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Manoscritti degli Ab Urbe condita libri di Tito Livio illustrati nel Medioevo
La tesi è dedicata all’illustrazione dei manoscritti degli Ab Urbe condita libri (decadi I, III e IV) di Tito Livio nel Medioevo. L’opera dello storico patavino è sempre stata al centro di numerose ricerche filologiche, volte alla ricostruzione della trasmissione testuale, ma ha riscosso minore fortuna nel settore degli studi storico-artistici.Per tale ragione si intende offrire uno studio complessivo e sistematico dell’illustrazione medievale dell’opera di Livio, resa possibile per la prima volta grazie alla redazione del censimento dei manoscritti latini e volgarizzati, realizzati in Italia tra gli ultimi decenni del XIII secolo e la fine del XIV secolo. Questo corpus di manoscritti illustrati viene analizzato dal punto di vista stilistico per precisare la datazione e il contesto storico-artistico di produzione. Inoltre, sono presi in considerazione anche il rapporto testo-immagine, la scelta delle tematiche raffigurate e l’elaborazione iconografica, legata alla cultura figurativa dei miniatori e alle richieste della committenza che influiscono sull’ideazione dei sistemi illustrativi
Il Tito Livio ms. IV.C.18 della Biblioteca Nazionale di Napoli: un’aggiunta al Maestro del Messale di San Corrado
"Forme mutate in nuovi corpi". Le Metamorfosi di Ovidio illustrate nel codice Panciatichi 63
Il manoscritto Panciatichi 63, conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, tramanda la versione in volgare delle Metamorfosi di Ovidio redatta dal notaio Arrigo Simintendi da Prato. Il codice trecentesco, realizzato in ambito fiorentino, è l’unico testimone illustrato di questo volgarizzamento, il primo a distinguersi dalla tradizione letteraria medievale che reinterpretava in chiave allegorica o moralizzante l’opera ovidiana. I vivaci disegni a penna e inchiostro acquerellato raffigurano le favole mitologiche del poema, costituendo un commento per immagini che accompagna la lettura del testo. In questo viaggio attraverso il mondo dei miti, l’autrice mette in luce le scelte figurative operate dall'illustratore che attinge alla cultura artistica del suo tempo per dare vita a divinità, ninfe ed eroi della tradizione classica. Tra analisi stilistica e ricerca iconografica emerge la complessità delle illustrazioni mitologiche in questo unico e raffinato volgarizzamento
"Forme mutate in nuovi corpi". Le Metamorfosi di Ovidio illustrate nel codice Panciatichi 63
Il manoscritto Panciatichi 63, conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, tramanda la versione in volgare delle Metamorfosi di Ovidio redatta dal notaio Arrigo Simintendi da Prato. Il codice trecentesco, realizzato in ambito fiorentino, è l’unico testimone illustrato di questo volgarizzamento, il primo a distinguersi dalla tradizione letteraria medievale che reinterpretava in chiave allegorica o moralizzante l’opera ovidiana. I vivaci disegni a penna e inchiostro acquerellato raffigurano le favole mitologiche del poema, costituendo un commento per immagini che accompagna la lettura del testo. In questo viaggio attraverso il mondo dei miti, l’autrice mette in luce le scelte figurative operate dall'illustratore che attinge alla cultura artistica del suo tempo per dare vita a divinità, ninfe ed eroi della tradizione classica. Tra analisi stilistica e ricerca iconografica emerge la complessità delle illustrazioni mitologiche in questo unico e raffinato volgarizzamento
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