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    Detection of Parvovirus B19 and Chlamydophila pneumoniae in a Patient with Atypical Sarcoidosis

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    We present an elderly female patient with fever, aplastic anemia, arthralgic symptoms and atypical pneumonia. Serological and clinical findings suggested Parvovirus B19 and Chlamydophila pneumoniae infection. These supposed infections delayed the recognition of underlying sarcoidosis which definitive diagnosis was reached through a lung biopsy and histological demonstration of nonnecrotizing granulomas containing giant cells and noncaseating epithelioid cells. The present case highlights the potential difficulty to diagnose sarcoidosis in the presence of unusual infections which may complicate the course of this disease

    Expression of toxoplasmic 65 kDa cystic mRNA by RT-PCR in patients with Toxoplasma gondii infection relapses

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    A reverse transcriptase-polymerase chain reaction (RT-PCR) assay, was performed to evaluate the transcription degree of bradyzoite-specific genes of 65 kDa Toxoplasma gondii protein. This method was compared with nested DNA amplification (n)-PCR. New designed oligonucleotide primers and probes, which identify a 212 bp fragment inside to the open reading MAG1 sequence, were employed in both RT-PCR and n-PCR assays. RT-PCR has been shown to be more sensitive and specific than n-PCR

    EPATITE CRONICA C E SINDROME DI EHLERS DANLOS (EDS).

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    La terapia dell’epatite cronica C con Peg-interferoni (Peg-INF) e ribavirina, non è priva di effetti collaterali e non è dunque attuabile su tutti i pazienti, soprattutto in presenza di comorbilità. Il caso presentato evidenzia l’ottenimento di una SVR in un paziente con EDS in assenza di importanti effetti collaterali. Caso Clinico: Uomo di 22 aa con EDS di tipo III, affetto da epatite cronica da HCV (ALT 100 UI/ml, l’HCV-RNA 26100 UI/ml, genotipo 2a/2c). Consulenze specialistiche effettuate per la patologia ereditaria di base, non controindicavano il trattamento con farmaci antivirali. Si iniziava dunque terapia con alfa Peg-INF (180 mcg/settimana, s.c.) e ribavirina (800 mg/die, o.s.) che risultava tollerabile ed efficace ma con una lenta cinetica di risposta (HCV-RNA < 15 UI solo dopo 12 settimane), per cui si decideva di prolungarne la durata a 36 settimane. A sei mesi dal termine la ricerca di HCV-RNA è risultata negativa e le ALT costantemente nei limiti di norma. Conclusioni: Con EDS si intende un insieme di rare malattie ereditarie del tessuto connettivo (1 caso su 5-10000-20000 nati). Il nostro paziente era affetto dal sottotipo III a prevalente coinvolgimento cutaneo e articolare. Vista la possibile tossicità dei farmaci utilizzati per l’infezione da HCV, solo dopo un accurato studio si è dato inizio al trattamento che è stato prolungato a 36 settimane in considerazione della lenta cinetica di risposta, al fine di aumentare la probabilità di mantenere a lungo termine la SVR. Non esistono segnalazioni in letteratura di pazienti con EDS affetti da epatite cronica HCV-relata e trattati con terapia antivirale. Abbiamo pertanto ipotizzato che la lenta risposta al trattamento, fosse dovuta ad un ridotto assorbimento del Peg-INF somministrato per via sottocutanea in virtù delle alterazioni del connettivo proprie dell’EDS. Dal caso descritto si può dedurre che la terapia anti-HCV può essere intrapresa anche in situazioni cliniche complesse come la presenza concomitante di malattie ereditarie rare, soprattutto se il paziente è fortemente motivato. Inoltre, le alterazioni tipiche di patologie come la EDS possono richiedere aggiustamenti dei dosaggi e della durata delle terapie che vanno quindi personalizzati da paziente a paziente

    Identification and molecular characterization of Subramaniula asteroides causing human fungal keratitis: a case report

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    Background: Keratitis due to by filamentous fungi are not easy to diagnose thus causing a delay in correct therapy. There are many descriptions of keratitis due to Candida, Fusarium and Aspergillus genera. Subramaniula genus has only recently been reported to cause human infections and there are few descriptions of eye infections due to this filamentous fungus. Diagnosis of fungal keratitis is usually based on microscopic and cultural techniques of samples obtained by corneal swabbing or scraping. Considering the amount of time required to obtain culture results it is wise to use other diagnostic methods, such as molecular analyses. Therapeutic options against these fungi are limited by low tissue penetration in the eye due to ocular barriers. We describe the first case of S. asteroides human keratitis treated with isavuconazole. Case presentation: We describe a rare case of fungal keratitis unresponsive to antimicrobial treatment in a 65-yearold male patient without a history of diabetes or immunological diseases. He reported that the onset of symptoms occurred during a long holiday in Cape Verde Island. Initial treatment with topical antibiotics associated to steroids were ineffective, allowing a slow clinical progression of disease to corneal perforation. On admission in our Hospital, slit-lamp examination of the left eye showed conjunctival congestion and hyperemia, a large inferior corneal ulceration with brown pigment, corneal edema, about 3 mm of hypopyon and irido-lenticular synechiae. The slow clinical progression of the disease to corneal perforation and the aspect of the ulcer were consistent with a mycotic etiology. Molecular methods used on fungal colonies isolated by Sabouraud’s dextrose agar cultures allowed the identification of Subramaniula asteroids from corneal scraping. Antimicrobial test showed a good susceptibility of this filamentous fungus to voriconazole and isavuconazole. Moreover, this fungal keratitis was successfully treated with isavuconazole, without side effects, observing a progressive clinical improvement. Conclusions: Molecular methods may be useful for the identification of filamentous fungal keratitis on scraping samples thus shortening the time of diagnosis. Systemic therapy by isavuconazole could be useful to treat the filamentous fungal keratitis, reducing the possible adverse effects due to the use of voriconazole by systemic administration

    Endocardite da Bartonella henselae? Riscontro di anticorpi anti-fosfolipidi, anti-beta2-glicoproteina e anti-cardiolipina.

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    Gli anticorpi anti-fosfolipidi (aPL) sono autoanticorpi associati ad aborto e parto prematuro, trombocitopenia, complicanze trombotiche venose ed arteriose e a infezioni. Gli aPL, agendo sulle cellule endoteliali, sono in grado di attivare fattori pro-coagulanti e pro-infiammatori dell’endotelio. Descriviamo il riscontro di aPL, anti-cardiolipina (aCL) e anti-beta2-glicoproteina (abetaGP) in corso di infezione da Bartonella henselae in una donna di 23 anni ad esordio subdolo caratterizzato da febbre, sudorazione notturna, linfoade-nomegalia ascellare dx e dolore all’ipocondrio sin. L’obiettività era caratterizzata da tachicardia e dolore all’ipocondrio sin con incremento degli enzimi epatici e di colestasi. L’ecografia addominale dimostrava multiple nodularità ipoecogene epatiche e spleniche in assenza di linfoadenomegalia periaortica ed interaortocavale, confermate alla TC. L’ecocardiografia transtoracica documentava un ispessimento della valvola aortica e una lesione anecogena con caratteristiche di tipo asessuale, non confermate dall’ecocardiografia transesofagea. Tra le indagini sierologiche risultava positiva la ricerca degli anticorpi anti-bartonella con titolo 1:512, e degli autoanticorpi aPC IgM, aCL e abeta2GP, anti nucleo 1:640. La ricerca del gene pap31 di B. henselae mediante PCR su PBMC risultava positiva. Si iniziava terapia con amoxicillina/ac. clavulanico (Amx/Clv) 2,2 g x 3/die e amikacina 500 mg x 2/die per 23 giorni, sostituita dall’associazione Amx/Clv 1 gx 3/die e claritromicina 500 mg x 2/die per 3 settimane. Per l’insorgenza di alvo diarroico, si sostituisce Amx/Clv con moxifloxacina 400 mg/die per ulteriori tre settimane. Al termine della terapia si constatava la scomparsa delle lesioni epato-spleniche riscontrate all’ecografia e alla TC, la normalizzazione del quadro ecocardiografico e la riduzione del titolo anticorpale anti-bartonella (1:128). Durante il follow-up clinico gli autoanticorpi aPC, aCL e abeta2GP viravano da IgM a IgG e il loro titolo si riduceva progressivamente. L’infezione da B. henselae può assumere quadri clinici atipici quali granulomatosi epatosplenica, febbre di origine sconosciuta, sindromi simil-neoplastiche, malattia infiammatoria del colon, glomerulonefrite. Il riscontro di aPC, aCL e abeta2GP in corso di bartonellosi suscita nuovi quesiti sui possibili meccanismi immunopatologici innescati dall’infezione. aPL e abeta2GP inducendo l’up-regulation di adesine a livello endoteliale che potrebbero essere responsabili dei meccanismi alla base del danno endocardico secondario all’infezione da B. hensela
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