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Combattere o sfollare in grotta. Cavità naturali e artificiali nei Gessi di Monte del Casino, Tossignano e Monte Penzola durante la Seconda Guerra Mondiale
L’articolo discute le numerose cavità naturali e artificiali, ospitate nella Vena del Gesso romagnola e comprese tra il Senio e Monte Penzola, che durante il passaggio del fronte della Seconda Guerra Mondiale conobbero una frequentazione umana direttamente collegata ai fatti bellici. In particolare, a Tossignano l’esercito nazista ricavò diverse cavità artificiali nel substrato gessoso, di piccole dimensioni, in cui meglio combattere l’avanzata degli Alleati; altre cavità naturali di più grandi dimensioni funsero da rifugio per la popolazione locale sfollata. Un’ultima sezione analizza le memorie del militante comunista Vitaliano Ravagli (1934-2011), da giovane sfollato in una grotta presso il Torrente Senio: in precedenza ipotizzata presso la Stretta di Rivola, sulla base di una rilettura globale della genesi dell’opera ravagliana tale cavità, completamente artificiale, va invece localizzata a Cuffiano (Riolo Terme), al di fuori dei gessi
Evoluzione del paesaggio e fotografia storica. Casi di studio nel settore occidentale della Vena del Gesso romagnola
Utilizzando una serie di fotografie storiche inedite o riconsiderando alcuni scatti già noti, databili tra la fine del XIX e gli anni Cinquanta del XX secolo, l’articolo discute l’evoluzione del paesaggio di alcune aree del settore occidentale della Vena del Gesso romagnola (la forra del Rio Sgarba, i gessi in sinistra idrografica del Fiume Santerno, l’affioramento isolato di gesso alabastrino di Sassatello in Comune di Casalfiumanese). In generale, in linea col resto della Vena del Gesso, nell’ultimo settantennio emerge una rinaturalizzazione del territorio, con aumento della superficie boschiva a scapito dei coltivi come riflesso dello spopolamento. Nel caso della forra del Rio Sgarba, le immagini storiche permettono un confronto con la situazione attuale, identificando le alterazioni avvenute tra anni Settanta e Ottanta del Novecento in seguito ai lavori estrattivi a cielo aperto e in galleria qui intrapresi dalla cava SPES
Cave e fornaci da gesso a Tossignano e a Borgo Tossignano (XIX-XX secolo)
L’articolo discute, in una prospettiva diacronica, l’evoluzione dell’attività estrattiva del gesso nell’odierno territorio comunale di Borgo Tossignano tra XIX e XX secolo. In tale fase, la traiettoria del locale comparto di escavazione e di lavorazione della selenite vide una progressiva ascesa del settore, favorita dal progresso tecnologico, per poi giungere al declino e a una totale dismissione negli anni Ottanta del Novecento, in corrispondenza di nuove politiche regionali che miravano a concentrare gli scavi nelle evaporiti in un unico luogo in Emilia-Romagna, individuato in Monte Tondo (Riolo Terme, Ravenna). L’estrazione del gesso, da un lato, ha qui giocato un importante ruolo nel modellare il paesaggio dei gessi; dall’altro, esso ebbe significativi riflessi in chiave economica, sociale e identitaria per le comunità locali: una situazione che, nella Vena del Gesso romagnola, trova il suo confronto più stringente con i Gessi di Brisighella. Oggi, a decenni di distanza dalla chiusura degli ultimi fronti attivi, quel che resta di tali siti assume un nuovo valore come patrimonio in chiave di archeologia industriale, e meriterebbe un pieno recupero. Rapidi cenni sono infine dedicati alle attività estrattive storiche dei gessi alabastrini in comune di Fontanelice e Casalfiumanese
Tossignano e la Vena del Gesso romagnola. Note di geografia urbana
L’articolo discute l’evoluzione urbana di Tossignano (ai nostri giorni frazione di Borgo Tossignano), dal Medioevo ad oggi, in relazione agli affioramenti evaporitici della Vena del Gesso. In significativo parallelo con altre aree urbane ubicate sui gessi romagnoli (Brisighella), Tossignano vide infatti una serie di adattamenti rispetto al substrato selenitico, che andarono dallo scavo di cavità artificiali nell’ammasso roccioso da adibire a vani, cantine, magazzini o annessi, alla sistematica realizzazione di cisterne ove raccogliere l’acqua piovana, vista la non potabilità delle risorse idriche circolanti nei gessi. Il diffuso utilizzo del gesso in blocchi come pietra da costruzione e del gesso cotto come legante nelle murature (materiali dalle caratteristiche geomeccaniche scadenti) ha poi storicamente esposto l’abitato a un rilevante rischio di frana e sismico, qui analizzato in una prospettiva diacronica. Quasi completamente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, Tossignano è stato ricostruito nel secondo dopoguerra, salvo infine conoscere una rapida marginalizzazione nelle dinamiche locali, giunta sino ad oggi. Un paragrafo è dedicato alla rappresentazione letteraria, artistica e fotografica dell’abitato originario, il cui peculiare paesaggio urbano (attualmente in gran parte scomparso) fu al centro dell’attenzione di diversi autori, in quanto sintesi tra natura e cultura
La divulgazione di una cavità naturale. La Grotta del Re Tiberio nei quotidiani e nei periodici (1890-1942)
Il saggio discute alcuni articoli divulgativi apparsi, tra la fine del XIX e la metà circa del XX secolo, su quotidiani, settimanali e mensili in relazione alla Grotta del Re Tiberio. Tali pezzi giornalistici, collegati alle escursioni di residenti e turisti che di frequente visitavano il sito, e influenzati dalla leggenda qui ambientata e dai pionieristici studi paletnologici praticati al suo interno da Giacomo Tassinari e Giuseppe Scarabelli, contribuirono a dilatare il “mito” della cavità a livello nazionale, non decostruendo però i luoghi comuni e i fraintendimenti al suo riguardo
L’apertura della cava ANIC di Monte Tondo (1958) e la Grotta del Re Tiberio. Una storia per immagini
L’articolo discute alcuni scatti fotografici appartenenti all’archivio privato di Adelio Olivier, già responsabile della cava di gesso di Monte Tondo (Riolo Terme, Ravenna), risalenti agli inizi dell’attività estrattiva dell’ANIC di Ravenna presso la Stretta di Rivola (1958-1960). Sono state selezionate e vengono di seguito discusse alcune immagini particolarmente significative relative al rapporto tra la cava e la Grotta del Re Tiberio negli anni di esordio dei lavori, quando la risorgente carsica fossile subì gli impatti maggiori in seguito agli scavi
Paesaggi di carta. I calanchi romagnoli nei disegni di Romolo Liverani
Romolo Liverani (1809-1872) was an artist from Faenza, who dealt with landscape painting in Romagna Region around the middle of the 19th century. His works, collected in notebooks now mainly conserved in the Art Gallery of Faenza, the Faenza Municipal Library and the Forlì Municipal Library, Piancastelli Collection, were taken en plein air in the framework of field trips in rural areas. The paper will focus on drawings representing the bandlands (in Italian, ‘calanchi’) of the Argille Azzurre Formation, a Plio-Pleistocene clay outcrop located in the lower Apennine of Faenza (Province of Ravenna, Northern Italy): a rugged landscape characterized by landslides and a low human density, close to the philosophical and aestethic concepts of Romanticism and Sublime, in which Liverani was used to recognize himself. In particular, Liverani’s drawings of the badlands of Mt. Querzola (located at the border between the Municipalities of Castelbolognese and Riolo Terme), so far unpublished, will be discussed: the author gave emphasis to this landscape in his works, as he was impressed by the absence of vegetation and the rough geomorphologies of the area
Shanghai through Italian Eyes. The Travel Report by Ezzelino Magli
Edizione trilingue (italiano, inglese e cinese) del volume di viaggio di E. Magli su Shanghai (1925), con ristampa anastatica del testo originale, traduzione in inglese e cinese, saggi introduttivi e curatela di Stefano Piastra. Si tratta dell'unica opera odeporica italiana a stampa,interamente incentrata su Shanghai, precedente al 1949
A dieci anni dal passaggio dell’Alta Valmarecchia dalle Marche all’Emilia-Romagna. Aree protette e politiche ambientali tra problemi e prospettive
In the broader context of the recent administrative transition (2009) of seven Municipalities of the Upper Valmarecchia (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria and Talamello) from the Marches to Emilia-Romagna Region, the paper outlines problems and perspectives of this procedure with regard to protected areas management and environmental policy. In particular, this transition was well managed in the cases of Sasso Simone e Simoncello Park, originally a Regional Park of the Marches and now instituted as an Interregional Park between the two regions, and the sites of Nature 2000 Network; vice versa, the process is still in progress, with criticities and delay, in relation with the management of the Sulfur Park of the Marches, a protected area focused on historical sulfur mines and Industrial Archaeology, in large part now based in Emilia-Romagna and whose name is currently anachronistic. The Italian Finance Act 2020, just approved, should include actions to change borders and improve efficiency of the Sulfur Park, now renamed Park of the Sulfur Mines of the Marches and Emilia-Romagna Region. Finally, the paper deals also with further management issues related to the future incorporation of the Municipality of Sassofeltrio in Emilia-Romagna Region
Altri pellegrini politici : viaggiatori italiani a Taiwan negli anni della Guerra Fredda
In the period of the Cold War, Italy, although under the shield of NATO, hosted one of the largest Communist Parties in Western Europe. For some members of this party, disappointed by the course of the Soviet Union and Stalinism, the People’s Republic of China was hailed as a different and more humane model of Communism: those who visited the PRC in this phase were “political pilgrims”, according to the significant metaphor used by Paul Hollander in his homonymous book, published in 1981. Symmetrically, the conservative sectors of Italy focused on the Republic of China based in Taiwan, and their interest increased after Italy’s recognition of the PRC and the breaking of formal relations with the ROC (1970): Italian journalists, working for conservative newspapers (among them, Luigi Romersa, Corrado Pizzinelli and Gino Corigliano), toured the island as ‘opposed political pilgrims’, stressing in their travelogues, in contrast with the PRC, the lifestyle, alleged democratic system, economic welfare, and religious freedom. The travelogue by Pizzinelli Le due Cine (Two Chinas), published in 1976, is possibly the most significant of all. The journalist had been to the People’s Republic of China in 1955, in the wake of Mao Zedong’s new deal; 20 years later he took his second trip, both to the PRC and Taiwan: based on a comparative approach, he contrasted the little improvements made at that stage by the first state, caused, according to him, by excessive ideology and statalism, and the boom of the second, seen as a model of liberalism and free-trade
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