86,527 research outputs found

    Introduzione

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    Negli ultimi decenni il mondo della produzione e del lavoro sono stati attraversati da processi di trasformazione, spesso anche radicali, che hanno marcato il modo di lavorare, le organizzazioni produttive, oltre alla stessa vita dei lavoratori. La complessità tecnologica e relazionale degli ambienti tecnologicamente avanzati ci costringe, ora più di un tempo, al superamento delle barriere disciplinari, poiché gli oggetti di studio (tecnologici e non) necessitano di una prospettiva integrata per poter essere pienamente compresi. Il dialogo tra saperi comporta, tuttavia, la necessità di trovare uno spazio di confronto comune, un «linguaggio» e una «grammatica» in grado di fungere da Stele di Rosetta nella comunicazione interdisciplinare. Seguendo questa logica di azione, ciascun capitolo è eminentemente rappresentativo di una disciplina e focalizzato su un tema specifico nella sua stesura, ma interdisciplinare nella sua collocazione in una delle macroaree della curatela: il lavoro e le organizzazioni; la formazione e le competenze; le implicazioni politiche e sociali dell’innovazione tecnologica

    Quali competenze? Una bussola per orientarsi tra definizioni, approcci e paradigmi

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    Partendo dalla consapevolezza di una sempre maggiore diffusione dei processi di digitalizzazione in ambito organizzativo, il capitolo ha lo scopo di fornire una bussola per orientarsi tra definizioni, approcci e paradigmi impiegati nella letteratura, accademica e non, per definire cos’e una competenza, cosa si intende per soft skill e come vengono declinate le soft skills nelle ricerche sull’Industria 4.0

    Lifestyle politics narratives without full political self-identification: A qualitative study of Italian eco-influ-activists active on Instagram

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    This article explores the motivations, beliefs, and self-identification of a qualitative sample of 20 Italian environmental communicators active on Instagram. The analysis of the biographical interviews and the specific focus on the self-categorization of being or not being an activist suggest that we can consider all the sample participants as falling within the category of eco-influ-activists. The majority do not consider themselves “pure” activists, and there are different reasons for this: some narratives can be related to political lifestyle activism, while the “self-identified” science communicators explicitly indicate their need to be recognized as “scientists” and not activists or politicians because they discuss scientific facts and knowledge, and they constantly show the need to be considered as “objective” as possible. The discussion of the results sheds new light on the environmental communicators and their originality based on the following: a) the interpretation of their self-identification as non-activists, and because they debate activists’ and political topics, they can be included in the realm of eco-influ-activism, wherein environmental issues are debated and connected to consumer choices and lifestyles and/or scientific facts, and b) the blurred borders of the private and public spheres and of political and nonpolitical narratives

    La socialità mediata. Strategie e modalità comunicative degli adolescenti tra online e offline

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    L’articolo analizza gli stili di consumo della rete e le forme di socialità degli adolescenti, che si esprimono nell’integrazione dei contesti online e offline, tenendo in considerazione le differenze di età e di genere. Rispetto a questo tema, la letteratura nazionale e internazionale di riferimento ormai da qualche anno ritiene anacronistica la distinzione tra ‘mondo reale’ e ‘mondo virtuale’ e gli studi più recenti considerano l’online e l’offline non come mondi esclusivi tra cui scegliere, ma come due lati assolutamente ‘reali’ della stessa esperienza. Gli stili di fruizione e consumo dei media digitali rappresentano per i giovani delle vere e proprie forme di bricolage high tech e la comunicazione e la socialità online tra pari sembrano giocare un ruolo positivo nello sviluppo delle competenze sociali e del senso di identità degli adolescenti. Inoltre, numerose indagini mettono in evidenza una sovrapposizione tra le relazioni offline e quelle mediate dalla rete, che tendono ad integrare il comportamento sociale tradizionale, piuttosto che aumentarlo o diminuirlo. Partendo da questo quadro teorico, la ricerca quantitativa Giovani e media digitali dentro e fuori la scuola: pratiche, relazioni, socialità - realizzata in collaborazione tra le Università di Genova, Milano Bicocca, Padova e Salerno - ha coinvolto un campione di 771 studenti e studentesse di classe seconda e quarta delle scuole secondarie di secondo grado. L’indagine è stata realizzata attraverso la somministrazione di un questionario nei contesti urbani ed extraurbani di Como, Genova, Padova e Salerno con un campionamento a scelta ragionata che ha coinvolto i seguenti indirizzi di studio: Liceo, Istituto Tecnico e Istituto Professionale. All’interno di un quadro di ricerca più ampio, che ha analizzato diverse sfaccettature del rapporto tra adolescenti e media digitali, i risultati presentati in questo articolo si focalizzano in modo specifico sulle tipologie di utilizzo della rete e sulle modalità relazionali online e offline. L’analisi dei risultati evidenzia come la rete venga percepita in modo multidimensionale dai giovani intervistati, declinata come un’estensione dei legami face fo face, un canale informativo sui conoscenti, un contenitore ludico-ricreativo, un ampliamento delle opportunità di conoscenza e, infine, un luogo di sperimentazione sociale. Quanto al tema specifico della socialità mediata, in linea con quanto emerge in precedenti studi, i risultati sembrano confermare che le relazioni mediate dalla rete non sono sostitutive di quelle face to face, ma ne rappresentano un prolungamento attraverso il quale entrare in contatto con gli amici e il gruppo dei pari, permettendo così di condividere attività e interessi diversi

    The Institutional Promotion of Happiness: Proposals, Perspectives, Problems

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    The article analyses some institutional actions for the promotion of happiness and wellbeing, starting from the well-established Gross Happiness Index of Bhutan. Tipically, in philosophy and in psychology, there are two different conceptions of happiness: one connected to emotions and the other related to the appraisal of one’s life (this one can also be split in two parts). An institutional policy would be more effective whether this distinction is clear. In the last decades, a specific notion of happiness has become dominant, the one called “Positive Psychology”. For this cultural orientation, happiness is largely related to individual performance and to cognitive and behavioral mechanisms – in line with the features of neoliberalism. This perspective is far away from happiness as a consequence of social justice. Moreover, different cultures emphasize dimensions of happiness not always consistent with institutional interventions

    Una Grammatica della Digitalizzazione. Interpretare le metamorfosi di società, economia e organizzazioni

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    Lavoro «imprenditivo», piattaforme, algoritmi, tecnologie intelligenti e competenze ibride sono solo alcuni esempi di parole nuove entrate di recente nel lessico della quotidianità. Queste innovazioni hanno permesso accelerazioni e forme di razionalità del tutto inedite nella società, nelle imprese e nelle pratiche organizzative. Tuttavia, non sempre tali opportunità si sono integrate in modo equilibrato, visto il complesso intreccio di attori, processi sociali e ritmi che caratterizza le organizzazioni economiche. Di più, la digitalizzazione sta ridisegnando sia contesti organizzativi e significati delle pratiche lavorative, sia obiettivi formativi e percorsi di sviluppo delle competenze con evidenti implicazioni etiche, politiche e sociali. Per comprendere tali metamorfosi è necessario delineare nuove categorie concettuali concepite in stretta relazione tra loro – una grammatica – con la quale leggere e interpretare più correttamente la realtà sociale

    Università italiana, docenti e ChatGPT. La zona grigia tra pratiche lavorative e immaginari

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    The article aims to analyze the results of an exploratory research study conducted in 2023 with Italian academics (N = 64) regarding their work practices and imaginaries related to artificial intelligence, focusing on ChatGPT. The questionnaire and the interpretation of the results consider two perspectives: a) the culture and everyday life of artificial intelligence and 2) artificial communication, algorithmic thinking, platforms, and work practices. Based on the discourse analysis of the responses to open-ended questions collected through a self-administered online questionnaire and the adoption of the media ecology perspective, the interpretation of the results suggests the existence of two frameworks: use/knowledge and perceptions/expectations. These frameworks are based on the respondents’ ambivalence, and they represent the complex gray zone of the working practices and imaginaries of academics using ChatGPT. The article proposes adopting the concept of “adaptive equilibrium to artificial intelligence” to better understand the ongoing interaction and communication between academics and artificial intelligence. Finally, the article attempts to shed new light on the ongoing transformation of the university workplace through the lens of academics’ imaginaries and work practices in an era lacking the academic regulation of this so-called intelligent machine
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