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    Counselling: uno, nessuno, centomila

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    Quella che stiamo vivendo è un’epoca di marcato cambiamento che sta accadendo così velocemente che è sempre più difficile averne una chiara consapevolezza e modulare su di essa i ritmi della nostra esistenza. Le frequenti ‘transizioni’ personali e sociali che questo provoca richiedono alle persone strategie sofisticate di fronteggiamento in quanto ciò che è a rischio, accanto al lavoro e alle prospettive future, è il loro stesso benessere e la qualità della loro vita (Nota, Soresi, Ferrari & Ginevra, 2014; Soresi, Nota, Ferrari & Sgaramella, 2013). Uno dei protagonisti più significativi del nostro tempo è sicuramente il cambiamento. Se, da un lato, esso ha da sempre caratterizzato la storia degli esseri umani, dall’altro, ora sta avvenendo così rapidamente da comportare nuovi modi di pensare alle società, al benessere, al futuro, al lavoro. La rapidità e spesso l’imprevedibilità delle trasformazioni necessitano di modalità di gestione diverse da quelle che in passato si sono dimostrate efficaci (Nota, Soresi, Ferrari & Ginevra, 2014). Nello stesso tempo ci troviamo inseriti in una società complessa, dove non è più possibile pensare, come si credeva fino a poco tempo fa, che la scienza possa, grazie ad analisi pazienti e sistematiche, evidenziare sistemi semplici e altamente comprensibili che stanno dietro a questa complessità e confusione. Ci si sta rendendo conto che la realtà è fatta per lo più da sistemi articolati, opposti a quelli semplici, caratterizzati da un elevato numero di elementi che si influenzano fra loro, che, tramite le microinfluenze, possono anche dare vita a conseguenze difficilmente prevedibili (Parisi, 2013). La loro gestione richiede modalità conoscitive e abilità diverse da quelle del passato, che devono essere esse stesse in costante evoluzione (Savickas, Nota, et al., 2009). Possiamo sicuramente affermare che le relazioni lineari che generalmente sono state utilizzate per avanzare le nostre previsioni non ci aiutano ad anticipare il futuro e si sono già dimostrate superficiali e inesatte. Nel pensare a come fronteggiare le condizioni che caratterizzano i nostri tempi, la dipendenza dal passato da parte di studiosi e professionisti si caratterizza come una strategia perdente. Per evitare una sorta di fallimento, in particolare per quanto qui ci riguarda più da vicino, di ciò che viene realizzato a sostegno di coloro che sperimentano le maggiori difficoltà, è necessario continuare ad innovarsi, prevedere un uso intensivo del capitale umano, della creatività e dell’ingegno, la propensione a superare vecchi schemi operativi, e una mentalità aperta ai cambiamenti. Le condizioni menzionate richiedono che si dia avvio a quello che gli economisti chiamano ‘tipping point’ o ‘punto di svolta’, una situazione in cui si dà slancio all’innovazione, ci si concentra su di essa, e si crea un nuovo equilibrio finalizzato all’evoluzione e alla crescita, che tende ad autoalimentarsi. Esso si contrappone a quella che invece viene definita la ‘path dependency’, o la dipendenza dal cammino svolto, dal proprio passato, che purtroppo ci impedisce, come abbiamo accennato, di migliorare. Nell’ambito del Laboratorio Larios e del Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca per la Disabilità, la Riabilitazione e l’Integrazione, in seno al Network Universitario per il Counselling, stiamo studiando questi cambiamenti e i sentimenti di disagio e insicurezza presenti in fasce sempre più ampie della popolazione, così come stiamo cercando di affrontare le numerose sfide poste alla costruzione e alla realizzazione professionale (Savickas, Nota, et al, 2009; Nota e Soresi, 2010; Soresi e Nota, 2010; Nota e Rossier, 2015). A nostro avviso il couselling può diventare uno strumento significativo nel XXI° secolo per dare impulso a nuove forze e nuove energie e per facilitare una sorta di rinnovamento sociale che tragga vantaggio dai cambiamenti in corso per migliorare le condizioni sociali e umane. Affinché però il counseling possa assolvere pienamente ad un tale compito sono, a nostro avviso, necessarie azioni coraggiose da parte di chi lo studia e di chi lo pratica. È importante a nostro avviso rinnovare il counseling. Siamo convinti che sia necessario dare vita a nuove azioni di counseling, che esso va inteso come una funzione professionale, da erogarsi in differenti contesti (ambiti scolastici, comunitari o lavorativi, ad esempio) e per differenti categorie di utenti, con linguaggi, strumenti e strategie multidisciplinari diversificate (vedasi il lavoro del Network Uni.Co: http://larios.psy.unipd.it/). Nel corso del capitolo cercheremo così di mettere in evidenza le riflessioni che ci hanno condotto a pensarla così, a cominciare dalla constatazione che il counseling viene studiato da discipline molto diverse fra loro

    GLI OPERATORI E LE ATTIVITÀ DEI SERVIZI UNIVERSITARI DI ORIENTAMENTO IN ITALIA

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    Un progetto europeo coordinato dalla prof.ssa Annelies van Vianen, dell’università di Amsterdam (Olanda) che si propone di analizzare la situazione dei servizi e il ruolo degli operatori di orientamento, in particolare di Olanda, Italia, Svizzera, Francia e Portogallo ha rappresentato l’occasione per continuare ad approfondire quanto iniziato qualche anno fa (Soresi, 2000; Soresi e Nota, 2002). Allo studio hanno preso parte 58 operatori di orientamento di diverse università italiane che hanno completato un questionario a proposito delle proprie caratteristiche professionali, delle caratteristiche dei servizi offerti, degli strumenti che vengono utilizzati, delle necessità professionali avvertite, delle aspettative future che gli stessi si riconoscono. Le analisi effettuate hanno permesso di rilevare la presenza di tre tipologie di operatori: “i tradizionalisti”, “gli agenti di cambiamento”, “i brevi ed efficaci”. Le considerazioni finali vertono sulle implicazioni che i risultati ottenuti permettono di formulare a proposito dei servizi di orientamento universitario e dei loro operatori (Soresi e Nota, 2009; Soresi, Nota e Lent, 2004)

    Strumenti e procedure di assessment per l’orientamento e la progettazione professionale

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    Svolgere attività di career counseling con persone in difficoltà significa occuparsi massicciamente di inclusione e della capacità dei contesti di accogliere le persone con le loro diversità, puntare allo sviluppo e all’utilizzo del loro capitale umano, per permettere a tutti di apprendere, lavorare e collaborare con gli altri [Waldron e McLeskey 2010]. Tutto questo richiede sforzi, scelte e strategie per fronteggiare pregiudizi socioculturali, per abbattere barriere sociali emarginanti e per potenziare la partecipazione attiva di tutti. Sono necessarie ipotesi originali e coraggiose e un’adesione completa a visioni ampiamente inclusive [Savickas et al. 2009] che, per altro, possono essere preziose per gestire al meglio la sempre più crescente variabilità ed eterogeneità che si osserva nelle nostre scuole, nei contesti lavorativi e sociali. Occuparsi di progettazione professionale significa predisporre condizioni in grado di: • stimolare approfondite valutazioni di sé e la raccolta di informazioni relative all’ambito della formazione e del lavoro; • favorire la conoscenza delle leggi che regolano il cosiddetto sviluppo professionale e gli ambienti formativi e professionali; • incrementare le abilità di problem solving al fine di facilitare adeguate operazioni di elaborazione delle informazioni e l’attivazione di processi esecutivi di controllo delle azioni che la stessa persona è chiamata a intraprendere (raccogliere informazioni relative al sé, all’ambito della formazione e del lavoro; processare, archiviare e mantenere in memoria le informazioni maggiormente rilevanti; utilizzare le informazioni raccolte nelle diverse fasi del career decision making; pianificare e realizzare la decisione assunta). Sono questi sostegni a caratterizzare l’attività di orientamento che potrebbe pertanto essere definita in termini di erogazione di aiuti finalizzati a supportare la persona nelle operazioni di raccolta, processazione e uso delle informazioni di tipo formativo e professionale e nella pianificazione e realizzazione delle sue decisioni [Soresi e Nota 2000]. È legittimo ritenere che le condizioni e le capacità necessarie per l’attivazione di processi complessi come quelli su indicati non siano presenti in ugual misura in tutte le persone anche se caratterizzabili per la presenza di una stessa tipologia di menomazioni e disabilità. Tali capacità, d’altra parte, fanno registrare elevati livelli di variabilità anche in individui con sviluppo tipico tanto che non dovrebbe sorprendere il constatare che, a causa di particolari situazioni (come quelle derivanti dalla presenza di menomazioni e disabilità) e di condizioni ambientali sfavorevoli (pressioni temporali, perdita di un lavoro, la necessità della riqualificazione e della mobilità), potrebbero risultare scarsamente sviluppate, poco efficaci e disfunzionali. Per mettere in evidenza tutto ciò, sono necessari, in primo luogo, una serie di strumenti di analisi che possono essere utilizzati con adolescenti e adulti che si accingono a scegliere un percorso formativo o a ricercare una collocazione lavorativa. A riguardo, diversi sono gli strumenti che nell’ambito dei lavori di ricerca del Laboratorio Larios e del Centro di ateneo per la disabilità e l’inclusione dell’Università di Padova, negli ultimi vent’anni, sono stati messi a punto, sperimentati e validati con preadolescenti, adolescenti e adulti, con e senza disabilità, per approfondire alcune dimensioni classiche per il career decision making, quali gli interessi e le credenze di efficacia, le capacità decisionali e di problem solving, i valori professionali, le barriere e i supporti professionali, e su cui vogliamo puntare l’attenzione in questo capitolo. Alcuni di questi strumenti sono stati riuniti in portfoli, quali l’Optimist [Soresi e Nota 2003] e il Clipper [Soresi e Nota 2001b] che sono accompagnati da una serie di manuali utili per il loro utilizzo. Questi, accanto alla descrizione delle variabili oggetto di indagine, contengono le indicazioni per l’applicazione e lo scoring, esempi di relazioni che dopo le opportune personalizzazioni possono essere proposte alle persone, e indicazioni per gli interventi che potrebbero e andrebbero realizzati. Sono inoltre disponibili, per il contesto italiano, le batterie Magellano: la batteria Magellano Università si prefigge di aiutare a compiere una scelta del percorso universitario, stimolando l’analisi degli interessi professionali, delle caratteristiche di personalità utilizzando la forma G-94 del Myers-Brigss Type Indicator (MRTI), delle attitudini (verbali, numeriche, astratte, spaziali, meccaniche, di comprensione di brani e fluidità cognitiva) e delle capacità di risoluzione dei problemi utilizzando il Problem Solving Inventory di Heppner [1988]; Magellano Lavoro si rivolge agli studenti delle scuole superiori che hanno intenzione di entrare nel mondo del lavoro al termine degli studi e fornisce loro un profilo di orientamento verso un ambito lavorativo; Orienta Lavoro, infine, si rivolge ai giovani e ai lavoratori che stanno cercando una prima occupazione o che vogliono cambiare la propria attività professionale stimolando delle riflessioni sulla base delle loro credenze di efficacia, della loro motivazione e dei valori che intendono soddisfare. Nel 2007 è stato messo a punto anche il Portfolio per l’Assessment, il Trattamento e l’Integrazione delle Disabilità – Orientamento (ASTRID-OR) [Soresi e Nota 2007]. Esso prevede una serie di strumenti quantitativi e qualitativi sperimentati e validati con persone con menomazione per approfondire alcune dimensioni importanti per la progettazione professionale, quali gli interessi e le credenze di efficacia, le capacità decisionali e di problem solving, la decisionalità, i valori professionali e le abilità sociali associate al lavoro. Esso prevede strumenti, raccolti in due volumi, da utilizzare sia direttamente con persone con menomazione, sia una serie di questionari e di interviste da proporre a familiari e operatori. Nello specifico, il primo volume presenta procedure qualitative e quantitative che potrebbero essere utilizzate per stimolare la riflessione e analizzare: la rappresentazione che le persone con disabilità posseggono a proposito del lavoro, dello studio e del tempo libero; i livelli di decisione/indecisione scolastico-professionale associati a scarsa conoscenza su di sé e sulla realtà scolastico-professionale, a scarsa competenza decisionale e a pensieri disfunzionali sul problema della scelta; le credenze di autoefficacia in ambito professionale; le capacità di valutazione delle situazioni problematiche e delle credenze al riguardo; gli stili generalmente utilizzati nell’affrontare dilemmi decisionali. Il secondo volume invece consente di valutare: le preferenze professionali, le credenze di efficacia professionale e le probabilità di realizzazione, per mettere in relazione preferenze espresse e concrete possibilità di attuazione; i valori e le motivazioni professionali, come approfondimento delle finalità e dei bisogni che la persona esprime; le abilità sociali inerenti al lavoro, ovvero i comportamenti sociali sul posto di lavoro e il grado di competenza sociale espressa nelle interazioni lavorative; le idee irrazionali, ovvero quei pensieri «bloccanti» che non aiutano a riflettere in modo adeguato nei confronti del proprio futuro professionale. A titolo esemplificativo, nelle pagine che seguono saranno presentati alcuni strumenti qualitativi e quantitativi che sono stati pensati per facilitare la valutazione delle credenze di efficacia, delle abilità di problem solving professionale e degli stili decisionali, degli interessi, delle barriere e dei supporti percepiti e dei valori professionali, dimensioni che risultano essere rilevanti per avviare e favorire la progettazione del futuro anche con persone con disabilità

    Self-determination, social skills and quality of life

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    The constructs of participation, inclusion and Quality of life make reference, albeit often implicitly, to self-determination. Starting from Wehmeyer and Schwartz’s () reflections, a research was conducted to find out a) to what extent self-determination could predict the QoL experienced by individuals with ID and b) the relationship between self-determination and experienced QoL and social abilities. Method: About adult individuals with intellectual disability, living mostly in institutions were involved in the research.To collect information about their levels of selfdetermination, social abilities and QoL these instruments were used: ‘Self-determination Scale -for ID Adults’ (Soresi et al. ), ‘Social Ability Evaluation Scale’ (Nota et al. ), and ‘Evaluation of QoL’ (Nota, Soresi & Perry under review). Results: Relationships existing between the variables considered, differences shown by individuals with different levels of disability and living in different settings, as well as the predictive ability of selfdetermination and social abilities as concerns QoL will be presented. Conclusions: Besides illustrating the analysis of our results also in the light of what already existing in the literature, some considerations will be presented on the type of habilitation and rehabilitation intervention that should be carried out in order to strengthen the self-determination

    Preferenze e credenze di autoefficacia degli operatori di orientamento

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    Riassunto. Nell’ambito della Psicologia dell’orientamento un ruolo sempre più importante viene riconosciuto agli atteggiamenti che i consulenti manifestano nei confronti della loro stessa attività professionale e alle loro credenze di efficacia che gli stessi nutrono nei confronti degli interventi che pongono in essere. Per approfondire tutto ciò, è stato applicato a più di 200 operatori di orientamento il questionario di idee, atteggiamenti ed azioni di orientamento (Nota e Soresi, 2000) al fine di raccogliere informazioni sui loro modelli di orientamento e sulle loro credenze di efficacia professionale. In questo lavoro vengono descritte le diverse tipologie di operatori che sono state individuate utilizzando la cluster analysis e le differenze registrate fra i diversi gruppi per quanto riguarda le credenze di efficacia professionale. Summary. Within vocational psychology an increasingly important role has been recignized to the attitudes shown by counselors toward their own professional activity and to the efficacy beliefs they hold as concerns the interventions they carry out. To study this in depth a questionnaire Idee, atteggiamenti ed azioni di orientamento (Nota e Soresi, 2000) has been administered to more than 200 career counselors in order to collect information on their vocational models and their professional efficacy beliefs. This work presents the different typologies of counselors found through cluster analysis and the differences recorded in the various groups as concerns professional efficacy beliefs

    Psicologia delle disabilità

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    La ricerca e la riflessione teorica sulle disabilità ha visto in questi anni importanti e profondi cambiamenti. Lo stesso concetto di "handicap" si è trasformato ponendo sempre più l'attenzione non agli aspetti deficitari, ma alle risorse delle persone con difficoltà. In questo volume Salvatore Soresi presenta, sotto una veste completamente nuova e aggiornata, gli strumenti di analisi e di intervento riabilitativo di persone con disabilità. Nei diversi capitoli l'autore affronta gli aspetti diagnostici, neuropsicologici e sociali con particolare attenzione ai metodi riabilitativi, al contesto famigliare, scolastico e lavorativo per il recupero e l'integrazione delle persone disabili nel tessuto sociale. Un testo in cui gli aspetti teorici e di ricerca trovano la loro concreta applicazione nella realtà e nelle difficoltà quotidiane che le persone con menomazioni e i loro familiari, operatori psicosociali, educatori, datori di lavoro, volontari si trovano ad affrontare

    Orientamenti per l'orientamento

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    Il volume vuole ridimensionare il gap tutt'oggi esistente tra dibattito scientifico e "pratiche" di orientamento. Le ricerche e le applicazioni presentate si riferiscono a temi quali il decision-making adolescenziale, le procedure utilizzabili per approfondire la conoscenza dei processi di scelta, le problematiche connesse alla ricerca attiva di un lavoro, ecc. Scritti di L. Arcuri, C. Ballerini, A. Battistelli, D. Bavestrello, A. Bruno, C. Castelli, G. Costa, C. Dazzi, P. De Vito Piscicelli, S. Di Nuovo, G.B. Flebus, C. Ghidelli, P. Gubitta, C. Kaneklin, L. Mann, C. Marchesini, M. Mistri, M. Monaci, L. Nota, N. Paggin, M. Pastore, L. Pedrabissi, S. Pizzini, K. Polàcek, G. Sangiorgi, G. Sarchielli, C. Scarpellini, S. Soresi, T. Tegiacchi, R. Trentin, G. Vidotto. 320 pagine

    Vocational guidance for persons with intellectual disability

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    Counselors who work in vocational guidance and school and work inclusion tend to consider their task complete when they have managed to help realize their educational and career choice. However, we believe that counselors should also provide follow-up operations, which, on the one hand, help disabled people adapt satisfactorily to a job, and, on the other, help them deal with job insecurity and job market flexibility and, eventually, with retirement, i.e. the experience of ending work. Regarding work adaptation, we must consider, as McMahon proposed 20 years ago (1979), a vast array of worker attributes, which are crucial for obtaining and maintaining a job. Among these are: a) behavior skills; b) social-personal skills; work readiness skills. Obviously, McMahon ‘s model, but also the more recent ones of Hershenson (1981) and Dawis and Lofquist (1984) place special emphasis on analyzing interactions between workers and their work environments. Thus a research trend is evoked, which in recent years has begun highlighting the importance of the quality and quantity of relationship that disabled person establish with their co-workers in competitive, as well as supportive, work environments (Chadsey-Rush, 1992; Nota and Soresi, 1997; Soresi and Nota, 200; Rondal et al., 2003)

    Riflessioni, idee e proposte per la costruzione di contesti educativi inclusivi

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    La scuola è uno dei contesti che viene giustamente privilegiato da coloro che studiano le condizioni che possono influenzare positivamente o negativamente lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti. Questo vale ovviamente anche per l’Italia dove alla scuola, da sempre, sono assegnati due compiti: il primo, avviato con il Risorgimento, ancor prima che vi fosse l’unificazione, ha riguardato la trasmissione di conoscenze e culture del passato (particolarmente ricche e variegate) che le nuove generazioni dovrebbero padroneggiare per ‘leggere’ in modo esaustivo il loro presente e per pensare al futuro. Il secondo, in ragione della presenza di tradizioni eterogenee che emersero chiaramente con l’unità d’Italia, si è centrato sulla promozione della partecipazione delle persone allo sviluppo civile e sociale del paese. Dal 1860 e per alcuni decenni successivi, con la lotta all’analfabetismo e alla frammentazione linguistico-culturale, alla scuola è stato attribuito anche il compito di ‘fare gli Italiani’, come recitava un famoso appello che in quegli anni era particolarmente in voga1. Si tratta di due compiti impegnativi che i servizi educativi sono ancora chiamati a svolgere, in stretta collaborazione con i contesti familiari, dai quali può dipendere la partecipazione sociale e il benessere sperimentato (Nota, Ferrari, Sgaramella, & Soresi, in press). Sono sicuramente cambiati i tempi ma queste finalità rimangono connaturate nella scuola e stanno assumendo a nostro avviso una nuova importanza: la nostra società, così super-diversa e complessa, ha bisogno di incubatrici di cultura, cittadinanza, solidarietà, pluralismo, inclusione, per fare i cittadini del prossimo futuro che saranno italiani, ma anche europei, e qualcosa di più.pensare a come gestire i processi di insegnamento-apprendimento, individuando strade da percorrere che permettano di trarre vantaggio dall’eterogeneità e di trasformarla in una effettiva ricchezza per tutti. Il superamento della fissità, della linearità, del pensiero ‘causa-conseguenza’, invita ad abbracciare la complessità, la dinamicità, i pensieri complessi, ‘più cause-più conseguenze’, prevedendo la compresenza di progettazione e di apertura alle possibilità e alle occasioni che ogni giorno possono essere sperimentate. Con questo capitolo, in particolare, ci soffermeremo a pensare e riflettere sui cambiamenti che sarebbe opportuno avviare per facilitare l’inclusione circoscrivendo la nostra attenzione a quelli da apportare essenzialmente al ‘dove’, al ‘cosa’ al ‘come’ insegnare e alle nuove competenze che i facilitatori dell’inclusione scolastica dovrebbero sviluppare per renderla effettivamente possibile e di qualità

    Insegnare a scegliere e decidere.

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    Nella nostra società occidentale si considera importante che gli adolescenti siano in grado di compiere delle decisioni in modo autonomo e a vantaggio del loro sviluppo adattivo, personale e professionale. Di fatto gli adolescenti sono chiamati a compiere delle scelte non sempre facili, come quelle relative al curriculum di studi da intraprendere, all’ambito professionale in cui inserirsi, alle amicizie da coltivare e ai comportamenti sessuali da assumere, che una volta prese possono influenzare in modo significativo la loro vita presente e futura. Alcune decisioni che si trovano ad affrontare gli adolescenti sono sicuramente impegnative ed importanti, e questo è anche il caso della scelta circa il proprio futuro. Le opzioni professionali che possono essere intraprese dai giovani sono numerose, così come sono numerosi i percorsi formativi che possono essere svolti. In Italia, come ben sappiamo, gli studenti di scuola media devono scegliere fra numerose scuole superiori, almeno una quindicina (istituti tecnici industriali, istituti tecnici per geometri, istituti professionali per diventare periti elettrici, elettronici, meccanici, istituti magistrali per diventare insegnanti; licei linguistici, scientifici, classici, ecc.), e quelli di scuola superiore, analogamente, si trovano ‘di fronte’ una gamma ampia e diversificata di possibilità. Non a caso il fenomeno dell’indecisione e la percezione di difficoltà di fronte al compito di scelta circa il futuro sono consistenti sia a livello di scuola media inferiore che superiore (Nota, 2000; Nota e Soresi, 2004). Per altro, per quanto riguarda le scelte scolastico-professionali, a partire dagli anni 70 i cambiamenti lavorativi sono diventati sempre più frequenti e fenomeni come la globalizzazione, il rapido avanzamento tecnologico, la minor definibilità e prevedibilità delle attività professionali, e la diffusione della percezione della ‘instabilità del lavoro’, caratterizzano sempre più il mondo del lavoro. Queste condizioni richiedono alle persone di costruire in modo più attivo la loro vita professionale (Ascione e Ferrari, 2007; Ascione, 2011) e l’adattabilità professionale, ovvero la propensione a gestire in modo adattivo i cambiamenti nel mondo del lavoro, con versatilità, flessibilità e capacità di operare efficacemente (Savickas, Nota, et al., 2009), acquista un valore essenziale, soprattutto per le persone che per condizione sociale, culturale o personale sono maggiormente a rischio di incontrare difficoltà professionali. Sono necessarie competenze decisionali, capacità di problem solving e capacità di pianificazione professionale. Va inoltre ricordato che la presenza di scarse competenze decisionali e la propensione ad utilizzare modalità di gestione di situazioni difficili meno efficaci si associano ad elevati livelli di disagio psicologico e all’attuazione di comportamenti a rischio (Soresi, Nota e Ferrari, 2005; Ferrari, Nota e Soresi, 2010). Nell’ambito della psicologia dell’orientamento gli approcci che considerano importanti le capacità decisionali sono le teorie e modelli che si occupano di decision making, dei processi di risoluzione di situazioni difficili, dei processi di gestione delle situazioni sociali, dei processi di pianificazione professionale e di autodeterminazione. Considerando i diversi approcci, si può constatare che la letteratura è oramai molto ricca di indicazioni a proposito delle variabili che dovrebbero essere oggetto di attenzione se si è interessati ai processi decisionali degli adolescenti e a possibili azioni che a riguardo possono essere realizzate da parte degli operatori di orientamento. Particolarmente auspicata è la loro realizzazione nel contesto scolastico, da parte di insegnanti esperti di questi processi. Di fatto una delle condizioni per una buona riuscita di questi interventi riguarda il fatto che gli operatori intraprendano specifiche attività di formazione. Essi devono conoscere le teorie e i modelli più sopra descritti, devono saper analizzare le problematiche di scelta circa il futuro dei loro studenti grazie al ricorso alle procedure di assessment che vengono suggerite, in modo da poter mettere in evidenza le specifiche necessità e decidere interventi personalizzati che tengano conto di ciò che le persone hanno effettivamente bisogno (Brown e Rector, 2008; Nota e Soresi, 2010). E’ necessaria la conoscenza dei basilari principi dei processi di insegnamento-apprendimento, affinché sia possibile effettuare degli adattamenti, e scegliere e utilizzare correttamente i supporti e le tecniche maggiormente efficaci. In tutto ciò, inoltre e certamente di non secondaria importanza, è il costante ricorso a procedure di monitoraggio e di valutazione dell’efficacia degli interventi di insegnamento ricorrendo a procedure sia normative che criteriali, quantitative e qualitative. La presentazione, dopo una breve introduzione, finalizzata a richiamare questi principi di riferimento, si prefigge di descrivere le azioni realizzate da insegnanti divenuti esperti di orientamento tramite la frequenza di Master e Corsi di Perfezionamento organizzati dal Laboratorio Larios dell’Università di Padova (Soresi e Nota, 2007)
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