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Sociologia dei fenomeni politici
Il volume propone in 5 capitoli e 293 pagine una lettura sistematica e dinamica delle principali categorie della sociologia politica. Nel primo capitolo si approfondiscono i concetti fondamentali di politica e di potere. Il secondo capitolo è dedicato alle forme di «concentrazione del potere politico»: le organizzazioni extra statali e pre-statali, lo Stato modernamente inteso, i tipi di regime (democratici e non democratici), le odierne tendenze post-statali. Il terzo capovolge l’ottica e ricostruisce i processi e il milieu del rapporto tra l’individuo e la politica: la socializzazione politica, la partecipazione, le ideologie e la cultura politica, l’opinione pubblica e la comunicazione. Il quarto si occupa degli attori collettivi che fanno da ponte tra la società civile e il cuore del sistema politico: i gruppi di pressione, i movimenti sociali, i partiti, le élite. Il libro si chiude con un ultimo capitolo in cui si esaminano le spinte più recenti che riguardano il modello di governo (con il passaggio dal government alla governance), la burocrazia pubblica e gli scenari politici ipotizzabili per il XXI secolo
Macroregione: presupposti e difficoltà
L'articolo affronta la questione della destinazione dell'attuale regione Umbria in un ipotetico processo di istituzione di una macroregione nell'Italia centrale. Il testo mette in luce le difficoltà dell'elaborazione di un'ipotesi condivisa tra le diverse popolazioni contigue alla luce della storia istituzionale dei territori in oggetto (dall'epoca pre-romana al '900). Successivamente viene presentata una ricognizione dei disegni di polities abbozzati negli ultimi decenni da istituti di ricerca e da parlamentari. Infine viene proposta una metodologia in chiave di "istruttoria pubblica" per pervenire ad una ipotesi di accorpamento che nasca dal basso e non dall'alto
La libertà possibile. Sociologia dell’autonomia umana
In genere della libertà hanno scritto e scrivono soprattutto teologi, filosofi, politologi e giuristi, soffermandosi al livello più immediatamente percettibile del discorso e assumendo come scontate le dimensioni più profonde dell’esperienza umana che andrebbero invece problematizzate per prime.
Solo di recente, la biologia e le neuroscienze hanno cominciato a produrre materiali di ricerca che consentono di penetrare più approfonditamente nella “scatola nera” del cervello e della mente umana. Peraltro tali stimoli non esauriscono la questione dei condizionamenti strutturali dell’autonomia degli esseri umani: altri elementi – questa volta di tipo culturale – erigono pesantissimi vincoli che le vulgata sulla libertà spesso e volentieri ignorano.
A questa pista di indagine è dedicato questo testo. La metafora utilizzata è quella del mare, dalle sue profondità alla superficie, e, sul mare, delle possibilità d’azione del marinaio, immagine metaforica di ogni essere umano.
La ricostruzione dei condizionamenti segue dunque una logica di svelamento che va dal mare profondo, fatto coincidere con la macchina biologica (il corpo, i geni, il cervello), al mare di mezzo, corrispondente al linguaggio e alle cosiddette forme epistemiche, al mare di superficie, costituito dal senso comune, dalle rappresentazioni sociali e dagli stereotipi. In ciascuno di questi livelli vengono considerate la componente “dura”, quella che tende a pre-determinare i binari del cammino individuale, e la componente aperta, quella che lascia intravedere le possibilità di fuoriuscita da quegli stessi binari, ossia lo spazio relativo della libertà. Così, rispetto agli stringenti vincoli biologici, si eleva la sorprendente apertura della coscienza umana, tutta protesa a sperimentare l’identità ma anche la differenza del sé. Rispetto ai condizionamenti fortissimi perché non immediatamente visibili del linguaggio, dell’episteme, del senso comune si danno i salti dei paradigmi conoscitivi, più o meno lenti più o meno improvvisi, e i progressivi spostamenti degli stereotipi e dei pregiudizi sociali. Ma una cosa è sicura: non ha senso parlare di libertà se non si evidenziano tutte queste strutture condizionanti e, insieme ad esse, le loro fessurazioni da cui si originano i moti reattivi che spostano più avanti l’orizzonte (la speranza?) dell’autonomia umana.
A livello di superficie marina va registrato l’avvento delle regole consapevoli della socialità, ma anche l’articolazione delle disuguaglianze tra gli esseri umani. Non confidando abbastanza (e forse fondatamente) nei binari della biologia, del linguaggio, dei benchmark culturali e del senso comune, gli individui hanno cercato nella politica e nel diritto le trame di una prevedibilità sociale ancora più certa e rassicurante. La storia ha dato a tali strutture di potere un doppio risvolto: avviate inizialmente per consegnare lo scettro del comando a pochi leader politici con la corte dei giuristi fedeli, esse sono diventate nel tempo campo di confronto/scontro tra soggetti in posizione disuguale e, almeno nei paesi occidentali, strumento di crescita democratica. Ovviamente questo processo non ha comportato il superamento della diversità dei “mezzi di navigazione”: ancora oggi ci sono individui che appartengono a classi e a ceti sociali differenti, e perciò costretti a navigare chi su yacht lussuosi chi su zattere pericolanti. Con conseguenze non banali circa gli ambiti di agibilità.
È a questo punto, solo a questo punto verrebbe da dire, che si può cominciare a parlare davvero della “libertà possibile” del marinaio-uomo. Il che significa che il termine può mantenere il suo valore essenzialmente nell’ambito di due condizioni ineludibili, sviluppate nell’ultimo capitolo. La prima recita che non è possibile uscire dalle determinazioni biologiche, sociali e culturali, in quanto esse costituiscono le strutture fondanti degli esseri umani; ma la seconda aggiunge che, pur rimanendo all’interno di tali strutture, per l’essere umano è possibile prendere le distanze dalle forme storiche delle determinazioni, per cercare, ogni volta, altre forme di determinazione in un processo critico continuo.
Il che vuol dire che la libertà non consiste nella liberazione totale dai vincoli strutturali, ma nell’assunzione della tensione tra il dentro e l’oltre delle forme storicamente determinate delle suddette strutture, ovvero nel sentiero stretto dell’essere qui e ora, e contemporaneamente nel sapere/volere/potere essere altrove
Letture sociologiche del concetto di governance
L'articolo approfondisce le diverse concettualizzazioni del termine governance e i suoi diversi usi (normativo e analitico). Affronta quindi, con opportune esemplificazioni, due questioni: a) se trattasi di fenomeno vecchio o nuovo; b) se la governance sia una forma camuffata di neo-liberismo o di maggiore democrazia. La conclusione è che la governance sia come un coltello: utile tanto per tagliare il pane, quanto per commettere delitti
Quello che le religioni insegnano alla società secolare
La crisi delle società contemporanee occidentali è attribuita, al di là delle dinamiche economiche, alla debolezza dei Nuclei Discorsivi di Integrazione Sociale, che sono costituiti da una solida interpretazione della realtà, dalla capacità di mobilitare le motivazioni degli individui e dalla visione che prefigura un futuro in positivo. Nel corso della storia le religioni e le ideologie forti (il marxismo, i vari nazionalismi) hanno fornito le basi sostanziali di tali nuclei. Attualmente il Nucleo Discorsivo dell'Occidente (la liberal-democrazia) non pare più in grado di esprimere in senso forte interpretazione/mobilitazione delle motivazioni/visione. Al contrario, ciò riesce molto meglio ai movimenti che si ispirano a fondamentalismi religiosi, anche se questi puntano ad una chiusura interna e ad un'ostilità verso tutto ciò che è diverso. Il recupero del Nucleo Discorsivo dell'Occidente potrà avvenire solo mettendo in discussione l'individualismo liberista che lo contraddistingue e promuovendo la consapevolezza che l'identità dell'essere umano può essere costruita solo nella socialità, nel tornare cioè a far sentire tutti gli individui con-presenti "sotto lo stesso cielo"
Socializzazione infantile ed emancipazione politica, in "Rivista di Sociologia", n. 31, gennaio-dicembre 1976, pp. 179-204.
L'articolo riporta i risultati di un'esperienza di formazione di educatori in cui viene data particolare attenzione alle implicazioni politiche dei processi di educazione nella prima infanzia. Il concetto di emancipazione è chiamato in causa sia nell'analisi del contesto sociale, sia nell'ipotizzato processo di coinvolgimento partecipativo dei genitori
Popolazioni mobili e spazi pubblici. Perugia in trasformazione
A partire dal secondo dopoguerra, e con un’accelerazione negli ultimi quarant’anni, quasi tutte le città - e specialmente le città storiche italiane - hanno subito radicali processi di trasformazione a causa dell’impatto di profondi mutamenti economici e demografici, dovuti anche ai flussi di immigrazione straniera. Una peculiare ricaduta di questo impatto si è avuta sul ruolo e sulle funzioni, oltreché sulla semplice conservazione, degli spazi pubblici, intesi come luoghi aperti, praticati da tutti e in cui le motivazioni private si trasformano in argomentazioni e opinioni di pubblico interesse.
Questo libro è dedicato in particolare all’analisi delle dinamiche che hanno coinvolto la città di Perugia sotto la crescente pressione di due tipiche popolazioni mobili: gli studenti universitari e gli immigrati stranieri. A risentirne di più è stato il suo centro storico, collocato su un’acropoli, che ha assistito all’esplosione in pochi decenni di problemi funzionali e di convivenza sociale di dimensioni assai rilevanti. La città si trova oggi in una fase di transizione, non ancora compiuta, verso l’adeguamento ad un’identità urbana multietnica e multiculturale
Burocrazia scatola nera?
L'articolo affronta la questione se la burocrazia pubblica faciliti o ostacoli l'esercizio di una piena democrazia. Dopo aver richiamato la storia e le principali funzioni della burocrazia, nonché i suoi principali modelli (da quello weberiano al New Public Management), il testo si sofferma sulle vicende sociologiche e giuridiche del reclutamento e dell'organizzazione della burocrazia italiana, pervenendo ad una valutazione critica ma di tipo evolutivo
Il contributo della sociologia alla formazione degli assistenti sociali
L'articolo mostra come la sociologia contribuisca alla formazione degli assistenti sociali ad almeno tre livelli: a) fornendo chiavi di lettura per un'analisi critica della funzione adattiva del servizio sociale nel tempo; b) fornendo strumenti per le ricerche sui contesti sociali di riferimento; c) fornendo elementi di analisi organizzativa dei servizi
Dipartimenti sanitari e governo clinico in Umbria
Il testo riporta i risultati di una ricerca sul funzionamento dei dipartimenti sanitari - ospedalieri e territoriali - del sistema sanitario umbro. Si tratta di un lavoro che mette in evidenza i criteri che sono all'origine della costituzione dei dipartimenti, le loro caratteristiche e le loro funzionalità/disfunzionalità alla luce dell'obiettivo del governo clinico perseguito dall'amministrazione regionale
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