa costrutti filosofici e musicali, la parola passerà alla pratica clinica, affinché svolga alcune considerazioni sul ruolo della musica in una terapia attenta agli scambi comunicativi attraverso le forme vitali

    Verso una psichiatria cognitiva

    No full text
    In questo articolo cerchiamo di fornire un esemplare (in senso kuhniano) di sintesi tra scienza cognitiva e psichiatria. Nella prima parte sosteniamo che l’ipotesi del carattere modulare dell’architettura della mente costituisce un quadro di riferimento fondamentale per la psichiatria, essendo possibile costruire su di essa una tassonomia dei disturbi psichici alternativa a quella del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Forti di questo quadro di riferimento, passeremo a esaminare un (probabilmente «il») caso esemplare di interazione «coevolutiva» fra scienza cognitiva e psichiatria: la costruzione di modelli dell’autismo e della schizofrenia in seno alla Theory of Mind. Vedremo allora come situare nell’ambito della riforma modularista della tassonomia psichiatrica l’interpretazione di disturbi quali autismo e schizofrenia come deficit metarappresentazionali. E vedremo anche come questa interpretazione ha dato origine a un nuovo approccio cognitivo a tali disturbi e, viceversa, lo studio di questi disturbi psichici ha contribuito allo sviluppo di una comprensione a grana più fine del concetto di metarappresentazione

    La priorità della mentalizzazione in terza persona: Implicazioni per la teoria dell’attaccamento (The priority of third-person mentalization: Implications for the theory of attachment)

    No full text
    Di recente Peter Carruthers (2011) ha offerto solide ragioni in favore della tesi se- condo cui la mentalizzazione in III persona ha una priorità funzionale ed evoluzioni- stica rispetto alla mentalizzazione in I persona. Tuttavia la teoria della conoscenza di sé di Carruthers non formula la previsione che la mentalizzazione in III persona pre- cede ontogeneticamente la mentalizzazione in I persona. In questo articolo sosterremo, invece, che vi sono valide ragioni per ritenere che l’autodescrizione mentalistica (o identità soggettiva) del bambino si strutturi attraverso l’atto di volgere su se stessi la capacità di “leggere” le menti altrui; e che questo si determini in virtù di quella intera- zione socio-comunicativa fra bambino e caregiver che è oggetto di studio della teoria dell’attaccamento. La conclusione sarà che queste tesi vincolano fortemente la teoriz- zazione sulla relazione fra mentalizzazione e attaccamento. Recently, Peter Carruthers (2011) has made a strong case for the claim that third-per- son mindreading has a functional and evolutionary priority over first-person min- dreading. However, Carruthers’ model of self-knowledge does not predict that third- person mindreading is developmentally prior to first-person mindreading. In this arti- cle we shall argue, instead, that there are good reasons for thinking that the child’s mentalistic self-description (or subjective identity) develops through the act of turning on oneself the capacity to mindread other minds; and that this occurs through that so- cio-communicative interaction which is the theme of attachment theory. We conclude that this claim puts strong constraints on theorizing about the relation between attach- ment and mentalization

    I Fondi rischi e oneri

    No full text
    Nel contributo, la voce "Fondi rischio e oneri" viene anzitutto sottoposta ad una puntuale disamina delle diverse modalità di trattamento contabile, proposte rispettivamente dai principi nazionali e da quelli internazionali. Inoltre, l'applicazione dei principi nazionale è sottoposta ad indagine empirica, svolta applicando ai bilanci di 191 società quotate al mercato borsistico italiano, una griglia di rilevazione articolata per: a) rilevanza quantitativa della posta contabile in questione; b) grado di dettaglio delle informazioni sulla posta in questione, contenute in Nota Integrativa; c) disclosure ossia il livello di aggregazione/analiticità della posta medesima. Anche il trattamento dei Fondi rischio ed oneri secondo gli IAS/IFRS è stato sottoposto ad analisi empirica, svolta su un campione di 50 società ottenuto a partire dal precedente, e finalizzata ad evidenziare impatti contabili, organizzativi e gestionali del passaggio ai principi contabili internazionali

    La priorità della mentalizzazione in terza persona: implicazioni per la teoria dell’attaccamento

    No full text
    Di recente Peter Carruthers (2011) ha offerto solide ragioni in favore della tesi secondo cui la mentalizzazione in III persona ha una priorità funzionale ed evoluzionistica rispetto alla mentalizzazione in I persona. Tuttavia la teoria della conoscenza di sé di Carruthers non formula la previsione che la mentalizzazione in III persona precede ontogeneticamente la mentalizzazione in I persona. In questo articolo sosterremo, invece, che vi sono valide ragioni per ritenere che l’autodescrizione mentalistica (o identità soggettiva) del bambino si strutturi attraverso l’atto di volgere su se stessi la capacità di “leggere” le menti altrui; e che questo si determini in virtù di quella interazione socio-comunicativa fra bambino e caregiver che è oggetto di studio della teoria dell’attaccamento. La conclusione sarà che queste tesi vincolano fortemente la teorizzazione sulla relazione fra mentalizzazione e attaccamento.Recently, Peter Carruthers [The opacity of mind: An integrative theory of self-knowledge. Oxford: Oxford University Press, 2011] has made a strong case for the claim that third-person mindreading has a functional and evolutionary priority over first-person mindreading. However, Carruthers’ model of self-knowledge does not predict that third-person mindreading is developmentally prior to first-person mindreading. In this article we shall argue, instead, that there are good reasons for thinking that the child’s mentalistic self-description (or subjective identity) develops through the act of turning on oneself the capacity to mindread other minds; and that this occurs through that socio-communicative interaction which is the subject of attachment theory. This claim puts strong constraints on theorizing about the relation between attachment and mentalization. We’ll argue that the implicit and automatic ability to mindread other minds is not a developmental achievement, but “an innate social-cognitive evolutionary adaptation implemented by a specialized and pre-wired mindreading mechanism that seems active and functional at least as early as 12 months of age in humans” (Gergely & Unoka, 2008, p. 58). An adaptation, therefore, independent of the attachment instinct system; this is tantamount to a refutation of the hypothesis of a direct ontogenetic causal and functional link between the quality of early infant attachment on the one hand, and the development of the ability for third-person mindreading on the other. When we take into consideration first-person mindreading, however, the relationship between attachment and mentalization is no longer a “facilitating” one: the child’s socio-communicative interaction with the caregiver becomes a necessary condition of the act of turning on oneself the capacity to mindread other minds. The approach to first-person mindreading is then more markedly socio-constructivist compared with the ability for third-person mindreading. Self-consciousness as introspective recognition of the presence of the virtual inner space of the mind, separated from the other two primary experiential spaces (i.e. the corporeal and extracorporeal spaces) is less neurocognitively guaranteed, if we may say so. Thus the subject constructs itself as psychologically self-conscious (and not only as physically self-conscious) in an interplay of mindreading, autobiographical memory, and socio-communicative capacities modulated by socio-cultural variables. The child who at 2-4 years of age turns his third person mind-reading capacities upon himself under the influence of caregivers’ mind-related talk, at around 4-5 years of age begins to grasp his subjective identity as rationalized in terms of autobiography. In this process of narrative self-construction, there is an essential psychodynamic ingredient: affective growth and construction of identity cannot be separated; the description of the self that from 2-3 years of age the child feverishly pursues is an “accepting description”, i.e., a description that is indissolubly cognitive (as definition of self) and emotional-affective (as acceptance of self). In brief, the child needs a clear and consistent capacity to describe itself, fully legitimized by the caregiver and socially valid. We conclude, therefore, that it is here, with regard to the construction and defense of a well-defined and interpersonally valid identity, that the idea of a direct ontogenetic causal and functional link between attachment and (first-person) mentalization finally finds its cogency

    La responsabilidad penal de las personas jurídicas

    No full text
    El título de la obra es sumamente sugerente y trasunta el profundo debate que existe hoy en día en el derecho penal. De hecho, el Derecho Penal Económico viene adquiriendo una posición singular en el Derecho penal y, bajo su amplio y frondoso objeto de estudio, se debate ampliamente la problemática de "La Responsabilidad Penal de las Personas Jurídicas", que constituye precisamente el título de la presente obra, radicada en lo fundamental en la empresa . como fenómeno jurídico y de imputación penal. Los estudios nacionales de Derecho penal progresivamente han venido ocupándose de los delitos socio económicos y, en buena medida, han tratado el tema de la responsabilidad penal de las personas jurídicas. Sin embargo, ningún autor peruano se había ocupado hasta ahora del tema en una monografía de largo aliento como la que ahora presentamos. El joven Prof. Iván Meini enfoca este arduo tema tanto desde una perspectiva dogmática cuanto desde un necesario ángulo político criminal; además, y ello es de destacar, estudia pormenorizadamente el Capítulo II del Título VI del Libro I del Código Penal dedicado a las denominadas "Consecuencias Accesorias", lo que le ha permitido proponer, como aporte de su investigación, un conjunto integral de propuestas cuyo objetivo es mejorar sustancialmente su tratamiento legal y su fuerza preventiva

    Le relazioni culturali ed economico-sociali con l'Italia

    No full text
    Il lavoro ha lo scopo di fare il punto sullo stato attuale delle relazioni fra l'Italia e l'Armenia, soffermandosi in modo particolare su: le normali transazioni politico-economiche fra i due Stati; gli scambi commerciali e gli accordi nel campo turistico e delle comunicazioni; gli aiuti pubblici e privati volti allo sviluppo del Paese; i movimenti anche monetari, legati alla lunga tradizione di migrazione armena verso l'Italia; i forti legami culturali fra i due Paesi

    Psicopatologia e scienze cognitive

    No full text
    La psichiatria e, più in generale, la psicopatologia si trovano oggi in pro- fonda trasformazione: un modello medico tradizionale, basato su sintomi e prognosi, si affianca ad approcci alla ricerca e alla diagnosi basati su studi di neuroimaging, genetica ed epigenetica, epidemiologia e farmacologia, e si confronta con modelli fenomenologici, legati alla prospettiva della prima per- sona e del corpo agente, e psicodinamici, che hanno radici storiche ma sono sostenuti da nuove metodologie di indagine sperimentale. In questo quadro, la caratterizzazione del concetto di disturbo mentale e l'individuazione dei vari disturbi mette in gioco scelte teoriche importanti che coinvolgono in maniera essenziale le scienze della mente e la filosofia. Scopo di questo simposio è discutere alcuni aspetti concettuali della psicopatologia con filosofi italiani della scienza cognitiva. In particolare verranno affrontate le seguenti questioni: è possibile definire la categoria generale di disturbo mentale, e co- me? quale modello di nosologia è più adeguato per i disturbi mentali, alla luce di una concezione unitaria della mente, in cui il patologico si trova su un continuum con il normale? Quale concezione del del sé e quale teoria della mente possono spiegare la natura dei disturbi mentali
    corecore