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    Capitolo 20 - Regime terapeutico e vaccinazione di massa

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    La vaccinazione di massa è stata in Italia, come nell’Unione Europea e nella quasi totalità dell’Occidente, USA, Canada e Australia compresi, la soluzione sotto forma di trattamento profilattico proposta dal potere per la risoluzione dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Nel nostro Paese, tale scelta ha avuto luogo senza tenere in alcun conto né del fatto che i “vaccini” disponibili erano farmaci ancora in fase di sperimentazione, dato che l’autorizzazione alla loro immissione in commercio è avvenuta per via “condizionata e temporanea”, né che erano previste limitazioni di fornitura e di utilizzo superabili solo attraverso prescrizione medica, peraltro esclusivamente per la prevenzione della malattia, ma non dell’infezione con il virus, né tanto meno della sussistenza di diritti inviolabili costituzionalmente tutelati. La celebrazione del regime terapeutico si è sovente svolta in Hub vaccinali di grandi dimensioni collocati in spazi pubblici, dando alla sottomissione della profilassi imposta dal governo una valenza fortemente rituale e simbolica, mentre in nessuna considerazione sono stati tenute le patologie pregresse e i precedenti anamnestici delle persone in ordine ad una effettiva valutazione medica dei possibili effetti avversi, talora gravi o anche fatali, i quali non hanno mancato di verificarsi in un numero ancora imprecisato, ma comunque consistente di casi, e dando inoltre avvio al preoccupante e statisticamente significativo fenomeno delle “morti improvvise”. A tutto ciò si aggiungono le poco chiare vicende della stipula centralizzata da parte della Commissione UE dei contratti di fornitura da parte delle case farmaceutiche, per un numero di 4,5 miliardi di dosi, assolutamente esagerato rispetto a quello delle popolazioni complessive degli Stati Membri, ed a condizioni particolarmente sfavorevoli, come la conservazione dell’esclusiva dei brevetti da parte delle aziende produttrici, il tutto in modalità tutt’altro che trasparenti, con chiamate ed SMS, tanto da essere oggetto di critiche da parte di parlamentari europei e persino sottoposte al vaglio della Procura Europea. Non ultima, l’aperta ammissione da parte di qualificati rappresentanti della Pfizer che, prima della loro immissione sul mercato, “i vaccini non sono mai stati testati per la loro capacità di limitare la diffusione del virus”

    Capitolo 22 - Funzione sociale di safetycracy e regime terapeutico

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    Seguendo lo schema proposto da Talcott Parsons (1951), si può osservare che tanto la safetycracy in senso stretto, quanto il regime terapeutico hanno una funzione manifesta, quella di salvaguardia della vita biologica, ma anche una funzione latente. Quella della safetycracy in senso stretto, che colpisce con i suoi obblighi di lockdown in modo assai differenziato le diverse categorie sociali, è di danneggiare il tessuto delle piccole e delle medie imprese, i professionisti, gli artigiani, i commercianti e le “partite IVA”, salvaguardando nel contempo i lavoratori “garantiti” del settore pubblico, e portare vantaggio alla finanza ed alle grandi multinazionali dei settori farmaceutico, tecnologico, dell’e-commerce e della grande distribuzione, che, grazie alle normative restrittive, hanno potuto conseguire profitti miliardari. Quella del regime terapeutico è stata soprattutto il trasferimento di assai ingenti risorse dagli Stati, e quindi, dalla fiscalità generale, alle aziende farmaceutiche produttrici dei vaccini anti-Covid-19, che risultano a loro volta controllate, come azionisti di maggioranza relativa, da tre giganti della finanza statunitense: Vanguard Group, BlackRock e State Street. Il grande vincitore, in entrambe le fasi delle politiche di safetycracy, è stato in ogni caso il grande capitalismo finanziario globale, che, attraverso l’azione di organismi sovranazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in cui sono ormai prevalenti i finanziamenti privati, e governi nazionali fortemente influenzati, quando non addirittura direttamente controllati, ha potuto perseguire i suoi obiettivi di riorganizzazione complessiva del sistema economico in proprio netto favore. Non è un caso che la pubblicazione del 2020 “Covid-19: il Grande Reset” degli economisti Klaus Schwab e Thierry Malleret, edita dal World Economic Forum, abbia indicato la pandemia come occasione foriera di cambiamenti profondi ed irreversibili in ambito economico, societario, geopolitico, ambientale e tecnologico, tanto da prevedere come impossibile il ritorno alle condizioni della precedente “normalità”

    Introduzione. I tre anni che sconvolsero il mondo

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    L’emergenza pandemica da Covid 19, oltre a provocare un elevato numero di vittime in Italia e nel mondo, ha innescato riflessioni di portata immensa, rimettendo in discussione i principi fondamentali delle società e le forme di esercizio del potere. Nonostante azioni giudiziarie nei confronti delle massime autorità che hanno diretto la gestione dell’emergenza pandemica in Italia, neppure la magistratura ha osato mettere in discussione i presupposti dell’attuazione dei modelli di politica di safetycracy e regime terapeutico, i quali hanno anzi ricevuto una legittimazione da una recente pronuncia della Corte Costituzionale, anche a fronte di rischi concreti per la vita e l’incolumità fisica di alcuni cittadini quale conseguenza delle risoluzioni adottate. Il dibattito sociologico nei tre anni di pandemia è andato avanti ed ha coinvolto a più riprese anche diversi laureandi in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa della “Sapienza”, i quali attraverso le loro ricerche inedite, hanno contribuito a fornire apporti cognitivi relativi non solo agli impatti delle politiche attuate dai governi sui cittadini e i diversi settori economici, ma anche sulle scelte attuate da questi ultimi per conseguire una nuova forma di “corporate citizenship” che consentisse agli attori del mercato di legittimarsi nell’inedito scenario della lotta al virus invisibile, riorientando strategie e processi produttivi

    Capitolo 1 - I concetti di "safetycracy" e "regime terapeutico"

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    La safetycracy è una conformazione del potere politico in presenza di una situazione di emergenza sanitaria tanto grave da imporre di sospendere lo stato di diritto che riconosce quale “valore politico primario” la salvaguardia della vita biologica, in nome del quale qualunque altro diritto o valore è suscettibile di sacrificio e fa un uso strumentale e totalizzante della scienza in campo medico e degli strumenti tecnologici. Si attua in due modalità differenti, che spesso corrispondono a fasi successive: a) quella della safetycracy in senso stretto, quando il potere non dispone, o sostiene di non disporre ancora della soluzione idonea a contrastare efficacemente l’emergenza sanitaria; le misure adottate sono pertanto a carattere generalizzato e contenitivo, dirette a prevenire e ridurre il più possibile le occasioni di contagio, dal divieto di assembramenti, alle limitazioni alla libertà di circolazione, a varie gradazioni di lockdown e limitazioni o divieti allo svolgimento di determinate attività lavorative; b) quella del regime terapeutico, quando il potere dispone, o meglio sostiene di disporre della soluzione idonea, sotto forma di trattamento profilattico o terapeutico, a fronteggiare efficacemente l’emergenza; in tal caso, la sottoposizione delle persone a detto trattamento viene fortemente incoraggiata e presentata come dovere etico e giuridico, con sanzioni di varia natura per chi per qualunque motivo ritenga di non accettarla. La safetycracy si concreta in una applicazione pervasiva e assoluta del modello disciplinare di Foucault e di quello delle società di controllo di Deleuze, in cui l’essere umano non perde solo la qualità di forza politica, e cioè la capacità di autodeterminarsi, ma anche quella di forza utile, e cioè la possibilità di lavorare e di produrre, per essere ridotto a “mero corpo”, deprivato di ogni sostrato valoriale e simbolico, non più persona, con la sua rete di relazioni, né soggetto, con il suo ruolo sociale, ma oggetto passivo di un dominio completo, giustificato dall’esigenza di preservarne la nuda vita. Nel caso dell’emergenza da Covid-19 in Italia la safetycracy ha assunto la modalità della iatrocracy o iatrocrazia, e cioè di elevata concentrazione del potere decisionale nelle mani esclusive di professionalità mediche del settore virologico, che hanno imposto all’intera società i propri linguaggi e il proprio sistema di senso e significato

    Capitolo 21 - L'attuazione del regime terapeutico: meccanismi comunicativi e psico-sociali

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    L’attuazione del regime terapeutico in Italia è stata una operazione molto ampia e complessa, che ha investito il profilo normativo, comunicativo e psico-sociale, oltre a richiedere un imponente sforzo dal punto di vista logistico. La premessa per l’attuazione di una vaccinazione di massa è stata la completa ristrutturazione gerarchico-funzionale del Sistema Sanitario Nazionale e soprattutto di quelli Regionali, volta ad assicurare la assoluta lealtà della “classe medica”, in cui organismi asseritamente “tecnici” previsti per tutt’altre finalità e variamente denominati, per lo più costituiti da specialisti in immunologia, come il “Vax Consilium” in Emilia Romagna, sono stati investiti di poteri straordinari, tanto da avere il controllo completo tanto delle AUSL, che dei Medici Vaccinatori e dei Medici di Medicina Generale, gestendo di fatto al loro posto ed in maniera fortemente restrittiva ogni decisione in materia di esenzione vaccinale loro assegnati dalla normativa. La campagna vaccinale ha seguito prima una macrofase “comunicativa”, con tutte e tre le classiche fasi della comunicazione politica individuate nel 1948 da Lazersfeld, Berelson e Gaudet, fondate rispettivamente sull’effetto di attivazione, sull’effetto di rafforzamento e sull’effetto di conversione, con l’intervento diretto non solo di opinion leader, ma anche di autorità di primo piano, tanto politico-istituzionali (Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica), quanto religiose (il Papa) ed una intensa attività di “debunking” da parte di presunti fact checkers indipendenti. E’ seguita una macrofase “normativo-repressiva”, in cui il Governo ha introdotto con atti aventi forza di legge strumenti di aperta discriminazione come green-pass e super-green-pass ed hanno avuto spazio sofisticate tecniche come l’orchestrazione del conflitto ed il gatekeeping, con l’instaurazione della netta contrapposizione tra in-group e out-group propria della dinamica psico-sociale dell’”effetto Lucifero”, messa in evidenza per la prima volta dallo psicologo statunitense Philip Zimbardo nel celebre esperimento del finto carcere di Stanford del 1971, da cui scaturiscono effetti duraturi e difficilmente sanabili di profonda frattura nel tessuto sociale. Ciò in quanto, se nella fase della safetycracy in senso stretto la sospensione della soggettività avveniva in modo generalizzato, tranne che per le categorie ritenute idonee a contrastare attivamente l’emergenza, nel regime terapeutico è divenuta un’arma utilizzata in modo selettivo, che ha privato del proprio ruolo sociale primario tutti coloro che fossero determinati ad esprimere il proprio dissenso verso la strada indicata dal potere, esponendoli a varie forme di discriminazione e suscitando nei loro confronti la pubblica riprovazione da parte di una “maggioranza virtuosa”

    Capitolo 4 - Report di sostenibilità e orientamento tecnocratico neoliberista

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    L’esaltazione del “report di sostenibilità”, documento ora definito in modo esclusivo nell’ambito dell’Unione Europea dal sistema di indicatori ESRS dell’EFRAG, è pressoché unanime da parte di enti istituzionali, esponenti dell’ambientalismo e dell’impresa, manager e giornalisti, tutti disposti ad evidenziarne vantaggi e benefici ed a sminuirne gli aspetti di inevitabile aumento di carico burocratico per le imprese. In una valutazione da una prospettiva critica dell’intera operazione di collocazione della intera materia della rendicontazione di sostenibilità sotto un sempre più rigoroso impianto normativo, al di là degli effetti immediati, si deve necessariamente tenere conto tanto dell’orientamento tecnocratico, espressione del paradigma neoliberista, che pervade le istituzioni dell’Unione Europea, quanto dei reiterati tentativi da parte del grande capitalismo finanziario globale, rappresentato dal World Economic Forum di Davos e dall’International Business Council, di appropriarsi di metriche e indicatori per la “misurazione” dei progressi delle imprese nel campo dell’attuazione dei Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite e, più in generale, della messa in atto di qualunque processo orientato verso la sostenibilità. Si deve inoltre tenere conto che l’intervento normativo di regolazione del sistema di standard di rendicontazione della sostenibilità delle imprese è parte di una più ampia strategia di politiche di sostenibilità, dettato da un “furore green”, che riguardano tanto gli immobili, che gli autoveicoli e pongono onerosi adempimenti a carico dei cittadini senza alcuna considerazione derivante da un’analisi costi-benefici, e risultano da un lato, in un incremento delle disuguaglianze a danno dei cittadini stessi ed a beneficio di alcuni investimenti del grande capitale finanziario e dall’altro, in termini di perdita di competitività delle economie europee rispetto a quelle extra-europee, soggette ad assai minori obblighi e vincoli normativi

    Capitolo 1 - Gli interventi normativi dell'Unione Europea

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    La propensione delle istituzioni dell’Unione Europea ad intervenire nella materia della CSR risale al Libro Verde del 2001 e dalla Strategia «Europa 2020» del 2010, ma si è inizialmente limitato ad evidenziare il suo rilievo in ordine all’obiettivo dello sviluppo sostenibile, così fino al Programma di Azione della Commissione per il periodo 2011-2014. Solo a seguito dell’entrata in vigore dal 25 gennaio 2017 della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014, ha avuto luogo un intervento di carattere marcatamente normativo, recepito in Italia con il Decreto Legislativo n. 254/2016, che ha reso obbligatorio per le imprese di maggiori dimensioni o di settori di particolare rilievo una Dichiarazione Non Finanziaria, sia pure con la possibilità di scegliere liberamente lo standard di rendicontazione tra quelli disponibili a livello interno o internazionale o addirittura prevedendo la possibilità di elaborare una metodologia autonoma di rendicontazione. Di tutt’altra pervasività è l’intervento normativo messo in atto dalla nuova Direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022 (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD), che abolisce la nozione di rendicontazione non finanziaria per sostituirla con quella di reporting di sostenibilità, e conferisce all'EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), organo di consulenza tecnica della Commissione, il mandato di emanare standard di reporting di sostenibilità europei vincolanti per tutti, i cosiddetti “European Sustainability Reporting Standards” (ESRS)

    Manuale di Reporting di Sostenibilità

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    Grazie ai recenti interventi normativi dell’Unione Europea, la rendicontazione di sostenibilità, da scelta volontaristica ed opzione etica delle imprese, è divenuta negli ultimi anni un vero e proprio obbligo di legge. Nel volume si tratta la delicata transizione tra la Direttiva 2014/95/UE (Direttiva NFRD) del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014, recepita nell’ordinamento giuridico italiano con il Decreto Legislativo 30 dicembre 2016, n. 254, che ha introdotto l’obbligo di redazione di una Rendicontazione Non Finanziaria per un numero circoscritto di imprese, classificate come di interesse pubblico, lasciando inoltre a queste ultime un ampio margine di scelta discrezionale su quale standard o metodologia autonoma di rendicontazione adottare, e la Direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022 (CSRD), che ha emendato la precedente, rendendo obbligatoria la predisposizione di un Report di Sostenibilità per un ambito notevolmente più esteso di imprese. Quest’ultima prevede altresì che un unico sistema di standard di rendicontazione, gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), in corso di elaborazione da parte dell’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG), ente tecnico incaricato dalla Commissione, di cui nel volume si prende in esame l’ultimo draft, diventerà obbligatorio per la redazione dei Report di Sostenibilità di decine di migliaia di imprese europee nei prossimi anni

    Relazioni istituzionali e sociologia relazionale: una disciplina, una professione, un paradigma

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    Il libro, curato da Stefano Scarcella Prandstraller e con i contributi di Stefano Scarcella Prandstraller (cap. I, II, III, V, VI, VII, VIII, IX, X, XIII, XIV, XVI, XIX e XX), di Ferruccio di Paolo (cap. XI, XII, XVII e XVIII), di Angela Marchese (cap.XV) e di Maddalena Arzillo (cap. IV e VI), prendendo in considerazione l’attuale dibattito e in particolare gli apporti della letteratura di settore, europea e statunitense, cerca di contribuire a dare una maggiore organicità e rigore scientifico al campo delle relazioni istituzionali, allo scopo di precisarne l’ambito di riferimento e rafforzarne i caratteri, sia come disciplina accademica, che come professione. La novità più rilevante consiste nel voler riproporre uno studio, per certi versi inusuale, delle relazioni istituzionali come “fenomeno della società” e nell’adozione, quale quadro di riferimento, del paradigma della sociologia relazionale, con il fine di aggiungere spessore teorico ai principali contenuti e delineare l’apporto di metodi e tecniche propri della ricerca sociale a molte delle prassi operative. Ci si discosta in tal modo da approcci più marcatamente manageriali, divenuti prevalenti nella letteratura specialistica degli ultimi decenni. Si evidenzia in particolare che se le relazioni istituzionali sono per eccellenza il luogo del sociale, delle interazioni di ruolo tra soggetti, sono anche il luogo dell’umano, vale a dire delle relazioni tra persone, ed è proprio l’umano in molti casi a fare la differenza in una esperienza relazionale, che è come tale innanzi tutto una esperienza umana. Il volume, tracciato un quadro introduttivo dei concetti fondamentali della disciplina sulla base dei diversi apporti della teoria sociale, tratta i principali aspetti delle relazioni istituzionali in generale, tra cui i target, a cominciare dai pubblici e dagli stakeholders, gli obiettivi, la storia negli Stati Uniti e in Italia, i modelli, i caratteri e i ruoli quale funzione dell’organizzazione, i rapporti con le culture organizzative, le tecniche di ricerca, i contenuti e i vari aspetti della professione, compresi quelli del mercato, associativi e deontologici. Affronta quindi i diversi servizi delle relazioni istituzionali, da quelli di base come le media relations e l’organizzazione di eventi, a quelli specialistici, come i public affairs e il lobbying, le marketing e le financial public relations, la comunicazione di crisi, quella della responsabilità sociale d’impresa e quella attraverso la rete internet e i nuovi media. Approfondisce infine tematiche trasversali, come la comunicazione istituzionale integrata, il GoRel come metodo operativo per la realizzazione di programmi di relazioni istituzionali e la questione del genere e dell’ordine di genere nell’esercizio della professione.The book, edited under the curatorship of Stefano Scarcella Prandstraller and with the contributions of Stefano Scarcella Prandstraller (chapters I, II, III, V, VI, VII, VIII, IX, X, XIII, XIV, XVI, XIX and XX), Ferruccio di Paolo (chapters XI, XII, XVII and XVIII), Angela Marchese (chapter XV) and Maddalena Arzillo (chapters IV and VI), taking in consideration the nowdays debate and the publications of contemporary literature on Public Relations, both European and American, tries to give a contribution in the sense of a better consistency and scientific accuracy to the field of Institutional/Public Relations, in order to precisely define its area of interest and stenghten its character, both as achademic discipline and as profession. The more relevant innovation is the will to propose a study, in some way unusual, of Public Relations as "phenomenon of society" and the adoption, as a general framework, of the paradigm of relational sociology, with the goal to increase the theoretical thickness of the main contents and underline the contribution of methods and techniques proper of social research to many PR operative practices. This book moves away from the more managerial approaches to Public Relations, predominant in the more recent specialized literature. It is made plain that if Institutional Relations are by default the place of a dominant social dimension, of the role-oriented interaction between subjects, they are also the place of an human dimension, of the relation between human beings, and it is in many cases the human dimension to mark the difference in a relational experience, which is as such first of all an human experience. The book, presented an introductive framework of the basic concepts of the discipline following the guidance of social theory, debates the main contents of Public Relations in general, the targets, beginning with the publics and the stakeholders, the objectives, the history in the United States and in Italy, the models, the settings and roles as organizational function, the relations with organizational cultures, the research techniques, the various contents and aspects of the PR profession, including those of market, associative and professional ethics. It debates than the different services of Public Relations, from those basic as the Media Relations and the Organization of Events, to those specialized as Public Affairs and Lobbying, Marketing and Financial Public Relations, Crisis Communication, CSR Communication and Public Relations by Internet and the new media. The book examines in depth cross themes as the integration of PR activities with advertising, promotion and direct response, the GoRel as an operative method for planning and control of results of PR activities and programs, and the issue of Gender and Order of Gender in the sector of Public Relations
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