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    ERNIE INGUINO-CRURALI : ANATOMIA E CLASSIFICAZIONE

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    Nella riparazione delle ernie inguino-crurali, le tecniche protesiche, introdotte negli anni ’90 hanno determinato una semplificazione nell’esecuzione della procedura chirurgica rendendo meno stringente la necessità di isolare le varie strutture muscolo-aponeurotiche. Tuttavia la genesi delle ernie della regione inguino-crurale, la loro corretta classificazione e la loro riparazione, indipendentemente dall’accesso utilizzato, sono strettamente correlate all’anatomia di questa regione. Gli autori descrivono dettagliatamente le strutture anatomiche coinvolte e le varie classificazioni proposte negli ultimi 40 anni basate su dati anatomici, fisiopatologici o chirurgici. I vari sistemi classificativi proposti risultano però il più delle volte difficili da ricordare per l’estrema esasperazione del dettaglio, poco intuitivi e dipendenti dal tipo di accesso chirurgico effettuato. In conclusione sembra che il sistema di classificazione oggi più utilizzato sia ancora quello concepito quasi 200 anni fa che identifica le ernie in indirette, dirette e femorali. Proprio in quest’ottica semplificativa, appare assai valida la classificazione proposta dalla European Hernia Society nel 2004, nella quale le ernie vengono suddivise in primitive e ricorrenti, viene mantenuta l’identificazione del difetto erniario (ernie mediali, laterali e femorali) e la misurazione della porta erniaria ha come riferimento il dito indice dell’operatore

    LA TECNICA DI LICHTENSTEIN PER LA RIPARAZIONE DELL’ERNIA INGUINALE MONOLATERALE PRIMITIVA

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    Premessa - L’ernioplastica protesica in anestesia locale è attualmente considerata il gold standard nel trattamento delle ernie inguinali primitive monolaterali. Tuttavia ancora si discute sul tipo di tecnica e soprattutto sul recupero post-operatorio. Scopo del lavoro - Riportare 15 anni di esperienza nella riparazione dell’ernia inguinale primitiva monolaterale con tecnica di Lichtenstein in 1.172 pazienti di sesso maschile con un follow-up minimo di 1 anno. Metodi - Dal marzo 1990 al dicembre 2005, sono stati sottoposti ad intervento chirurgico 1.172 pazienti di sesso maschile affetti da ernia inguinale monolaterale primitiva con un’età media di 59,4 anni (range: 16-97): 476 pazienti (40,6%) avevano più di 65 anni e 60 (5,1%) più di 80. La durata dei sintomi prima dell’intervento chirurgico è stata in media di 3,7 anni (range: 0,1-4,9). In 31 casi (2,7%) l’ernia era incarcerata e in 3 (0,3%) strozzata. In 539 pazienti (46%) erano presenti una o più comorbilità. Tutti i pazienti sono stati sottoposti in anestesia locale ad ernioplastica protesica anteriore con la tecnica di Lichtenstein. Gli interventi eseguiti da un chirurgo esperto sono stati 938, mentre i restanti sono stati eseguiti da specializzandi di qualunque anno di corso sotto la supervisione di un tutor specialista. Risultati - Nel periodo perioperatorio non vi sono state complicanze maggiori. Complicanze generali (18 episodi di reazione vaso-vagale, 3 ritenzioni urinarie acute e 1 iperpiressia di origine ignota) sono insorte in 22 pazienti (1,9%), mentre quelle locali (10 ematomi, 8 infezioni superficiali, 2 edemi scrotali e 1 sieroma) in 21 (1,8%). Dolore post-operatorio precoce significativo è stato registrato in 13 pazienti (1,1%) che hanno richiesto un supplemento di analgesici oppioidi, mentre non vi sono stati casi di dolore cronico o a lungo termine. La quasi totalità dei pazienti è stata dimessa il giorno stess o il giorno successivo all’intervento. Un prolungamento della degenza si è reso necessario in 27 casi per complicanze generali e/o locali o dolore. Al follow-up sono stati registrati 5 casi di recidiva erniaria (0,4%) la cui incidenza è risultata sovrapponibile per gli interventi eseguiti da un chirurgo esperto e da uno specializzando. Conclusioni - La rapida ripresa delle normali attività, l’assenza di complicanze maggiori sia generali sia addominali, la bassa incidenza di complicanze locali unitamente ai costi contenuti supportano la scelta di utilizzare la tecnica di Lichtenstein per il trattamento delle ernie inguinali primitive monolaterali

    Current concepts of laparoscopic splenectomy in elective patients

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    Formerly, open splenectomy represented the conventional surgical treatment for many hematologic diseases. Currently, thanks to permanent technical development and improved skills, also laparoscopic splenectomy (LS) has become a recognized procedure in the treatment of spleen diseases, even in case of splenomegaly. A systematic review was performed with the aim of recalling the proved concepts of this surgical treatment and to browse new devices and techniques and their impact on the surgical outcome. The literature search was initially conducted in PubMed by entering general queries related to LS. The record identified through PubMed searching (n = 1599) was then screened by applying several criteria (study published in English from 1991 to 2013 with abstract available, by excluding systematic/non-systematic reviews, meta-analysis, practice guidelines, case reports, and study involving animals). The articles assessed for eligibility (n = 160) were primarily evaluated by excluding studies that did not report operative time and conversion to open surgery. For articles that treated multiport LS we included only clinical trials with patients > 20. The studies included in qualitative synthesis were 23. The search strategy carried out in PubMed does not allow to obtain an overview of the items returned by the main queries. With this aim we replicated the search in the Web of ScienceTM database, only including the studies published in English in the period 1991-2013 with no other filter/selection criteria. The full records (n = 1141) and cited references returned by Web of ScienceTM were analyzed with the visualization of similarities (VOS) mapping technique. Maps of title/abstract text corpus and bibliographic coupling of authors obtained by applying the VOS approach were presented. If in normal-size or moderately enlarged spleens the laparoscopic approach is unquestionable, in massive splenomegaly the optimal technique remain to be determined. In this setting, prospective randomized trials to compare open vs LS are needed. Between the new techniques of LS the robotic single port splenectomy has the ability to join all the positive aspects of both techniques. Data about this topic are too initial and need to be confirmed with further studies

    Laparoscopic total and subtotal gastrectomy for gastric cancer

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    Laparoscopic gastrectomy (LG) for malignancy has not fully entered into daily clinical practice. Since 1994, when Kitano performed the first laparoscopic gastrectomy with Billroth I anastomosis for early gastric cancer, there was not a wide acceptance of laparoscopic approach as in other procedures such as laparoscopic colectomy for both benign and malignant conditions, fundoplication and cholecystectomy. Technical and instrumental developments in laparoscopic surgery, however, allowed a more aggressive surgery for gastric cancer and improvedits diffusion. Several studies have been conducted in order to define the adequacy of laparoscopic approach in gastrectomies for malignant disease in terms of short, long and oncological outcomes. The aim of this chapter is to make a review of literature, about laparoscopic approach for gastric malignant disease versus the open approach, and describe the laparoscopic technique of total and subtotal gastrectomies for malignant disease. © 2012 by Nova Science Publishers, Inc. All rights reserved
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