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Entretien avec Maguy Marin
Intervista realizzata con la coreografa francese Maguy Marin relativamente ai suoi interessi di lettura e ai rapporti tra testo, voce, parola e gesto nelle sue numerose creazioni, seguita dalla trascrizione del conseguente dibattito pubblico
Gestualités/textualités en danse contemporaine, sous la direction de Stefano Genetti, Chantal Lapeyre et Frédéric Pouillaude
Ce volume, issu du colloque international « Gestualités/Textualités en danse contemporaine » ayant eu lieu à Cerisy-la-Salle du 22 au 29 juillet 2016, se situe à la croisée des recherches en danse contemporaine et des études littéraires, théâtrales et de la performance. L’empan temporel choisi, à partir des années 1980, se justifie ainsi : c’est une période charnière pour l’émergence d’une nouvelle danse en même temps qu’un tournant esthétique dans les pratiques d’écriture. Gestualités et textualités, leurs relations, leurs tensions, délimitent un angle pour aborder la danse contemporaine. On voit se multiplier de nos jours, et sous toutes leurs formes, les croisements du verbal et du kinétique, ainsi que les collaborations entre écrivains et chorégraphes. Pourquoi ces rencontres du texte et du geste ont-elles lieu ? Peut-on penser qu’elles sont en quelque sorte nécessaires ? Quels rapports entretiennent aujourd’hui corps et voix, gestes et mots, danse et parole, chorégraphie et écriture ? L’étude des productions les plus récentes permet également d’approcher autrement la question du « contemporain » : en quoi, et peut-être de quoi la danse contemporaine est-elle contemporaine ? Ce volume, délibérément interdisciplinaire, rassemble les contributions de chercheurs en danse, en littérature, en études théâtrales et en philosophie de l’art, ainsi que des entretiens avec des chorégraphes majeurs de la scène contemporaine (Olivia Grandville, Maguy Marin, Mathilde Monnier, Andrea Sitter)
Introduction III. Gestes et textes, du colloque au livre
Presentazione dei contributi riuniti nel volume in relazione all'ideazione del convegno e dei risultati raggiunti, con particolare riferimento all'apporto degli artisti invitati
De voix en gestes: “Textes pour Rien” de Beckett à portée de souffle
Quels gestes pour les Textes pour rien ? Écrits pour la plupart en 1951 et publiés pour la première fois en 1955 les Textes pour rien – un titre éminemment musical – constituent une œuvre-charnière dans le parcours de désintégration du romanesque poursuivi par Samuel Beckett. Dans ces treize monologues de ventriloque suspendus entre le spéculatif et le narratif, tout est indéfini : le sujet de l’énonciation et la main qui trace ; les voix sans bouche qui résonnent ; les coordonnées spatio-temporelles, les images évoquées et les conditions de leur perception. « Je me dirai un corps, un corps qui bouge, [...] je dirai que c’est moi ». Selon des modalités dramaturgiques et gestuelles disparates, quelques chorégraphes ont intégré et transfiguré ces proses dans le processus de création des pièces qui feront l’objet de cette communication : Paresseux vertiges de Ph. Saire (solo, 1987), la trilogie réalisée par T. Limnaois entre 2001 et 2003 et Pour rien, le solo réglé en 2010 par J. Guizerix avec l’interprète F. Monrose
Stefano Genetti, Una marginalità esemplare. Sulle novelle di Emmanuel Bove
Questo accurato studio di Stefano Genetti prende in esame una figura appartata, ma di singolare rilievo della narrativa francese della prima metà del Novecento, Emmanuel Bobovnikoff (1898-1945) – il cui cognome fu poi accorciato in Bove –, ebreo di padre ucraino e madre lussemburghese. Si tratta di uno scrittore che ebbe una certa notorietà a metà degli anni Trenta, che fu dimenticato nel dopoguerra, per essere poi rivalutato a metà degli anni Settanta da Raymond Cousse e da altri; di qui var..
Actes du Colloque de Vérone en janvier 2016 : Pascal Quignard : les "petits traités" au fil de la relecture
Sous la direction de Mireille Calle-Gruber, Stefano Genetti et Chantal Lapeyre Mireille Calle-Gruber, Stefano Genetti e Chantal Lapeyre Introduction [Testo integrale disponibile in aprile 2018] Pascal Quignard Sancta Eulalia [Testo integrale disponibile in aprile 2018] Jean-Louis Pautrot “Petits traités”, thésaurus d’une œuvre [Testo integrale disponibile in aprile 2018] Dominique Rabaté Réflexion et aveuglement dans les “Petits traités [Testo integrale disponibile in aprile 2018] Bruno..
Outdancing thoughts. La danza in alcune poesie di W.B. Yeats
Nel panorama artistico del primo Novecento, tra le seriche sperimentazioni di Loië Fuller, la purezza espressiva di Isadora Duncan e il sensuale e provocatorio Fauno-Niinskij, la poesia di William Butler Yeats accoglie, e lungamente conserva al suo interno, l’esperienza della danza. Già da The Wanderings of Oisin (1889) fino a «Sweet Dancer» (1938), passando, tra le altre, dalla famosa «Among School Children» (1926), la danza si affaccia costantemente nella produzione yeatsiana. Essa è tema, nella sua institita presenza, simbolo, perché unica via praticabile di espressione di una essenza invisibile, e, perfino, strumento di riflessione metalinguistica sullo scacco dell’arte verbale di fronte al danzatore. Qui esso è infatti, figura umana, quindi corporea, e allo stesso tempo, movimento puro, e dunque incorporeità. Dalla natura estatica e a tratti primitivistica che ritroviamo nella prima produzione, la danza assume, via via, tratti di complessità concettuale che fanno sì che essa diventi unico strumento in grado di rintracciare ed esprimere il ciclo della vita e della morte, risolvendo la contraddizione tra corporeità e trascendenza. Ed ecco che, oltre a farsi percorso di indagine privilegiato nel
rinvenire la progressiva complicazione concettuale dell’opera poetica di Yeats, l’ossimorica presenza della danza si intreccia, dando spazio a mutue illuminazioni, a quel sistema “psico-antropologico-esoterico” che il poeta andava elaborando nei primi anni Venti, e che troverà compiutezza di espressione in A Vision (1925 e 1937). La danza si fa, invero, paradigma appropriato del ‘simbolismo geometrico’ — come lo definì lo stesso Yeats — della Grande Ruota, il cui moto è cadenzato dai mutamenti lunari che conchiudono uno schema al quale è soggetta sia la vita individuale, sia la globalità civile stessa. Non priva di tortuosità esoteriche che ne complicano la decifrazione, la Ruota pare tuttavia trovare la sua genesi proprio nel movimento danzato, nella sua trascendenza e, insieme, nella sua capacità di dire l’indicibile
Lo spettacolo della danza nel teatro breve spagnolo del Seicento
Lo studio, dal taglio didattico, traccia in primo luogo una mappatura della presenza della danza nel teatro breve spagnolo del Seicento., con il supporto dei contributi bibliografici più recenti, distinguendo tra gli spettacoli cortigiani e quelli che avevano luogo nei corrales (i teatri pubblici dell’epoca), dove compaiono balli più movimentati, spontanei ed estemporanei, di origine tradizionale e folklorica. La natura effimera di queste rappresentazioni rende difficile la ricostruzione di una storia della danza in Spagna, ma preziose notizie sono tramandate dalle relaciones de fiestas, dai dizionari e dai rari trattati sulla danza dell’epoca, da testi letterari di vario genere e infine dalle canzoni popolari. I testi conservati di entremeses e bailes si rivelano documenti imprescindibili per uno studio puntuale della squisita interrelazione tra danza, musica, testo cantato e recitato che contraddistingue i componimenti più riusciti di questi due sottogeneri teatrali. La seconda parte del saggio illustra e commenta, quindi, qualche esempio significativo, tratto dal teatro breve di Francisco Navarrete y Ribera e di Vicente Suárez de Deza, del connubio spettacolare tra danza e testo recitato e/o cantato, dove la danza (il linguaggio del corpo) rinforza, completa, arricchisce o funge da contrappunto antifrastico al messaggio verbale-linguistico
L'arpa la tela la voce: in ricordo di Jean Tardieu
Contributi di: Robert Abirached , Anna Maria Babbi, Pierre Brunel, Georges-Emmanuel Clancier, Jean-Yves Debreuille, ClaudeDebon, Claudio Galderisi, Serge Gaubert, Stefano Genetti, Delphine Hautois, Daniel Leuwers, Alexandra Makowiak, Frédérique Martin-Scherrer, Fabio Scotto, Alix Turolla Tardieu,
Fabio Vasarr
Pascal Quignard, Stefano Genetti, Entretien
Nel contesto del "Carnet Quignard" previsto in questo volume sulle interazioni tra letteratura e danza contemporanea, intervista con Pascal Quignard sulla sua esperienza e visione della danza a partire dalle collaborazioni con coreografie e nell'insieme del suo pensieroe della sua scrittura
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