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    Introduzione. Immagini, yoga, forma e figura: premesse formali alla storia visuale dello yoga, pp. 10-18; Visioni di immagini classiche, pp. 58-85; Guerre di yogin, Immagini di yoga di carta, pp. 94-107.

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    Seduti a gambe incrociate, schiena dritta, occhi socchiusi, pollice e indice di entrambe le mani che si toccano: questo è yoga. È chiaro a tutti. Ai nostri giorni non si potrebbe trovare un’immagine migliore della «posizione del loto» per rappresentare, in pochi tratti, lo yoga, senza correre il rischio di essere fraintesi. In una sola, semplice e canonica sagoma pare sia contenuta l’«essenza» dello yoga, che perciò, grazie alla forza dell’abituazione, è diventato quell’immagine. Ma l’immagine non è mai il fedele testimone o il ritratto innocente di qualcosa che si è visto. Al contrario, proprio perché «muta» e per il suo trarre forza dal paragone e dalla somiglianza, l’immagine inganna e tradisce più di ogni altra cosa. Con il fine di evidenziare l’antichità storica della figurazione dello yogin, le pagine di questa breve storia visuale dello yoga offrono un primo repertorio ragionato di immagini – scelte entro un arco temporale che va dal II millennio dell’età volgare fino all’arrivo delle imprese coloniali europee in India –, disposto in modo tale da far cogliere la funzione e l’importanza che ha, sopratutto oggi, la lunga vicenda della produzione di immagini dello yoga

    Immagini e simboli. Un storia dello yoga attraverso le sue antiche rappresentazioni.

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    Seduti a gambe incrociate, schiena dritta, occhi socchiusi, pollice e indice di entrambe le mani che si toccano: questo è yoga. È chiaro a tutti. Ai nostri giorni non si potrebbe trovare un’immagine migliore della «posizione del loto» per rappresentare, in pochi tratti, lo yoga, senza correre il rischio di essere fraintesi. In una sola, semplice e canonica sagoma pare sia contenuta l’«essenza» dello yoga, che perciò, grazie alla forza dell’abituazione, è diventato quell’immagine. Ma l’immagine non è mai il fedele testimone o il ritratto innocente di qualcosa che si è visto. Al contrario, proprio perché «muta» e per il suo trarre forza dal paragone e dalla somiglianza, l’immagine inganna e tradisce più di ogni altra cosa. Con il fine di evidenziare l’antichità storica della figurazione dello yogin, le pagine di questa breve storia visuale dello yoga offrono un primo repertorio ragionato di immagini – scelte entro un arco temporale che va dal II millennio dell’età volgare fino all’arrivo delle imprese coloniali europee in India –, disposto in modo tale da far cogliere la funzione e l’importanza che ha, sopratutto oggi, la lunga vicenda della produzione di immagini dello yoga

    Secondo Canapo. This is not yoga, yet. Immagini dall'alba dello yoga del fitness e della remise en forme.

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    Sempre più spesso l'immagine dello yoga sembra essere onnipresente. Si coniuga con le più svariate pratiche sportive, dilaga tra divi e dive dello star system, fa capolino tra i punti programmatici dei governi, segnando convergenze di interessi e una prossimità tra mondi talvolta ardua da cogliere e impensabile sino a pochi decenni fa. Lo yoga è divenuto sinonimo di successo, appeal, forma fisica, wellness. Ma come sono mutate l'immagine dello yogin e la definizione stessa di yoga? Cosa ne è stato degli asceti e dei sadhu che popolavano gli antichi ritratti? E soprattutto, la nuova icona dello yoga dello yogin, densa di capitali simbolici e capace di racchiudere la forza evocativa dei mondi che in essa confluiscono e si addensano, come si è originata? Muovendo dall'analisi proposta nel volume 17 della presente collana, le pagine di questa nuova breve storia visuale dello yoga intendono offrire un ulteriore repertorio ragionato di immagini, questa volta a partire dall'arrivo delle imprese coloniali europee in India fino all'attuale proliferazione della ritrattistica digitale. Oltre a ribadire la funzione e l'importanza della componente visuale nello srotolarsi della storia "dello yoga", si dimostrerà quanto quell'immagine, capace di ingannare e tradire più di ogni altro mezzo, ha rivestito - e ogni giorno riveste - un ruolo determinante nella costruzione dello yoga che conosciamo

    I testi dello yoga. Un'antologia

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    Forse in questo libro non troverai conferme concrete a ciò che ti aspetti in astratto, ma senz’altro sarai sorpresa di toccare con mano quanto l’effetto patente che il segno astratto infligge al corpo concreto fosse l’oggetto primo a cui si sono dedicati, con mirabile perizia, tutti co- loro che, assai prima di noi, hanno pensato, detto e operato per dar forma tangibile a uno yoga che, concretamente, gli levasse il segno del verbo di dosso

    Le dighe e il contadino. Sul silenzio, la parola e la semiosi del dividere nella metodica degli Yogasūtra

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    The inquire on the nature of borders on the modalities for justify- ing and, inversely, for silencing them, is a widely spreaded and developed issue throughout Sanskrit philosophical traditions. In these pages, profiting from the exam of a short portion (4,1-6) of Patañjali’s Yogasūtra, it will be shown an unusual way to deal with silence and how the debate concerning the nature of distinctions can benefit from the exam of semio-somatic attributions generated by prescriptive words and performative declarations of status functions. For the authors that we will deal with, once distinctions are eliminated, a silencing gaze directed towards every superimposed images opens wide
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