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Counselling: uno, nessuno, centomila
Quella che stiamo vivendo è un’epoca di marcato cambiamento che sta accadendo
così velocemente che è sempre più difficile averne una chiara consapevolezza
e modulare su di essa i ritmi della nostra esistenza. Le frequenti ‘transizioni’
personali e sociali che questo provoca richiedono alle persone strategie sofisticate
di fronteggiamento in quanto ciò che è a rischio, accanto al lavoro e alle prospettive
future, è il loro stesso benessere e la qualità della loro vita (Nota, Soresi, Ferrari
& Ginevra, 2014; Soresi, Nota, Ferrari & Sgaramella, 2013).
Uno dei protagonisti più significativi del nostro tempo è sicuramente il cambiamento.
Se, da un lato, esso ha da sempre caratterizzato la storia degli esseri umani,
dall’altro, ora sta avvenendo così rapidamente da comportare nuovi modi di pensare
alle società, al benessere, al futuro, al lavoro. La rapidità e spesso l’imprevedibilità
delle trasformazioni necessitano di modalità di gestione diverse da quelle che in
passato si sono dimostrate efficaci (Nota, Soresi, Ferrari & Ginevra, 2014). Nello
stesso tempo ci troviamo inseriti in una società complessa, dove non è più possibile
pensare, come si credeva fino a poco tempo fa, che la scienza possa, grazie ad analisi
pazienti e sistematiche, evidenziare sistemi semplici e altamente comprensibili
che stanno dietro a questa complessità e confusione. Ci si sta rendendo conto che
la realtà è fatta per lo più da sistemi articolati, opposti a quelli semplici, caratterizzati
da un elevato numero di elementi che si influenzano fra loro, che, tramite le
microinfluenze, possono anche dare vita a conseguenze difficilmente prevedibili
(Parisi, 2013). La loro gestione richiede modalità conoscitive e abilità diverse da
quelle del passato, che devono essere esse stesse in costante evoluzione (Savickas,
Nota, et al., 2009).
Possiamo sicuramente affermare che le relazioni lineari che generalmente sono
state utilizzate per avanzare le nostre previsioni non ci aiutano ad anticipare il futuro
e si sono già dimostrate superficiali e inesatte. Nel pensare a come fronteggiare
le condizioni che caratterizzano i nostri tempi, la dipendenza dal passato da parte di studiosi e professionisti si caratterizza come una strategia perdente. Per evitare
una sorta di fallimento, in particolare per quanto qui ci riguarda più da vicino, di
ciò che viene realizzato a sostegno di coloro che sperimentano le maggiori difficoltà,
è necessario continuare ad innovarsi, prevedere un uso intensivo del capitale
umano, della creatività e dell’ingegno, la propensione a superare vecchi schemi
operativi, e una mentalità aperta ai cambiamenti.
Le condizioni menzionate richiedono che si dia avvio a quello che gli economisti
chiamano ‘tipping point’ o ‘punto di svolta’, una situazione in cui si dà slancio
all’innovazione, ci si concentra su di essa, e si crea un nuovo equilibrio finalizzato
all’evoluzione e alla crescita, che tende ad autoalimentarsi. Esso si contrappone a
quella che invece viene definita la ‘path dependency’, o la dipendenza dal cammino
svolto, dal proprio passato, che purtroppo ci impedisce, come abbiamo accennato,
di migliorare.
Nell’ambito del Laboratorio Larios e del Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca
per la Disabilità, la Riabilitazione e l’Integrazione, in seno al Network Universitario
per il Counselling, stiamo studiando questi cambiamenti e i sentimenti di disagio e
insicurezza presenti in fasce sempre più ampie della popolazione, così come stiamo
cercando di affrontare le numerose sfide poste alla costruzione e alla realizzazione
professionale (Savickas, Nota, et al, 2009; Nota e Soresi, 2010; Soresi e Nota, 2010;
Nota e Rossier, 2015).
A nostro avviso il couselling può diventare uno strumento significativo nel
XXI° secolo per dare impulso a nuove forze e nuove energie e per facilitare una
sorta di rinnovamento sociale che tragga vantaggio dai cambiamenti in corso per
migliorare le condizioni sociali e umane. Affinché però il counseling possa assolvere
pienamente ad un tale compito sono, a nostro avviso, necessarie azioni coraggiose
da parte di chi lo studia e di chi lo pratica. È importante a nostro avviso
rinnovare il counseling. Siamo convinti che sia necessario dare vita a nuove azioni
di counseling, che esso va inteso come una funzione professionale, da erogarsi in
differenti contesti (ambiti scolastici, comunitari o lavorativi, ad esempio) e per
differenti categorie di utenti, con linguaggi, strumenti e strategie multidisciplinari
diversificate (vedasi il lavoro del Network Uni.Co: http://larios.psy.unipd.it/). Nel
corso del capitolo cercheremo così di mettere in evidenza le riflessioni che ci hanno
condotto a pensarla così, a cominciare dalla constatazione che il counseling viene
studiato da discipline molto diverse fra loro
GLI OPERATORI E LE ATTIVITÀ DEI SERVIZI UNIVERSITARI DI ORIENTAMENTO IN ITALIA
Un progetto europeo coordinato dalla prof.ssa Annelies van Vianen,
dell’università di Amsterdam (Olanda) che si propone di analizzare la situazione dei servizi
e il ruolo degli operatori di orientamento, in particolare di Olanda, Italia, Svizzera, Francia
e Portogallo ha rappresentato l’occasione per continuare ad approfondire quanto iniziato
qualche anno fa (Soresi, 2000; Soresi e Nota, 2002). Allo studio hanno preso parte 58
operatori di orientamento di diverse università italiane che hanno completato un
questionario a proposito delle proprie caratteristiche professionali, delle caratteristiche dei
servizi offerti, degli strumenti che vengono utilizzati, delle necessità professionali avvertite,
delle aspettative future che gli stessi si riconoscono. Le analisi effettuate hanno permesso
di rilevare la presenza di tre tipologie di operatori: “i tradizionalisti”, “gli agenti di
cambiamento”, “i brevi ed efficaci”. Le considerazioni finali vertono sulle implicazioni che i
risultati ottenuti permettono di formulare a proposito dei servizi di orientamento
universitario e dei loro operatori (Soresi e Nota, 2009; Soresi, Nota e Lent, 2004)
Strumenti e procedure di assessment per l’orientamento e la progettazione professionale
Svolgere attività di career counseling con persone in difficoltà significa occuparsi
massicciamente di inclusione e della capacità dei contesti di accogliere le persone
con le loro diversità, puntare allo sviluppo e all’utilizzo del loro capitale umano,
per permettere a tutti di apprendere, lavorare e collaborare con gli altri [Waldron
e McLeskey 2010].
Tutto questo richiede sforzi, scelte e strategie per fronteggiare pregiudizi socioculturali,
per abbattere barriere sociali emarginanti e per potenziare la partecipazione
attiva di tutti. Sono necessarie ipotesi originali e coraggiose e un’adesione
completa a visioni ampiamente inclusive [Savickas et al. 2009] che, per altro,
possono essere preziose per gestire al meglio la sempre più crescente variabilità
ed eterogeneità che si osserva nelle nostre scuole, nei contesti lavorativi e sociali.
Occuparsi di progettazione professionale significa predisporre condizioni in
grado di:
• stimolare approfondite valutazioni di sé e la raccolta di informazioni relative
all’ambito della formazione e del lavoro;
• favorire la conoscenza delle leggi che regolano il cosiddetto sviluppo professionale
e gli ambienti formativi e professionali;
• incrementare le abilità di problem solving al fine di facilitare adeguate operazioni
di elaborazione delle informazioni e l’attivazione di processi esecutivi di
controllo delle azioni che la stessa persona è chiamata a intraprendere (raccogliere
informazioni relative al sé, all’ambito della formazione e del lavoro; processare, archiviare
e mantenere in memoria le informazioni maggiormente rilevanti; utilizzare
le informazioni raccolte nelle diverse fasi del career decision making; pianificare e
realizzare la decisione assunta).
Sono questi sostegni a caratterizzare l’attività di orientamento che potrebbe
pertanto essere definita in termini di erogazione di aiuti finalizzati a supportare la
persona nelle operazioni di raccolta, processazione e uso delle informazioni di tipo
formativo e professionale e nella pianificazione e realizzazione delle sue decisioni
[Soresi e Nota 2000]. È legittimo ritenere che le condizioni e le capacità necessarie per l’attivazione
di processi complessi come quelli su indicati non siano presenti in ugual misura in
tutte le persone anche se caratterizzabili per la presenza di una stessa tipologia di
menomazioni e disabilità. Tali capacità, d’altra parte, fanno registrare elevati livelli
di variabilità anche in individui con sviluppo tipico tanto che non dovrebbe
sorprendere il constatare che, a causa di particolari situazioni (come quelle derivanti
dalla presenza di menomazioni e disabilità) e di condizioni ambientali sfavorevoli
(pressioni temporali, perdita di un lavoro, la necessità della riqualificazione
e della mobilità), potrebbero risultare scarsamente sviluppate, poco efficaci e disfunzionali.
Per mettere in evidenza tutto ciò, sono necessari, in primo luogo, una serie
di strumenti di analisi che possono essere utilizzati con adolescenti e adulti che
si accingono a scegliere un percorso formativo o a ricercare una collocazione
lavorativa. A riguardo, diversi sono gli strumenti che nell’ambito dei lavori di ricerca
del Laboratorio Larios e del Centro di ateneo per la disabilità e l’inclusione
dell’Università di Padova, negli ultimi vent’anni, sono stati messi a punto, sperimentati
e validati con preadolescenti, adolescenti e adulti, con e senza disabilità,
per approfondire alcune dimensioni classiche per il career decision making, quali
gli interessi e le credenze di efficacia, le capacità decisionali e di problem solving, i
valori professionali, le barriere e i supporti professionali, e su cui vogliamo puntare
l’attenzione in questo capitolo.
Alcuni di questi strumenti sono stati riuniti in portfoli, quali l’Optimist [Soresi
e Nota 2003] e il Clipper [Soresi e Nota 2001b] che sono accompagnati da una serie
di manuali utili per il loro utilizzo. Questi, accanto alla descrizione delle variabili
oggetto di indagine, contengono le indicazioni per l’applicazione e lo scoring, esempi
di relazioni che dopo le opportune personalizzazioni possono essere proposte
alle persone, e indicazioni per gli interventi che potrebbero e andrebbero realizzati.
Sono inoltre disponibili, per il contesto italiano, le batterie Magellano: la batteria
Magellano Università si prefigge di aiutare a compiere una scelta del percorso universitario,
stimolando l’analisi degli interessi professionali, delle caratteristiche di
personalità utilizzando la forma G-94 del Myers-Brigss Type Indicator (MRTI), delle
attitudini (verbali, numeriche, astratte, spaziali, meccaniche, di comprensione di
brani e fluidità cognitiva) e delle capacità di risoluzione dei problemi utilizzando
il Problem Solving Inventory di Heppner [1988]; Magellano Lavoro si rivolge agli
studenti delle scuole superiori che hanno intenzione di entrare nel mondo del
lavoro al termine degli studi e fornisce loro un profilo di orientamento verso un
ambito lavorativo; Orienta Lavoro, infine, si rivolge ai giovani e ai lavoratori che
stanno cercando una prima occupazione o che vogliono cambiare la propria attività
professionale stimolando delle riflessioni sulla base delle loro credenze di efficacia,
della loro motivazione e dei valori che intendono soddisfare.
Nel 2007 è stato messo a punto anche il Portfolio per l’Assessment, il Trattamento
e l’Integrazione delle Disabilità – Orientamento (ASTRID-OR) [Soresi e Nota
2007]. Esso prevede una serie di strumenti quantitativi e qualitativi sperimentati e
validati con persone con menomazione per approfondire alcune dimensioni importanti
per la progettazione professionale, quali gli interessi e le credenze di efficacia,
le capacità decisionali e di problem solving, la decisionalità, i valori professionali
e le abilità sociali associate al lavoro. Esso prevede strumenti, raccolti in due volumi,
da utilizzare sia direttamente con persone con menomazione, sia una serie di questionari e di interviste da proporre a familiari e operatori. Nello specifico, il
primo volume presenta procedure qualitative e quantitative che potrebbero essere
utilizzate per stimolare la riflessione e analizzare: la rappresentazione che le persone
con disabilità posseggono a proposito del lavoro, dello studio e del tempo libero; i
livelli di decisione/indecisione scolastico-professionale associati a scarsa conoscenza
su di sé e sulla realtà scolastico-professionale, a scarsa competenza decisionale e
a pensieri disfunzionali sul problema della scelta; le credenze di autoefficacia in
ambito professionale; le capacità di valutazione delle situazioni problematiche e
delle credenze al riguardo; gli stili generalmente utilizzati nell’affrontare dilemmi
decisionali. Il secondo volume invece consente di valutare: le preferenze professionali,
le credenze di efficacia professionale e le probabilità di realizzazione, per
mettere in relazione preferenze espresse e concrete possibilità di attuazione; i valori
e le motivazioni professionali, come approfondimento delle finalità e dei bisogni
che la persona esprime; le abilità sociali inerenti al lavoro, ovvero i comportamenti
sociali sul posto di lavoro e il grado di competenza sociale espressa nelle interazioni
lavorative; le idee irrazionali, ovvero quei pensieri «bloccanti» che non aiutano a
riflettere in modo adeguato nei confronti del proprio futuro professionale.
A titolo esemplificativo, nelle pagine che seguono saranno presentati alcuni
strumenti qualitativi e quantitativi che sono stati pensati per facilitare la valutazione
delle credenze di efficacia, delle abilità di problem solving professionale e degli
stili decisionali, degli interessi, delle barriere e dei supporti percepiti e dei valori
professionali, dimensioni che risultano essere rilevanti per avviare e favorire la
progettazione del futuro anche con persone con disabilità
Self-determination, social skills and quality of life
The constructs of participation, inclusion and Quality of life
make reference, albeit often implicitly, to self-determination. Starting
from Wehmeyer and Schwartz’s () reflections, a research
was conducted to find out a) to what extent self-determination
could predict the QoL experienced by individuals with ID and b)
the relationship between self-determination and experienced QoL
and social abilities. Method: About adult individuals with
intellectual disability, living mostly in institutions were involved
in the research.To collect information about their levels of selfdetermination,
social abilities and QoL these instruments were
used: ‘Self-determination Scale -for ID Adults’ (Soresi et al. ),
‘Social Ability Evaluation Scale’ (Nota et al. ), and ‘Evaluation
of QoL’ (Nota, Soresi & Perry under review). Results: Relationships
existing between the variables considered, differences
shown by individuals with different levels of disability and living
in different settings, as well as the predictive ability of selfdetermination
and social abilities as concerns QoL will be presented.
Conclusions: Besides illustrating the analysis of our
results also in the light of what already existing in the literature,
some considerations will be presented on the type of habilitation
and rehabilitation intervention that should be carried out in order
to strengthen the self-determination
Preferenze e credenze di autoefficacia degli operatori di orientamento
Riassunto. Nell’ambito della Psicologia dell’orientamento un ruolo sempre più importante
viene riconosciuto agli atteggiamenti che i consulenti manifestano nei confronti della loro
stessa attività professionale e alle loro credenze di efficacia che gli stessi nutrono nei confronti
degli interventi che pongono in essere. Per approfondire tutto ciò, è stato applicato a più di
200 operatori di orientamento il questionario di idee, atteggiamenti ed azioni di orientamento
(Nota e Soresi, 2000) al fine di raccogliere informazioni sui loro modelli di orientamento e sulle
loro credenze di efficacia professionale. In questo lavoro vengono descritte le diverse tipologie
di operatori che sono state individuate utilizzando la cluster analysis e le differenze registrate
fra i diversi gruppi per quanto riguarda le credenze di efficacia professionale.
Summary. Within vocational psychology an increasingly important role has been recignized to
the attitudes shown by counselors toward their own professional activity and to the efficacy
beliefs they hold as concerns the interventions they carry out. To study this in depth a
questionnaire Idee, atteggiamenti ed azioni di orientamento (Nota e Soresi, 2000) has been
administered to more than 200 career counselors in order to collect information on their
vocational models and their professional efficacy beliefs. This work presents the different
typologies of counselors found through cluster analysis and the differences recorded in the
various groups as concerns professional efficacy beliefs
Psicologia delle disabilità
La ricerca e la riflessione teorica sulle disabilità ha visto in questi anni importanti e profondi cambiamenti. Lo stesso concetto di "handicap" si è trasformato ponendo sempre più l'attenzione non agli aspetti deficitari, ma alle risorse delle persone con difficoltà. In questo volume Salvatore Soresi presenta, sotto una veste completamente nuova e aggiornata, gli strumenti di analisi e di intervento riabilitativo di persone con disabilità. Nei diversi capitoli l'autore affronta gli aspetti diagnostici, neuropsicologici e sociali con particolare attenzione ai metodi riabilitativi, al contesto famigliare, scolastico e lavorativo per il recupero e l'integrazione delle persone disabili nel tessuto sociale. Un testo in cui gli aspetti teorici e di ricerca trovano la loro concreta applicazione nella realtà e nelle difficoltà quotidiane che le persone con menomazioni e i loro familiari, operatori psicosociali, educatori, datori di lavoro, volontari si trovano ad affrontare
Orientamenti per l'orientamento
Il volume vuole ridimensionare il gap tutt'oggi esistente tra dibattito scientifico e "pratiche" di orientamento. Le ricerche e le applicazioni presentate si riferiscono a temi quali il decision-making adolescenziale, le procedure utilizzabili per approfondire la conoscenza dei processi di scelta, le problematiche connesse alla ricerca attiva di un lavoro, ecc. Scritti di L. Arcuri, C. Ballerini, A. Battistelli, D. Bavestrello, A. Bruno, C. Castelli, G. Costa, C. Dazzi, P. De Vito Piscicelli, S. Di Nuovo, G.B. Flebus, C. Ghidelli, P. Gubitta, C. Kaneklin, L. Mann, C. Marchesini, M. Mistri, M. Monaci, L. Nota, N. Paggin, M. Pastore, L. Pedrabissi, S. Pizzini, K. Polàcek, G. Sangiorgi, G. Sarchielli, C. Scarpellini, S. Soresi, T. Tegiacchi, R. Trentin, G. Vidotto. 320 pagine
Vocational guidance for persons with intellectual disability
Counselors who work in vocational guidance and school and work inclusion tend to consider their task complete when they have managed to help realize their educational and career choice. However, we believe that counselors should also provide follow-up operations, which, on the one hand, help disabled people adapt satisfactorily to a job, and, on the other, help them deal with job insecurity and job market flexibility and, eventually, with retirement, i.e. the experience of ending work. Regarding work adaptation, we must consider, as McMahon proposed 20 years ago (1979), a vast array of worker attributes, which are crucial for obtaining and maintaining a job. Among these are: a) behavior skills; b) social-personal skills; work readiness skills. Obviously, McMahon ‘s model, but also the more recent ones of Hershenson (1981) and Dawis and Lofquist (1984) place special emphasis on analyzing interactions between workers and their work environments. Thus a research trend is evoked, which in recent years has begun highlighting the importance of the quality and quantity of relationship that disabled person establish with their co-workers in competitive, as well as supportive, work environments (Chadsey-Rush, 1992; Nota and Soresi, 1997; Soresi and Nota, 200; Rondal et al., 2003)
Riflessioni, idee e proposte per la costruzione di contesti educativi inclusivi
La scuola è uno dei contesti che viene giustamente privilegiato da coloro che
studiano le condizioni che possono influenzare positivamente o negativamente lo
sviluppo dei bambini e degli adolescenti. Questo vale ovviamente anche per l’Italia
dove alla scuola, da sempre, sono assegnati due compiti: il primo, avviato con il
Risorgimento, ancor prima che vi fosse l’unificazione, ha riguardato la trasmissione
di conoscenze e culture del passato (particolarmente ricche e variegate) che
le nuove generazioni dovrebbero padroneggiare per ‘leggere’ in modo esaustivo
il loro presente e per pensare al futuro. Il secondo, in ragione della presenza di
tradizioni eterogenee che emersero chiaramente con l’unità d’Italia, si è centrato
sulla promozione della partecipazione delle persone allo sviluppo civile e sociale
del paese. Dal 1860 e per alcuni decenni successivi, con la lotta all’analfabetismo
e alla frammentazione linguistico-culturale, alla scuola è stato attribuito anche il
compito di ‘fare gli Italiani’, come recitava un famoso appello che in quegli anni
era particolarmente in voga1.
Si tratta di due compiti impegnativi che i servizi educativi sono ancora chiamati
a svolgere, in stretta collaborazione con i contesti familiari, dai quali può dipendere
la partecipazione sociale e il benessere sperimentato (Nota, Ferrari, Sgaramella,
& Soresi, in press). Sono sicuramente cambiati i tempi ma queste finalità rimangono
connaturate nella scuola e stanno assumendo a nostro avviso una nuova importanza:
la nostra società, così super-diversa e complessa, ha bisogno di incubatrici
di cultura, cittadinanza, solidarietà, pluralismo, inclusione, per fare i cittadini del
prossimo futuro che saranno italiani, ma anche europei, e qualcosa di più.pensare a come gestire i processi di insegnamento-apprendimento, individuando
strade da percorrere che permettano di trarre vantaggio dall’eterogeneità e di
trasformarla in una effettiva ricchezza per tutti. Il superamento della fissità, della
linearità, del pensiero ‘causa-conseguenza’, invita ad abbracciare la complessità, la
dinamicità, i pensieri complessi, ‘più cause-più conseguenze’, prevedendo la compresenza
di progettazione e di apertura alle possibilità e alle occasioni che ogni
giorno possono essere sperimentate.
Con questo capitolo, in particolare, ci soffermeremo a pensare e riflettere sui
cambiamenti che sarebbe opportuno avviare per facilitare l’inclusione circoscrivendo
la nostra attenzione a quelli da apportare essenzialmente al ‘dove’, al ‘cosa’
al ‘come’ insegnare e alle nuove competenze che i facilitatori dell’inclusione scolastica
dovrebbero sviluppare per renderla effettivamente possibile e di qualità
Insegnare a scegliere e decidere.
Nella nostra società occidentale si considera importante che gli adolescenti siano in grado di compiere delle decisioni in modo autonomo e a vantaggio del loro sviluppo adattivo, personale e professionale. Di fatto gli adolescenti sono chiamati a compiere delle scelte non sempre facili, come quelle relative al curriculum di studi da intraprendere, all’ambito professionale in cui inserirsi, alle amicizie da coltivare e ai comportamenti sessuali da assumere, che una volta prese possono influenzare in modo significativo la loro vita presente e futura.
Alcune decisioni che si trovano ad affrontare gli adolescenti sono sicuramente impegnative ed importanti, e questo è anche il caso della scelta circa il proprio futuro. Le opzioni professionali che possono essere intraprese dai giovani sono numerose, così come sono numerosi i percorsi formativi che possono essere svolti. In Italia, come ben sappiamo, gli studenti di scuola media devono scegliere fra numerose scuole superiori, almeno una quindicina (istituti tecnici industriali, istituti tecnici per geometri, istituti professionali per diventare periti elettrici, elettronici, meccanici, istituti magistrali per diventare insegnanti; licei linguistici, scientifici, classici, ecc.), e quelli di scuola superiore, analogamente, si trovano ‘di fronte’ una gamma ampia e diversificata di possibilità. Non a caso il fenomeno dell’indecisione e la percezione di difficoltà di fronte al compito di scelta circa il futuro sono consistenti sia a livello di scuola media inferiore che superiore (Nota, 2000; Nota e Soresi, 2004).
Per altro, per quanto riguarda le scelte scolastico-professionali, a partire dagli anni 70 i cambiamenti lavorativi sono diventati sempre più frequenti e fenomeni come la globalizzazione, il rapido avanzamento tecnologico, la minor definibilità e prevedibilità delle attività professionali, e la diffusione della percezione della ‘instabilità del lavoro’, caratterizzano sempre più il mondo del lavoro. Queste condizioni richiedono alle persone di costruire in modo più attivo la loro vita professionale (Ascione e Ferrari, 2007; Ascione, 2011) e l’adattabilità professionale, ovvero la propensione a gestire in modo adattivo i cambiamenti nel mondo del lavoro, con versatilità, flessibilità e capacità di operare efficacemente (Savickas, Nota, et al., 2009), acquista un valore essenziale, soprattutto per le persone che per condizione sociale, culturale o personale sono maggiormente a rischio di incontrare difficoltà professionali. Sono necessarie competenze decisionali, capacità di problem solving e capacità di pianificazione professionale. Va inoltre ricordato che la presenza di scarse competenze decisionali e la propensione ad utilizzare modalità di gestione di situazioni difficili meno efficaci si associano ad elevati livelli di disagio psicologico e all’attuazione di comportamenti a rischio (Soresi, Nota e Ferrari, 2005; Ferrari, Nota e Soresi, 2010).
Nell’ambito della psicologia dell’orientamento gli approcci che considerano importanti le capacità decisionali sono le teorie e modelli che si occupano di decision making, dei processi di risoluzione di situazioni difficili, dei processi di gestione delle situazioni sociali, dei processi di pianificazione professionale e di autodeterminazione.
Considerando i diversi approcci, si può constatare che la letteratura è oramai molto ricca di indicazioni a proposito delle variabili che dovrebbero essere oggetto di attenzione se si è interessati ai processi decisionali degli adolescenti e a possibili azioni che a riguardo possono essere realizzate da parte degli operatori di orientamento. Particolarmente auspicata è la loro realizzazione nel contesto scolastico, da parte di insegnanti esperti di questi processi. Di fatto una delle condizioni per una buona riuscita di questi interventi riguarda il fatto che gli operatori intraprendano specifiche attività di formazione. Essi devono conoscere le teorie e i modelli più sopra descritti, devono saper analizzare le problematiche di scelta circa il futuro dei loro studenti grazie al ricorso alle procedure di assessment che vengono suggerite, in modo da poter mettere in evidenza le specifiche necessità e decidere interventi personalizzati che tengano conto di ciò che le persone hanno effettivamente bisogno (Brown e Rector, 2008; Nota e Soresi, 2010). E’ necessaria la conoscenza dei basilari principi dei processi di insegnamento-apprendimento, affinché sia possibile effettuare degli adattamenti, e scegliere e utilizzare correttamente i supporti e le tecniche maggiormente efficaci. In tutto ciò, inoltre e certamente di non secondaria importanza, è il costante ricorso a procedure di monitoraggio e di valutazione dell’efficacia degli interventi di insegnamento ricorrendo a procedure sia normative che criteriali, quantitative e qualitative. La presentazione, dopo una breve introduzione, finalizzata a richiamare questi principi di riferimento, si prefigge di descrivere le azioni realizzate da insegnanti divenuti esperti di orientamento tramite la frequenza di Master e Corsi di Perfezionamento organizzati dal Laboratorio Larios dell’Università di Padova (Soresi e Nota, 2007)
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