1,721,663 research outputs found

    Oltre il cratere, ripensare le relazioni tra aree esterne ed interne della Sardegna

    Get PDF
    Il “cratere” è una figura ricorrente nella letteratura sulla Sardegna. Usato per descrivere le dinamiche demografiche e socioeconomiche che caratterizzano l’isola, il cratere suggerisce la compresenza di due distinti territori che corrono a velocità diverse: uno che si distende lungo la costa, dove sono collocati anche i principali centri urbani, le maggiori infrastrutture della mobilità, del lavoro, del turismo e del welfare, ed uno interno, più lento e marginale rispetto a tutto quanto sta fuori. In ragione di uno studio sulle condizioni demografiche, economiche e sociali dell’isola e della loro attuale spazializzazione, l’articolo propone un ripensamento della figura del cratere, che appare troppo semplice, troppo immediata, troppo esaustiva. Ciò che infatti emerge è una figura più problematica e incerta, più sfrangiata, fatta di continue compenetrazioni tra ciò che può essere astrattamente ascritto ad un interno e ad un esterno. Una figura fatta di continue sovrapposizioni di tempi e ibridazioni di fenomeni. Fatta soprattutto di “spazi membrana”, attorno ai quali si avviluppano caratteristiche proprie dell’interno e dell’esterno. Spazi che non sono pertanto riconducibili a dei confini: hanno uno spessore, sono mobili, dinamici, innervano delle potenzialità in ragione del loro essere inseriti all’interno di molteplici sistemi generatori. Individuare questi “spazi membrana”, rappresentare il loro sistema di relazioni, significa selezionare spazi di transizione ove attivare azioni: le membrane sono le aree prioritarie del progetto

    Forme emergenti di urbanità nei Centri Distributivi del cibo fresco in Italia

    Get PDF
    Nel corso dell’ultimo decennio, le aziende della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) hanno ridefinito il proprio assetto in ragione dell’incremento della performatività, dell’efficienza e della qualità dei prodotti. I principali spazi entro i quali si è operata tale trasformazione sono stati i Centri Distributivi (Ce.Di), magazzini di grandi dimensioni utilizzati per servire i punti vendita. Oggi, in Italia, ve ne sono oltre 450. Il contributo descrive questa emergenza e diffusione, evidenziando da un lato le relazioni territoriali che i Ce.Di stanno costruendo alle diverse scale, dall’altro le forme di urbanità che essi affermano attraverso una crescente densità e varietà di usi degli spazi ad essi interni ed esterni. L’ipotesi più generale riguarda quindi il rilievo che i Ce.Di assumono rispetto alle trasformazioni della città, in termini di relazioni sociali ed economiche, infrastrutturali e ambientali

    Mutamenti negli spazi della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) del cibo fresco. Santa Palomba, Roma

    Get PDF
    Negli ultimi due decenni la logistica della distribuzione del cibo fresco ha subito profondi processi di trasformazione volti all’incremento della performatività. Questo è principalmente avvenuto attraverso una sempre maggiore automazione della supply chain. In Italia, un ruolo fondamentale lo hanno rivestito le aziende della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) che, nell’ultimo decennio, hanno aperto centinaia di nuovi Centri Distributivi (Ce.Di.) localizzati in aree strategiche per servire i propri punti vendita. La letteratura che finora se ne è occupata ha principalmente osservato la loro decontestualizzazione ed extraterritorialità, fino a riconoscere in essi i nodi di una macchina automatizzata facente capo ad una rete globale capace di funzionare (quasi) senza l’essere umano. Parallelamente, un’osservazione, per molti aspetti opposta, sta iniziando a raccontare i Ce.Di. come spazi ibridi, ove le pratiche legate al lavoro creano forme specifiche di urbanità segnate da negoziazioni, tensioni, conflitti. L’ipotesi di questo scritto è che la varietà di pratiche che caratterizzano questi spazi e la pluralità di attori e politiche mobilitate progressivamente modifichino l’assetto dei Ce.Di. e le loro relazioni con gli ambienti ad essi circostanti. A partire da questa ipotesi, il testo che segue cerca di cogliere alcuni gradi di trasformazione che coinvolgono gli spazi dei Ce.Di. alle diverse scale, da quella dell’edificio a quella territoriale, con implicazioni rilevanti sull’architettura, la mobilità e la residenzialità nei contesti in cui gli spazi si collocano. Per far questo, il contributo racconta alcuni esiti di una ricerca condotta a partire dall’autunno del 2021 presso tre aziende della GDO a Santa Palomba, Roma

    Logistics-led urbanizations. The case of food distribution centers in Italy

    No full text
    Over the past decade, Large-Scale Retail companies have deeply redefined the structure of food distribution logistics. One of the main spaces within which this transformation has taken place has been food Distribution Centers (DCs), which are large warehouses used to serve the store network. Despite their widespread and increasing relevance in the contemporary Italian and European urban landscapes, the literature that has dealt with these spaces so far has failed to address their impact on the territories where they are located, not only in social and environmental terms but also, and especially, in relation to the new forms of urbanizations they generate. This contribution highlights how these new logistics-led urbanizations have now determined a new urban condition that requires new attention from policies and projects. The latter cannot operate within the physical confines of DCs. Instead, some transitional spaces have been identified where the fluidity and efficiency of the logistics process intersect and collide with other functions unrelated to the process itself - thereby generating some frictions and upheavals. New projects that engage a plurality of urban features, actors, and economies can be envisioned in these spaces. The paper recounts some outcomes of field research conducted since 2020 on the Italian national territory

    Piani e progetti per i territori della logistica distributiva alimentare. Il caso della Regione Logistica Milanese

    Get PDF
    Le aziende della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) negli ultimi due decenni hanno aperto sul territorio nazionale centinaia di Centri Distributivi (Ce.Di), edifici di grandi dimensioni utilizzati per ricevere, smistare e consegnare il cibo alla rete di punti vendita. Nella Regione Logistica Milanese (RLM), il principale centro logistico italiano, ve ne sono attualmente trenta e il loro numero è in crescita. I Ce.Di si espandono in forma dispersa e, dovendo servire non solo la città di Milano ma il vasto bacino di negozi del Nord-ovest, seguono come principale criterio d’insediamento la vicinanza alla rete autostradale e la disponibilità di vasti terreni edificabili, occupando superfici precedentemente agricole. La letteratura che finora si è occupata di questi spazi nell’ambito degli studi urbani ha messo in evidenza da un lato le forme della loro innovazione tecnica e del loro efficientamento, in termini di ricerca di codificazione e standardizzazione entro una più ampia rete logistica extraterritoriale; dall'altro, il loro essere permeati di pratiche lavorative che creano forme specifiche di urbanità segnate da continue negoziazioni, tensioni e conflitti. Di meno è stato osservato l'impatto che i Ce.Di determinano sui luoghi in cui si insediano, non solo in termini di impatto sociale e ambientale ma anche, e soprattutto, in relazione alle nuove forme di urbanizzazione che essi generano al loro intorno. Il contributo che segue (concentrandosi sulla RLM e mostrando alcuni risultati di una ricerca condotta a partire dal 2021 negli spazi di due aziende della GDO nei Comuni di Liscate e Biandrate) sostiene l’ipotesi che la diffusione di queste organizzazioni spaziali generi profondi sommovimenti rispetto ai processi di urbanizzazione in corso, determinando nuove relazioni gerarchiche e nuove condizioni di centralità e marginalità. Per verificare questa ipotesi, il contributo evidenzia gli spazi maggiormente segnati dal mutamento, nella convinzione che proprio questi spazi debbano essere oggetto di nuove azioni di piano e di progetto

    ATRAVÉS: INHOTIM AMA LUISA STRINA E FORTES VILAÇA

    No full text
    Este artigo enfoca a exposição Através, em Inhotim, coleção e propriedade particular do colecionador Bernardo Paz, ambas situadas nos arredores da cidade de Brumadinho, cerca de 60 quilômetros de Belo Horizonte. Além de uma visão crítica de parte do acervo exposto e publicado com o mesmo título Através, em catálogo da Instituição, verificam-se aqui os mecanismos curatoriais que exercitam estratégias de reafirmação do poder mercadológico do sistema artístico brasileiro, com a nítida predominância da presença de artistas brasileiros representados pelas galerias Luisa Strina e Fortes Vilaça, ambas em São Paulo
    corecore