88,144 research outputs found

    La sfida della cogenitorialità

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    L'Autrice ha curato - insieme ad Ortu e Simonelli- la Prefazione all'edizione italian

    Rossi V., Tripodi F., NIMBI F.M., Simonelli C. (2018). Genital sexual pain in reproductive-age women: an explorative study. 14th Congress of the European Federation of Sexology

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    Objective: Genital Sexual Pain (GSP) is a common symptom in reproductive-age women. Although this complaint could negatively affect the quality of sex life, there is still a lack of awareness about it in the female population. The objective of the present study was to explore the presence of GSP in reproductive-age women, the characteristics of pain (duration, location, etiology), the way women deal with the symptom, and their sexual functioning. Design and Method: 653 women (mean age 25.7±4.37) were recruited with snowball method. Participants completed a socio-demographic questionnaire, the McGill Pain Questionnaire (MPQ), the Female Sexual Functioning Index (FSFI), the Female Sexual Distress Scale (FSDS). Results: 190 women (29.6%) experienced GSP in the last 6 months (mean duration of the symptom 16.87±33.75) located in: vaginal introitus and vestibule (52.1%), lower abdomen/pelvis (44.7%), labia minora/majora (25.3%), clitoris (8.4%), and perineum/anus (5.3%). Most women (75.3%) did not know the cause of the pain, and a quarter of them (24.7%) reported a specific diagnosis. 58 out of 190 (30.5%) considered GSP as a “sexual problem”. 69 (36.31%) and 50 (26.31%) reached clinical scores on FSFI and FSDS, respectively; only13 (7%) referred to a psycho-sexologist. Conclusions: GSP was present in almost 30% of women, nevertheless just few of them asked help to a specialist. There is still a lack of awareness about pain; cultural aspects may lead women to go on with the symptom increasing the risk of its chronicization and sexuality impairment

    Rossi V., Tripodi F., NIMBI F.M., Simonelli C. (2018). Genital sexual pain in reproductive-age women: an explorative study. 14th Congress of the European Federation of Sexology

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    Objective: Genital Sexual Pain (GSP) is a common symptom in reproductive-age women. Although this complaint could negatively affect the quality of sex life, there is still a lack of awareness about it in the female population. The objective of the present study was to explore the presence of GSP in reproductive-age women, the characteristics of pain (duration, location, etiology), the way women deal with the symptom, and their sexual functioning. Design and Method: 653 women (mean age 25.7±4.37) were recruited with snowball method. Participants completed a socio-demographic questionnaire, the McGill Pain Questionnaire (MPQ), the Female Sexual Functioning Index (FSFI), the Female Sexual Distress Scale (FSDS). Results: 190 women (29.6%) experienced GSP in the last 6 months (mean duration of the symptom 16.87±33.75) located in: vaginal introitus and vestibule (52.1%), lower abdomen/pelvis (44.7%), labia minora/majora (25.3%), clitoris (8.4%), and perineum/anus (5.3%). Most women (75.3%) did not know the cause of the pain, and a quarter of them (24.7%) reported a specific diagnosis. 58 out of 190 (30.5%) considered GSP as a “sexual problem”. 69 (36.31%) and 50 (26.31%) reached clinical scores on FSFI and FSDS, respectively; only13 (7%) referred to a psycho-sexologist. Conclusions: GSP was present in almost 30% of women, nevertheless just few of them asked help to a specialist. There is still a lack of awareness about pain; cultural aspects may lead women to go on with the symptom increasing the risk of its chronicization and sexuality impairment

    Personal Papers (MS 80-0002)

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    Letter from Ugo Simonelli to Mark F. Heller confirming a reservation for him and the Kempner's at the Hotel Principe E Savoia from July 29 to 31

    Terapia di gruppo in età evolutiva: nuovi modelli di intervento e di valutazione dei processi di cambiamento.

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    Introduzione I recenti sviluppi della ricerca evolutiva e i nuovi modelli di lettura della prima infanzia stanno allargando l’orizzonte teorico e, conseguentemente, la logica della valutazione e del trattamento nella clinica dell’età evolutiva. I principali effetti di tali cambiamento hanno riguardato, da una parte lo spostamento dell’oggetto d’indagine dal singolo bambino alla complessità delle sue relazioni (Sameroff, Emde, 1989) e dall’altra la conseguente modificazione del setting terapeutico, soprattutto in età evolutiva, da individuale a gruppale. Infatti all’interno del sistema intersoggettivo gruppale è possibile sperimentare nuove strategie di riparazione interattiva in grado di influenzare in forma indiretta lo sviluppo complessivo del bambino (Beebe, Lachman, 2002). In questa prospettiva il seguente lavoro rappresenta uno studio esplorativo sulla ricerca in psicoterapia di gruppo in età evolutiva e nei criteri d’osservazione delle interazioni dei bambini. Fase centrale del lavoro ha riguardato l’ideazione di una metodologia osservativa sensibile alle modalità comunicative non verbali e ai comportamenti, di rottura e riparazione del gruppo. L’obiettivo di tale lavoro consiste nell’individuare i fattori di cambiamento legati all’intervento terapeutico (process), con particolare focalizzazione sul modello interattivo-dinamico (rotture e riparazioni) costruite dai bambini con le figure terapeutiche e le loro modificazioni nel corso delle sedute. Metodo L’intervento è consistito in un ciclo di terapia di gruppo ad impostazione psicodinamica con 3 bambini di 8 anni: si tratta di complessive 12 sedute dalle quali sono state estrapolate 3 sedute (la prima, l’intermedia e l’ultima) all’interno delle quali due giudici indipendenti hanno isolato secondo per secondo tutte le sequenze interattive di rottura-riparazione messe in atto dai componenti del gruppo. Queste sono state codificate applicando una griglia osservativa (Simonelli, De Palo, 2009) che tenta di descrivere il processo interattivo gruppale nella sua complessità. Risultati Nelle tre sedute si osserva che: la modalità comunicativa non verbale è prevalente nei bambini appartenenti al gruppo e che la modalità interattiva prevalente dei bambini è la rottura, invece dei terapeuti la riparazione. Altri dati sono in corso di elaborazione

    Anoressia infantile e qualita’ delle interazioni triadiche nei contesti dell’alimentazione e del gioco.

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    INTRODUZIONE. L’Anoressia Infantile (AI; CD:0-3R, 2005) emerge tra 9 e 18 mesi di età, nella transizione all’alimentazione autonoma, quando le maggiori capacità sociali e l’assertività relazionale del bambino si esprimono anche nel contesto interattivo del pasto;il riconoscimento sensibile, da parte del caregivers, dei pattern di sperimentazione sostiene lo sviluppo della regolazione interna dei segnali di fame-sazietà e del processo di attaccamento-individuazione. Studi clinici evidenziano come nell’AI sono presenti pattern interattivi conflittuali madre-bambino durante il pasto, sintomo di problematiche nel processo di separazione-individuazione, dove il rifiuto oppositivo e il disimpegno del bambino si associano a comportamenti materni intrusivi-controllanti ( Ammaniti et al. 2010). Dati recenti stimolano ad analizzare le qualità delle interazioni triadiche nella psicopatologia dello sviluppo, per ottenere un focus allargato di osservazione, in cui la famiglia costituisce il fondamentale sistema di riferimento ( Simonelli et al. 2009).OBIETTIVI E METODOLOGIA. La ricerca studia il ruolo paterno nel sistema di caregiving madre-bambino e di co-patering e analiza in un campione di bambini con diagnosi di AI e nei loro genitori, confrontati con un gruppo di controllo, la qualità delle interazioni, proponendo l’adattamento del Lausanne Trilogue Play ( Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warney 1999) al contesto dell’alimentazione.RISULTATI. La valutazione delle interconnessioni tra pattern disfunzionali delle interazioni, modelli mentali di attaccamento, adattamento della coppia genitoriale orientato verso un modello di lettura globale dell’AI. CONCLUSIONI. Le implicazioni dello studio si riferiscono a un intervento che coinvolga i caregivers in un processo di cambiamento volto a promuovere la centralità delle funzioni genitoriali materne e paterne per un sano sviluppo del bambino

    La formazione della coppia

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    Vengono analizzate le varie componenti della scelta funzionale e disfunzionale di un partner alla luce delle teorie più accreditat

    Analysis and comparison of microscopic traffic flow models with real traffic microscopic data

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    The ever more widespread use of microscopic traffic simulation in the analysis of road systems has re-focussed attention on sub-models, including car-following models. The difficulties of micro-simulation models in accurately reproducing real traffic phenomena stem not only from the complexity of calibration and validation operations but also from the structural inadequacy of the sub-models themselves. These drawbacks both originate in the scant information available on real phenomena, due to the difficulty of gathering accurate field data. In this study, the use of K-dGPS instruments allowed trajectories of four vehicles in a platoon to be accurately monitored in real traffic conditions, both on urban and extra-urban roads. Some of these data were used to analyse the behaviour of four microscopic traffic flow models which differed greatly both in approach and complexity. The effect on model calibration results of the choice of performance measures was first investigated and inter-vehicle spacing was shown to be the most reliable measure. Model calibrations showed results similar to those obtained in other studies that used test track data. Instead, validations resulted in higher deviations compared to previous studies (with peaks in cross-validations between urban and extra-urban experiments). This confirms the need for real traffic data. On comparison, all the models showed similar performances (i.e. similar deviations in validation). However, if surprisingly the simplest model performed on average better than the others, the most complex one was the most robust, never reaching particularly high deviations
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