65 research outputs found
Una nuova rivista/A new journal
L’etnomusicologia richiede una riconsiderazione della propria ragion d’essere, del proprio sguardo transculturale, dei propri metodi e tecniche. Le radici e i tratti peculiari della ricerca italiana possono rappresentare una prospettiva dalla quale affrontare nuove sfide e intraprendere nuovi percorsi. L’Italia infatti ha una tradizione consolidata di ricerche sul campo, di intersezione tra indagine storica ed indagine etnografica, di riflessione metodologica a partire da sguardi e approcci non colonialisti. E l’Italia appare oggi in prima linea nella riflessione critica e autocritica su compiti e prospettive di una ricerca transculturale sulle pratiche musicali contemporanee
Il tarantismo in Sicilia. Declinazioni locali di un fenomeno culturale euromediterraneo
The text examines published and unpublished materials – such as historical and ethnographic sources, archive records, and musical documents – which testify the presence of tarantism in Sicily from mid-17th century to the end of the 19th. The Sicilian case is then considered in a wider context of contributions on the theme, starting from the ‘classic’ De Martino’work, up to the debate on the interpretation of the phenomenon between the poles of exorcism and possession, chiefly rased by French ethnomusicologist Gilbert Rouget. The analyses is therefore expanded to the tradition of snakes bites healers (the ciaràuli), which shares with tarantism the spider symbolism, and to certain kinds of religious processions characterised by frantic ‘dances’, which suggest elements of functional continuity with tarantism musical-choreutic therapy
Il cibo per via. Paesaggi alimentari in Sicilia
Il contributo di S. Bonanzinga esamina quel particolare aspetto del “cibo per via” che investe l’uso della voce da parte dei venditori. Le formule cadenzate che invitano all’acquisto degli alimenti non solo confermano il ruolo centrale degli uomini come gestori della dimensione pubblica, in opposizione a quello privato delle donne, ma perpetuano anche l’arcaica connessione fra suono e cibo come espressioni dell’energia naturale. Un potere della voce di modellare il reale che implode quello degli alimenti, messi in scena entro quelle cornici sonore di antica e più recente fattura che i siciliani chiamiano abbanniati, vanniati, bbanniati o bbanniatini. Le grida di réclame continuano a proporre una retorica dell’arte verbale sorprendentemente affine alla pubblicità dei mass media. Il loro linguaggio appare infatti tanto tradizionale quanto moderno nella messa in forma del messaggio, efficace proprio perché breve, ridondante, stilisticamente marcato e in grado di catturare gli acquirenti in una rete di interazioni giocata su un piano di reciproca complicità con chi offre la merce.
Questi richiami “cantati”, capaci di evocare mitici quanto funzionali paesaggi della memoria, invitano a un consumo aurale prima che gustativo dei cibi: ne prefigurano sapori e fragranze, colori e profumi. Voci narranti che riattualizzano anche l’immagine dei ritmi di crescita e maturazione, il senso gratificante dell’abbondanza che si offre al consumo
Forgiare la musica. Da Tubal-Kain ai mastri ferrai siciliani
The idea of the “blacksmith musician” was widely spread in the ancient world: from the biblical myth of the blacksmith Tubal-Kain, half-brother of Jubal, inventor of musical instruments (lyre, psaltery, flute), to the legend handed down in Helleno-Latin literature that attributed to Pythagoras the discovery of musical intervals as he walked past a blacksmith’s forge. In the christianized Europe of the medieval-Renaissance period, the link between music and metallurgy, associated with the biblical blacksmith and the Greek philosopher, undergoes significant reworkings, both in the iconographic tradition and music literature. The ethnological investigation also offers numerous examples of musical practices associated with the work of blacksmiths in African and Asian societies. In European folklore, the case of the martinete can be mentioned: the song punctuated by the blows of the hammer on the anvil that the Andalusian Gypsies consider one of the original tonás of the cante jondo. However, the most significant persistence of the myth that associates the origin of music with the beating of blacksmiths on the anvil is found in Sicily: from oral testimonies collected around the beginning of the 20th century by the musician-ethnographer Alberto Favara to what it was recorded with modern devices in the last thirty years
Suoni e musiche nel teatro siciliano dei “pupi”
Il teatro siciliano di marionette armate, la cosiddetta Opra dei pupi, presenta un ampio repertorio di musiche e canzoni legate alla messa in scena, oltre a numerosi ritmi e suoni che concorrono ad animare la varietà delle azioni drammatiche. Il testo offre una ricognizione di quanto è disponibile a questo riguardo nelle fonti storiche (testi letterari e musicali, immagini, documenti sonori ecc.) in relazione a quanto si può tuttora ossevare nella tradizione contemporanea
Le voci della pesca del pescespada a Messina
For two thousand years, three methods of catching swordfish have coexisted in the Strait of Messina: harpoons, lines and nets. Over time, and up to the present day, we have seen these fishing methods develop in relation to the adaptation of the method of capture to the different shape of the coastline and the need to make fishing more productive.
Until the 1950s, swordfish fishing in the Strait of Messina was still carried out according to methods handed down from ancient times, based on a system of shouting calls to indicate the position of the fish and then chasing it until it was caught. This essay re-examines the evidence contained in historical sources in the light of a survey carried out in Messina among the last ‘traditional’ fishermen
La musica dei mastri ferrai in Sicilia
L’idea del “fabbro musicante” circola ampiamente nel mondo antico: dal mito biblico del fabbro Tubal-Kain, fratellastro di Jubal, progenitore dei suonatori di cetra e di flauto, al mito greco che attribuiva a Pitagora la scoperta degli intervalli musicali mentre passava dalla bottega di un fabbro, associato alla credenza che Pitagora conoscesse i segreti della musica su rivelazione dei Dattili, i mitici fabbri ritenuti inventori della musica e fondatori di rituali mistici. Nell’iconografia intesa a rappresentare la Musica nell’Allegoria delle sette arti liberali, che si diffonde in Europa a partire dal Trecento, Tubal-Kain è raffigurato proprio mentre percuote un’incudine con due martelli. La letteratura etnologica offre dal canto suo numerose esemplificazioni del particolare valore attribuito alla “musica dell’incudine” nelle società tradizionali. La cadenza della mazza del fabbro è considerata dai Dogon del Mali come l’espressione sonora maggiormente benefica e purificatrice e presso altre società africane e asiatiche sono osservabili pratiche musicali connesse al lavoro di forgia. Per il folklore europeo un esempio emblematico si può considerare il martinete, ossia il canto ritmato dal martello percosso sull’incudine che i gitani andalusi reputano una delle tonás originarie del cante jondo. Ma la più significativa persistenza del mito che associa l’origine della musica al battere dei fabbri sull’incudine si rileva in Sicilia: dalle testimonianze raccolte, intorno all’inizio del Novecento, dal musicista-etnografo Alberto Favara a quanto è stato possibile documentare con strumentazione moderna negli ultimi trent’anni
Lionardo Vigo, un pioniere dell'etnografia siciliana
Il testo esamina la genesi della prima raccolta di canti popolari siciliani apparsa a stampa nel XIX secolo (prima edizione 1857, edizione riveduta e ampliata 1874). Le vicende biografiche dell’autore – Lionardo Vigo – si intrecciano con la storia politica e culturale della Sicilia, tra lotte risorgimentali e fase postunitaria. La sua Raccolta amplissima di canti popolari siciliani riflette il mutare delle ragioni politiche e i contrasti metodologici che nella seconda metà dell’Ottocento sorgono tra posizioni romantiche e nuovi orientamenti positivisti, destando intense reazioni tra gli studiosi contemporanei e alimentando un ampio dibattito nell’ambito della storiografia demoantropologica novecentesca. La ricostru¬zione di questo articolato itinerario critico è specialmente finalizzata a porre in evidenza il valore pionieristico della documentazione etnografica raccolta da Vigo, anche in rapporto a un dialogo con la ricerca etnomusicologica moderna.The text examines the genesis of the first collection of Sicilian folk songs, printed in the nineteenth century (first edition 1857, revised and expanded edition 1874). The biography of the Author – Leonardo Vigo – is intertwined with the politics and cultural history of Sicily, between “Risorgimento” and the early period after the Italian unification. His Raccolta amplissima di canti popolari siciliani [Wide Collection of Sicilian Folk Songs] reflects the changing of political reasons and methodological contrasts that arise between romantic positions and new positivist trend in the second half of nineteenth century, rousing intense reactions among contemporary scholars and fueling a broader debate in the field of anthropologic historiography in twentieth century. Rebuilding this articulate critical itinerary is specially designed to highlight the pioneering value of Vigo’s ethnographic work, also in relation with the modern ethnomusicology research
La zampogna a chiave in Sicilia
Esistono in Sicilia due diverse varietà di zampogna (ciaramedda), caratterizzazioni regionali del più tipico strumento a fiato del contesto agropastorale mediterraneo. In quasi tutta l’Isola è presente la zampogna “a paro”, la cui denominazione si deve all’eguale misura delle due canne melodiche. A questo arcaico aerofono, specialmente associato al repertorio da danza, si affianca uno strumento più “moderno”, riconducibile per fattura e repertorio alla tradizione musicale barocca: la zampogna “a chiave”, esclusivamente diffusa nel territorio di Palermo-Monreale, dove è stata probabilmente importata da Napoli nei primi decenni del Settecento. Quest’ultimo strumento si qualifica per una vocazione esclusivamente devozionale (il suo impiego è limitato al periodo del Natale) e le sue origini sono denotate dal repertorio tuttora praticato, in buona parte riferibile alla musica sacra organistica di epoca barocca. Oggi lo strumento suona esclusivamente in minore, mentre in passato si utilizzava anche una seconda chiave che permetteva il passaggio al modo maggiore della stessa tonalità d’impianto. Mentre gli ultimi suonatori palermitani sono scomparsi negli anni Settanta del Novecento, alcuni zampognari di Monreale hanno conservato un sapere integro che ha permesso di documentare ogni fase del loro “mestiere”: dalla costruzione delle ance di canna e dell’otre in pelle di capra alla tornitura delle parti in legno; dall’accordatura e diteggiatura dello strumento alla documentazione contestuale (sonora e/o audiovisuale) delle esibizioni del periodo natalizio (novena dell’Immacolata, novena di Natale, ottava dell’Epifania). Il volume propone inoltre un’ampia documentazione (immagini, testimonianze etnografiche, trascrizioni musicali su pentagramma, audioregistrazioni) destinata a delineare la vicenda storica di uno strumento musicale che occupa un posto peculiare nell’ambito del panorama organologico siciliano: prodotto di saperi che si situano all’incrocio fra pratiche paraliturgiche ufficiali (nelle chiese) e forme della devozione popolare (presso le abitazioni dei fedeli), fra artigianato urbano (lavorazione delle parti in legno) e competenze costruttive di matrice agropastorale (realizzazione delle ance e dell’otre), fra trasmissione orale del repertorio poetico-musicale e processi compositivi originariamente legati alla scrittura
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