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    Are Carmakers Ready for the «Peak Car»?

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    This chapter investigates the problem of the so called «peak car», that is: the possible structural decline of cars’ demand. Specifically, we try to investigate to what extent the «peak car» in Europe finds it premises in the evo- lution of the principles and policies for sustainable urban mobility (SUM), here including innovative principles of design and use of urban space. Our hypothesis is that significant progresses are taking places in the overall perception of utility derived from owning a private car and in the concept of quality of life related to urban living. The ongoing change is also reflected in the principles stated by documents that outline EU policies in the field of sustainable mobility, were an evolution of the approach to the traffic and congestion issues can be read over time

    Tratti evolutivi di una transizione necessaria

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    L'industria automobilistica è esposta ad una serie di cambiamenti apportati da diverse fonti di innovazioni, tutte potenzialmente dirompenti, tra le quali spiccano in particolare il progressivo abbandono dei tradizionali motori a combustione a favore dei propulsori elettrificati, la sempre più ampia applicazione di funzioni di guida autonoma e assistita e le tecnologie di connettività. L’impatto di questi cambiamenti tecnologici non è circoscritto allo sviluppo dei prodotti ma sta già mostrando impatti significativi sulla struttura del settore e sulla catena del valore. In questo contesto, l’elettrificazione sta avendo un ruolo più ampio rispetto alla semplice innovazione del powertrain. È una transizione tecnologica alla quale corrisponde una transizione strategica. Le case automobilistiche hanno l’opportunità di rimodellare i propri business model, apportando nuove proposte di valore, sostenute da nuovi modelli di ricavi, sfruttando nuove forme di possesso dell’auto e diverse strutture di costo, che a loro volta sono determinate da nuove geometrie di integrazione sia verticale che orizzontale In questo capitolo si cerca di dare una lettura sistemica alla transizione verso la trazione elettrica, cioè una lettura che metta in luce come l’aspetto tecnologico e quello strategico contribuiscano insieme a rimodellare il settore automotive in modo ben più radicale di quanto non avverrebbe se l’innovazione avesse impatti esclusivamente sulla tecnologia di prodotto. L’ipotesi di partenza è che sebbene il cambiamento di paradigma che il settore automobilistico sta vivendo non sia solo un effetto dell'innovazione nei propulsori, ciononostante quest’ultima rappresenta l’elemento catalizzatore di una opportunità strategica, e cioè il poter ripensare radicalmente sia il concetto di veicolo sia il modello di business complessivo, ben oltre la semplice elettrificazione del gruppo propulsore. In questa chiave di lettura il passaggio dell’elettrico da soluzione di nicchia a tecnologia di massa è una esperienza dalla quale, a parere di chi scrive, si possono trarre nuovi insegnamenti in merito ai processi di diffusione delle innovazioni

    The GVE as a Competitive Advantage for SMEs in Global Market

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    Società Italiana per gli Studi di Economia d’Impresa, Genova (Italia

    L’impresa sostenibile: dai principi alla pratica

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    Oggi la cultura della sostenibilità è molto più diffusa di\ud quanto non fosse solo pochi anni fa. Contrariamente a quanto si\ud potrebbe pensare, le imprese sono tra i principali diffusori dei messaggi di attenzione al sociale e all’ambiente, anche solo per il fatto che sanno cogliere le opportunità offerte dal nuovo paradigma con l’innovazione dei prodotti e delle formule imprenditoriali. La scollatura tra adesione ai principi di sostenibilità e la loro applicazione, quando si verifica, non è necessariamente frutto di scelte di retroguardia. Spesso è il risultato di condizioni competitive, ostacoli e inerzie organizzative, o anche solo procedurali, che tuttavia\ud non di rado hanno il sopravvento sulle buone idee e sulle buone\ud intenzioni. Se il management arriva un po’ in ritardo rispetto a\ud quanto forse sarebbe stato opportuno, ciò è forse dovuto anche al fatto che la prospettiva teorica che per molto tempo ha dominato il pensiero economico sulla questione ha sostanzialmente ignorato la prospettiva aziendale, relegando il ruolo delle imprese all’adempimento passivo di obblighi e alla conformità a standard. \ud Questo sostanzialmente per due errati pregiudizi di matrice concettuale tipicamente macro-economica: a) le imprese hanno come obiettivo unico o dominante il profitto; di conseguenza qualunque azione che possa mitigare questo obiettivo viene adottata esclusivamente in forza di adempimenti legislativi; b) gli sforzi per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità se non sono coordinati sono a priori irrilevanti nelle dinamiche globali.\ud Entrambi questi presupposti sono errati. Sappiamo che i network si auto-organizzano secondo dinamiche che possono essere\ud virtuose e dall’impatto significativo. Sappiamo che le decisioni\ud di singoli soggetti (individui ed organizzazioni) possono essere\ud oggetto di ampia convergenza verso modelli che si affermano\ud indipendentemente da vincoli e policies. Sappiamo, infine, che le\ud imprese mirano al miglioramento della propria attività in senso\ud lato, non solo nel senso di incrementare la redditività; in questo\ud esse possono essere il motore di innovazioni a 360 gradi, anche di quelle innovazioni che non sembrano essere strettamente funzionali alla performance economica di breve termine.\ud Tutto ciò ci porta a dire che il ruolo delle imprese nella realizzazione di uno sviluppo sostenibile è di estrema importanza, indipendentemente dalla loro dimensione e a prescindere dalle policies e dagli obblighi di compliance. Per questo è prioritario mettere le imprese in condizioni migliorare i propri processi e di colmare il gap tra intenzioni e gestione sostenibile. La tecnologia fornisce un grande aiuto in tal senso, garantendo un miglioramento continuo dell’efficienza dei processi di trasformazione, ma restano nodi irrisolti sul se, quando e come realizzare il cambiamento.\ud Questo articolo cerca di dare un modesto contributo nel colmare\ud un gap che non è tanto di conoscenza quanto di dialogo tra\ud la disciplina manageriale e quella parte del mondo delle imprese\ud che, proprio perché consapevole dell’impatto reale di un tale cambiamento di prospettiva, è più cauta nell’investire in sostenibilità.\ud Si propone quindi una procedura per la valutazione preliminare\ud delle performance di sostenibilità associate a specifiche azioni e\ud investimenti, e per la condivisione a più livelli delle scelte circa le\ud priorità delle azioni da realizzare. Il sistema di controllo associato\ud al modello di valutazione enfatizza le interdipendenze tra processi, dedicando una particolare attenzione alla complessità innescata dalle relazioni con stakeholders interni ed esterni. Tramite un processo di valutazione condivisa si identificano i possibili interventi di sostenibilità e se ne misura l’impatto sull’organizzazione con un criterio importanza-performance che pondera gli effetti di ciascuna azione pianificata con l’importanza assegnata dai responsabili dei processi coinvolti. La fattibilità delle varie azioni sarà poi valutata in base ad una combinazione degli sforzi finanziari e organizzativi richiesti
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