1,720,968 research outputs found
La "zeriba" di Paolo Masera
Il saggio nasce da una approfondita ricerca archivistica in funzione della mostra inaugurale del Museo delle Culture di Milano (Mudec) ed ha portato alla riscoperta di un protagonista altrimenti dimenticato dell'architettura moderna milanese, l'architetto Paolo Masera: direttore della rivista Edilizia Moderna, amico di Gio Ponti, fu un brillante conoscitore delle nuove tecnologie del Moderno e un instancabile sperimentatore, studioso dei sistemi costruttivi prefabbricati. La "zeriba" nasce come circolo ufficiali durante la campagna di guerra africana e si basa sull'impiego dei materiali locali secondo un principio di prefabbricazione leggera che, nelle intenzioni e nei criteri progettuali, avrebbe dovuto condurre a un fabbricato smontabile e trasportabile, come rammenta Ponti su "Stile". Nella realtà dei fatti la zeriba fu realizzata con un sistema di elementi modulari fabbricati con cannicci e materiali locali, ma la struttura portante divenne fissa per necessità contingenti
La casa coloniale di Luigi Piccinato
Il saggio nasce da una approfondita ricerca archivistica in funzione della mostra inaugurale del Museo delle Culture di Milano (Mudec) e approfondisce le peculiarità della casa coloniale di Luigi Piccinato, sottolineando non solo le peculiarità costruttive che la contraddistinguono ma le soluzioni di interni e le opere d'arte che vi sono inserite
Alberto Alpago Novello e i piani regolatori per l'Africa italiana
Il saggio nasce da una approfondita ricerca archivistica in funzione della mostra inaugurale del Museo delle Culture di Milano (Mudec) e analizza soprattutto le peculiarità del piano regolatore di Alberto Alpago Novello, Ottavio Cabiati e Guido Ferrazza per Bengasi: esso, ricorda Luigi Piccinato, è tra i pochi capace di coniugare la cultura progettuale del Moderno e tutelare i valori artistici, architettonici e ambientali del luogo
Architetture funerarie effimere a Palermo
Il saggio è stato commissionato specificatamente dai curatori del volume nell’ambito del PRIN per aggiungere un contributo relativamente all’argomento dell’architettura funebre in Italia riferita, però, a quella effimera particolarmente caratterizzata da un'ampia varietà. L’esperienza palermitana, meno nota di altre, è ricca di esemplari particolarmente significativi che attraversano i secoli toccando tutti i lessici riflessi del gusto che dal barocco giunge ai neostili. Lo studio si è soffermato su un arco temporale che va dalla seconda metà del ’700 alla prima metà dell’800, prendendo in esame fonti a stampa, cronache e materiale grafico inedito dell’archivio Palazzotto di Palermo in maniera da offrire una casistica ampia e una rappresentazione esauriente della specialissima pratica. Ne è emersa con evidenza la grande attenzione della committenza e dei professionisti incaricati, tutti di chiaro nome, per costruzioni il cui scopo era legato ad un arco di tempo brevissimo, i pochi giorni del funerale, in quanto la liturgia ad essi connessa, di concerto alla messa di simboli e messaggi più o meno espliciti, di cui si facevano tramite le decorazioni plastiche e le iscrizioni, doveva rappresentare l’ultima fiammata di grandezza e ostentazione per il defunto e la sua famiglia. Dal punto di vista compositivo si è osservata la complessità di queste macchine, anche di notevolissima dimensione; dal punto di vista tecnico si è potuto verificare, tramite le annotazioni del materiale grafico e i documenti d’archivio, in che maniera venissero trattate le superfici e quali materiali venissero usati per la realizzazione complessiva; dal punto di vista stilistico si è notata una particolare predilezione per il gusto classico con spunti eclettici di stampo prevalentemente egizio, anche in ragione del naturale richiamo del tema, e sono emersi alcuni esempi innovativi di matrice gotica, soprattutto nei cenotafi dei sovrani Borbone, certamente in ragione di motivazioni culturali profonde ed ideologiche
- …
