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Formule sostanziali e fruibilità processuale: i concetti penalistici come “programmi di azione"
La prassi applicativa delle norme penali di difficile verificabilità registra, a volte, un arricchimento dei criteri di accertamento, altre volte, al contrario, uno scavalcamento. La tesi qui esposta è che questo differente esito in buona parte dipenda dall’esistenza di formule concettuali capaci non solo di riflettere le esigenze discretive, ma anche di risultare processualmente fruibili, situazione che si realizza quando esse siano in grado di indicare all’interprete un “programma di azione”. Dopo aver affermato per quali ragioni è compito della dottrina, più che del legislatore, elaborare formule concettuali che rispondano a questi requisiti, passeremo in rassegna alcune di quelle attualmente in uso per verificare quali siano valide in questa prospettiva
2. Diritto penale della rete e prospettiva europea: il caso della pedopornografia virtuale
2. «Criminaliser sans punir». Reflexions sur le pouvoir d’incrimination (directe et indirecte) de l’Union européènne prévu par le traité de Lisbonne
Oggetto e scopo di queste pagine è offrire una lettura delle disposizioni dedicate al diritto penale previste nel nuovo testo fondamentale dell’Unione. Al fine di comprenderne gli elementi di novità si passeranno in primo luogo in rassegna gli attuali assetti del c.d. diritto penale europeo, per poi procedere all’analisi delle disposizioni più rilevanti in materia penale; segnatamente gli articoli 83 e 86 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). In particolare, dopo avere espresso le nostre perplessità sul meccanismo di posizione di obblighi europei di tutela penale previsto all’art. 83 TFUE, si cercherà di comprendere se l’art. 86 TFUE preveda l’attribuzione di una “vera” competenza penale diretta in capo all’Unione; la conclusione, mediana nell’attuale dibattito dottrinale, è che l’Unione con questa norma diviene definitivamente competente a prevedere con regolamento europeo, quindi mediante norme direttamente applicabili, i precetti penalmente rilevanti, ma non a stabilirne le corrispettive pene
« Françoise Tulkens e Michel van de Kerchove, "Introduction au droit pénal – Aspects Juridiques et criminologiques.", Bruxelles, Kluwer éditions juridiques et E. Story-Scientia, 1998 »
RECENSION
I principi di necessità e proporzionalità della pena nel diritto dell’Unione europea dopo Lisbona
Il diritto senza codice. Uno studio sul sistema penale europeo vigente
Argomento del libro è il c.d. diritto penale europeo, tema di per sè così vasto da imporre una definizione dell’oggetto. A tale fine soccorre lo scopo che sovraintende a questa indagine; segnatamente rispondere ad una precisa domanda: “che cosa deve fare un giudice penale italiano quando in un giudizio penale registra un fenomeno di interferenza tra una norma nazionale e una norma comunitaria?”.
In particolare strutturare l’indagine intorno a questa domanda chiave ha due immediate e ben precise ricadute sull’oggetto. Il campo di osservazione è la dimensione vigente e non quella de iure condendo di costruzione di un “vero e proprio diritto penale europeo”; si assume come fattore costante del campo di indagine la compresenza – in termini di interferenza – tra norme appartenenti ad ordinamenti diversi.
In particolare lo studio cerca di rispondere alla questione chiave offrendo una sistematizzazione delle differenti interferenze, ordinate per grado e modo della loro giustiziabilità. Questo costituisce il punto di arrivo di questo lavoro. É, di conseguenza, l’ultimo capitolo, il quarto, quello a ciò espressamente dedicato.
All’elaborazione degli strumenti con cui sviluppare questa sistematica sono invece dedicati i primi tre capitoli e l’introduzione.
Il terzo capitolo si propone di motivare perché si sia scelta questa come questione chiave; a tale fine verrà redatto un bilancio sulla ‘situazione spirituale’ in cui versa il sistema penale europeo.
Il secondo capitolo è dedicato per intero all’analisi induttiva di una questione assai complessa, quella degli obblighi comunitari in malam partem, dal momento che la ricostruzione di questa specifica problematica funge da laboratorio in cui individuare e collaudare gli strumenti più innovativi.
Il primo capitolo invece ha lo scopo di fornire le indicazioni essenziali per iniziare a comprendere il sistema penale europeo. A tal fine sono offerti due distinti canali di indagine:
- uno, nella prima sezione, in cui presentare le forme del sistema penale europeo. In particolare, considerando un teorico lettore presumibilmente insider delle tematiche penalistiche e outsider delle tematiche comunitaristiche, è sugli strumenti dell’Unione europea che il discorso si focalizza;
- un altro, nella seconda sezione, dedicato ai contenuti del sistema penale europeo. Offrendo una chiave di lettura, di tipo funzionale, sugli oggetti della tutela di competenza del sistema penale europeo. Questa volta invece gli strumenti con cui l’analisi è compiuta sono di diretta derivazione penalistica.
L’introduzione innanzitutto è dedicata al ‘modo di essere’ dell’Unione europea, in cui comprendere a quali logiche risponda il funzionamento e la legittimazione dell’Europa dei ventisette. Solo avendo ben chiare le logiche di funzionamento e di legittimazione dell’Unione europea è possibile valutare come queste, potendo e dovendo combinarsi con le logiche di legittimazione e funzionamento proprie del diritto penale, diano vita a un “diritto senza codice”
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